Veleni di Puglia

Nella classifica di Legambiente sulle ecomafie, la Puglia negli anni ha oscillato tra il secondo, il terzo e il quarto posto in Italia. L’inquinamento ambientale dell’aria, dell’acqua, del terreno e del mare non è causato solo dallo smaltimento illegale di rifiuti tossici e speciali (in molti casi arrivati dal Nord Italia e dall’estero), ma dalla presenza di vari impianti industriali le cui emissioni spesso sforano i limiti consentiti dalla legge. Il Tacco ha condotto diverse inchieste investigative, pubblicando anche i risultati delle analisi sulle acque di falda e sul latte, che provano la presenza di inquinanti come pcb e diossine, col rischio che queste sostanze passino, attraverso il latte materno, ai neonati.

Su un grande inceneritore, la “Copersalento” e su due grandi impianti della “Italgest” alimentati a biodiesel proveniente da fuori regione, il Tacco ha pubblicato diverse inchieste a puntate, contribuendo a creare un’opinione pubblica che ha preso forma in movimenti di dissenso civile. Dopo molte iniziative dal basso e l’intervento della magistratura, Copersalento è stata dismessa e i due impianti a biodiesel non si sono più realizzati.

Invece non abbiamo mai spento il faro sulla presenza del pcb nella falda acquifera, anche a causa della presenza dell’enorme discarica denominata “Burgesi”, all’interno della quale il pcb fu smaltito illegalmente da aziende vicine alla sacra corona unita. Tanto più perché riteniamo che la discarica di “Burgesi”, dove si recò Peppino Basile pochi minuti prima di essere ucciso, potrebbe nascondere, oltre ai veleni, il reale movente del suo efferato assassinio.

 

“Copersalento: veleni da 20 anni” (n. 63 – Ottobre 2009)

“Contaminati” (n. 66 – Febbraio 2010)

 

 

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