SS 275, la cattiva strada

La storia della strada statale 275 è la storia di un paradosso tutto italiano: come spendere molti soldi, male, aggirando le leggi o contravvenendole, per realizzare un’opera inutile, dannosa e che i cittadini non vogliono.

Tutto questo in nome della velocità e del progresso.

Il Tacco d’Italia ha scoperchiato l’affare (con un’inchiesta del 2006, dal titolo “275, la cattiva strada progettata tre volte”), preparato a regola d’arte e a tavolino, con affidamenti diretti milionari a ditte e consulenti, senza bandi pubblici, facendo lievitare i costi in maniera esponenziale per non fare nulla. Dal 1987, a quell’anno risale il primo progetto, sulla SS 275 si sono imbastite campagne elettorali, si sono promessi posti di lavoro in tutti i settori, da quello edilizio a quello turistico a quello manifatturiero. Un po’ come il ponte sullo stretto o la Salerno-Reggio Calabria, sembrava l’autostrada per il paradiso e invece era l’anticamera dell’inferno. Appena iniziato il primo tratto di lavori, subito bloccati, al di sotto del manto stradale e intorno al tracciato della futura “cattiva strada”, sono state scoperte tonnellate e tonnellate di rifiuti industriali di ogni tipo, interrati dalla mafia. Tra siti archeologici, testimonianze rupestri, zone sotto tutela ambientale, quella lingua d’asfalto s’insinua portandosi dietro inquinamento e macerie. Senza però riuscire a scalfire la portata del dissenso di cittadine e cittadini che si oppongono a quell’ecomostro con civiltà e ostinata visione: quella di un “Salento lento” dove il progresso coincide col benessere e non con il rombo dei motori e con l’acciaio.

 

 

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