Carovigno, l’ombra della mafia: voti comprati, da 20 a 100 euro, e gestione del parcheggio di Torre Guaceto. Arrivano gli ispettori del Viminale

DOSSIER/1 – Dopo l’inchiesta della Dda e la segnalazione del prefetto di Brindisi, insediata la commissione del ministero dell’Interno: valuterà tutti gli atti dell’Amministrazione guidata da Massimo Lanzilotti, espressione del centrosinistra, eletto sindaco il 10 giugno 2018. Il pm ha contestato al primo cittadino e al presidente del Consiglio comunale, Francesco Leoci, il concorso esterno nell’associazione di stampo mafioso riconducibile ad Andrea Saponaro. Per il gip, le indagini hanno svelato il “mercimonio con il consapevole beneplacito del sindaco, la caratura criminale del carovignese e le sue mire monopolistiche sulla riserva naturale, ma non c’è legame con clan mafiosi”

 

Di Stefania De Cristofaro

 

 

CAROVIGNO Compravendita di voti frenetica a Carovigno, prezzi da 20 a 100 euro, con foto che l’elettore doveva consegnare per l’incasso. Elezioni in odore di mafia, due anni fa, nel comune che conta 17mila abitanti in provincia di Brindisi: dopo l’inchiesta della Dda di Lecce, e la segnalazione del prefetto al Ministero dell’Interno, arriva la Commissione ispettiva del Viminale. C’è il sospetto che vi sia stato un “mercimonio in favore delle liste” di centrosinistra “che sostenevano il candidato sindaco Massimo Lanzilotti, poi eletto il 10 giugno 2018 per appena dieci voti rispetto alla soglia del 50 per cento dei consensi validamente espressi, e l’aspirante consigliere comunale Daniele Luperti. Sono entrambi indagati a piede libero assieme al presidente del consiglio comunale Francesco  Leoci”.

Un mercato messo in piedi da Andrea Saponaro, finito ai domiciliari l’8 giugno 2020, con l’accusa di minacce in chiave elettorale: per la pm della Dda, ci sono stati anche omaggi vari per estendere il numero degli elettori. Dalle colazioni pagate al bar, al giro gratis sul trenino in occasione di un compleanno, all’interno di Torre Guaceto, reale obiettivo di Saponaro, interessato alla gestione in esclusiva della zona parcheggio, in località Penna Grossa. Business autentico, se ci fosse stato il monopolio, a sua firma.

L’INCHIESTA DELLA DDA E L’ACCUSA DI CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA CONTESTATA AL SINDACO

E’ stato lo stesso primo cittadino di Carovigno a confermare, ieri, con un post sulla sua pagina Facebook, la notizia dell’imminente insediamento degli ispettori nominati dalla ministra Luciana Lamorgese, così come richiesto dal prefetto di Umberto Guidato, all’indomani dell’inchiesta della pm Paola Palumbo della Direzione distrettuale antimafia di Lecce. La sostituta procuratrice ha contestato nei confronti del sindaco Lanzillotti, di Daniele Luperti, Francesco Leoci ed Elio Lanzillotti, il “concorso esterno nell’associazione per delinquere di stampo mafioso”, riconducibile ad “Andrea Saponaro, a sua volta ritenuto inizialmente  affiliato ai “vecchi” della Sacra corona unita”, Massimo D’amico, l’ex uomo tigre, e Antonio Vitale, alias il Marocchino, condannato all’ergastolo e in regime di 41 bis, “per  passare dal 2010 a Giovanni Donatiello”, tornato in libertà.

Diverse le conclusioni a cui è arrivata la gip del Tribunale salentino, Simona Panzera: “Se è vero che l’attività di indagine mette in luce la caratura criminale di Saponaro, il quale ricorre a ogni metodo illecito e allo stesso potere intimidatorio della sua notoria pericolosità delinquenziale, pur di realizzare le sue mire su Torre Guaceto, dall’altra parte viene in evidenza come lo stesso Saponaro abbia agito in vista di fini individualistici”. Per la gip, in altri termini, c’è stato ed è stato documentato “un tornaconto personale di Andrea Saponaro”, mentre “nessun legame a clan mafiosi è rintracciabile nel materiale investigativo”. Di conseguenza, non ha contestato nel provvedimento di custodia cautelare, né l’associazione mafiosa a Saponaro ritenuta supportata da un quadro indiziario sfocato, agganciato a dichiarazioni dei pentiti, non del tutto riscontrate. Non essendoci mafia, non ha contestato il concorso esterno agli esponenti politici di Carovigno.

