Covid 19, rischio di infezione mafiosa: arricchimento come nel contesto post-bellico e ricerca consenso elettorale

DOSSIER/1 Le regioni del Sud più esposte al rischio di strumentalizzazione della protesta sociale: “Vulnerabili i comparti agro-alimentare e della mitilicoltura, i settori turistico-alberghiero e ristorazione, raccolta dei rifiuti, specie quelli ospedalieri, interesse nella gestione degli appalti pubblici e del Parco nazionale del Gargano. La questione meridionale mai risolta e neppure affrontata offre ai sodalizi la possibilità di essere welfare alternativo allo Stato e di infiltrarsi nella burocrazia”

 

Di Stefania De Cristofaro

 

 

ROMA – La convivenza con l’emergenza sanitaria per il Covid 19, in Italia, può significare anche infezione mafiosa con livelli di business paragonabili solo a quelli del periodo post-bellico e contaminazione elettorale, già dalla prossima tornata per le regionali. Virus mafioso pericolosissimo per la salute del Paese, dell’economia e del tessuto sociale, infezione ad oggi in grado di diffondersi da Nord a Sud, isole comprese.

Il rischio c’è. E’ concreto e attuale, stando all’allarme lanciato nell’ultima relazione che contiene gli elementi raccolti dalla Direzione investigativa antimafia, nel solco della visione interforze, e che il ministro dell’Interno ha consegnato al Parlamento nei giorni scorsi.

LA RELAZIONE DIA SULL’ATTIVITA’ SVOLTA NEL SECONDO SEMESTRE DEL 2019: EMERGENZA COVID E VIRUS MAFIOSO

La fotografia della Dia si riferisce al secondo semestre del 2019: abbraccia il periodo di tempo compreso fra luglio e dicembre dello scorso anno, quando il Coronavirus in Italia era già in circolazione, ma nessuno lo sapeva con certezza e nessuno era nelle condizioni di prevederne l’impatto, sia sul piano sanitario che su quello economico. L’elaborato che tiene conto delle informazioni di Polizia di stato, Arma dei carabinieri, Guardia di Finanza e Corpo di polizia penitenziaria hanno, parte con il richiamo a non abbassare la guardia nel periodo del Covid 19 e a rafforzare le misure di prevenzione e contrasto in chiave antimafia perché la mafia (a prescindere da come si chiami il sodalizio e dal territorio in cui vive) è nelle condizioni di fare affari, insinuandosi negli appalti pubblici, ed è pure in grado di prestare aiuto economico alle famiglie, lì dove ci cono sacche di povertà non raggiunte dallo Stato, creando consenso sociale da riscattare in occasione delle elezioni.

Camorra, Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona unita e Società foggiana hanno fiutato l’esistenza di nuovi spazi per allungare i tentacoli.

EMERGENZA SANITARIA E MAFIE: OPPORTUNITA’ DI ESPANSIONE DEI SODALIZI NEI CONTESTI DI CRISI

Lo speciale Covid è “un inserto inedito, ma necessario”, che per quanto si riferisca a un evento sviluppatosi all’inizio del 2020 e quindi fuori dal semestre oggetto della relazione, “si è certamente attivato nel secondo semestre del 2019”, è scritto nella relazione.

Un evento della “portata così dirompente sul piano sociale ed economico, che si è ritenuto di dover segnalare i settori maggiormente esposti agli interessi delle mafie, a seguito della compressione del sistema produttivo nazionale e internazionale”.

“Un capitolo – è stato precisato – che non ha pretesa di esaustività, ma che comunque offre alcuni spunti di riflessione e possibili linee di indirizzo operativo”.

