Sacra corona unita, le mani sul cinema di Puglia

DOSSIER/1 Le mani della Scu sul cinema di Puglia. Taranto, l’inchiesta “Tabula rasa” della Finanza, svela l’interesse del clan dei fratelli Antonio e Cataldo Sambito nel periodo delle riprese del film di Sergio Rubini “Il grande spirito”, prodotto da Fandango: guardiania e comparse nella mani del clan

di Stefania De Cristofaro

 

TARANTO – Blasone mafioso anche sul set cinematografico, in occasione dei ciak per il film del regista tarantino Sergio Rubini “Il grande spirito”, girato nel capoluogo ionico, nel rione Tamburi, fra ottobre e novembre 2017. Blasone dei fratelli Antonio e Cataldo Sambito, entrambi arrestati con l’accusa di essere stati a capo del clan, dopo essere stati affiliati alla Sacra Corona Unita: sono finiti in carcere nell’ambito dell’inchiesta Tabula Rasa che ha svelato la gestione in regime di monopolio delle attività di guardianìa dei mezzi impiegati dalla società di produzione Fandango, di quelle di reclutamento delle comparse, durante il periodo delle riprese, e persino della chiusura delle strade con conseguente deviazione del traffico, in sostituzione della Polizia locale.

L’inchiesta della Guardia di Finanza: i nomi degli indagati

L’indagine conta 23 indagati, a diverso titolo. In carcere oltre ad Antonio Sambito, alias Bubù, e a Cataldo Sambito, detto U’ Ring, sono stati condotti Claudio Pugliese (cognato di Antonio Sambito), Giuseppe Gentile, Giovanni Giuliani, Luca Guarino, Emanuele Raffo e Domenico Salamina. Domiciliari per Cosimo Simonetti. Obbligo di presentazione alla stazione di dei carabinieri per Angelo Lupoli e Angelo Solito.

Il gip Edoardo D’Ambrosio ha respinto la richiesta di misura cautelare, per mancanza dei gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Maria D’Andria, Giovanni Guarini, Marco Guarino, Filippo Illiano (candidato al consiglio comunale di Taranto, non eletto), Domenico Williams Lambardella, Nicola Loparco, Giuseppe Masella, Vito Rizzo, Giovanni Trondo, Fabrizio Versace e Amalia Vinzi e per mancanza di esigenze cautelari nei confronti di Anna Lezza. Restano tutti indagati a piede libero.

Le riprese cinematografiche a Taranto: “Sambito punto di riferimento per la casa di produzione”

Fondamentali anche in questa inchiesta, sono state le intercettazioni, spesso telefoniche, altre volte ambientali. Per il gip Edoardo D’Ambrosio del Tribunale di Taranto costituiscono gravi indizi di colpevolezza, così come sostenuto dal sostituto procuratore della Dda Milto Stefano De Nozza: con riferimento al filone relativo alle riprese cinematografiche accusa e primo giudice sono arrivati alla stessa conclusione, secondo cui “la casa di produzione di fatto” venne “sottomessa alla gestione del clan Sambito” in occasione delle “riprese per il film del regista Sergio Rubini. In particolare, la società Fandango “si rivolgeva direttamente ad Antonio Sambito sia per il servizio di guardiana delle attrezzature di scena, che per ottenere la disponibilità di alcuni spazi pubblici cittadini aggirando le dovute autorizzazioni”, nonché per il reclutamento delle comparse.

Finora nessuna contestazione è stata mossa nei confronti di componenti della troupe e della società di produzione.

Il primo contatto, stando a quando riportato nel provvedimento di arresto, risale al 18 ottobre 2017: “Un rappresentante della casa di produzione, chiama al telefono Antonio Sambito, poiché questi gli era stato indicato come persona di riferimento alla quale potevano rivolgersi i referenti romani della società che avevano urgente bisogno di in contatto nel quartiere Tamburi di Taranto”. Quel contatto doveva conoscere bene luoghi e individui, “allo scopo di porre le basi per un futuro lavoro cinematografico da svolgere in quella borgata”. La questione doveva essere affrontata de visu, come sostiene l’interlocutore al telefono e tale precisazione, secondo l’accusa, non può che avere una motivazione: “L’argomento era la protezione dell’intera troupe, come successivamente avrebbe palesemente confidato Claudio Pugliese a una sua amica”.

