Pianeta Italia, come agiva il “gruppo criminale” del senatore De Gregorio

senatore De Gregorio

Estorsione, riciclaggio, minacce e un fiume di denaro tra la Puglia e Roma. E quei tentacoli allungati in Albania, Portogallo e Siria

Inchiesta senatore De Gregorio: cinque pugliesi indagati, tre sono in carcere

La gip: “Era un gruppo criminale”. Pietro Schena, 43 anni, titolare di sale di ricevimento in Valle d’Itria, è accusato di minacce a titolari di bar e riciclaggio assieme all’ex parlamentare: “L’estorsione vera, è quando stanno le famiglie storiche che poi le arrestano”. In cella pure due ex militari del Battaglione San Marco, Vito Frascella di Taranto e Antonio Fracella di Nardò. Ai domiciliari Vito Meliota, 38 anni, di Conversano. Obbligo di presentazione alla stazione dei carabinieri per Michelina Vitucci, 44 anni, di Bari. La gip: “Potenzialità criminali eccezionali, elevata professionalità nelle azioni, tentativo di depistare le indagini”. Ricostruito anche un tentativo di condizionare la situazione politica in Albania: contatti con Ilir Kulla, uno degli intermediari per il rilascio dei due ragazze italiane sequestrate in Siria

 

Di Stefania De Cristofaro

 

ROMA- Bar, società e fiumi di denaro fanno da scenario all’inchiesta della Dda di Roma su estorsioni e riciclaggio, chiamata Pianeta Italia: è il filone che ha portato in carcere il senatore (fino a marzo 2013) Sergio De Gregorio, 60 anni, giornalista professionista, eletto nelle liste di Idv per passare nel Pdl, e ha svelato legami tra il parlamentare e cinque pugliesi, tutti indagati con accuse declinate in maniera differente in base ai ruoli contestati. Non comparse, ma protagonisti a diverso titolo, secondo la gip del Tribunale di Roma

Nove sono gli indagati. In carcere, oltre al parlamentare, sono finiti Pietro Schena, 43 anni, di Fasano, imprenditore attivo nella gestione di sale ricevimento in Valle d’Itria, ritenuto braccio destro del senatore, e due ex militari del Battaglione San Marco, Antonio Fracella, 41 anni, di Nardò, in provincia di Lecce, e Vito Frascella, 40, di Taranto. De Gregorio parlando al telefono con Schena, chiamava i due marò, “bambrielli”: “Tu li volevi trasformare da impiegati a imprenditori”.

L’altro pugliese coinvolto è Vito Meliota, 38 anni, originario di Conversano,noto a Roma per essere diventato “il re del panzarotto”, specialità pugliese che è riuscito a esportare in tre punti vendita della capitale: è finito ai domiciliari. Obbligo di presentazione alla stazione dei carabinieri di Bari per Michelina Vitucci, 44 anni, nata e residente nel capoluogo pugliese. Le indagini hanno portato in carcere anche per Giuseppina De Iudicibus, 55 anni, di Napoli, e Michela Miorelli, 43, di Rovereto. Risulta irreperibile Corrado Di Stefano, 68 anni, di Roma, destinatario di ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari: è residente all’estero da tempo.

L’inchiesta Pianeta Italia: “Gruppo criminale attorno al senatore”

Per la Squadra Mobile di Roma, esisteva un “gruppo criminale intorno alla figura dell’ex senatore della Repubblica italiana, Sergio De Gregorio”, nome ancora oggi legato all’indagine sulla compravendita di senatori mossa contro Silvio Berlusconi (prescrizione 2018). Il cavaliere era accusato di aver fatto avere a Sergio De Gregorio, eletto nella lista dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, tre milioni di euro per passare dal centrosinistra al centrodestra votando la sfiducia al governo Prodi nel 2007. De Gregorio patteggiò una pena a un anno e otto mesi, con l’accusa di corruzione in atti d’ufficio, dopo aver raccontato ai magistrati lo schema della compravendita.

