Carovigno, inchiesta elezioni: “Voglio la testa di quello. L’importante è che vince Massimo, altrimenti ci scordiamo Torre Guaceto”

DOSSIER/2 – Intercettazioni telefoniche e ambientali raccontano l’interesse di Andrea Saponaro, finito ai domiciliari, nella gestione dei parcheggi della riserva e il sostegno in favore di Lanzillotti, eletto sindaco, dopo le dimissioni di Brandi, soffocato dalle intimidazioni. “La prima cosa che ci deve fare è l’ordinanza”. Svelato anche il tentativo di eliminare il direttore del Consorzio, Alessandro Cicolella: “Se ne deve andare da là”

 

Di Stefania De Cristofaro

 

 

CAROVIGNO – “Solo con Carmine Brandi siamo scoperti. Massimo Lanzillotti è sicuro al cento per cento: l’importante è che vince, altrimenti ce lo scordiamo Torre Guaceto noi”. Chiaro l’obiettivo di Andrea Saponaro, 47 anni, finito ai domiciliari con l’accusa di minacce elettorali con riferimento alle votazioni che il 10 giugno 2018, a Carovigno, portano alla vittoria della coalizione di centrodestra con Massimo Lanzillotti sindaco: lo ammette senza alcun timore, parlando con Daniele Luperti, all’epoca candidato consigliere comunale, ora indagato a piede libero assieme al primo cittadino nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce.

LE INTERCETTAZIONI E LE ASPETTATIVE DI SAPONARO: GESTIONE PARCHEGGI A TORRE GIACETO

Messo da parte Carmine Brandi, costretto alle dimissioni da sindaco di Carovigno, dopo l’incendio dell’auto usata dalla moglie, la notte del 21 dicembre 2017, il gli elettori di Carovigno sono chiamati alle urne. La campagna elettorale entra nel vivo a marzo 2018 e “sin dalle prime fasi relative alla scelta dei candidati, emergono le aspettative di Andrea Saponaro”, nato a Brindisi, ma da sempre residente a Carovigno. “Aspettative nei confronti della futura Amministrazione comunale”, scrive la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Simona Panzera, firmataria dell’ordinanza di custodia ai domiciliari per Saponaro, sulla base degli elementi raccolti dai carabinieri del Roni-comando provinciale di Brindisi, e valutati dalla pm Paola Palumbo, applicata alla Dda salentina.

“Pensa – si legge –  di condizionare, sia minacciando che rimuovendo anche i funzionari a lui ostili, sia condizionando le elezioni sostenendo il candidato Lanzillotti e Daniele Luperti”, quest’ultimo, risultato il primo dei non eletti in Assise, nella lista a sostegno del primo cittadino. Obiettivo finale, ottenere la gestione dei parcheggi, nell’ambito del progetto relativo alla realizzazione della “Porta di accesso alla Riserva”.

IL TENTATIVO DI ELIMINARE UN FUNZIONARIO DEL COMUNE: “QUELLO DEVE SPARIRE DA LA’”

Una delle prime conversazioni intercettate e considerate di rilievo nell’inchiesta, è un’ambientale ascoltata il 18 marzo 2018, attorno alle 10, nell’auto di Saponaro:

“Quello deve sparire di là”

Dice a un uomo che non risulta indagato. “Sta facendo un po’ il fesso”. Il riferimento, secondo l’accusa, è al funzionario del Comune di Carovigno, responsabile dell’Area 7, quella che comprende demanio, agricoltura e urbanistica. Il nodo è relativo a una pratica edilizia: “Ora ha chiesto i pareri a tutti”. Il funzionario aveva effettivamente richiesto una serie di pareri, così come previsto dalle disposizioni di legge, a diversi enti.