La premessa è che l’emergenza sanitaria connessa alla rapida diffusione del Covid 19 è “globale e senza precedenti” e “impone un approfondimento, perché se non adeguatamente gestita nelle fasi di ripresa post lockdown, può rappresentare un’ulteriore opportunità di espansione dell’economica criminale”. Il motivo è presto detto: “Le mafie nelle loro versione affaristico-imprenditoriale immettono assai rilevanti risorse finanziarie, frutto di molteplici attività illegali, nei circuiti legali, infiltrandoli in maniera sensibile”, è scritto. “La loro più marcata propensione è quella di poter intellegere tempestivamente ogni variazione dell’ordine economico e di trarne il massimo beneficio. Ovviamente sarà così anche per l’emergenza Covid 19”.

Questo non solo a causa del periodo di blocco che ha interessato le attività economiche, ma anche perché “lo shock del coronavirus è andato a impattare su un sistema economico-nazionale già in difficoltà”. I dati relativi al prodotto interno lordo (il Pil) che misurano le condizioni di salute dell’economia nazionale, hanno certificato un “marcato rallentamento, con una crescita di soli 0,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente”. Tutta un’altra storia, rispetto alla realtà del 2008, quando venne raggiunto “il picco”. Tale “andamento, impattando sull’economia reale, ha finito per accrescere, specie nelle regioni del Sud Italia e nelle periferie depresse delle grandi aree metropolitane, le sacche di povertà e di disagio sociale già esistenti”.

 E’ possibile che “l’ancor più ridotta possibilità di disporre di liquidità finanziaria – spesso ottenuta anche attraverso il lavoro irregolare – potrà finire per compromettere l’azione di contenimento sociale che lo Stato, attraverso i propri presidi di assistenza, prevenzione e repressione ha finora, sia pure con fatica, garantito”.

LA QUESTIONE MERIDIONALE E IL FOCOLAIO MAFIOSO: WELFARE ALTERNATIVO E ARRICCHIMENTO POST-BELLICO

 “Alla fascia di popolazione tendenzialmente indigente, secondo i parametri Istat, se ne va ad aggiungere un’altra, che inizia a percepire le condizioni di povertà a cui sta andando incontro”. E’ un focolaio che può attecchire “soprattutto nelle regioni di elezione delle mafie, dove una ‘questione meridionale non solo mai risolta, ma per decenni nemmeno seriamente affrontata, offre alle organizzazioni criminali” due occasioni: “da un lato, la possibilità di esacerbare gli animi e dall’altro di porsi come welfare alternativo, come valido e utile mezzo di sostentamento e punto di riferimento sociale”.

Le organizzazioni criminali hanno tutto l’interesse a fomentare episodi di intolleranza urbana, strumentalizzando la situazione di disagio economico per trasformarla in una “protesta sociale, specie al Sud”. In tale contesto agiscono “offrendo generi di prima necessità e sussidi di carattere economico”. Si realizza così un “vero e proprio investimento sul consenso sociale che da crescere la rispettabilità del mafioso sul territorio e genera un credito da riscuotere, ad esempio, come pacchetti di voti in occasione delle elezioni”.

Quanto poi, all’aspetto della paralisi economica, questo ha assunto dimensioni macro e che può aprire alle mafie prospettive di espansione e di arricchimento paragonabili ai ritmi di crescita che può offrire solo un contesto post-bellico”. Scenario pericoloso che, secondo l’analisi offerta nella relazione del ministro dell’interno, deve essere valutato con riferimento a due dimensioni: breve e lungo periodo.

“Nel primo, le organizzazioni mafiose tenderanno a consolidare sul territorio, specie nelle aree del Sud, il proprio consenso sociale attraverso forme di assistenzialismo da capitalizzare nelle future competizioni elettorali”.

IL CONSENSO SOCIALE DA CAPITALIZZARE IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI

La Puglia, è una delle regioni in cui si tornerà alle urne per la scelta del governatore e dei consiglieri. In che modo può diventare reale il supporto? “Anche attraverso l’elargizione di prestiti di denaro a titolari di attività commerciali di piccole e medie dimensioni, ossia a quel reticolo sociale su cui si regge l’economia di molti centri urbani, con la prospettiva di fagocitare le imprese più debole, facendole diventare strumento per riciclare e reimpiegare i capitali illeciti”, è scritto nella relazione.