Il senatore, già presidente della commissione Difesa del Senato e della delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato, è al centro della tesi sostenuta dalla procuratrice aggiunta Ilaria Calò e dal sostituto Francesco Minisci nelle richieste di arresto, poi firmate dalla giudice per le indagini preliminari Antonella Minunni. E’ considerato lo “stratega del gruppo”. “Con artifici e raggiri, anche con minacce e violenze, il gruppo riusciva a interferire nella varie attività economiche, avvalendosi spesso di strumenti societari creati ad hoc, asserviti alla commissione di fatti illeciti per il perseguimento di finalità unicamente personali”, ha scritto la gip nella parte iniziale del provvedimento di arresto. Gli “illeciti” consistevano in tre condotte: in primis “estorsioni compiute mediante rilevazione di esercizi commerciali tolti a poco presso ai rispettivi titolari”, poi “riciclaggio e autoriciclaggio di denaro, provento di attività illecite, fatte confluire su conti correnti di società nella disponibilità degli indagati”, come la Pianeta Italia srl che ha dato il nome all’inchiesta e, infine, “intestazione fittizie di beni societari a terze persone al fine di eludere le disposizioni di legge in misura di prevenzione patrimoniale e per aggredire il mercato in maniera fraudolenta”.

La prima denuncia, estorsione al bar Enjoy di Roma: “Mettiamo i sigilli”

La prima denuncia raccolta dagli agenti della Mobile risale al 29 aprile 2016, giorno in cui il titolare del bar Enjoy di Roma si presenta negli uffici della polizia per riferire che qualche ora prima, “due persone di sesso maschile” erano “entrate nel bar chiedendo di seguirle fuori”. Per quale motivo? “Una di loro mi diceva che dovevo dare i soldi a Corrado perché, a loro dire, io ero stato l’artefice dell’amicizia tra lo stesso Corrado e un uomo di nazionalità rumena conosciuto come Giulio che non vedo da due settimane”, si legge nella denuncia riportata nell’ordinanza. “Giulio aveva ricevuto da Corrado somme di denaro e Corrado, in passato, mi aveva confidato di aver pagato Giulio per recuperare dei crediti per fornirgli dei passaporti falsi”. A quel punto, stando a questa ricostruzione, si aggiunge una terza persona e i tre rivolgono al titolare del bar la seguente frase, “con tono intimidatorio”: “Vuoi tenere aperto questo bar o no, vuoi che torniamo domani mattina e ti mettiamo i sigilli”. Minacce proseguite durante la notte “attraverso uno scambio di Sms”. Corrado è stato identificato in Corrado di Stefano, socio della società Udisens; Giulio in un rumeno con la passione per lo slot, al secolo Iulan Mircas (estraneo all’inchiesta).

Secondo l’accusa, a consegnare la richiesta estorsiva sono Antonio Fracella e Vito Fascella, all’epoca militari della Marina: pretendono 80mila euro. Sul posto, c’è anche De Gregorio il quale, preoccupato del possibile coinvolgimento nell’indagine, consiglia a Corrado Di Stefano, di sporgere querela nei confronti del gestore del bar, per la sottrazione della somma. Pochi giorni dopo, per gli inquirenti, quello stesso importo viene investito da Di Stefano nelle società Italia global service e Apron, gestite in maniera occulta da De Gregorio.

A questo punto, estorsione e autoriciclaggio del profitto sono mascherati, su consiglio di De Gregorio, attraverso il riconoscimento in favore di Di Stefano di una quota societaria dell’Italia Global Service srl, all’interno della quale possiede una quota anche Pianeta Italia srl: in tal modo si doveva simulare un aiuto al socio Di Stefano a recuperare un credito.

Le intercettazioni. Il senatore: “Là ci sta l’aggravante”. L’imprenditore di Fasano: “Mica mi prendono a me, quale boss sono?”

