Xylella, the day after

Chi ci ha guadagnato nell’affare xylella? La risposta è nelle motivazioni con cui il gip Alcide Maritati ha archiviato, su richiesta della procuratrice aggiunta Elsa Valeria Mignone e della pm Roberta Licci, l’inchiesta della Procura di Lecce aperta nel 2015: “molteplici irregolarità”, “pressapochismo e negligenza” di chi ha gestito le procedure attraverso interventi “che si sono dimostrati assolutamente disarticolati, tardivi, caratterizzati da scarsa trasparenza e professionalità e non consoni complessivamente a una corretta gestione dell’emergenza”. “Quel che emerge – si legge ancora nel decreto di archiviazione – è la preponderanza dell’interesse economico, ovvero la prospettiva di ottenere finanziamenti a beneficio esclusivo dell’università di Bari, rispetto alle finalità della ricerca scientifica”.
Una rete di interessi convergenti ha fatto il resto, creando monopòli nella gestione dell’emergenza, la manipolazione del batterio, il monitoraggio, le analisi. Quanto tutto ciò abbia contribuito a distruggere il paesaggio, è sotto gli occhi di tutti. Così come sono evidenti i risultati delle sperimentazioni che hanno fanno rinascere gli ulivi, nonostante la xylella.  Sradicare è obbligatorio, ripiantare la nuova specialità “Favolosa”, brevettata, è come offrire a caro prezzo salvagenti bucati a chi affoga. Il flusso del denaro è sempre lo stesso: unidirezionale verso i più ricchi sostenitori dell’agroindustria. Al popolo come sempre rubano terre e speranza. MLM

Di Thomas Pistoia 

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Il Professore sta con i palmi delle mani aperti sui vetri della finestra e guarda fuori. Siamo a due passi dal tramonto e dal “Miadorata”, il centro di ricerche universitario più noto della città.
Che cosa abbiamo fatto, ripete ancora l’uomo, mentre i suoi occhi vagano da un lato all’altro della strada e della piazza.
Cadaveri, a decine. Sparsi ovunque, senza distinzione di sesso o di età. Laggiù il corpo di un cane. Hanno ucciso anche lui.
L’urlo di lontane sirene trafigge il cristallo, entra nell’aula in cui Il Professore si è nascosto. Nascosto… Ma cosa sta dicendo? Non ha speranze. Lo troveranno anche lì e lo faranno a pezzi, come quella povera gente là fuori.
Non c’è un cazzo di posto dove possa scappare. Fino a poco fa riusciva ad avere notizie dall’esterno tramite Google e WhatsApp, poi è saltata la rete. I brevi messaggi di amici e parenti sono terminati prima che la connessione cadesse, ciò significa che loro… che loro… L’efficienza di Google è durata poco di più, ma le informazioni si sono rivelate subito catastrofiche.
Il Salento, da Oria a Santa Maria di Leuca, è isolato. L’esercito sta sorvegliando i confini terrestri, la marina militare le coste. Il governo ha chiesto aiuto agli Americani, che proprio ieri sono andati via con le loro camicie a fiori. Se ne sono strafottuti. Hanno paura. Neanche loro possono fermare tutto questo e temono, anzi, di vederselo in qualche modo entrare in casa. Magari uno dei loro piloti potrebbe scendere troppo in basso nel corso di un eventuale bombardamento del territorio e ritrovarsi contagiato dal batterio. E poi, poi scoppierebbe un’altra epidemia. Perché ormai è chiaro, lo ha detto pure quel famoso regista: quando all’inferno non c’è più posto, la Xylella cammina sulla terra.
Ma che cazzo sta dicendo.

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La Xylella c’è sempre stata e gli ulivi, piante più evolute di noi miserabili omuncoli, sanno benissimo affrontarla da soli. Come fanno? Semplice. Seccano. Lasciano andare la parte infetta in modo da preservare tutto il resto. Ma davvero la gente ci è cascata? Davvero ha creduto che un albero mitologico, antico come il mondo, indistruttibile e soprattutto intelligente, si facesse fottere da un… da un coso dal nome così ridicolo. Che manco si capisce se è maschio o femmina! Xylella, ok, è femminile. Ma, se lo guardi al microscopio, sembra un centopiedi con il Parkinson. L’espressione è quella idiota dei maschi. Il Professore ne ha visti tanti di quei batteri, perché lui e gli altri avevano subodorato l’affare.
Un giorno hanno detto a tutti “questi ulivi non vanno più bene”. I contadini sono trasaliti: “ceccazzu sta dicene quisti?”.
“Seccano. Hanno la malattia. Ma non preoccupatevi, mo’ ci arrivano i fondi europei e noi (soltanto noi, nessun altro oltre noi) troveremo il modo di risolvere questa incresciosa situazione”.
I contadini hanno detto “Ah”, però tra loro continuavano a ripetersi “ma ceccazzu sta dicene?”.
“Ecco sono arrivati i fondi europei e abbiamo trovato la soluzione: abbiamo creato il Favolosa!”.
“E che è?”
“E’ un ulivo che secca più tardi. Così avete più tempo per sradicarlo. Sette anni. Che poi qui costruiamo”.
“Costruiamo cosa? Ma ceccazz…”
“Eh, costruiamo ville, alberghi, case, ristoranti, residence, casinò. C’è la legge della regione”.

