Di interrogatori, di guardie e di ladri

Querelata dalla Giunta di Casarano per aver riportato le dichiarazioni di Tommaso Montedoro, boss della sacra corona, ora collaboratore di giustizia. Interrogata dai Carabinieri

di Marilù Mastrogiovanni

Sono stata interrogata dai Carabinieri. Ve lo avevo preannunciato. Come sempre, sono dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici. Come scriveva Pasolini. Anche in questo caso, mi sono mentalmente schierata dalla parte debole della catena.
Eravamo entrambi la parte debole: io e loro.
Loro dovevano eseguire degli ordini e fare delle domande preordinate dal pm.
Io potevo decidere se rispondere o no.
Ho risposto. Scelgo sempre la linea retta.

Più delle parole di solidarietà sono serviti gli sguardi increduli, da entrambi i lati della scrivania, al momento della lettura delle domande riguardanti la mia attività di giornalista risalente a 15 anni fa.
Cui prodest?
Mi aspettavo domande su come avessi fatto a trovare e a pubblicare le intercettazioni dei Carabinieri che provano “la contiguità e l’assonanza” di alcuni politici di Casarano al clan Montedoro-Potenza.

Nulla.
Mi aspettavo domande sulla vicinanza allo stesso clan da parte di alcuni ambienti imprenditoriali, professionali, commerciali.
Nulla.
Mi aspettavo domande sulle assunzioni di alcuni parenti e amici di politici in alcune società che erogano servizi per il Comune di Casarano.
Nulla.
Mi aspettavo domande sui bandi pubblici: strade, illuminazione, rifiuti, cimitero.
Nulla.
Mi aspettavo domande su Igeco e l’assunzione di gente del clan per il servizio rifiuti a Casarano.
Per gli stessi motivi Parabita è stata sciolta per mafia.

Invece sono indagata io come persona, non per quello che ho scritto.
A seguito di una delle tante querele da parte della Giunta di Casarano, sono indagata per diffamazione, ma non si contesta la veridicità di quanto scrivo: su quello non si va a fondo.
Si indaga sulla mia attività editoriale: il Tacco d’Italia, fondato da me come ditta individuale, poi diventato cooperativa di giornalisti; testata iscritta al registro della stampa presso il Tribunale di Lecce, bilanci pubblici depositati, fatture emesse quindici anni fa.
Tutti dati pubblici.
Cui prodest?

IO pubblico le intercettazioni tra un consigliere comunale, un boss, un dirigente della ditta di rifiuti, Igeco, poi raggiunta da interdittiva antimafia; traccio la rete di interessi e di società del boss; parlo delle contiguità sociali, dell’omertà, dei prestanome. Faccio nomi e cognomi.
L’inchiesta viene sequestrata, poi dissequestrata. Mi si manda a giudizio con decreto di citazione diretta.
Poi l’altro boss, Tommaso Montedoro, conferma la contiguità del consigliere comunale: tutto è verbalizzato, e parla del potere che i boss Montedoro e Potenza avevano sulla società e sulla amministrazione comunale.
La Giunta di Casarano querela non il boss Montedoro, per aver detto che il consigliere comunale era “amico loro”, ma querela me, che ho riportato le sue dichiarazioni.

Arriva il momento dell’interrogatorio.
Io sono preoccupata solo di una cosa: tutelare la segretezza delle mie fonti.
Ma arriva il colpo di scena: le domande dell’interrogatorio alla sottoscritta vertono su tutt’altro. A nessuno frega nulla delle mie fonti, tantomeno delle notizie pubblicate. Nessun accenno a quanto denunciato dalle mie inchieste. Nessuna domanda sulle dichiarazioni di Montedoro, che ho riportato, e per cui sono stata querelata, ripeto, non da Montedoro, ma dalla Giunta di Casarano.
Mi si chiede di questioni relative alla contabilità del giornale e degli (scarni) bilanci del Tacco.

Cui prodest?
IO ho risposto alle loro domande.

Ma chi darà risposte alle mie domande, ai tanti dubbi sollevati dalle mie inchieste? O peggio: chi ignorerà le verità che quelle inchieste disvelano?

 

Chi andrà a verificare la portata penale delle vicinanze tra il clan e la politica locale e le ricadute sull’amministrazione della cosa pubblica? La Verità e la Giustizia, interessano a qualcuno?
Dopo la morte del boss Potenza e la decisione del boss Montedoro di collaborare con la giustizia, il potere mafioso sul basso Salento si sta riorganizzando.
Ma se pensate che rinunci a esercitare la sua influenza sulla gestione della cosa pubblica vi siete sbagliati di grosso.
Così come si sbaglia di grosso chi pensa che questa sia una battaglia personale: le querele sono piene zeppe di passaggi volti a denigrarmi, a far passare la tesi che io sia mossa da livore personale, non si sa bene perché.
Se fossi stata un uomo, le querele non avrebbero avuto toni così sessisti.
Nel ricercare e nel dare le notizie non sono stata meno tenace e fastidiosa col Comune di Parabita, Ugento, Lecce, Maglie, Cavallino, Salve, Galatina, Nardò, Brindisi, Manduria, Taranto, Mesagne, Gallipoli.
Tanto per dirne alcuni, i primi che mi vengono in mente per la corposità del lavoro d’inchiesta giornalistica che abbiamo portato avanti.

Certo, di più inquietante della potenza di fuoco delle querele della Giunta di Casarano (fatte peraltro con soldi pubblici), c’è solo il silenzio di chi è all’opposizione in quel martoriato paese.
La morte delle coscienze farebbe più rumore.

 

Per saperne di più

I tentacoli del clan Potenza sul Comune di Casarano e sul Basso Salento

Montedoro confessa: a Casarano mi hanno chiesto i voti

Il business dei rifiuti

Augustino Potenza, l’Italiano che inventò il marketing della mafia

 

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Info sull'autore

Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

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