Il braccio destro dei fratelli, il ruolo di Claudio Pugliese: “Non ti preoccupare di chiedere, andiamo e giriamo”

Questi è il cognato di Antonio Sambito e per sua stessa ammissione – sempre telefonica – Sambito era un “malavitoso all’antica, un boss originale”. Ed è Pugliese a essere incaricato dal cognato di occuparsi della casa di produzione: “Sono a vostra completa disposizione, se è qualche cosa basta chiamare questo numero”.

Dalle intercettazioni emergono contatti per “individuare delle location e dei lastrici solari di immobili al quartiere Tamburi, dai quali fare riprese”. E le rassicurazioni di Pugliese: “Vabbe’ non ti preoccupare di chiedere o non chiedere. Andiamo e giriamo, capito? Non c’è problema, là”. Secondo l’accusa, “l’azione del clan Sambito si spingeva sino alla messa a disposizione di private abitazioni facendo leva sull’ampia disponibilità del territorio su cui esercita la propria forza”.

La ricerca delle comparse: “Ho trovato venti persone con la faccia da delinquente”

E’ sempre Claudio Pugliese a occuparsi del reclutamento di alcune comparse: il 26 ottobre 2017 raggiunge Cataldo Sambito e gli parla delle “richieste della casa di produzione”. “U’ Ringo – dice – mi hanno cercato dieci persone, io ne ho già trovate venti con la faccia da delinquente, ho pensato a quelli del biliardo”. L’altro fratello Sambito dà il suo benestare.

Significativa, per il gip, è anche la telefonata del 10 novembre 2017, tra Claudio Pugliese e un altro “referente della casa di produzione cinematografica” perché “emerge chiaramente come l’influenza del clan Sambito si riverbera anche nel vicino quartiere Isola Porta Napoli, o città vecchia”. Anche in questa occasione, Pugliese assicura: “Non ti preoccupare, ce la vediamo noi con gli equilibri, capisci a me”. In tal modo – scrive il giudice nell’ordinanza – “dimostra, la portata del blasone del clan Sambito che gli avrebbe garantito la totale assenza di problemi anche in quei territori che normalmente non rientrano nella loro circoscrizione”.

Il clan e il consenso sociale dalle famiglie impiegate sul set: bottiglie di Ferrari per ringraziare

Il clan creava in tal modo “un notevole consenso sociale proveniente dalle famiglie di tutti coloro i quali erano stati impiegati sia nella guardiania che nel personale di scena, in qualità di comparse” poiché “grazie all’intervento della consorteria verso la produzione, avevano avuto l’opportunità di ottenere introiti di natura economica”.

Le telefonate intercettate hanno permesso di scoprire che a titolo di ringraziamento per aver fatto lavoro un uomo come guardiano, Antonio Sambito ottiene in regalo una “confezione di prosecco Ferrari”.

Lo stesso vale discorso in termini di consenso sociale, sempre secondo l’accusa, guardando all’indotto, vale a dire ai commercianti tarantini ai quali potevano rivolgersi i componenti della troupe per l’acquisto di pasti e bevande”. Anche in questo caso, era il gruppo a segnalare i nomi giusti e quelli che, al contrario, dovevano essere lasciati stare. “Di quello non ti preoccupare, piglialo a caricatura”, dice Pugliese parlando con una referente della società di produzione che rappresentava le lamentele di un negoziante”.

Il clan si sostituisce al Comune nella chiusura di tratti di strada per il set

Altra fattispecie pesante sul piano dei gravi indizi è quella relativa al lavoro svolto da Claudio Pugliese, sempre sotto le direttive dei fratelli Sambito, per “coordinare un gruppo di persone reclutate per sgomberare e transennare tratti di strada necessari al set, allo scopo di consentire ai mezzi della produzione di parcheggiare e allestiste le location per le riprese”. In tal modo “sostituendosi all’Amministrazione comunale di Taranto che, non veniva per nulla interessata dalla richiesta, pur obbligatoria, dei permessi e autorizzazioni per la chiusura temporanea delle strade con deviazione del traffico”, ha scritto il gip.

La conferma, arriva dalla consultazione del sito internet della Polizia locale: non risultano ordinanze di interdizione alla sosta e al traffico in via Tasso, in via Foscolo e piazza Fogazzaro. “Appare evidente che il gruppo si è sostituto alle Amministrazioni statali e la surroga costituisce certamente un atto di abuso e, allo stesso tempo, un’affermazione di potere soprattutto agli occhi della popolazione residente che così ne può riconoscere l’autorevolezza”.

