Bari, tentata estorsione mafiosa alla ditta di onoranze funebri: Ivan Caldarola condannato a otto anni

Sentenza con rito abbreviato: il ragazzo, 21 anni, imputato assieme a sei coetanei. “Chiesero 10mila euro al titolare e dopo il rifiuto, incendiarono il locale”. Il giovane è figlio del boss del quartiere Libertà di Bari, Lorenzo, e di Monica Laera, condannata per mafia e finita sotto processo per l’aggressione alla giornalista Rai Maria Grazia Mazzola

 

Di Stefania De Cristofaro

 

 

BARI – Tentata estorsione, con l’aggravante mafiosa, ai danni del titolare di una impresa di pompe funebri di Bari e condanna: il barese Ivan Caldarola, 21 anni appena, è stato riconosciuto colpevole assieme a sei coetanei e per lui, il conto in nome della giustizia, è arrivato a otto anni di reclusione.

LA SENTENZA NEL PROCESSO CON RITO ABBREVIATO

La giustizia, con il verdetto di primo grado, porta la firma di una donna, la giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Bari, Antonella Cafagna, di fronte alla quale è stato incardinato il processo con rito abbreviato, alternativo a quello dibattimentale. La pena è al netto della riduzione di in terzo, riconosciuta per chi opta questo giudizio. Le motivazioni saranno depositate nelle prossime settimane, ma è evidente che per la gup la condotta è da ritenere mafiosa, essendo stata riconosciuta la relativa aggravante nei confronti di Ivan Caldarola, tornato in carcere dopo l’evasione dal penitenziario di Foggia durante il periodo del lockdown per il Covid 19, e degli altri imputati. Tutti condannati, a vario titolo, per estorsione mafiosa e per danneggiamento.

I fatti contestati si riferiscono ai risultati delle indagini coordinate dalla Direzione antimafia di Bari, con riferimento al periodo di tempo compreso fra novembre e dicembre 2018: prima la richiesta del pizzo, poi il rifiuto del titolare della ditta di pompe funebri e infine la ritorsione, con l’incendio del locale sede dell’attività.

La notte di Natale, venne preso di mira un circolo ricreativo nello stesso quartiere: 22 colpi di pistola.

LA FIGURA DI IVAN CALDAROLA NEGLI ATTI GIUDIZIARI

Il giovane è considerato rampollo della stessa famiglia che nelle ultime inchieste della magistratura è indicata come legata a doppio filo al clan Strisciuglio, egemone nel quartiere Libertà di Bari.

E’ figlio di Lorenzo, già condannato per associazione mafiosa, e di Monica Laera, per la quale il 416 bis che, nel codice penale, identifica la mafia, è stato confermato dalla Cassazione.

L’AGGRESSIONE ALLA GIORNALISTA DELLA RAI

Laera, di recente, è finita sotto processo per aver aggredito la giornalista Maria Grazia Mazzola, inviata del Tg, il 9 febbraio 2018 mentre stava realizzando un servizio-reportage sulla criminalità organizzata made in Bari e sulla figura del giovane Ivan Caldarola. Aggressione mafiosa, con minaccia di morte, quella, per la quale la giornalista è parte civile.

“Si comincia a intravedere un po’ di giustizia”

E’ il commento della giornalista dopo la sentenza con rito abbreviato, relativo alla tentata estorsione mafiosa. Mazzola lo ha affidato a un post su Facebook.

Quel giorno venne presa a pugni e schiaffi mentre faceva il suo lavoro in strada. Stava denunciando da giornalista la mentalità mafiosa presente a Bari.

“In Puglia lo Stato è presente a giorni alterni”.

L’EVASIONE DAL CARCERE DI FOGGIA DURANTE IL LOCKDOWN

La madre di Ivan Caldarola accompagnò il figlio in questura, sempre a Bari, per mettere fine alla latitanza del ragazzo dopo la fuga dal carcere di Foggia: il 9 marzo scorso, il 21enne riuscì a far perdere le sue tracce assieme ad altri detenuti, approfittando dei disordini all’interno della struttura, dopo che la direzione comunicò la sospensione dei colloqui con i familiari, così come disposto dal Governo, per contrastare il diffondersi del contagio da Coronavirus. Il 13 marzo la decisione concordata con la famiglia di terminare la fuga.

Era ricercato in tutta Italia con il profilo “alto-criminalità organizzata”. La fuga dal penitenziario di Foggia gli è costata prima l’accusa di evasione aggravata e poi quella di rapina pluriaggravata di un’auto da un’officina nella zona industriale di Foggia. L’utilitaria venne, infatti, usata per arrivare a Bari.

Per l’evasione dal penitenziario, a distanza di qualche tempo dall’arresto, ottenne i domiciliari sull’onda lunga delle scarcerazioni per il Covid 19. In cella è tornato alla fine dello scorso mese di giugno ed è qui che ha atteso la pronuncia della sentenza del processo per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

L’IMPUTAZIONE PER LO STUPRO DI UNA BAMBINA

Caldarola è anche imputato per lo stupro di una bambina di 12 anni. Accusa mossa quando lui di anni ne aveva 17: il processo è pendente dinanzi al Tribunale dei minori.

 

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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