Mafia in Puglia, nuovo business nel comparto agro-alimentare: vino e olio

DOSSIER/4 “Settore vulnerabile ai fini del riciclaggio, delle frodi e sofisticazioni e dell’accaparramento delle erogazioni pubbliche”: allarme lanciato nella relazione Dia sul secondo semestre 2019, nel solco di quello evidenziato da Coldiretti nell’incontro con il ministro dell’Agricoltura avvenuto a San Severo. Il ciclo dei rifiuti continua ad attirare l’attenzione dei sodalizi: “Numerosi atti intimidatori ai danni delle aziende”

 

Di Stefania De Cristofaro

 

BARI – Non solo traffico di droga, estorsioni, armi. In Puglia c’è il rischio di una “mafia degli affari”, quella che ha fiutato il business nei settori dell’agroalimentare e della mitilicoltura, dopo essere riuscita a infiltrarsi nel ciclo dei rifiuti. Dalla produzione e trasformazione dei prodotti agricoli, in primis olio e vino, i clan dei sodalizi di stampo mafioso presenti nella regione intendono ottenere il salto di qualità per controllare un segmento importante dell’economia legale e ottenere un trampolino di lancio per approdare nella Pubblica amministrazione.

Coldiretti ha lanciato l’allarme al ministro dell’Agricoltura.

LA VULNERABILITA’ DEI SETTORI AGRO-ALIMENTARE E DELLA MITILICOLURA

L’infiltrazione nei tessuti legali del mondo economico-produttivo costituisce un obiettivo di medio-lungo termine “riscontrabile tanto nelle organizzazioni mafiose del Foggiano, quanto nei clan egemoni del Barese della Sacra corona unita” a cavallo tra le province di Brindisi, Lecce e Taranto. Le associazioni “appaiono più che mai proiettate al raggiungimento di obiettivi criminali” di ampio respiro, “puntando a consolidare le proprie posizioni nei settori nevralgici dell’economia regionale, punto di incontro tra mafiosi, imprenditori, liberi professionisti e rappresentanti della Pubblica amministrazione” diventanti “infedeli” perché scesi a compromessi con la mafia. Traditori, quindi, dello Stato.

In tal senso il comparto dell’agro-alimentare e quello della mitilicoltura sono “fortemente vulnerabili”. Sono fragili e dunque aggredibili e raggiungibili dalla struttura tentacolare mafiosa a diversi fini.

Nella relazione sulle attività poste in essere dalla Dia (Direzione investigativa antimafia) nel semestre luglio-dicembre 2019, sono state indicate le ragioni della fragilità, riconducibili ai “fini del riciclaggio, delle frodi e delle sofisticazioni alimentari e dell’accaparramento delle erogazioni pubbliche”.

LE INCHIESTE SU OLIO SENZA TRACCIABILITA’ E VINO OTTENUTO SENZA UVA

L’11 dicembre 2019, a Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi, i carabinieri hanno sequestrato “300 quintali di olio privo di documentazione di tracciabilità” nell’ambito di una inchiesta su un imprenditore della zona. L’11 luglio 2019 nel corso dell’operazione chiamata Ghost wine (vino fantasma) i militari di Lecce assieme all’Unità investigativa dell’Ispettorato centrale per la repressione delle frodi, di stanza a Roma, hanno arrestato undici persone accusate a vario titolo di “falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e in registri informatizzati, frode nell’esercizio del commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine” e ancora “contraffazione di indicazione geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, riciclaggio, auto riciclaggio e gestione di rifiuti non autorizzata”. Secondo l’accusa, gli accertamenti hanno permesso di scoprire “una produzione di vino, ottenuto senza uva, bensì attraverso l’impiego di prodotti non consentiti che era custodito in cisterne interrate e fusti di materiale plastico inidonei per requisiti igienico-sanitari”.

Marchi di garanzia della provenienza dal territorio pugliese erano attribuiti a “prodotti provenienti dalla Spagna”.

