PETRUZZELLI: LA TOSCA E’ LA TOSCA!

Tosca

di Fernando Greco

(foto Immagina)

 

 

Si sa, la Tosca è la Tosca! Nonostante l’afosa calura di fine giugno e la folla di bagnanti sul lungomare barese, un abbondante pubblico ha trovato posto nel refrigerato Petruzzelli per applaudire ancora una volta il capolavoro di Giacomo Puccini (1858 – 1924) prima della pausa estiva che interromperà la programmazione fino a metà settembre.

 

COME UN FILM NOIR

L’allestimento a cura di Joseph Franconi Lee, creato l’anno scorso per il teatro Regio di Parma, ha ripreso l’impianto scenico ideato nel 1999 dal compianto Alberto Fassini, maestro di Franconi Lee e a sua volta collaboratore del celebre Luchino Visconti. Pur mantenendosi nei limiti di un rassicurante didascalismo, la messa in scena ha regalato allo spettatore bei colpi d’occhio grazie alle scene create da William Orlandi, responsabile anche dei costumi. Poiché la drammaturgia di inizio secolo (e in particolare il teatro di Sardou) risente della nascita del cinema, l’intenzione era quella di creare le cupe atmosfere in bianco e nero di un film noir degli anni cinquanta, all’occorrenza ravvivate da intensi sprazzi di colore, come il rosso della processione e del cupo firmamento finale, complice il disegno luci di Roberto Venturi. In ogni atto si impone una scalinata trasversale a cui si sovrappongono elementi di un’ortodossia religiosa che è anche supremazia assoluta del potere temporale della Chiesa. Numerosi crocifissi riempiono la scrivania di Scarpia sormontata da un’enorme riproduzione della Crocefissione di San Pietro” di Guido Reni, mentre la statua della Madonna e il famoso Angelo dominano rispettivamente nel primo e nel terzo atto. In Sant’Andrea della Valle, nel primo atto, lo spazio scenico viene distorto e amplificato dalla cupola posta sullo sfondo, nella quale, come in un pic-in-pic, si svolgerà la processione del Te Deum.

 

ORCHESTRA E CORO

L’Orchestra del Petruzzelli è stata diretta nella serata del 26 giugno da Alvise Casellati, già apprezzato a Lecce il 7 giugno nell’ultimo concerto sinfonico della OLES. Se i momenti strumentali hanno fatto emergere la bellezza dei colori della formidabile partitura pucciniana, come il meraviglioso inizio del terzo atto, nell’accompagnamento delle voci spesso è sembrato che i tempi dell’orchestra fossero più lenti e che la musica arrivasse un attimo dopo il canto, forse a causa della scarsezza di prove (la bacchetta di Casellati è stata prevista soltanto per due serate, rispetto alle altre otto dirette da Pirolli). Fortunatamente ciò non ha inficiato la valida tenuta di tutte le voci a cominciare dal coro di voci bianche “Vox Juvenes” istruito da Emanuela Aymone, semplicemente perfetto dal punto di vista vocale e scenico, compresa la giovane Adriana Colasuonno nel ruolo del Pastorello. Non costituisce sorpresa la magistrale performance del Coro del Petruzzelli diretto da Fabrizio Cassi, protagonista assoluto del finale primo.

 

I SOLISTI

Il soprano Svetla Vassileva, di ritorno a Bari dopo l’”Andrea Chénier” dell’anno scorso, ha indossato i panni di Tosca da vera diva, come il personaggio richiede, trasmettendo al pubblico con impeccabile presenza scenica i diversi momenti del suo dramma psicologico, dalle iniziali schermaglie amorose fino alla furia omicida e alla conclusiva perdita delle certezze, sostenuta da una pregevole vocalità. Quel lirismo che le ha permesso di cesellare una memorabile Traviata, oggi, pur mantenendo una zona acuta sfolgorante, si è arricchito di note gravi che nello Chénier non erano apparse così incisive e sonore come quelle ascoltate in quest’occasione. Da brivido, nel duetto finale, la frase “… e noi siam salvi!” cantata con catartico crescendo e subito dopo ripetuta a mezza voce, con accorato affetto.

La cifra vocale e stilistica di Carlos Almaguer si è intuita fin dalla sua frase iniziale, quel fatidico “Un tal baccano in chiesa!” che ha raggelato palcoscenico e platea incutendo un autentico senso di terrore: il baritono messicano si è rivelato impagabile nel rendere l’untuoso sadismo di Scarpia con straripante vocalità e grande phisique du role. Il tenore Giuseppe Gipali ha commosso il pubblico interpretando il ruolo di Cavaradossi in maniera partecipe e appassionata: il suo timbro accattivante, dopo aver trovato il giusto squillo nella liberatoria esclamazione “Vittoria! Vittoria!”, ha eseguito la celeberrima “E lucevan le stelle” con nostalgico pathos. Il basso-baritono Giuseppe Esposito, già esilarante Don Magnifico a Lecce nel 2018, è stato un esemplare Sagrestano, comico e caricaturale al punto giusto, mai sopra le righe. Molto credibili scenicamente e vocalmente il basso Andrea Comelli e il tenore Blagoj Nakoski nei rispettivi ruoli di Angelotti e di Spoletta. Puntuali i due bassi Claudio Mannino e Rocco Cavalluzzi nei panni di Sciarrone e del Carceriere.

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