Caterina Vitiello: “Voterò scheda bianca. Con il M5S la rivoluzione s’è fatta casta”

Prima dei non eletti alle elezioni regionali del 2015, prima donna in Puglia per consensi ricevuti, esclusa dalle “parlamentarie”, grillina della prim’ora, la filmaker leccese, fuori dai denti

di Mario Maffei

 

Mentre la senatrice Barbara Lezzi e il senatore Maurizio Buccarella sprofondano nello scandalo dei bonifici falsificati scoperto da LE IENE, l’indignazione di una parte della base pugliese dei cinque stelle si fa furente.

Non solo perché vacilla uno dei pilastri del movimento (l’onestà dei suoi eletti), ma anche per l’opacità con cui sono state determinate le candidature nei listini bloccati in tutta Italia, con in Puglia un epicentro di dissenso molto forte.

A tal proposito, abbiamo intervistato Caterina Vitiello, nota filmaker e fotografa leccese, attivista “grillina” dai tempi del “V-day” di Beppe Grillo, dei primi meetup e dei gazebo.

Vitiello è una delle escluse dalla competizione delle parlamentarie del 16-17 gennaio scorso. Molto impegnata sul fronte ambientalista (con numerosi interventi su Tap, xylella, inquinamento) e fu già candidata alle elezioni regionali del 2015 con un consenso personale di 344 iscritti al M5S. Forte di questi numeri, l’esponente pentastellata s’è candidata alle Parlamentarie, venendo inspiegabilmente esclusa.

Alle decine di militanti storici esclusi in tutta Italia è infatti stata rivolta, direttamente dal blog delle stelle e con la votazione ancora in corso, una generica accusa di essere dei voltagabbana e degli approfittatori. Vista la sollevazione di una parte della base, è intervenuto anche il leader Luigi Di Maio indicando tra i motivi ostativi ai fini della candidatura anche “il turpiloquio nei confronti degli avversari politici a mezzo social” (sic!). In realtà le ragioni di queste epurazioni preventive non sono chiari. Ci aiuta a comprenderli Caterian Vitiello in questa intervista:

 

Come mai ha deciso di ricandidarsi alla consultazione interna del Movimento 5 stelle?

Non ho mai creduto alle autocandidature, ma al valore di scelte corali, come fu per la mia candidatura alle “regionarie” dove risultai prima donna in Puglia per consensi ricevuti, seconda in lista e prima dei non eletti al consiglio regionale. Cosi, anche stavolta , prima di dare disponibilità, ho ascoltato attentamente le richieste di persone di cui mi fido e che mi hanno chiesto di dare disponibilità, accettando la richiesta che arrivava da Russeau. Solo che, a differenza di qualche anno fa, questa volta era inspiegabilmente vietato qualsiasi tipo di supporto pubblico da parte dei Meetup, in deroga a quel principio di cui tanti attivisti della prima ora per anni ne avevano fatto giustamente un vanto: “Nel M5S non ti candidi ma ti candidano”.

 

E vista questa prima anomalia, come ha deciso di comportarsi?

Ho seguito scrupolosamente tutte le procedure, incluse le indicazioni contenute nel “regolamento per i candidati” che mi è stato inviato, insieme alla mail con cui lo staff accoglieva favorevolmente la mia candidatura. Come previsto da quel regolamento, piuttosto stringente per la libertà personale, per quindici giorni non ho partecipato a graticole (metodo di selezione interna alle candidature, ndr), inspiegabilmente vietate se organizzate dalla base e mai organizzate dall’ ipotetico quanto sconosciuto staff locale, ho evitato di partecipare ad incontri pubblici, non ho rilasciato dichiarazioni alla stampa ed ho realizzato un video pubblicato sulla pagina del mio profilo FB, visto da più di 8.000 persone, in cui spiegavo le ragioni della mia scelta e la grande opportunità di espressione democratica e di autodeterminazione politica che avevamo di fronte a noi. Mai avrei immaginato di potermi sbagliare tanto!   Nei giorni a seguire, non avendo ricevuto alcun “parere negativo vincolante”, (unico eventuale ostacolo per la non accettazione alla competizione come previsto dall’art. 7 del regolamento) ho dato per scontata   la mia presenza nell’elenco di nomi di candidati sulla piattaforma Rousseau.