Saponaro, continua: “La politica deve cambiare, penso. No?”. Il suo interlocutore ribatte: “Eh spero che cambi. La politica di chi? Di Carmine Brandi?. Ma io quello che immagino Andre’, quello che ho visto, i danni sono partiti da quando uno stava da un lato e uno stava dall’altro”. La conversazione fra i due prosegue facendo riferimento al passato: “Due mesi prima, già l’avevano fatta, si stavano nascondendo, due mesi prima fecero un consiglio di amministrazione dove dicevano che il parcheggio lo doveva gestire il consorzio. Due mesi prima, ancora non si parlava di Mimmo Mele, zero”. Mele (deceduto) è stato sindaco di Carovigno e successivamente parlamentare. L’altro chiede: “Chi?”. Risposta di Saponaro: “Sempre tutti quelli…quando stava Zizza, prima che vincesse Mimmo Mele”. Anche Vittorio Zizza è stato primo cittadino di Carovigno e poi è approdato in Parlamento (ora è un esponente della Lega Salvini Premier). Zizza ovviamente è estraneo alle indagini, ma il suo nome viene fatto da Saponaro e quindi risulta essere trascritto nella conversazione intercettata quando affronta il discorso del consiglio comunale “per l’esproprio del terreno”.

Quello interessava a Saponaro: il terreno per la realizzazione dei posti auto a pagamento, all’ingresso della riserva di Torre Guaceto. Da gestire nel periodo primavera-estate. “Il Consiglio comunale – continua – il fatto dell’esproprio stava già fatto”.

L’ERRORE COMMESSO DURANTE LA PRECENTE TORNATA ELETTORALE: “QUELLO LO AVREI UCCISO”

Nella lettura data dall’accusa, Saponaro in tal modo ricorda un errore commesso in occasione della precedente tornata elettorale, quando “aveva sollecitato Daniele Luperti a sostenere una parte politica a loro favorevole al fine di perseguire il loro unico obiettivo, ossia recuperare la gestione dei parcheggi”. La vittoria di Mele, invece, aveva avuto come effetto il blocco delle “loro pretese espansionistiche, posto che il direttore del Consorzio di Torre Guaceto, li aveva esplicitamente messi da parte.

Saponaro fa espresso riferimento anche a “Cosimo Santacroce, politico della frazione avversaria:

Pure quello vorrebbe ucciso, io se lo potevo uccidere lì dentro, lo avrei ucciso”

Dice nella conversazione in auto.

L’incontro fra i due, stando a quanto racconta lo stesso Saponaro, avviene quando si recano sull’area assieme al direttore e a un architetto per la realizzazione di alcune opere. “Vabbe’ avete il parcheggio, non basta? Tu stai venendo nel mio terreno e stai prendendo le misure. Quanto mi diede fastidio, quel giorno”, prosegue Saponaro parlando di Santacroce il quale è estraneo alle indagini.

IL DIRETTORE DEL CONSORZIO CICOLELLA NON GRADITO A SAPONARO: “VOGLIO LA TESTA DI QUELLO”

Per superare le difficoltà, Saponaro svela il suo preciso intento: “Se uno di noi, come può essere Elio Lanzillotti (docente in pensione, indagato a piede  in questo troncone, ndr), come può essere l’avvocato Francioso (professionista, invece, estraneo all’inchiesta, ndr) che sono gli unici due che possono fare il …al direttore, ma uno solo”. E aggiunge: “Elio Lanzillotti ha detto ‘Andre’ io non lo voglio Torre Guaceto, a me mi basta entrare pure da consigliere di opposizione che se entro devo andare là, so io come mi devono fregare quello, perché il consigliere di opposizione può andare a prendersi le carte”.

Nel passaggio successivo, Saponaro, senza mezzi termini dice:

“Io voglio la testa di quello. Se non ncucchia con Massimo (non si mette insieme, ndr) non ce n’è per nessuno”

Dice facendo riferimento al direttore. Era necessario, stando a quel piano, bloccare le contrapposizioni con il direttore e quindi avere nella compagine politica “almeno un uomo di stretta fiducia”.