IL PARCO NAZIONALE DEL GARGANO TRA LE ZONE PIU’ A RISCHIO

Fra le zone considerate più a rischio, c’è quella del “Parco Nazionale del Gargano, in cui da tempo sono stati registrati eventi indicativi di un interesse da parte dei gruppi criminali del luogo a investire nel settore”. Nella relazione Dia, c’è il riferimento all’incendio avvenuto il 29 dicembre 2019 in agro di Manfredonia: in quella occasione venne distrutta un’area di quasi due chilometri costituita da canneto e vegetazione palustre. Il 5 novembre dello stesso anno, i carabinieri hanno dato esecuzione al decreto emesso dal Tribunale di Bari per l’amministrazione giudiziaria dei beni nei confronti di un’azienda agricola di Orta Nova, sempre in provincia di Foggia, per la “contiguità con la criminalità organizzata cerignolana”.

L’impresa nel 2018 era stata già destinataria di una interdittiva antimafia emessa dal Prefetto.

LA DENUNCIA PUBBLICA DI COLDIRETTI AL MINISTRO DELL’AGRICOLTURA

L’allarme riferito al business delle agromafie è stato per la prima volta consegnato al ministro dell’Agricoltura dai rappresentanti di Coldiretti Puglia, nel corso dell’incontro avvenuto a San Severo, il 23 novembre dello scorso anno. In quell’occasione Coldiretti ha presentato una “denuncia circostanziata sul rischio che in una regione come la Puglia, a forte vocazione agricola, il business delle agromafie sia divenuto particolarmente appetibile”. Nel documento di Coldiretti si legge: “Il fronte dell’illegalità è sempre più ampio e riguarda la proprietà fondiaria, le infrastrutture di servizio all’attività agricola e, non da ultime, le produzioni agricole e agroalimentari”.

I reati contro il patrimonio – si legge nel documento – rappresentano la porta d’ingresso principale della malavita organizzata e spicciola nella vita dell’imprenditore e nella regolare conduzione aziendale. Masserie, pozzi e strutture letteralmente depredate, chilometri e chilometri di fili di rame volatilizzati lasciano le imprese senza energia elettrica e possibilità di proseguire nelle quotidiane attività imprenditoriali, taglio di ceppi di uva e tiranti di tendoni sono alcuni degli atti criminosi a danno degli agricoltori”. Sono ferite al cuore dell’agricoltura.

Concorrono “gli sversamenti di rifiuti nei campi, con i conseguenti irrimediabili danni ambientali”. Basti pensare che solo nella provincia di Brindisi, nel mese di novembre 2019, sono state scoperte 17 discariche abusive dai carabinieri forestali. Né vanno dimenticati i “classici strumenti dell’estorsione e dell’intimidazione, attraverso i quali vengono attuate tutta una serie di pressioni che soffocano l’imprenditoria onesta e distorcono le regole della concorrenza”, con riferimento all’imposizione dei prezzi dei prodotti, alla vendita di determinate produzioni e alle forme di guardiania.

Diversi sono stati gli attentati alle cantine vinicole di San Severo verso la fine del 2019.

IL CICLO DEI RIFIUTI, GLI INCENDI DOLOSI E LE AGGIUDICAZIONI DEGLI APPALTI COMUNALI

Continua ad attirare l’interesse dei sodalizi mafiosi pugliesi, “il comparto del ciclo dei rifiuti, come si può desumere dai numerosi atti intimidatori consumati ai danni delle aziende che operano nel settore”. Incendi di origine dolosa sono avvenuti in provincia di Foggia, nei comuni di San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo, Orta Nova, Carapelle e Chieuti e in provincia di Lecce ai danni di aziende o di operatori del settore della raccolta dei rifiuti che hanno distrutto depositi e autocompattatori. Nel Tarantino, a Manduria, il 27 ottobre 2019 fiamme dolose hanno danneggiato un impianto di compostaggio dei rifiuti e a Barletta, il 29 dicembre dello stesso anno, è stata presa di mira un’azienda specializzata nel trattamento di rifiuti per la produzione di combustibile.

Le strategie comunemente adottate dalle consorterie per infiltrare il settore dei rifiuti, mirano all’acquisizione di posizione di controllo nelle aziende, “intestandone la proprietà o assegnando cariche societarie a teste di legno”. In alternativa, “attraverso condotte corruttive ed estorsive, le organizzazioni tendono a infiltrarsi nelle amministrazioni locali, per ottenere commesse pubbliche legate al ciclo dei rifiuti”.