La pm, sostenendo il legame mafia-politica, aveva chiesto l’applicazione di misure interdittive a carico del sindaco Lanzillotti.

Non è escluso che la Dda presenti ricorso al Riesame, certo è che adesso gli ispettori del ministero dovranno passare sotto la lente di ingrandimento tutti gli atti sfornati dall’Amministrazione in carica, dalle delibere di Giunta, a quelle del Consiglio, dalle ordinanze firmate dal primo cittadino alle determine dei dirigenti.

IL SINDACO LANZILLOTTI: “CONSAPEVOLE DI AVER OPERATO NEL RISPETTO DELLA LEGGE”

“Sono contento che la commissione possa visionare tutti gli atti prodotti dalla mia Amministrazione in questi due anni”, ha detto il primo cittadino affidandosi al social network.

“Sono consapevole di aver operato nel rispetto delle regole e della legge, assieme a tutte l’amministrazione comunale di Carovigno, e confido nella celerità del corso di questa indagine, affinché si possa fare chiarezza nel più breve tempo possibile”

Si legge nel post di Lanzillotti, analista bancario, consulente presso i tribunali, commercialista e revisore contabile.

Della commissione ministeriale fanno parte tre componenti: un funzionario della prefettura della Bat (provincia di Barletta-Andria-Trani), in qualità di presidente, e due esponenti delle forze dell’ordine, tra polizia e carabinieri. Gli ispettori dovranno accertare se c’è stata (ed eventualmente in che termini e con quali effetti) oppure no, l’influenza esterna della criminalità di stampo mafioso nella gestione del rés publica a Carovigno, all’indomani dell’insediamento di Lanzillotti come sindaco. Argomento delicato per le possibili conseguenze, posto che nel caso in cui la domanda dovesse avere risposta positiva, ossia l’esistenza di infiltrazioni, anche sotto forma di condizionamenti, dovrà essere avviato l’iter che porta allo scioglimento del Comune, così come avvenuto in altre realtà della Puglia, dal Salento alla Capitanata. In tal senso, nei giorni scorsi, la parlamentare brindisina Anna Macina, eletta nei 5Stelle, ha presentato un’interrogazione alla ministra degli Interni.

post massimo lanzilotti

Il primo cittadino, già all’indomani dell’arresto di Saponaro, dopo aver appreso di essere indagato a piede libero nello stesso procedimento penale, ha consegnato pubblicamente la disponibilità a essere ascoltato e ha rivendicato con forza la correttezza del proprio operato prima, durante e dopo la tornata elettorale.

Dichiarazioni identiche da parte degli altri esponenti politici finiti sotto inchiesta, affidate agli avvocati Gianvito Lillo e Cosimo Lodeserto. Lo stesso Andrea Saponaro, difeso dall’avvocato Cosimo Deleonardis, ha respinto ogni accusa.

GLI ALTRI INDAGATI E L’INIZIO DELL’INCHIESTA DELLA DDA: L’INCENDIO AUTO DELLA MOGLIE DELL’EX SINDACO BRANDI

Ad oggi sono indagati, oltre ad Andrea Saponaro, al sindaco Massimo Lanzilotti, e al presidente del Consiglio comunale Francesco Leoci, Daniele Luperti, Franco Iaia, Vincenzo Iaia, Elio Lanzillotti, indicato come presidente del consiglio di amministrazione del Consorzio per la gestione di Torre Guaceto, e ancora Giovanni Saponaro e Cosimo Saponaro (fratelli di Andrea Saponaro).