Ho scoperto, con mia immensa sorpresa, della mia esclusione, solo il giorno delle votazioni, avendo ricevuto decine di telefonate di amici, conoscenti, attivisti di tutta la provincia che mi comunicavano di non riuscire a votarmi perché non trovavano il mio nome. Ho pensato fosse un problema solo mio, ma ho verificato in brevissimo tempo che esclusi sul portale erano anche i nomi di tantissimi altri attivisti di Lecce, Brindisi, Taranto, Bat, Foggia conosciuti e stimati.

Gran parte dei quali, per la loro attività politica di cittadinanza attiva sul proprio territorio, avrebbero potuto minare la rielezione automatica dei parlamentari uscenti.

 

Cioè, secondo lei sono stati i “portavoce” uscenti a bloccare la sua candidatura e quella di altri attivisti storici?

Ormai vanno chiamati parlamentari, e non portavoce, perché evidentemente portano la voce di loro stessi, e non della base collettiva, salvaguardando i propri interessi personali.

Quando mi sono confrontata con altri attivisti sul territorio nazionale, è risultato lampante che questa mattanza di candidati per bene era opera di una “rete di segnalatori”, come l’ha definita di Maio, presumibilmente parlamentari e consiglieri regionali, che hanno eliminato avversari scomodi per una posizione utile nel listino bloccato del Movimento.

Un fenomeno particolarmente massiccia soprattutto in Puglia, Toscana, Calabria, Veneto e Sicilia.

Può immaginare il mio sconcerto nell’apprendere che il “filtro di qualità”, oscuro e stingente per gli attivisti storici, era stato invece superato da Fiammetta Borgia, fidanzata del sindaco di Nardò, di estrema destra, Pippi Mellone (colui che ha sempre vantato un sostegno attivo all’elezione del consigliere regionale Cristian Casili).

A esplicite richieste di spiegazioni anche pubbliche, la risposta ad ogni livello è stata il silenzio.

Tutto questo ci ha fatto capire il senso dello spessore politico ed umano di chi venne eletto nel 2013. Gente che ricevette il mio voto perché dai palchi, affianco a Beppe Grillo, parlava di democrazia diretta, di scelta dei cittadini, di “recall”, di rendere conto alla base e agli elettori, ma che appena cinque anni dopo, ha temuto il confronto in una democratica e leale competizione interna, usando la propria posizione di potere per eliminare qualsiasi competitor.

 

Ci racconta meglio cosa avvenne il giorno delle parlamentarie a metà gennaio scorso?

Il primo giorno delle votazioni (il 16 gennaio), per molte ore cercarono di tenerci buoni. Antonella Laricchia (leader M5s in consiglio regionale, ndr) nel suo stile ci rabbonì, raccogliendo i nomi di tutti gli “esclusi” con la promessa di occuparsi lei della faccenda comunicandoli allo staff. Ma era tutto un bluff. L’ennesimo. Per evitare proteste pubbliche. Senza alcuno scrupolo non si sono degnati di comunicare a nessun escluso, la non partecipazione in tempo utile a salvaguardia della propria immagine e vita sociale. Non hanno avuto alcun rispetto per la persona e alcun rispetto per le regole.

Per questo, come altri attivisti del comitato spontaneo #Annullatetutto, ho inviato una raccomandata di diffida a Di Maio, Grillo e Casaleggio in cui chiedo di annullare le parlamentarie per violazione di norme interne e del codice civile, di avere accesso agli atti per conoscere le motivazioni che hanno portato alla mia esclusione e li intimo di rimuovere, con pubbliche scuse, l’etichetta di infiltrato, razzista, odiatore seriale, indegno, che Di Maio ha attribuito mezzo stampa a me e a tutti gli esclusi. Parole inaccettabili, che sono ferite aperte e rappresentano una gravissima diffamazione , di un uomo senza scrupoli che getta discredito su brave persone al solo scopo di giustificare le sue scelte altrimenti ingiustificabili. Dalla spocchia con cui mente, e con cui reiteira le menzogne sull’onorabilità degli esclusi, è evidente che crede di rimanere impunito, trincerandosi, probabilmente, dietro lo scudo della sua posizione di “onorevole” . E’ la “rivoluzione” che si fa casta .