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Era tutto perfetto, dice ormai solo a se stesso, Il Professore. Un’ondata di soldi, forse senza fine. Non potevano prevedere questo, non… Ma come no? Siamo scienziati, maledizione! Dovevamo immaginarlo che la natura ci avrebbe puniti! Con lei non si scherza, non si fa mettere sotto!
I Favolosa, una volta colpiti dalla Xylella non sono seccati più tardi, no. Sono impazziti!
Il Professore non riesce a crederci mentre lo dice, sta lì, seduto nell’aula, tra la cattedra e la lavagna, con le mani nei pochi capelli.
Favolosa bastardi! Mostri. Abbiamo creato dei mostri, che ora si sradicano da soli e li senti frusciare, senti lo schiocco sinistro del loro legno sul terreno, il frinire della Cicadella che li accompagna come un canto di morte.
Quando all’inferno non c’è più posto…
Hanno cominciato a camminare per le strade. Aggrediscono chiunque incroci il loro cammino, purché sia vivo. Lo infilzano, lo attraversano coi rami e ne smembrano il corpo. Sono esseri invincibili, inutile sparare e non temono neanche le fiamme. Li abbiamo fatti noi. Li abbiamo fatti noi, così. Mesi e mesi di laboratorio per ottenere una nuova specie, una specie talmente forte e intelligente che ora vuole prendere il nostro posto! Ci stanno sterminando tutti! Entrano nelle case, rovesciano le auto, prendono le persone e le fanno a pezzi!

checosabbiamofatto checosabbiamofatto ripete Il Professore, l’ultimo, tra i responsabili di tutto questo, rimasto in vita.

Ma ecco, il vetro delle finestre esplode e rami lunghi e nodosi penetrano nell’aula. La porta viene sfondata da altro legno che sta attraversando il corridoio.
Il Professore piange, col capo chino. Non fugge. Non si può fuggire. E in fondo è giusto così. Ma gli altri, gli altri esseri umani di questo Salento disgraziato e ormai arido, loro, non hanno colpa. Il rimorso che porta dentro comunque non resta lì, perché il suo corpo ora non ha più un “dentro”. Le sue urla brevi e atroci precedono di poco lo strazio delle sue carni. E ora, se rimorso c’era, sta qui, sparso sul pavimento, insieme al suo intestino e ai suoi polmoni.
E’ la fine. I Favolosa finiranno di devastare il Salento, poi maciulleranno soldati e marinai e cominceranno a uscire. Piano piano, invaderanno l’Italia, l’Europa, il mondo.
No. Sta succedendo qualcosa. Gli ulivi. Quelli vecchi, non ancora tagliati. Quelli donati a questa terra da Zeus o da chissà quale altro dio tra i più cazzuti. Quelli con la Xylella. Quelli più evoluti di noi, che le malattie sanno curarsele da soli. Quelli che ci danno l’olio e non vogliono niente in cambio.
Loro, simboli di pace all’entrata dei templi, sanno cosa fare. E sembra di vederli tirare fuori le radici dalla terra rossa. Guarda come si innalzano, si radunano, si compattano e cominciano a muoversi per le strade.
Loro, come eroi di un altro tempo, immortali angeli dalla forma bislacca, scesi dal cielo, invenzioni di un genio pazzoide, loro, come uno scudo, davanti alle case, davanti alle persone.
Sono pronti a sacrificarsi per noi, di nuovo, per l’ennesima volta.
I Favolosa si fermano per un attimo. I due schieramenti di alberi, uno di fronte all’altro, restano immobili in un silenzio rotto solo da quella maledettissima Cicadella, qualcuno la schiacci, qualcuno la spenga.
Poi un fruscìo di foglie, forte come un temporale, come un urlo di guerra.
E la battaglia campale per la salvezza del mondo ha inizio.

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