Il direttore del consorzio, Alessandro Cicolella, non era nome di gradimento. Più di qualche volta le decisioni di Cicolella erano andate di traverso a Saponaro. Il direttore, subito dopo l’incendio doloso all’auto di Carmine Brandi, è stato sentito come persona informata sui fatti: “Chiariva che l’ente di gestione di Torre Guaceto, a seguito della procedura di ampliamento della riserva terrestre che di fatto ha incluso i terreni agricoli di Penna Grossa, già in passato adibiti a parcheggio, ha proceduto a elaborare uno studio per individuare potenziali aree posteggio, localizzate all’esterno del perimetro previsto dall’ampliamento delle riserva”, si legge nel verbale riportato nell’ordinanza di custodia cautelare.

Stando alla documentazione acquisita in fase d’indagine, lo studio è stato approvato il 29 dicembre 2015, con delibera dell’assemblea del Consorzio. Il finanziamento del ministero dell’Ambiente è stato comunicato il 5 luglio 2016. A seguito dei fondi ministeriali, l’ente ha elaborato uno studio ulteriore di dettaglio, “individuando quattro potenziali zone per il parcheggio”. Lo studio bis è stato approvato dall’Amministrazione comunale di Carovigno, con delibera del Consiglio, il 23 maggio 2017.

Cicolella, sentito dopo l’intimidazione a Brandi, spiega che “con l’ultima lettera inviata dal sindaco si permetteva l’attivazione delle procedure per la realizzazione di un’area parcheggio a gestione pubblica”.

L’EX SINDACO BRANDI: “VI TOLGO LE CASTAGNE DAL FUOCO, MI DIMETTO”. I TIMORI: IL SENATORE ZIZZA VISTO CON SAPONARO

Brandi, del resto, comprende subito e bene il senso e la provenienza del gesto. Si dimette l’11 giugno 2018 e commentando il tutto al telefono con un amico dice: “Vi tolgo le castagne dal fuoco, mo mi vado a dimettere io”. La decisione di lasciare il Comune viene consegnata alla moglie, prima di ogni altra persona, essendo la donna molto preoccupata. Al telefono commentano quanto avviene al Municipio, stando alle notizie di alcuni siti: “Ora stanno tutti al notaio”, dice Brandi facendo riferimento al fatto che i consiglieri comunali, compresi quelli della sua maggioranza, avevano deciso di sfiduciarlo fuori dall’Aula, facendo cadere l’Amministrazione cittadina. E aggiunge: “Sicuramente hanno avuto forti pressioni perché Massimo Lanzillotti e Cenzino Radisi, quando li ho chiamati, si erano abbracciati e stavano piangendo! Ma non di gioia! Stavano piangendo perché probabilmente avranno avuto qualche minaccia grossa, secondo me”. Dall’inchiesta non è emersa alcuna minaccia ai danni di Lanzillotti. Tutt’altro. Per la gip è stato documentato uno “scandaloso mercimonio con il consapevole beneplacito del sindaco Lanzillotti”. Mentre la pm contestava il concorso esterno all’associazione mafiosa, gruppo della Sacra corona unita riconducibile ad Andrea Saponaro, stando alle dichiarazioni messe a verbale da diversi collaboratori di giustizia.

Lo stesso Brandi, conversando con un’altra persona pochi giorni dopo, confida i “suoi timori, dettati da fatto che il senatore Zizza era stato visto in un bar di Carovigno in compagnia di Andrea Saponaro, al quale faceva risalire la responsabilità dell’incendio”.

Vale la pena sottolineare che Brandi, intercettato al telefono, riferisce di una notizia non già di prima mano, ma de relato: non ha visto quell’incontro e afferma, infatti, di averlo saputo da un’altra persona della quale peraltro fornisce indicazioni sui legami di parentela con il suo interlocutore. “Come disse tuo cognato, che domenica la bar stava il senatore e stava Andrea Saponaro”. Era una questione di reputazione.