L’inchiesta è stata avviata e sviluppata dal Roni-Comando provinciale dei carabinieri di Brindisi, ed è stata illustrata nell’informativa del 15 novembre 2018: “Documenta come i fratelli Saponaro, affiliati alla Scu, oltre a essere stabilmente attivi nel traffico di stupefacenti, condizionavano il voto delle elezioni amministrative del 2018 per l’elezione a sindaco e del Consiglio comunale a Carovigno, al fine di ottenere la gestione dei parcheggi della Riserva naturale di Torre Guaceto”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita a carico di Andrea Saponaro.

L’episodio che ha spinto i militari a indagare è stato l’incendio appiccato il 22 dicembre 2017 ai danni dell’auto della moglie di Carmine Pasquale Brandi, all’epoca sindaco di Carovigno. Impossibile o quanto improbabile che si fosse trattato di un errore. Verosimile, invece, che qualcuno volvesse colpire il primo cittadino. Nessun dubbio, infatti, sull’origine dolosa: fiamme volute e quindi appiccate con benzina. Brandi presenta denuncia e afferma di non aver ricevuto minacce, anche se pensa e ripensa a uno degli ultimi atti amministrativi sulla gestione dei parcheggi di auto a Torre Guaceto. Ricorda che il giorno precedente, il 21 dicembre, scrive e invia una Pec al ministero dell’Ambiente, al presidente del Consorzio di Torre Guaceto e ai dirigenti degli uffici Lavori Pubblici e Ambiente, per comunicare il riscontro al Consorzio in merito all’individuazione di un’area servizi a Punta Penna Grossa. Terreni a vocazione agricola, adibiti a parcheggio a pagamento, da affidare a gestione pubblica.

I carabinieri acquisiscono le immagini registrate dalle telecamere del sistema di videosorveglianza installate vicino all’abitazione del sindaco: “La visione del video permette di identificare Cosimo Saponaro come esecutore materiale”, scrivono i militari. Partono le intercettazioni telefoniche e ambientali: “L’attività tecnica fa emergere le pressioni che, in quel momento, Brandi sta subendo ad opera dei fratelli Saponaro”. E viene subito delineato il movente, quindi, il difficile contesto nel quale si trova il primo cittadino: l’incendio è “un tentativo di condizionare le scelte politiche in favore dei loro interessi, collegati alla gestione monopolistica dei parcheggi della riserva naturale di Torre Guaceto”. Località protetta, meta di turisti che arrivano anche dall’estero e che restano incantati dal mare e dall’ambiente circostante. Un’oasi lungo la costa, territorialmente ricadente del comune di Carovigno.

Brandi resiste. Ci prova. Pensa alla sua famiglia, teme per l’incolumità dei suoi parenti. Le indagini “documentano la concreta efficacia dell’attività intimidatoria posta in essere ai danni del sindaco, posto che quest’ultimo decide di rassegnare le dimissioni”. E’ una decisione molto sofferta, un gesto estremo per evitare di esporre moglie e figli. Carovigno, di conseguenza, resta senza Amministrazione e si torna al voto: l’ascolto di conversazione che dovevano restare private, permette di scoprire la formazione delle coalizioni e delle liste. Non solo.

Si va ben oltre le attività che scandiscono la campagna elettorale, stando a quanto sostengono i carabinieri e la pm. “Viene stigmatizzata la condotta illecita di Massimo Lanzillotti, candidato sindaco, poi eletto, e di Francesco Leoci, candidato nella lista Ripartiamo dal futuro, a sostegno di Lanzillotti, poi eletto presidente del Consiglio comunale”.

L’incarico istituzionale che spetta alla maggioranza, viene formalizzato in occasione della prima seduta delle Assise, con voto dei consiglieri proclamati eletti. Entrambi – sostiene l’accusa – “in cambio dei voti procurati con modalità illecite da Andrea, Cosimo e Giovanni Saponaro, si impegna a garantire gli interessi della famiglia nei rapporti con l’Amministrazione comunale di Carovigno”.