Un contributo fondamentale all’esatta ricostruzione dei fatti, è dato dalle intercettazioni telefoniche e ambientali di qualche mese dopo”. Ed è a questo punto che compare il nome del senatore De Gregorio: di rilievo è la conversazione ascoltata il 28 gennaio 2017 tra il parlamentare e il fasanese Schena, mentre sono in auto. E’ quella in uso al senatore, intestata alla società Leaseplan. I due “si confrontano sulla possibilità di essere coinvolti nell’indagine, nel caso in cui fosse stata intercettata qualche comunicazione tra Schena e Corrado Di Stefano”. Con Schena che chiede: “Dove c’è il passaggio di denaro? Dove la minaccia?”. Secondo il fasanese “non c’era alcuna prova che si fosse trattato di un’estorsione perché non c’era stato alcun passaggio di denaro, la telecamera non aveva registrato l’audio della conversazione e quindi non c’era la prova della minaccia e che loro erano andati a parlare in difesa di Di Stefano, un povero sventurato”. Per Di Gregorio, il “problema lo aveva combinato Tony”, Antonio Fracella: “Ha detto là ci stava pure Vito Frascella insieme a me e Schena”. E ancora: “Quella è un aggravante, lo sai?”, chiede De Gregorio facendo riferimento al numero delle persone presenti al momento della richiesta”. Schena insiste: “Mo’ ti dico pure un’altra cosa: Schena è pulito, risulta imprenditore e ristoratore, punto e basta. Una volta, manco i finanzieri e i carabinieri se avevano un parente pregiudicato in famiglia potevano fare i carabinieri, oggi pure se tengono gli zii pericolosi lo fanno. A Martina (Franca, ndr) ci sono dei carabinieri di Napoli che i familiari comandano nei quartieri. Poi mi prendono a me, ma quale boss sono?”. La conversazione tra i due prosegue sullo stesso argomento: “A Roma fanno 500 denunce a chiacchiere, ma l’estorsione vera è quando veramente stanno le famiglie storiche che hanno le estorsioni, che li arrestano”. De Gregorio ribatte: “Tu la vuoi pensare come vuoi, ma tu in mai un pm stai e il pm la può pensare in mille maniere”. Quanto a quel “Corrado”, Schena conferma che si tratta di “un socio Udisens” ma il senatore non vuole che si nomini quella società: “E’ proprio una cosa che ti devi scordare”.

La società che si occupa nel commercio al dettaglio di dispositivi acutistici e il magazine on line del senatore

Per quale motivo di Gregorio non vuole che sia fatto il nome della Udisens, società che si occupa del commercio al dettaglio di apparecchi acustici? La risposta data dagli inquirenti è la seguente: “Per evitare che la vicenda sia in qualche modo ricollegata a lui che ne aveva sponsorizzato l’attività e ampliato le possibilità di espansione commerciale all’estero, attraverso la creazione della Udisens International srl, costituita il 19 maggio 2016, da due società riconducibili a De Gregorio, Italia Global Service e Pianeta Italia, e due riconducibili ai proprietari della Udisens, Sam e Ri.an”. Nell’informativa di reato si fa riferimento a: Italia Global Service srl rappresentata da Giuseppina De Iudicibus, 25 per cento; Pianeta Italia srl, rappresentata dalla moglie di Frascella, 25 per cento; Sam Immobiliare e Ri.An Service.

Le intercettazioni hanno anche svelato “un viaggio di De Gregorio in Spagna, per occuparsi della rete di negozi a livello internazionale, anche attraverso l’attività pubblicitaria realizzata da Pianeta Italia News”, vale a dire il magazine on line di De Gregorio. Agli atti, anche un articolo nel quale “si parla del Premio eccellenza Italia assegnato alla Udisens per l’attività imprenditoriale”. Premio “consegnato negli Stati Uniti da un intimo del presidente Trump”. De Gregorio, prima della carriera politica, è stato giornalista. L’ordine della Campania lo ha sospeso non appena è venuto a conoscenza dell’arresto. Sua l’intervista a Tommaso Buscetta in crociera, nel 1995, grazie – disse lui – a una soffiata.

Che ruolo viene contestato al senatore e al fasanese dopo la denuncia del titolare del bar romano? L’accusa è di estorsione in concorso: “Alcun dubbio sussiste in ordine alla qualificazione giuridica”, scrive la gip. Contestazione mossa nei confronti di De Gregorio e Schena, così come nei riguardi dei due militari del Battaglione San Marco, Vito Frascella e Antonio Fracella.

I due ex militari del Battaglione San Marco: “Li volevi trasformare da impiegati a imprenditori”

Anche in questo caso, per l’accusa, sono determinanti le intercettazioni. Come quelle avvenute a febbraio 2017 tra De Gregorio e il suo braccio destro, Schena, quando i due parlano della vicenda e delle possibili conseguenze per i “militari coinvolti” perché “uno dei due doveva essere in ospedale”. Nel caso in cui, la “malattia fosse reale, conseguenze anche in termini di danno erariale e possibili sequestri”.

