Infiltrazioni mafiose, in Puglia sciolti otto Comuni nel 2019: dal Gargano al Salento

DOSSIER/2 L’analisi delle attività investigative della Dia, per il secondo semestre del 2019, consegna l’immagine di un Paese esposto alla contaminazione delle organizzazioni negli appalti, nelle aggiudicazioni delle case popolari e nelle feste patronali. Scorrano è l’ultimo della lista. In Italia 51 enti in gestione commissariale per mafia: in Calabria 25, in Sicilia 12, in Campania 5 e in Basilicata uno. Per la prima volta, uno in Valle d’Aosta. “Si tratta di numeri più rilevanti dal 1991, anno di introduzione della normativa”

 

 Di Stefania De Cristofaro

 

ROMA – Comuni e Asl contaminate dalla mafia, amministrazioni pubbliche avvelenate. Contaminate sia in maniera spregiudicata con ostentazione persino in occasione delle feste per i santi patroni, con una mongolfiera in cielo con il nome della famiglia mafiosa stampato in bella mostra, sia in forma occulta, attraverso strategie silenti, che alla fine hanno portato alla morte della legalità per asfissia.

In Italia 51 enti risultano commissariati per mafia sino alla fine del 2019, stando ai dati contenuti nella relazione sull’attività posta in essere dalla Direzione Investigativa Antimafia (Dia) nel secondo semestre dello scorso anno: otto Comuni sono in Puglia, Mattinata e Surbo, colpiti da più provvedimenti, Manfredonia, Cerignola, Valenzano, Manduria, Carmiano e Sogliano Cavour. All’inizio del 2020 stessa sorte per Scorrano, capitale delle luminarie.

La provincia di Brindisi è rimasta indenne.

LE AMMINISTRAZIONI SCIOLTE PER MAFIA: UNA, PER LA PRIMA VOLTA, IN VALLE D’AOSTA

La Puglia è la terza regione per amministrazioni sciolte per infiltrazioni mafiose: 25 sono in Calabria e 12 in Sicilia. In Campania, gli enti sciolti sono cinque, in Basilicata uno. “Si tratta del numero, in assoluto, più rilevante dal 1991, anno di introduzione della normativa sullo scioglimento per mafia degli Enti locali”, si legge nella relazione che il ministro dell’Interno, nei giorni scorsi, ha letto al Parlamento per consegnare il resoconto delle attività interforze condotte da luglio sino a dicembre 2019. Nell’elaborato, un capitolo è stato riservato agli “Enti in gestione commissariale per infiltrazioni mafiose”. Analisi allarmante perché descrive il modus operandi delle associazioni di stampo mafioso presenti in Italia e la capacità di penetrazione in ogni dove, attraverso una struttura tentacolare nella quale sono entrati a far parte anche i cosiddetti colletti bianchi. Gli insospettabili, si diceva un tempo. Quelli che, alla fine, hanno tradito lo Stato.

Durante la stesura della relazione semestrale, quindi nel corso del 2020, ai 51 enti commissariati, “se ne sono aggiunti sei”. Scorrano, come si diceva, è stato sciolto: il provvedimento è del  20 gennaio 2020. C’è un Comune del Nord che merita attenzione: è quello di Saint Pierre, in Valle d’Aosta, sciolto a febbario, “è il primo in assoluto per questa Regione”. Il che conferma come ormai non ci siano più limiti in grado di bloccare i sodalizi mafiosi. Certamente, non la distanza geografica rispetto ai territori in cui alcune mafie sono nate e hanno trovato ossigeno per crescere, come la Calabria, nonostante i presidi di legalità. “Le dinamiche mafiose che hanno coinvolto il Comune valdostano si intrecciano, infatti, con quelle di San Giorgio Morgeto, in provincia di Reggio Calabria, ricompreso tra quelli del 2019, in quanto in entrambe le Amministrazioni, tutte e due coinvolte nell’inchiesta Geenna della Dda di Torino, sono state riscontrate infiltrazioni della stessa cosca di ‘Ndrangheta.

Tredici sono gli enti sciolti per mafia in provincia di  Reggio Calabria, tre nel  Catanzarese, uno in provincia di Cosenza, cinque nel Crotonese e tre in provincia di Vibo Valentia.