I contrasti con gli abitanti degli immobili scelti per le riprese: “Gli ho menato due mappini”

Nell’ordinanza c’è anche il riferimento ai “rapporti con gli abitanti degli immobili, sui cui terrazzi dovevano essere realizzate le riprese del film: “Anche in questo caso, allorquando nascevano delle criticità, gli uomini della produzione di rivolgevano al clan, nella persona di Claudio Pugliese”. Dalle intercettazioni emerge che quando non è stato possibile raggiungere un accordo sull’indennizzo economico da corrispondere alle famiglie di una palazzina, c’è l’intervento di Pugliese.

Succede, ad esempio, il 7 novembre 2017: due residenti bloccano l’accessi della troupe perché chiedono somme maggiori. Gli importi non sono indicati nel provvedimento di arresto. Pugliese viene avvisato e dice: “Mo me la vedo io laggiù, loro devono stare zitti e basta, devo essere io a dire tu devi scendere o no”. E ancora: “Quelli non devono avere manco una lira, mi stanno scavalcando, sono io il responsabile del settore e mi stai mancando di rispetto”. Lo stesso Pugliese aggredisce uno dei contestatori: “Gli ho menato due mappini”, dice parlando in auto con un amico. Mappini sta per ceffoni.

L’astio tra il clan Sambito e Nicola De Vitis per la gestione dei parcheggi: l’azione di fuoco

Le indagini, inoltre, hanno portato a scoprire che la gestione dei parcheggi necessari alla casa di produzione per i mezzi da usare nelle riprese faceva gola anche a Nicola De Vitis, volto già noto alle forze dell’ordine di Taranto, essendo stato condannato per associazione di stampo mafioso, come organizzatore di ungruppo assieme a Orlando D’Oronzo. “De Vitis tenta di tratte profitto dall’avvento della troupe nel rione Tamburi, ma invece di rivolgersi ai responsabile della società, si rivolge agli uomini del clan Sambito cioè nella consapevolezza che costoro sorvegliavano i set, garantendo tranquillità agli operatori”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare.

Tale circostanza emerge da una conversazione ascoltata nell’auto usata da Claudio Pugliese il 13 novembre 2017 da cui si capisce che “De Vitis vuole inserirsi nella gestione dei parcheggi, dove i mezzi sostavano la notte”. Vicenda alla base dell’astio tra i gruppi Sambito e De Vitis che culminava nella progettazione di un’azione di fuoco ai danni di Nicola De Vitis.

Se dovete fare i parcheggi, li dobbiamo fare pure noi”, dice un uomo della fazione De Vitis. Pretesa respinta al mittente da Pugliese che gestisce personalmente il caso: “Ma che ti sei montato la testa?”

Lo stesso Pugliese racconta a un amico che “due emissari di De Vitis si erano presentati al circolo di Antonio Sambito (un club Juve) e in maniera ferente avevano comunicato la scarcerazione, ai domiciliari nel rione Tamburi, reclamando anche un piacere”. Pugliese pensava a un’azione di fuoco: “E non vai e lo sparate proprio”. Cataldo Sambito preferisce la diplomazia, considerato che ogni azione violenta causerebbe la nascita di ritorsioni e l’innesco di un susseguirsi di atti criminali sconvenienti per entrambe le parti.

La società Fandango: “Pieno rispetto delle normative, nessun contatto con la criminalità”

La società di produzione Fandango rivendica la correttezza e la professionalità dei componenti della troupe che ha lavorato a Taranto: “Sempre nel pieno rispetto della normativa e delle procedure, in assoluta buona fede e ottemperando alle indicazioni delle autorità locali, senza in alcun modo prevaricare diritti di terzi e/o corrispondere a chicchessia illecite dazioni di denaro o altre utilità, né tantomeno cercare o sollecitare contatti con esponenti della criminalità organizzata locale”, si legge nella nota diramata alla stampa.

“Dalle prime verifiche interne è emerso che, tra le centinaia di persone ingaggiate sul set, due di queste risultano tra coloro che sono stati arrestati nell’ambito dell’operazione citata. Dei rapporti tra queste persone e il clan Sambito apprendiamo solo oggi dalle notizie di stampa. Restiamo a disposizione della autorità giudiziaria per qualunque approfondimento ritenessero necessario”.

 

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Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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