Tod’s e i cinesi d’Italia

L’inchiesta “I cinesi d’Italia” è uscita in prima battuta sul Fatto quotidiano il 26 giugno 2013 con il titolo “Flessibilità pugliese, cosa c’è dietro una scarpa di lusso” e racconta il sistema di sfruttamento delle piccole aziende contoterziste da parte di un grande marchio del lusso: Tod’s.

Un lungo lavoro d’indagine durato sei mesi, a firma della direttora Marilù Mastrogiovanni che ha incrociato fonti documentali con testimonianze dirette e documentazione fotografica e video.

Sul Fatto quotidiano dovevano uscire tre puntate (una sul cartaceo e due sul web, tutte consegnate al giornale e pronte per la pubblicazione), ma è uscita solo la prima. Quella prima inchiesta è stata ribattuta da Dagospia.it e dal Tacco d’Italia (con la citazione della fonte, ossia il Fatto) e a seguito di quella pubblicazione, Tod’s e il suo legale rappresentante pro tempore Andrea Della Valle, hanno querelato Marilù Mastrogiovanni, ma non il Fatto né Dagospia. Il pm Antonio Negro ha chiesto l’archiviazione e Della Valle s’è opposto. Il gip Annalisa De Benedictis ha prosciolto Mastrogiovanni perché quanto scritto era tutto documentalmente provato. Le inchieste di Mastrogiovanni non sono mai più uscite sul Fatto quotidiano, che ha interrotto la collaborazione con la giornalista.

E’ tutto raccontato qui

Il Tacco ha continuato a dar voce alle operaie e ai piccoli faconisti spremuti dal grande marchio del made in Italy, raccontando un sistema di controllo, vessazioni, torture psicologiche e ricatti messo su da un intermediario di Tod’s, con la complice indifferenza di Della Valle. Un sistema che ha il sapore amaro del “caporalato industriale”. L’inchiesta “I cinesi d’Italia” è stata ripresa da diversi rapporti nazionali e internazionali sullo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici nel settore calzaturiero. Il rapporto “Il vero costo delle nostre scarpe” (2017), all’interno della campagna mondiale “Clean clothes campaign” e di quella italiana “Abiti puliti” e “Change your shoes” finanziati anche dalla Ue, ha ripreso integralmente tutte le puntate dell’inchiesta. Molte aziende sono fallite o hanno spostato i loro laboratori nell’Est Europa per poter rientrare nei costi, date le basse retribuzioni imposte da Tod’s per il loro lavoro.

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