I MOTIVI DELLE INFILTRAZIONI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

L’infiltrazione negli Enti locali si conferma come irrinunciabile per una serie di motivi. In primo luogo perché attraverso funzionari asserviti alle logiche mafiose, queste riescono a drenare risorse dalla Pubblica Amministrazione. In tal modo, abbassando notevolmente i margini di rischio e di esposizione connessi, invece, alla gestione di attività illecite come le estorsioni e l’usura, l’organizzazione mafiosa riesce a stabilizzarsi in un territorio in cui – specie nelle regioni di elezione- acquisisce consenso sociale e offre un welfare alternativo a quello statale”.

L’altro aspetto che rende “irrinunciabile l’infiltrazione negli Enti locali, è quello che diventare irriconoscibili, di mimetizzare la propria natura mafiosa, riuscendo addirittura a farsi apprezzare per affidabilità imprenditoriale”. “E’ questa la leva che, soprattutto al Nord, attrae professionisti e imprenditori che si propongono, che cercano un partner in grado di moltiplicare i profitti e sbaragliare la concorrenza”. Sono, quindi, fasce deviate nel mondo imprenditoriale che diventano area grigia che consente alla mafia di creare la stessa area nella Pubblica Amministrazione. Una proprietà transitiva che la Dia ha fotografato anche al Sud, a conclusione di una serie di inchieste per corruzione:

denaro o altre utilità, dai tradizionali regali di lusso ai viaggi, a quelli più recenti relativi alle assunzioni di persone (tra familiari e amici) vengono promesse oppure offerte al funzionario pubblico che, in tal modo, diventa “fedele” e punto di riferimento dell’organizzazione.

LA PROVINCIA DI BRINDISI UNICA RIMASTA INDENNE ALLE INFILTRAZIONI MAFIOSE NEL 2019

La fotografia è identica in Puglia, sia pure con sfumature diverse legate alla realtà territoriali: tre Comuni sciolti in provincia di Foggia e altrettanti nel Leccese, uno in provincia di Bari e un altro nel Tarantino. Nessuno in provincia di Brindisi nel secondo semestre del 2019. Nelle scorse settimane, gli ispettori del ministero dell’Interno hanno avviato il complesso lavoro di verificare dell’attività posta in essere dal Comune di Carovigno, di recente oggetto di inchiesta della Dda salentina. Per la pm ci sono gli estremi per contestare l’attuale primo cittadino, eletto nella tornata del 10 giugno 2018, il concorso esterno nell’associazione mafiosa, riconducibile a fratelli affiliati alla Sacra Corona Unita.

Il sindaco è indagato a piede libero, ma per la gip non ci sono elementi per contestare l’esistenza di un sodalizio mafioso.

I COMUNI SCIOLTI PER MAFIA IN PROVINCIA DI FOGGIA: DUE NEL PARCO NAZIONALE DEL GARGANO

L’indagine della commissione prefettizia sul Comune di Mattinata, centro turistico all’interno del Parco del Gargano, ha “rilevato come gli interessi della criminalità locale si siano manifestati, tra l’altro, alla realizzazione di un impianto sportivo (affidato nel 2014 a una società il cui socio, amministratore e responsabile tecnico sono stretti parenti di un noto capoclan), alla gestione di aree di sosta, alla concessione di bar nella villa comunale e lungo un tratto di arenile, sino alla manutenzione del verde”. Più in generale, stando agli atti riportati a stralci nella relazione Dia, “la gestione dell’Ente è stata caratterizzata da una serie di comportamenti omissivi o di mancata vigilanza da parte degli amministratori locali”. Delle circa “60 ditte iscritte nell’elenco dei fornitori dell’Ente, soltanto tre sono risultate in possesso di certificazione antimafia”.

L’altro Comune del Parco nazionale del Gargano, sciolto per mafia, è quello di Manfredonia: “Qui è stato registrato – si legge – un intreccio di relazioni familiari, frequentazioni e convergenze di interessi, tra personaggi apicali dei sodalizi locali e rappresentanti della compagine di governo e dell’apparato burocratico”. “Gravi irregolarità sono state rilevate nel settore delle concessioni demaniali marittime per l’esercizio degli stabilimenti balneari, nonché la sistematica disapplicazione del protocollo d’intesa sottoscritto con la prefettura di Foggia a luglio 2017, in base al quale il Comune di Manfredonia, si era impegnato a richiedere le informazioni antimafia, in caso di inizio attività”. “Gravi anomalie anche nelle concessioni per gli impianti di acqua-coltura e nel settore del trasporto delle persone decedute, per il quale l’Amministrazione ha continuato ad avvalersi di una ditta di onoranze funebri già destinataria di interdittiva antimafia della Prefettura di Foggia”. C’è, poi, il caso di “un impianto sportivo realizzato da un noto capoclan, sottoposto a sequestro nel 2013, in relazione al quale l’Ente aveva introitato una cospicua somma di denaro a titolo di oblazione, pur trattandosi di un abuso edilizio non sanabile”.

