“Mai chiesta l’estradizione alla Spagna per il tentato omicidio”: scarcerato ex latitante di Taranto

La Corte d’Appello di Lecce rimette in libertà Walter De Cataldis, 45 anni: sospeso l’ordine di esecuzione della pena emesso il 13 maggio 2015 per la parte residua di quattro anni e tre mesi di reclusione

 

Di Stefania De Cristofaro

 

LECCE – Prima la latitanza a Lloret de Mar, località turistica nella provincia spagnola di Girona, poi l’estradizione e la carcerazione, a seguire un anno di ricorsi e ieri la remissione in libertà per un corto circuito del sistema della giustizia italiano: Walter De Cataldis, 45 anni, di Taranto, è stato scarcerato dalla Corte d’Appello di Lecce perché ristretto per una condanna per la quale lo Stato italiano non ha chiesto l’estrazione alla Spagna.

Probabilmente una dimenticanza. Fatto sta che l’eccezione sollevata dalla difesa è stata riconosciuta dai giudici della sezione di Taranto della Corte salentina, con riferimento alla condanna per tentato omicidio pendente su De Cataldis.

IL CASO DEL DETENUTO TARANTINO E LA SOSPENSIONE DELL’ORDINE DI ESECUZIONE PENA

Per il tentato omicidio, lo Stato italiano non ha chiesto l’estradizione di Walter De Cataldis. Uomo libero, quindi, da ieri. De Cataldis ha incassato la sospensione dell’ordine di esecuzione pena per la parte residua di quattro anni e tre mesi di reclusione, così come si legge nel provvedimento trasmesso alla direzione della casa circondariale di Borgo San Nicola, alle porte di Lecce, dove il tarantino è stato detenuto.

Stando agli atti, non risulta che l’Italia abbia mai chiesto per De Cataldis una “estensione dell’estrazione” per comprendere anche il reato di “tentato omicidio contestato in relazione al ferimento di Andrea Di Carlo, avvenuto a Taranto, l’11 luglio 2011”, in aggiunta all’esplosione di cinque colpi di pistola esplosi il 15 luglio successivo per sottrarsi all’arresto dei carabinieri. Da qui l’inizio della fuga, De Cataldis primula rossa, ricercato dall’Interpool e stanato in Spagna dopo oltre un mese di ricerche. Fino a ieri il tarantino è stato in cella per effetto dell’ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dalla Procura generale della Repubblica di Taranto il 13 maggio 2015 per “espiare la pena accumulata di otto anni, venti mesi e venti giorni di reclusione” per più sentenze di condanna. Tra queste, il verdetto della Corte d’Appello di Taranto del 27 febbraio 2014, diventata definitiva l’anno successivo, di condanna a sei anni e sei mesi di reclusione, da eseguire “unicamente in relazione ai fatti commessi il 15 luglio 2011 e non anche per quelli antecedenti dell’11 luglio” per un motivo: “il difetto del consenso dello Stato estero all’estradizione”, tenuto conto di quanto stabilito nel Codice di procedura penale, “non essendo mai stata chiesta l’estensione dell’estradizione alla Spagna”, né tano meno “De Cataldis ha prestato alcun consenso, espresso o tacito” in tal senso.

La Corte d’Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, presieduta da Giovanna de Scisciolo (Susanna De Felice relatore, e Andrea Lisi), all’esito della camera di consiglio dello scorso 20 luglio, ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Carlo Carmine Gervasi, difensore di De Cataldis, riconoscendone alcune  motivazioni sollevate non una volta, in verità.

La prima istanza, infatti, è stata presentata il 28 maggio 2019, dinanzi alla Corte di Cassazione, evidenziando una “violazione del principio di specialità”.  

IL MANDATO DI ARRESTO EUROPEO DEL GIP DEL TRIBUNALE DI TARANTO

De Cataldis, come si diceva, latitante in Spagna viene tratto in arresto a seguito di mandato europeo del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto solo per i reati commessi il 15 luglio 2011: detenzione illegale di arma da guerra e minacce. Quel giorno, come raccontarono le cronache della città di Taranto, nell’ambito di indagini su un’altra sparatoria, con due feriti, avvenuta nel rione Salinella, i carabinieri raggiungono l’abitazione di De Cataldis: per coprirsi la fuga, lui spara cinque colpi. Poi più nessuna notizia per un mese, sino a quando gli agenti della Squadra Mobile di Taranto riescono a trovarlo a Lloret de Mar. De Cataldis dà il consenso all’estrazione e viene, quindi, consegnato alle autorità giudiziarie italiane il 30 settembre 2011.