Guardando al medio e lungo periodo, “le mafie e specialmente la ‘Ndrangheta, vorranno ancor di più stressare il loro ruolo di player affidabili ed efficaci anche su scala globale. L’economia internazionale avrà bisogno di liquidità e in questo le cosche andranno a confrontarsi con i mercati bisognosi di consistenti iniezioni finanziarie. Non è improbabile perciò che aziende anche di medie-grandi dimensioni possano essere indotte a sfruttare la generale situazione di difficoltà, per estromettere altri antagonisti al momento meno competitivi, facendo leva proprio sui capitali mafiosi. Potrà anche verificarsi che altre aziende in difficoltà ricorreranno a finanziamenti delle cosche, finendo, in ogni caso, per alterare il principio della libera concorrenza”.

All’infezione sanitaria del virus si “affiancherà l’infezione finanziaria mafiosa” che “impone alla classe dirigente pubblica di mantenere sempre alta l’attenzione”.

INFENZIONE MAFIOSA NELLA REGIONE PUGLIA: I COMPARTI ECONOMICI VULNERABILI

La regione Puglia non è indenne dal rischio di infezione mafiosa: “E’ prevedibile che le consorterie della criminalità organizzata pugliese attenueranno le tradizionali attività di controllo del territorio di origine, puntando piuttosto a consolidare il proprio consenso sociale”. Si può ipotizzare, da un lato un “rallentamento delle forme più aggressive di pressione estorsiva e usuraria”, ma dall’altro è “ragionevole ritenere che resi alta l’attenzione verso le imprese in difficoltà finanziaria, presso le quali hanno la possibilità d’intervenire con provvidenziali immissioni di liquidità”.

“In questo modo, quella mafia degli affari, riscontrabile nella società foggiana, nelle mafie garganica e cerignolana, nei clan più autorevoli del Barese e nella Sacra corona unita del Salento, appare più che mai proiettata al raggiungimento di obiettivi economico-criminali a medio-lungo termine, puntando a consolidare le proprie posizioni in settori nevralgici dell’economia regionale”. Sono considerati settori

“fortemente vulnerabili, il comparto agro-alimentare e quello della mitilicoltura, sia ai fini del riciclaggio, sia con riferimento alle frodi e alla sofisticazione alimentare, non ultimo al conseguimento di erogazioni pubbliche. E ciò maggiormente in aree, come quella del Parco nazionale del Gargano in cui, anche prima dell’emergenza coronavirus, sono stati registrati eventi indicativi di un interesse da parte dei gruppi criminali del luogo ad investire nel settore”.

La filiera agroalimentare, per quanto abbia sofferta la chiusura di ristoranti e alberghi, è stata di fatto l’unico motore del Paese a regime durante il periodo del lockdown. “Nonostante ciò, lo stato di generale difficoltà finanziaria, potrebbe favorire l’insorgenza di situazioni di monopolio nelle attività di produzione, fornitura e distribuzione dei prodotti alimentari e ortofrutticoli”. Una eventualità indicativa di ingerenze o forme estorsive di stampo mafioso.

Non solo. Ci sono altri ambiti a rischio e sono quelli legati al “comparto turistico-alberghiero e della ristorazione, tenuto conto che lo spiccato interesse della criminalità organizzata verso tali settori, potrebbe essere incrementato dal deficit economico-finanziario causato dai blocchi (le misure di contenimento, ndr) imposti per frenare il contagio” da Covid 19.