E ancora, “tra i dipendenti di una società partecipata dal Comune e affidataria del servizio di raccolta dei rifiuti, è stata riscontrata la presenza di persone collegate ad ambienti criminali”.

UN COMUNE SCIOLTO PER MAFIA NELLA PROVINCIA DI BARI: A VALENZIANO MONGOLFIERA PER IL SANTO PATRONO

La relazione prefettizia che ha portato allo scioglimento del Comune di Valenzano ha “posto in rilievo una sostanziale continuità amministrativa di alcuni rappresentanti che avevano ricoperto cariche istituzionali nell’Ente sin dal 1994”. “A ciò si aggiunga una fitta e intricata rete di parentele, affinità, amicizie e frequentazioni tra alcuni amministratori ed esponenti delle locali consorterie criminali, le cui ditte sono state spesso avvantaggiate nell’aggiudicazione di appalti e servizi pubblici”. Tra questi, sono stati segnalati quelli per la “pulizia di un canale d’acqua, la manutenzione di strade comunali, il servizio di raccolta rifiuti e la gestione del cimitero comunale”.

A Valenzano “la presenza criminale è arrivata a manifestarsi anche in maniera eclatante: in occasione dei festeggiamenti del Santo patrono, dal 15 al 17 agosto 2016, quando è stato innalzato sulla principale piazza cittadina, un pallone aerostatico commissionato da un pluripregiudicato, esponente della locale famiglia malavitosa”, si legge nella relazione Dia. “Sulla mongolfiera era riportato, a carattere ampi e ben visibili, oltre al nome del patrono, quello della famiglia”.

Gli amministratori comunali, “anziché condannare l’episodio, hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche dirette a minimizzare l’accaduto, esprimendo solidarietà alla famiglia mafiosa”.

NEL TARANTINO SCIOLTO COMUNE DI MANDURIA DOPO INCHIESTA SU VOTO DI SCAMBIO E IL CASO DELLA FIERA PESSIMA

Nel Tarantino, è stato sciolto per mafia il Comune di Manduria dopo l’inchiesta della Dda di Lecce chiamata Impresa. Le indagini hanno messo in luce “metodi attraverso i quali una nuova espressione della Sacra corona unita, la cosiddetta Sacra corona libera, fosse nel tempo riuscita a condizionare l’economia e, attraverso il voto di scambio, anche la Pubblica amministrazione. I fari sono stati puntati sugli “alloggi di edilizia residenziale pubblica”: “alcuni amministratori si sono spesi per agevolarne l’assegnazione a un soggetti legato a esponenti della Scu”. Altra vicenda considerata sintomatica del condizionamento dell’attività amministrativa, è quella relativa all’occupazione di suolo pubblico e installazione di strutture mobile da parte del titolare di un bar, di fronte al Municipio: faceva parte dell’associazione mafiosa. Intercettazioni – si legge – “hanno documentato un incontro avvenuto all’interno della casa comunale tra un assessore, referente del sodalizio, e il locale capo cosca, socio in affari del titolare del bar”, a seguito del quale il componente della Giunta “rassicurava l’imprenditore sul buon esito delle richieste di autorizzazione di occupazione di suolo pubblico”.

C’è anche il “caso della manifestazione denominata Fiera Pessima, una mostra campionaria che nel corso degli anni ha assunto notevole importanza nazionale”:

un assessore, unitamente al locale capo cosca, minacciando ritorsioni, aveva costretto il titolare della ditta al quale stato affidato l’incarico di organizzare l’edizione 2013 della fiera, a versare la somma di 15mila euro”.