L’INCONTRO CON IL CANDIDATO MASSIMO LANZILLOTTI: “DEVO DIRGLI LE COSE MIE E IL FATTO DEI MANIFESTI”

Il 28 marzo “comincia a profilarsi il sostegno a Massimo Lanzillotti”. “Saponaro inizia a sondare il terreno politico per scegliere il candidato più docile” e lo fa in esecuzione del piano” che avrebbe dovuto assicurargli la gestione in regime di monopolio dell’area parcheggi a Torre Guaceto. In questo contesto, “iniziano a delinearsi i primi abboccamenti di Andrea Saponaro con Massimo Lanzillozzi, Francesco Leoci ed Elio Lanzillotti, con i quali il 28 marzo, si incontra”. Per quale motivo? In realtà sono due le ragioni: “A parte che gli devo dire le cose mie”. E poi: “Gli devo anche dire il fatto dei manifesti”. Per l’affissione dei manifesti elettorali, Saponaro delega Francesco Benvenuto, detto Berlusconi, e Franco Iaia. Il primo non è indagato, il secondo sì.

Parlando con Benvenuto ammette:

“L’importante è che vince Massimo, eh Berlusco’”.

La conversazione è stata intercettata sempre in auto, il pomeriggio del 28 marzo, attorno alle 18. “Altrimenti ce lo scordiamo Torre Guaceto”.  

“SE VA QUELLO, LA PRIMA COSA CHE DEVE FARE E’ L’ORDINANZA A NOI”

Anche l’8 aprile Saponaro espone le sue aspettative sulla futura Amministrazione, parlando con Daniele Luperti, che sarebbe stato il candidato da lui appoggiato direttamente:

“Se va quello, la prima cosa che deve fare, l’ordinanza a noi deve fare”.

Luperti: “Ti dico una cosa, io questa volta la vedo bene”. Il giorno dopo, stesso argomento sulla riserva di Torre Guaceto: “Solo con Carmine Brandi siamo scoperti”. L’11 aprile, Saponaro dimostra di non avere ancora deciso a quale candidato dare il proprio appoggio: “Io vorrei che arrivi al ballottaggio…Francioso, Lanzillotti, poi chi vuole vincere”. E ancora: “Dobbiamo salire sulla giostra”. Luperti: “Spetta che prima dobbiamo vedere le cose come stanno, un passo alla volta”. Saponaro: “Ci facciamo dare la delega e i soldi, deleghiamo noi”. Il 13 aprile, Saponaro prospetta nuovamente la rimozione di funzionari del Comune di Carovigno che fino a quel momento lo hanno ostacolato: “Di qua te ne devi andare”.

Nel periodo delle strategie elettorali, era evidente la contrapposizione tra Brandi, personaggio ritenuto scomodo, ai progetti del gruppo di Saponaro, così come la circostanza che lo stesso gruppo mirava a risolvere a suo favore la questione dei parcheggi. Luperti, intercettato, afferma: “Per noi, non c’è bisogno di dire niente, perché è già scontato che loro sanno quello che vogliamo, che il candidato sindaco vuole la questione di Torre Guaceto, già si sa, è sottointeso, mi sono trovato io, quando si è fatta la riunione e si è fatto il nome di quello, la prima cosa che hanno detto”.

“Immediatamente sospendono il servizio pubblico, perché il servizio pubblico, ad esempio, spende, 700 euro al giorno e io glielo faccio per quattrocento. E risparmia, per prima cosa”, dice Andrea Saponaro. “Per la seconda cosa, prende le carte mie in mano e le legge e vede che sono in regola: invece che il Comune spende mille, duemila euro al giorno di servizi, quelli me lo danno gratis e lo pagano loro, ecco cosa possono fare. E’ semplice”. Per tutelare i propri interessi, dopo le dimissioni di Brandi, Saponaro progetta di inserire Daniele Luperti a sostegno di Massimo Lanzillotti. Il candidato sindaco vince, per una manciata di voti.

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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