Su scala nazionale è ragionevole aspettarsi una “netta diminuzione del fatturato dovuta alla prospettiva di una stazione estiva difficile, per affrontare la quale, in molti casi, sono stati già fatti investimenti e ristrutturazioni immobiliari, i cui costi dovranno comunque essere sostenuti”. Con quali conseguenze? “Ne deriverà una diffusa mancanza di liquidità che espone molti commercianti all’usura, con un conseguente rischio di impossessamento delle attività economiche con finalità di riciclaggio”, è scritto nella relazione del Ministro dell’Interno. Tra i più esposti, sono stati segnalati gli alberghi, i ristoranti e i bar, i bed & breakfast, le case vacanze e anche i centri benessere e le agenzie di viaggio.

Restano poi esposti i “servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti” e in modo particolare il settore relativo ai “rifiuti speciali di provenienza ospedaliera”. “La semplificazione delle procedure di affidamento, in moli casi legate a situazioni di necessità e urgenza, potrebbe favorire l’infiltrazione delle organizzazioni criminali negli apparati amministrativi, specie di quelli connessi al settore sanitario”. Bisogna prendere in considerazione la “massiccia immissione sul mercato di dispositivi sanitari e di protezione individuale che pone un problema di smaltimento di rifiuti speciali”, classificati come “infetti”. L’allarme, quindi, si riferisce a “investimenti criminali nelle società operanti nel ciclo della sanità, siano esse coinvolte nella produzione di dispositivi medici (dalle mascherine ai respiratori), sia nella distribuzione (a partire dalle farmacie) che nella sanificazione e nello smaltimento dei rifiuti. Né deve essere trascurato il fenomeno della contraffazione di prodotti sanitari e farmaci.

La dimostrazione degli interessi nel polo sanitario arriva dai commissariamenti disposti nel 2019 delle aziende sanitarie di Reggio Calabria e Catanzaro.

LA GESTIONE DEGLI APPALTI PUBBLICI: IN PUGLIA OTTO COMUNI SCIOLTI PER MAFIA

Non va neppure trascurata la gestione degli appalti pubblici, in una regione come la Puglia in cui, tra il 2018 e il 2020, sono stati sciolti per mafia ben otto consigli comunali”. Se ne contano tre in provincia di Foggia, uno nel Barese e uno in provincia di Taranto e tre in provincia di Lecce.

Risultano sciolti i Comuni di Mattinata, Manfredonia, Cerignola, Valenzano, Manduria, Surbo, Carmiano e Sogliano Cavour. A Carovigno, in provincia di Brindisi, è al lavoro la commissione ispettiva di nomina ministeriale per valutare se ci siano stati o meno fenomeni di condizionamento o infiltrazioni mafiose. L’invio degli ispettori è stato chiesto dal prefetto Umberto Guidato sulla scorta dei risultati dell’inchiesta coordinata dalla procura Antimafia di Lecce (competente per territorio) sulle ultime elezioni amministrative avvenute a Carovigno il 10 giugno 2018, con l’elezione del sindaco Massimo Lanzilotti, espressione della coalizione di centrosinistra. La pm della Dda salentina ha contestato al primo cittadino il concorso esterno in associazione mafiosa, non riconosciuto dalla gip, sulla base dell’assenza di gravi indizi relativi all’esistenza di un sodalizio mafioso.

Su scala nazionale, vero è che il settore degli appalti pubblici, fondamentale per il rilancio dell’economia, vedrà investimenti che riguarderanno auspicabilmente tutto il territorio nazionale, fino al livello comunale. Le organizzazioni criminali potrebbero sfruttare i nuovi canali di finanziamento per la realizzazione il potenziamento di opere e infrastrutture, anche digitali:

“la rete viaria, quella di collegamento telematico, il contenimento del rischio idro-geologico, la green economy e il tutto il cosiddetto ciclo del cemento”.

C’è poi un altro aspetto, “connesso alla mortalità dovuta al Covid 19 che ha imposto carichi di lavoro maggiori sia alle imprese di onoranze funebri che ai servizi cimiteriali”. E’ importante verificare, specie nei presidi ospedalieri dichiarati Covid, se via siano imprese che hanno lavorato più di altre ed è opportuno anche verificare se le organizzazioni mafiose hanno inciso in qualche modo sulle decisioni delle Amministrazioni comunali rispetto alla gestione dei cimiteri, con particolare riferimento alle modifiche dei piano regolatori cimiteriali e ai criteri di assegnazione delle concessioni.