I COMUNI SCIOLTI IN PROVINCIA DI LECCE: SURBO, CARMIANO E SOGLIANO CAVOUR

Comune di Surbo – Foto di Leccenews24

Nel Lecce, il Comune di Surbo, venne già sciolto per infiltrazioni mafiose nel 1991: “Si colloca in un’area geografica che risente storicamente della presenza della Sacra corona unita”. A seguito di un’indagine della Dda, nel mese di aprile 2018, sono state rinviate al giudizio del Tribunale otto persone, tra le quali un funzionario comunale, imputato per frode nelle pubbliche forniture e falso in atti pubblici. Anche in questo caso, la “relazione prefettizia non manca di sottolineare una sostanziale contiguità nella gestione amministrativa dell’Ente, rilevando inoltre stretti rapporti familiari tra alcuni amministratori locali e il capo cosca del posto”. Irregolarità anche in materia di appalti, “da quelli per lavori di urbanizzazione primaria, a quelli di riqualificazione di una piazza nel centro storico.

Pure a Surbo, stando a quanto è stato accertato dalle inchieste, c’è stato uno “sviamento dell’attività amministrativa in favore di ambienti controindicati, in riferimento alle procedure di assegnazione di 60 alloggi di edilizia economica e popolare”. “Particolare, il caso di una famiglia riconducibile ad ambienti criminali, assegnataria di immobile, sebbene uno dei componenti fosse già proprietario di altro appartamento”.

La commissione d’indagine ha esaminato anche la documentazione sui servizi cimiteriali e ha scoperto che “a partire dal 2006, erano stati svolti da alcune aziende, tutte riconducibili a un unico imprenditore, gravato da procedimenti penali per gravi ipotesi di reato e in stretti rapporti con funzionari pubblici”. Le verifiche hanno rilevato che “per l’aggiudicazione sono state commesse numerose irregolarità, non da ultimo il ricorso a continue proroghe, per motivi di urgenza, con contestuale elusione delle disposizioni antimafia”.

Anche la gestione del Comune di Sogliano Cavour

“ha risentito dell’influenza della Sacra corona unita”. 

Nel mese di agosto 2017, all’esito dell’operazione chiamata Contatto, coordinata dalla Dda di Lecce, è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 59 persone con l’accusa di essere affiliati, tra loro “un consigliere e un dipendente comunale”. “Il consigliere, nel corso del mandato precedente – secondo l’accusa – aveva corrisposto denaro per il sostentamento del capo detenuti, aveva procurato posti di lavoro ad alcuni affiliati e aveva fatto in modo che contributi economici per cittadini meno abbienti fossero assegnati ad affiliati dell’associazione, con priorità rispetto ad altri”. Stessa attenzione per gli affiliati “con riferimento alla selezione del personale da adibire a servizi civici di pulizia o vigilanza”. Il Comune non adottando il regolamento che fissa i criteri e le modalità di selezione, ha favorito chi aveva rapporti di parentela con esponenti delle consorterie locali. Condotta omissiva identica a quella accertata per la gestione di un bar all’interno della villa comunale, “subappaltata dal concessionario del bene al locale capo consorteria” il quale l’ha gestita sino a quando non è stato coinvolto nell’operazione della Dda.

Comune di Carmiano

Nel 2019, sempre in provincia di Lecce, c’è stato lo scioglimento del Comune di Carmiano, “risultato particolarmente esposto all’influenza della Sacra corona unita”. Nel mese di luglio 2018 l’inchiesta dell’Antimafia di Lecce ha portato a processo dieci persone per associazione mafiosa: tra gli imputati, anche l’allora sindaco. Per l’accusa, il primo cittadino, “aveva istigato un esponente di spicco dell’organizzazione criminale locale, suo stretto parente, affinché – non metodi mafiosi – costringesse un consigliere comunale ad assicurare il suo appoggio politico al primo cittadino, facendolo così desistere dal proposito di dimettersi”. Il condizionamento criminale è emerso, pure nel settore degli appalti di lavori e servizi pubblici: “la relazione prefettizia parla di un vero e proprio sistema caratterizzato da un diffuso ricorso a procedure irregolari e da una costante frammentazione degli interventi che hanno favorito sempre le stesse ditte, in elusione della normativa di settore”. E’ stata definita “emblematica” la vicenda dei lavori per la realizzazione, nella frazione di Magliano, di un “centro polivalente nel parco della musica”. Stesso discorso per il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti urbani che, per oltre cinque anni, è stato rinnovato con ordinanze sindacali, in favore della stessa società, poi destinataria di una interdittiva antimafia. Tentacoli nell’economia, passando dagli uffici pubblici. Contaminazione mafiosa diffusa.

 

 

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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