IL MERCIMONIO: LE TARIFFE DEI VOTI E LE FOTO PER OTTENERE IL PAGAMENTO

Nell’ordinanza sono riportate una serie di intercettazioni che si riferiscono a conversazioni avvenute nei giorni precedenti alle elezioni e in quello delle votazioni: “Testimoniano l’incessante spola tra i seggi elettorali che consentiva a Saponaro di raccogliere ulteriori voti, rispetto a quelli sui quali già facevano conto”. In particolare, l’attività di ascolto documenta “lo scandaloso mercimonio di voti in cui Saponaro si attiva, accaparrandosi  voti per somme di denaro che oscillano da 20 a 100 euro, avendo sempre  cura di pretendere la foto della scheda come prova del voto” per il quale si chiedeva il pagamento.

Lanzillotti ottiene 4.995 voti, pari al 50,10 per cento delle preferenze validamente espresse che ammontano a 9.889. Supera la soglia della metà più uno che gli permette di vincere al primo turno (stando alla legge elettorale per i Comuni che hanno più di 15mila abitanti) contro il candidato espressione dell’area di centrodestra, Antonio Pagliara. A conti fatti, la differenza che consente la vittoria è costituita da dieci voti.

Pagliara continua a chiedere chiarezza. L’ha sempre chiesta, in verità, di fronte a quel margine così risicato.

La pm scrive:

“In questa indagine, i voti comperati da Andrea Saponaro ed espressi in favore di Massimo Lanzillotti sindaco hanno evidentemente alterato il risultato, consentendogli di evitare il ballottaggio”.

Daniele Luperti ottiene 167 voti ed è il primo dei non eletti al Consiglio comunale.

GLI ESPOSTI ANONIMI DOPO LE ELEZIONI: “COLLUSIONI CON CIRCUITI CRIMINALI”. IL DANNEGGIAMENTO DEL TRENINO

Poco più di un mese dopo le elezioni, in Procura arrivano due esposti: uno in data 25 luglio, altro il 27, entrambi anonimi, ma con precise denunce di “illecite collusioni tra gli amministratori appena eletti al Comune di Carovigno e soggetti appartenenti a circuiti criminali”. I nomi ricorrenti sono quelli di “Massimo Lanzillotti e Francesco Leoci, i quali vengono indicati come collettori di voti di scambio ottenuti tramite l’intervento della famiglia Saponaro e in particolare di Andrea, detto Burzone”.

Negli esposti viene indicata “la contropartita per i Saponaro”: “la gestione dei parcheggi a Torre Guaceto, tramite la società D&A, a loro riconducibile”. La srl nel 2014 si aggiudica l’appalto per il trasporto pubblico, ma l’anno dopo l’Ente gestore decide di esternalizzare il servizio e, per questo, avvia una gara a evidenza pubblica che si definisce con l’aggiudicazione in favore del “Gruppo Crocetta srl”, peraltro l’unica che risponde all’invito.

L’8 luglio 2015, il Gruppo Crocetta subisce il danneggiamento del trenino usato per il trasporto. Successivamente, la gestione viene suddivisa tra due società, la Locopark e la D&A, quest’ultima titolare della gestione dei parcheggi superando avverse vicende amministrative. Un elemento ulteriore per approfondire le indagini.

LA CONCLUSIONE DELLA GIP: “MERCIMONIO COMPROVATO, BENEPLACITO DEL SINDACO, NESSUN LEGAME CON LA MAFIA”

La conclusione della gip Simona Panzera va in due direzioni. La prima ricalca l’impostazione della pm: “Comprovato l’illecito mercimonio di voti, ordito con il consapevole beneplacito del sindaco Lanzillotti e il rilevante contributo offerto da Luperti”, si legge nell’ordinanza. La seconda: “Non sussistono, per contro, elementi da cui inferire una qualsivoglia connessione dell’attività monopolistica su Torre Guaceto, fine ultimo del progetto criminoso di Andrea Saponaro, con circuiti di stampo mafioso”. Risulta, invece, “il carattere autonomo degli interessi lucrativi di Saponaro”, l’unico al quale sono stati applicati gli arresti domiciliari essendo “socialmente pericoloso e in grado di esercitare condizionamenti sulla gestione della funzione pubblica”. Su quei condizionamenti, sull’attualità o meno, e sulla mafiosità o no, sarà la commissione ministeriale a relazionare.

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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