Nella relazione Dia, c’è un riferimento all’operazione Hydra nata da approfondimenti investigativi sui “legami tra Moretti-Pellegrino-Lanza e soggetti del sanseverese, nell’ambito della quale è stato indagato un imprenditore operante nel settore dei rifiuti e ritenuto uomo di fiducia del capoclan la Piccirella, promotore di un sodalizio che – attraverso società fantasma  – riciclava proventi illeciti mediante l’emissione di fatture false e procedeva alla fittizia assunzione di dipendenti, percependo in tal modo indebiti indennizzi dall’Inps”. Le aziende coinvolte sono state sottoposte a sequestro, tranne quella dei rifiuti per la quale è stata prevista l’amministrazione giudiziaria in quanto aggiudicataria di appalti con enti locali territoriali.

Conferma analoga dall’indagine chiamata Black cam, eseguita tra Manfredonia e Vico del Gargano il 18 febbraio 2020, scaturita dalla strage di San Marco in Lamis. L’inchiesta ha riguardato, tra gli altri, “un soggetto legato al clan Li Bergolis, coinvolto nella strage per aver fornito supporto logistico all’esecutore materiale degli omicidi”. Per la Procura, “le indagini hanno evidenziato una perdurante e continuativa attività di scarico di rifiuti (inerti da demolizione, materiale ferroso, bidoni di plastica, piastrelle, mattoni, amianto friabile, terreno da scavo, tutto proveniente da cantieri edile della provincia di Foggia e smaltito in un’area protetta dal Parco Nazionale del Gargano”.

Più esattamente in agro del Comune di Manfredonia. Il 3 marzo scorso, l’inchiesta Bios ha portato alla scoperta del traffico e dello smistamento illecito di tonnellate di rifiuti provenienti dalla Campania, da parte di un’impresa di Lucera.

IL CASO DI CARMIANO, COMUNE SCIOLTO PER INFILTRAZIONI MAFIOSE

Di particolare rilievo sono, quindi, gli aspetti che attengono alla “irregolarità nella gestione delle procedure di affidamento dei servizi che, nella generalità dei casi, si concretizzano in forme di controllo nella fase di presentazione alla gara, nella presenza all’interno delle compagini societarie delle aziende assegnatarie, di soggetti direttamente legati alla criminalità e nel ripetuto affidamento degli appalti alle stesse ditte”. Il riscontro è documentabile nei recenti provvedimenti di scioglimento dei Consiglio comunali, come quello di Carmiano per infiltrazioni mafiose.

In questo caso, “dopo un primo contratto di durata annuale disposto in favore della ditta aggiudicataria a seguito di una gara comunitaria”, il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti è stato “affidato più volte con ordinanze sindacale ripetute per oltre cinque anni, sempre in favore della stessa ditta”.

I BENI SOTTRATTI ALLA MAFIA: OLTRE MILLE SONO STATI CONFISCATI

Altri elementi di valutazione della presenza della mafia nella regione Puglia sono stati estrapolati dalla lettura dei dati resi noti dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

“Sono in corso le procedure per la gestione di 1052 immobili confiscati, mentre altri 1530 sono stati già destinati”

Si legge nella relazione riportato a stralci nel documento sull’attività della Dia.

“Risultano, inoltre, in corso le procedure per la gestione di 109 aziende, mentre 106 sono state già destinate”, stando ai dati aggiornati al 23 aprile 2020. Fra gli immobili sottratti alle consorterie nelle varie province pugliesi, ci sono “alberghi, ristoranti, attività immobiliari, aziende operanti nel commercio all’ingrosso, nelle attività manufatturiere, nell’edilizia, nei comparti dell’agricoltura, caccia e silvicoltura, nella sanità e nell’assistenza sociale, nel trasporto, magazzinaggio e comunicazione, nonché negozi, appartamenti fabbricati industriali e ville”. Erano della mafia, ora sono dello Stato.

 

Leggi anche:

DOSSIER/1 Covid 19, rischio di infezione mafiosa: arricchimento come nel contesto post-bellico e ricerca consenso elettorale 

DOSSIER/2 Infiltrazioni mafiose, in Puglia sciolti otto Comuni nel 2019: dal Gargano al Salento

DOSSIER/3 Mafia in Puglia, anche questione di famiglia: minorenni negli organici dei clan e donne vicarie dei mariti. Armi nei cimiteri

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!