Il 23 aprile dell’anno successivo, De Cataldis diventa destinatario di un’altra ordinanza di custodia cautelare in carcere, per il tentato omicidio di Andrea Di Carlo, avvenuto nel rione Tramontone, a Taranto, l’11 luglio 2011. Oltre all’accusa di aver voluto uccidere Di Carlo, per contrasti sul controllo della droga, viene mossa l’accusa di detenzione di illegale di arma da guerra. Ordinanza poi sospesa dal Tribunale del Riesame per la mancata concessione dell’estradizione per tali reati e la mancata rinuncia dell’estradato ad avvalersi del principio di specialità.

Successivamente De Cataldis viene condannato dalla Corte d’Appello di Lecce, con il riconoscimento del vincolo della continuazione, a sei anni e sei mesi, più multa di 13mila euro, per il “tentato omicidio e la detenzione di arma da guerra commessi l’11 luglio 2011 e per le minacce (ai carabinieri) e la detenzione illegale di arma da guerra il 15 luglio 2011”.  La stessa Corte riconosce che De Cataldis ha “ampiamente espiato la parte di condanna, pari a un anno e tre mesi per i reati del 15 luglio 2011, i soli per i quali era stato legittimamente sottoposto a misura cautelare per la concessione dell’estradizione”.

Risultato: De Cataldis viene rimesso in libertà il 27 febbraio 2014, ma tratto nuovamente in arresto – a titolo definitivo – il 9 dicembre 2015, in virtù del provvedimento di esecuzione del cumulo di pena, poi impugnato dal difensore.

IL RICORSO PRESENTATO DAL DIFENSORE GERVASI: LE MOTIVAZIONI

Il penalista Gervasi ha richiamato ampia giurisprudenza sul tema della liberazione a carattere definitivo e ha sottolineato che De Cataldis, a seguito della scarcerazione del 27 febbraio 2014, non avrebbe potuto lasciare il territorio italiano perché era sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di tre anni, con obbligo di soggiorno nel Comune di Taranto. Non aveva neppure la carta d’identità valida per l’espatrio e a suo carico erano pendenti altri due procedimenti penali nei quali aveva tutto l’interesse a difendersi e quindi a presenziare alle udienze.

Si arriva, quindi, alla pronuncia della Cassazione che con sentenza del 27 aprile 2020, depositata l’8 maggio, annulla l’ordinanza della Corte del 5 luglio dell’anno precedente, rinviando – su parere conforme del procuratore generale – a quella territoriale (in altra composizione), per accertare quale fosse la posizione di De Cataldis al momento della cessazione del titolo cautelare di cui al provvedimento di rimessione in libertà del 27 febbraio 2014”. Se cioè vi fossero o meno in esecuzione altri provvedimenti gli impedissero di lasciare il territorio dello Stato italiano, dovendo valere in questo caso il principio di diritto secondo cui “costituisce violazione del principio di specialità l’esecuzione della pena inflitta con sentenza di condanna definitiva per un reato commesso anteriormente all’estradizione e diverso da quello a cui l’estradizione stessa di riferisce”, nei confronti di chi “nei 45 giorni successivi alla scarcerazione, non abbia lasciato il territorio dello Stato in conseguenza del divieto di espatrio con conseguente annotazione sulla carta d’identità”.

Il principio di specialità è stato affermato nell’articolo 14 della Convenzione europea di estradizione, firmata a Parigi nel 1957, con accordo aggiuntivo ratificato nel 1984.

L’ORDINANZA DELLA CORTE D’APPELLO DI LECCE, SEZIONE DI TARANTO

Secondo la Corte d’Appello di Lecce, “deve escludersi che la permanenza di De Cataldis sia stata frutto di una libera scelta poiché lo stesso era imputato in altri procedimenti penali e si è trattenuto in Italia per la necessità di esercitare il diritto di difesa”. “Deve essere disposta la sua scarcerazione per effetto della sospensione dell’ordine di carcerazione in attesa che l’autorità giudiziaria italiana formuli richiesta, e ottenga, l’estensione della consegna anche per i reati di cui al secondo titolo custodiale”, vale a dire per il tentato omicidio. Nel frattempo Walter De Cataldis ha lasciato il carcere di Lecce.

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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