Studio 100 tv: “Pervicacia criminale dei fratelli Cardamone”. Nel 2016 venduta Publiradio

DOSSIER/4 – Il gip del Tribunale di Taranto: “Condotte di bancarotta e frode professionali, hanno lucrato per anni ingenti capitali destinati all’erario”. L’emittente radiofonica ceduta a 89mila euro. Gaspare e Giovanni Cardamone condannati in passato: il primo, sei volte per omesso versamento dei contributi previdenziali; l’altro due volte per bancarotta

 

Di Stefania De Cristofaro

 

 

TARANTO – Nessun dubbio per il gip del Tribunale di Taranto, davanti agli elementi indiziari raccolti dai militari della Guardia di Finanza sulla cessione di Studio 100 tv: “I fratelli Gaspare e Giovani Cardamone hanno dimostrato una pervicacia criminale che emerge inequivocabilmente dalla persistente consumazione di condotte in un ininterrotto arco temporale”.

Schema ripetuto, secondo l’accusa. Un disegno strutturato che ha “contemplato la dismissione di cespiti positivi del loro patrimonio, in particolare l’emittente televisiva, per continuare a percepire i contributi del Mise, ai danni dei creditori e dell’Erario”.

 

LE ESIGENZE CAUTELARI: RISCHI DI REITEAZIONE DEL REATO E INQUINAMENTO DELLE PROVE

In questo scenario il giudice per le indagini preliminari, Benedetto Ruberto, ha ritenuto sussistenti a carico di entrambi gli indagati di concrete e attuali esigenze cautelari da tutelare. Motivo per il quale firmato la misura interdittiva del “divieto di esercitare imprese e di ricoprire cariche per la durata di 12 mesi” e hanno sequestrato beni immobili e disponibilità finanziarie per un valore di un milione di euro, pari alle imposte non versate.

“In prima battuta lo si desume dalle specifiche modalità e circostanze di fatto”, si legge nell’ordinanza notificata dai finanzieri. C’è stata la cessione dalla Jet srl alla Mastermedia Club srl del compendio aziendale dell’emittente locale Studio 100 con sede principale a Taranto e redazione a Brindisi.

La Jet in odore di fallimento, l’altra in bonis al momento della stipula dell’atto avvenuto il 27 novembre 2017 per poi essere dichiarata fallita considerando che si trattava della medesima realtà soggettivo ed economico-finanziaria. L’una e l’altra dei fratelli Cardamone.

 

NEL 2016 LA CESSIONE DELL’EMITTENTE PUBLIRADIO AL PREZZO DI 89MILA EURO

Le indagini della Finanza hanno accertato anche che “già nel 2016 la Jet srl aveva ceduto il ramo aziendale relativo all’emittente radiofonica Publiradio solo musica italiana, al prezzo di 89mila euro”. “Dopo le cessioni della tv e della radio, la Jet srl è rimasta di fatto vuota, in condizione tale non poter più proseguire la propria attività, con conseguente pregiudizio del principale creditore, ovvero l’Erario, per un importo superiore a cinque milioni di euro”. Mastermedia, invece, ha potuto presentare domanda per ottenere i contributi pubblici erogati dalla Stato in favore delle emittenti televisive locali, maturati per l’attività svolta da Studio 100 dal 2015 sino al 2017.

Analizzando le richieste di ammissione al passivo, raccolte dal curatore fallimentare Cosimo Valentini, è stato “accertato che la Jet srl aveva accumulato una ingente posizione debitoria”. Contraddistinta dal numero 15 è l’istanza di insinuazione dell’Agenzia delle Entrate per 1.626.701,15 euro per il mancato versamento di Iva e imposte sui redditi. Importo comunicato alla società, in seguito a controlli automatizzati, ben al di là della soglia penalmente rivelante pari a 200mila euro prevista dalle disposizioni di legge in materia. E dunque prova – stando alla contestazione – del fatto che “Gaspare e Giovanni Cardamone fossero consapevoli del debito tributario della Jet srl precedentemente alla realizzazione del trasferimento del ramo d’azienda Studio 100 tv”.

Secondo l’impostazione accusatoria i fratelli Cardamone hanno “creato negli anni plurime società che consentono di scegliere l’ente a cui far conseguire vantaggi o trasferire il patrimonio”.

Si tratta  – è scritto  – di

“soggetti che non hanno esitato a porre in essere un piano sistematico per ottenere il massimo profitto, senza pagare il Fisco e sfuggendo alle iniziative di recupero dei loro creditori, assicurandosi di conservare il patrimonio nelle mani della loro famiglia e dimostrando una spiccata e pervicace indole delinquenziale”. Tutto questo, secondo il primo giudice, “prova che traggono dall’attività delittuosa i proventi per il loro sostentamento”.

 

LA PERSONALITA’ NEGATIVA E I PRECEDENTI PENALI DEI FRATELLI CARDAMONE

Nel passaggio successivo del provvedimento, il gip ha “valutato la personalità altamente negativa di entrambi gli indagati, già gravati da numerosi precedenti penali e giudiziari”.

Gaspare Cardamone, 66 anni, amministratore unico delle due società dichiarate fallite, prima la Jet srl e poi la Mastermedia Club, “ha riportato due condanne per violazione delle norme sul diritto d’autore, ben sei per omesso versamento dei contributi previdenziali e ha anche precedenti per reati fiscali e uno per calunnia”. Giovanni Cardamone, 61, socio, ha “riportato una condanna per violazione delle norme sul diritto d’autore e due per bancarotta, una delle quali riguardante proprio la srl Studio 2000, già Studio100, per la distrazione del ramo d’azienda costituito dall’impresa televisiva ceduta alla Jet srl”. Nel fascicolo d’inchiesta c’è anche la sentenza che risale al 2002. A carico di Giovanni Cardamone, altre “tre condanne per omesso versamento dei contributi previdenziali”.

Attività “illecite frequenti, mai interrotte, anzi perfezionate nel corso degli anni” che “denotano la loro professionalità nel delinquere, tale da escludere la mera occasionalità della condotta” e la tendenza a “compiere imprese delittuose con modalità strutturate e sofisticare e a commettere condotte di bancarotta e frode fiscale”, contestate nell’ordinanza. “Delitti – ha scritto il gip – determinati da motivi di lucro, in ambito societario e imprenditoriale”.

“Orbene, è ragionevole ritenere che i fratelli Cardamone abbiano tutto l’interesse a non dismettere l’attività sistematicamente praticata si spostare i beni aziendali da una società all’altra, per sottrarla ad azioni esecutive individuali e concorsuali, trattandosi di facile fonte di guadagno derivante da attività svolta con carattere di professionalità, che non è facile interrompere, trattandosi peraltro di soggetti che svolgono attività imprenditoriale”. E ancora:

“La prognosi assolutamente sfavorevole di ricaduta nel delitto esclude in radice la verosimiglianza della concessione della sospensione condizionale della pena, in caso di futura condanna, in presenza di precedenti ostativi”.

La conclusione, per il gip: “La gravità dei fatti, la durata nel tempo, la reiterazione pur avendo riportato condanne, appalesano una evidente incapacità di autocontrollo di entrambi gli indagati a cui va fortemente limitata  – per il periodo massimo previsto dalla legge – la possibilità di esercitare imprese e ricoprire incarichi direttivi di persone giuridiche operanti nella attività industriali dirette alla produzione di beni e servizi, nelle attività intermediarie alla circolazione dei beni e nelle attività ausiliarie alle precedenti”. Interdizione per la durata di un anno.

 

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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