De Gregorio, parlando, ammette di “aver consigliato a Frascella di presentarsi spontaneamente per rendere dichiarazioni al pm, in quanto sarebbe stato l’atteggiamento migliore, nella sua posizione di appartenente alle forze dell’ordine”. “A Vito gli ho detto mille volte, presentati, fatti vedere, tu sei un tutore delle forze dell’ordine, quindi la prima cosa è renderti disponibile al pm”. E Schena: “Lui si è messo in salvo e ha inguaiato me”. De Gregorio: “Sicuramente non è l’episodio singolo del bar, ce ne sono altri di cui il pm ha inserito anche quello del bar”. Schena: “Tony ha fatto i nomi nostri”.

Nella parte finale della conversazione, De Gregorio accenna al pericolo che se coinvolta nelle indagini, una parente di Frascella “avrebbe raccontato tutto”: “Dio non voglia che succede una cosa, ci dobbiamo fare il segno della croce”. Per questo, stando alla lettura data dall’accusa, “suggerisce a Vito Frascella di rimuoverla dal ruolo di amministratore e chiedere la società Pianeta Italia srl. Il senatore, sempre parlando con Schena: “Ti piaceva girare con questi bambrielli appresso, che sfaccimme te li sei portati a fare, tu li volevi trasformare da impiegati a imprenditori.

Il marò blocca l’imprenditore su WhatsApp:

La questione diventa esplosiva tra i protagonisti, tanto che – stando a quanto è emerso dalle indagini – Frascella blocca su Whatsapp Schena. E’ Schena a rilevare questo particolare in una intercettazione, ritenendo quel blocco un “indice di colpevolezza, mentre Frascella si giustifica dicendo che voleva solo evitare ulteriori collegamenti tra loro da parte degli inquirenti che così avrebbero avuto solo la possibilità di ascoltare i discorsi puliti”.

Gli accertamenti bancari

Le verifiche bancarie hanno portato a scoprire che a “distanza di qualche giorno dall’estorsione, Di Stefano trasferisce la somma di 80mila euro a due società controllate da De Gregorio, Schena e Frascella”. Si tratta, come si diceva, della Apron e della Italia Global Service: il 3 maggio 2016, risulta un bonifico di 30mila euro alla prima società con la dicitura pagamento di fattura; il 17 maggio il versamento di un assegno circolare per 50mila euro intestato alla seconda società. Il conto corrente è acceso lo stesso giorno presso la Banca del Fucino. Non solo. Sempre il “17 maggio Di Stefano acquista una quota del 5 per cento, valore nominale 500 euro, della Italia Global Service”. Scrive la gip: “Secondo Di Gregorio, il fatto che Di Stefano fosse socio della Italia Global Service poteva tornare utile per sostenere la tesi che non si fosse trattato di un’estorsione, ma soltanto di un tentativo di un socio a recuperare un credito.

Le indagini hanno accertato anche che “all’epoca del Bonifico, Apron era nella piena disponibilità di De Gregorio, il quale ne utilizza beni, pur non essendo formalmente né socio, né amministratore della stessa”. Aveva “un bancomat, un telefono e in conto corrente”.

La gip: “Elevata professionalità nell’agire, indagati scaltri”

Per la gip, quindi, “risultano sicuramente gravi indizi di colpevolezza così come è evidente che tutti gli indagati coinvolti nella vicenda sono “dotati di una particolare capacità dissimulatoria indice di elevata professionalità nell’agire e hanno dimostrato scaltrezza e disinvoltura nell’individuare metodologie criminali per il raggiungimento di scopi, solo apparentemente legali”.

Seconda estorsione: cessione della licenza del bar con clausola risolutiva

C’è un secondo episodio estorsivo contestato nell’ordinanza di arresto: è consumato il 25 febbraio 2016 nei confronti del titolare di un altro bar di Roma, il Surma, e secondo l’accusa, “avveniva tramite la cessione della licenza bar alla vittima con la contestuale sottoscrizione di una clausola risolutiva che consentiva di recuperare la licenza in caso di inadempimento dell’acquirente”. Nel caso in cui il gestore non fosse stato in grado di versare alcune rate, la strada era quella delle minacce finalizzate a riottenere la licenza.