 

Ma chi ritiene possa averta “fatta fuori” dalla lista, impedendole di raccogliere il consenso dei suoi sostenitori interni al Movimento?

E’ di dominio pubblico che negli scorsi mesi abbia manifestato la mia ferma convinzione che le scelte politiche riguardo la selezione del candidato sindaco per le amministrative leccesi (il dott. Fabio Valente, ndr) fossero in piena contrapposizione con i principi di democrazia partecipata del M5S.

All’epoca ho chiesto con forza le “comunarie”, certa che la scelta di un nome nella stanza chiusa tra poche persone fosse fallimentare e che era nostro dovere chiamare la cittadinanza leccese iscritta al M5S a scegliere chi rappresentarla.

Ma anche in quel caso, i parlamentari, sprezzanti alla sola possibilità di un processo trasparente, democratico ed allargata, hanno dichiarato mezzo stampa che mai a Lecce si sarebbero svolte le primarie interne. Definendo strumentalmente i promotori dei “dissidenti”. Ma i fatti ci raccontano che i cittadini leccesi hanno risposto a quella scelta con un sonoro schiaffone politico, bocciandoli: con ben quattro parlamentari leccesi, si realizza una lista addirittura incompleta, che non riesce a raccogliere più di un misero 6% .

Era una polemica? Non direi. Ho creduto e credo ancora nella bontà della mia posizione, che era quella di tanti attivisti di Lecce e provincia, rimasti inascoltati. Se anche fosse quello il motivo della mia esclusione, lo rifarei. Perché credo fermamente nei processi democratici, nelle regole chiare e nelle pari opportunità.

Ma per quanto concerne le “parlamentarie” Maurizio Buccarella, Daniela Donno, Diego De Lorenzis, Barbara Lezzi, non sono “nessuno”; non compaiono nell’organigramma del nuovo M5S di Di Maio, dunque non avrebbero mai potuto far fuori i propri competitor senza il permesso del loro Capo Politico. E’ lui il mandante, è sua la pistola fumante.

Gli altri sono semplici esecutori in pieno conflitto d’interessi, avvantaggiati da una ghiotta occasione.

E poi chissà, il motivo dell’esclusione potrebbe anche essere non aver votato di Maio alle primarie interne per la scelta del capo politico! Ormai è tristemente noto che i voti espressi sulla piattaforma Russeau vengono archiviati, storicizzati anche dopo la chiusura delle operazioni di voto. Questo permetterebbe la profilazione degli iscritti in base a ogni preferenza espressa con il voto… facilitando una eventuale schedatura politica.

 

E oggi, a distanza di alcune settimane e con la campagna elettorale in pieno svolgimento?

Il M5s si è trasformato nel partito di Di Maio, un organismo verticistico, non democratico che ha preso il peggio dei partiti tradizionali, che non accetta alcuna dialettica interna, che premia l’ubbidienza cieca e la rete amicale, che come ogni partito cerca di arroccarsi per mantenere la propria posizione di privilegio. Tutto ciò che un tempo combattevamo lo abbiamo incarnato con Di Maio.

Ha lasciato fuori immeritatamente e con disonore la base pulsante del M5S, che lo ha reso credibile e lo ha fatto crescere in questi anni e al loro posto ha nominato ‘riciclati’ che hanno avuto un passato in altre forze politiche come PD e FI, come Lattanzio che ha ricevuto il plauso dei Emiliano per l’imminente candidatura nel M5S, o l’ammiraglio Rinaldo Veri, il primo ad essere presentato da Di Maio ed il primo a doversi ritirare perché già consigliere comunale con una lista vicina al Pd. Inaccettabile fino a pochi mesi fa. Credo che la sua sia stata una scelta suicida , che forse apparentemente premierà il prossimo 4 marzo, ma che nel lungo periodo vedrà Di Maio essere una meteora con una vita politica ancor più breve di quella di Renzi.

Allo stato attuale, purtroppo, non mi rimane che votare scheda bianca.

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Info sull'autore

Mario Maffei

Giornalista professionista, laurea in Bocconi, esperto di divulgazione scientifica. Un'unica grave perversione: la politica

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