Come avviene in ogni fase di recessione e di crisi occupazionale non può essere esclusa, infine, la recrudescenza di reati predatori, anche per la presenza di una delinquenza comune, le cui connotazioni di efferatezza e specializzazione, l’hanno resa tra le più pericolose a livello nazionale.

LO STATO E LA STRATEGIA DI PREVENZIONE ANTIMAFIA ADATTIVA: IL RUOLO DELLE PREFETTURE

Va sottolineato che se nella fase dell’emergenza sanitaria, “la rosa delle istituzioni è pressocché unanime nel vigilare sugli eventuali tentativi infiltrazioni mafiose, nella cosiddetta fase 3 (quella della ripresa, ndr), con il progressivo decadimento dell’attenzione, quando i riflettori si abbasseranno, le mafie sicuramente tenderanno a riprendere spazio, insinuandosi nelle maglie della burocrazia”.

La mappa rappresenta in rosso gli enti colpiti da più provvedimenti di scioglimento, in blu quelli colpiti da un solo provvedimento

Per questo motivo, il ministro ha sottolineato la necessità di adottare una “strategia di prevenzione antimafia” che deve essere “adattiva”, ossia “in grado di fronteggiare quella mafiosa, ancorata da sempre a un suo vecchio adagio: incudine nel tempo dell’attesa e martello in quello dell’azione”. Sarà, quindi, necessario adottare misure tali da “non precludere o ritardare in alcun modo l’impiego delle ingenti risorse che verranno stanziate”. E si “dovrà puntare a processi di lavoro in cui le prefetture, epicentro degli accertamenti antimafia in materia di appalti pubblici, siano nelle condizioni di sviluppare opzioni operative ad hoc”, appunto adattabili e consone alle esigenze che si prospetteranno volta per volta.

 

Le opzioni operative, quindi, dovranno essere “calate nella realtà, funzionali agli obiettivi da raggiungere: sia che abbiano portata internazionale, come l’Expo Milano 2015, sia che si rivelino di grande impatto funzionale per il Paese, come il ponte Morandi di Genova o semplicemente puntiformi, ossia legati alle singole realtà territoriali, ma non per questo meno rilevanti”.

In altre parole il sistema di prevenzione antimafia dovrà essere necessariamente “duttile, adattabile e dinamico”, in grado di “variare il proprio assetto in funzione dell’obiettivo, senza sottostare a precostituiti standard operativi che finiscono per ingessare l’azione di controllo e rallentare l’esecuzione delle opere”.

LA CLASSE DIRIGENTE E I LACCIUOLI DELLA BUROCRAZIA: SEMPLIFICAZIONE DELLE PROCEDURE ANTIMAFIA

Nella corsa per accaparrarsi gli stanziamenti post Covid, “saranno i lacciuoli della burocrazia a favorire le mafie, con danni particolarmente rilevanti per il sistema Paese”. Accanto a una “classe dirigente professionale”, occorre “puntare sull’affidabilità e sul coraggio di sapere operare scelte nella direzione di una intelligente semplificazione delle procedure antimafia”. La classe dirigente – si legge nella relazione – deve avere innanzitutto “una visione sui valori e gli interessi da preservare”, deve essere “consapevole del modo di muoversi in anticipo delle mafie che, in passato, hanno spesso imposto il ritmo e sono state quasi sempre avanti perché dotate, loro, di una classe dirigente capace di guidare le proprie schiere approfittando della farraginosità dell’apparato burocratico, di interessi personali e della tendenziale ritrosia all’assunzione delle responsabilità”. “E’ da qui che passa il vero rilancio economico di un Paese, che sia allo stesso tempo in grado di difendersi dai tentativi di infiltrazione mafiosa”.

 

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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