E’ in questo contesto che emerge la figura di Vito Meliota, di Conversano, “amministratore unico della società Che spettacolo”. Il 16 maggio 2015 viene ceduta la licenza alla società Surma ed è in sede di stipula che viene inserita la clausola risolutiva espressa. Era prevista una “commissione del 30 per cento più Iva, sul prezzo di vendita e una penale del 100 per cento in caso di revoca anticipate del mandato”

Sono venuti da me e mi hanno minacciato”, si legge nella denuncia. “In una circostanza, mi hanno addirittura aspettato sotto casa. In diverse occasioni mi hanno consigliato di lasciare il locale e andare via”.

Intercettazioni anche in questo. Conversazioni ascoltate nell’ambito di un procedimento penale pendente a Milano, a carico della commercialista Michela Miorelli: De Gregorio parla in auto e propone di “smobilizzare l’investimento del bar, anche per avere la disponibilità di denaro per eventuali spese legali”. Schena anche in questa occasione, nella lettura dell’accusa, è accanto al senatore: “Gli proponeva di vendere la loro parte a Piero delle macchine e a Vito, facendosi pagare diecimila euro al mese”. Contrario, Frascella, non essendoci molto guadagno.

In un’altra conversazione, tra Schena e De Gregorio, “si comprendeva come gli stessi, che non avevano investito un euro, pianificavano di ricavare almeno 12.500 euro a testa dalla vendita”. Il senatore “precisava che l’ufficiale giudiziario aveva restituito le chiavi alla proprietà e che lui aveva consegnato ai suoi assistiti di far stipulare il nuovo contratto di affitto con una società neo costituita che avrebbe ricevuto, come cessione di ramo d’azienda, la licenza di Meliota e avrebbe potuto acquistare al prezzo vantaggioso di 200mila euro un’attività che nel giro di pochi mesi ne valeva 300mila”. Come programmato, il 23 febbraio 2017 nasce Pianeta Italia Food srl per la gestione del bar.

I legami con l’Albania, il tentativo di far cadere il governo e il progetto in Portogallo

Nel corso delle indagini, sono venuti a galla una serie di “elementi in ordine a una vicenda legata all’Albania e a in tentativo di De Gregorio di contribuire a condizionare la situazione politica di quel Paese, al fine di trarne un successivo profitto”. La “questione” è stata riportata nel provvedimento di arresto per spiegare la “caratura criminale di De Gregorio e la scaltrezza davvero eccezionale”.

La scoperta è avvenuta a fronte di un prestito in favore di De Gregorio, il quale lo “avrebbe usato per finanziare le attività di Ilir Kulla”. Chi è Kulla? “E’ una personalità politica molto in vista nel suo Paese, esperto di sicurezza e analista di geopolitica, in buoni rapporti con l’Italia da anni”, si legge nell’informativa della Mobile. “Da fonti aperte si apprende che Kulla è stato consigliere politico di due presidenti: Meta e Mejdani e siede nel Consiglio Atlantico”.

Non è tutto. “Kulla è anche amico personale di Salah El Din Kuftaro, figlio del gran Muftì, la massima autorità religiosa in Siria e direttore dell’Abou Nour, la più importante fondazione islamica del Medio oriente”, si legge. “Avendo ottime amicizie su Roma, inoltre, è stato proprio uno degli intermediari per il rilascio delle due ragazze sequestrate in Siria, Simona Torretta e Simona Pari”. In base a quanto emerse dalle intercettazioni, “Kulla aveva dato mandato a De Gregorio di organizzare, attraverso le sue conoscenze e i mezzi di comunicazione a sua disposizione, una campagna di stampa denigratoria per il governo albanese, che ne provocasse la caduta”. Lo stesso Kulla “era giunto in Italia il 26 febbraio 2017 al fine di seguire da vicino la vicenda”.

Il futuro, De Gregorio lo pensava all’estero: a Caracas, dove aveva spostato la residenza, in vista della realizzazione di un nuovo progetto riconducibile all’apertura di un allevamento di pesci in Portogallo.

Il sequestro di società e di somme di denaro

La gip, così come chiesto dai pm della Dda, ha disposto il sequestro preventivo delle quote sociali, dei conti correnti e del complesso aziendale delle società: Apron, Italia Global Service, Pianeta Italia, Italia Comunicazione e Ittica Italia. Nonché il sequestro per equivalente di 470.700 euro, vale a dire dei profitti dei reati di autoriciclaggio.

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Marilù Mastrogiovanni

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