Da Roma al Perù, la nuova rotta del narcotraffico del clan “The Romans”

//SPECIALE PERU’ 1// “Operaciòn Tirreno”: la mafia del narcotraffico italiano si stabilisce in Perù. Una banda di romani, provenienti dal clan Spada di Ostia – camuffati da imprenditori cileni – si è trasferita oltreoceano per esportare in Europa cocaina di alta qualità senza l’intermediazione dei trafficanti peruviani. Ciò rappresenta un cambiamento significativo nel business della droga

 

Fonte https://larepublica.pe/sociedad/1483042-mafia-italiana-narcotrafico-instala-peru

Versione italiana a cura della redazione del Tacco d’Italia

 

Tutto è iniziato a Chacalluta, in Cile.

Alle due del pomeriggio del 1° marzo 2018, gli agenti della dogana cilena di Chacalluta, al confine con il Perù, in un clima di caldo secco della zona desertica, notarono una camionetta (che trasportava due moto d’acqua) con a bordo due uomini dall’aria straniera che volevano recarsi in Cile. Attraverso i passaporti italiani, i due si qualificarono come Domenico Angelo Vorro e Luca Quagliuolo. Venivano dal Perù.

“Operaciòn Tirreno”: gli Italiani arrestati a Chacalluta cercavano di introdurre in Cile le moto d’acqua che trasportavano

Non era usuale che Italiani viaggiassero nella zona trasportando moto d’acqua, così gli agenti decisero di interrogarli. Vorro e Quagliuolo dissero che i veicoli erano stati acquistati in patria per gareggiare nei mari cileni e peruviani. Precisamente, erano di ritorno da una gara svoltasi a Paracas. La versione non convinse gli agenti, che sottoposero le moto d’acqua a una perquisizione. L’operazione rilevò la presenza di una sostanza sospetta all’interno dei mezzi. Era coca.

Con un trapano, perforarono le moto in diversi punti finché non venne fuori la polvere bianca. Eseguirono il test chimico ed emerse il caratteristico colore blu intenso dello stupefacente. Smontate le moto pezzo per pezzo, gli agenti trovarono 152 chili di cocaina, del valore di 6 milioni di dollari.

“Dove avete preso la droga?” chiesero. “In Perù” fu la risposta. Il ritrovamento diede origine a un’operazione antidroga che consentì l’identificazione di una potente mafia italiana stabilitasi in Perù e dedita all’esportazione di droga purissima verso l’Europa.

Nacque “Operaciòn Tirreno”, il cui obiettivo era catturare il resto della banda e sequestrare altra droga. Fu ritrovato un camion di proprietà di Massimiliano Beltrami e sua moglie Paola Vorro, sorella di Domenico, già arrestato. Fu catturato anche Nicola Tassone in un ostello ad Arica.

 

 

Coca nostra

Nascosta all’interno delle moto d’acqua sequestrate, la cocaina comprata in Perù: la provenienza si rivelerà un dettaglio importante per le indagini

Per ottenere droga in Perù, la mafia italiana ha inviato i suoi emissari come falsi imprenditori dediti a promuovere una linea di moto d’acqua. Da Roma arrivarono in Cile quattro moto, ma solo due entrarono in Perù, direzione Paracas, presumibilmente per intervenire in gare ciclistiche di Jet Ski al fine di promuoverne la vendita nel Paese. Le altre due furono conservate in un magazzino di Arica. Luca Quagliuolo e Domenico Vorro varcarono in motocicletta il confine di Santa Rosa, in Perù, il 23 febbraio 2018. Ciascuna fu registrata con un peso di 150 chili, di cui, come avrebbe accertato la polizia, 50 erano di sabbia, in seguito sostituiti da coca.
Massimiliano Beltrami e Nicholas Tassone entrarono in Perù cinque giorni dopo, il 28 febbraio 2018. La moglie di Beltrami, Paola Vorro, li stava aspettando ad Arica.

Una volta a Paracas, la sabbia fu sostituita da cocaina pura. C’era un chimico che si occupava di controllare la qualità del cloridrato. Gli Italiani affittarono due furgoni per portare i veicoli a Tacna e trasferirsi ad Arica. Luca Quagliuolo e Domenico Vorro erano incaricati di passare il controllo cileno della dogana. Non ebbero fortuna. Dei cinque, solo uno aveva il permesso di ingresso in Perù: Massimiliano Beltrami.

Fino a questo punto, il Cile aveva fatto la sua parte. Mancava la controparte peruviana. Tutto indicava che gli Italiani arrestati in territorio cileno avessero complici su suolo peruviano, incaricati di acquistare la droga.

Una squadra di polizia antidroga italiana si trasferì in Cile per scambiare informazioni e ottenere il nome del trafficante di droga peruviano che aveva venduto la cocaina alla banda. Per motivi di sicurezza, non è possibile rivelare l’identità del sospetto, ma è confermato che il suo centro operativo è la Valle dei fiumi Apurímac, Ene e Mantaro.

Restavano, però, diverse domande in attesa di risposta. Perché gli italiani erano arrivati in Perù per comprare e trasportare cocaina nel loro Paese? Non ci sono organizzazioni peruviane che offrono servizi per l’acquisto, il trasporto e l’esportazione di droghe? Perché la mafia italiana della coca si è insediata in Perù?

 

Le chiavi di lettura

I punti di partenza. La mafia italiana ha progettato le proprie rotte per l’esportazione di cocaina in Europa, alternative a quelle che vengono spesso usate dai trafficanti di droga peruviani o messicani. Per esempio, la vendita di droghe attraverso il Cile non viene spesso effettuata per grandi quantità ma per vendita al dettaglio.

 

Perù e Cile cercano connessioni con la mafia

La polizia antidroga di Perù e Cile scambia informazioni con le autorità italiane per identificare i leader dell’organizzazione del narcotraffico che opererebbe da Roma. Precisamente, sulla base delle informazioni di intelligence raccolte, la polizia antidroga chiama l’organizzazione “The Romans”. Secondo le fonti consultate, la presenza dei narcos italiani si giustificherebbe con la perdita di fiducia nei partner peruviani. Le presunte divergenze sulla qualità e quantità di cocaina con i trafficanti peruviani, hanno spinto la mafia italiana a mandare i propri uomini a occuparsi del business. Era da molto che non si vedeva un’organizzazione criminale composta solo da cittadini italiani. È chiaro che le mafie italiane hanno deciso di rilevare l’attività direttamente in Perù.

 

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Leggi anche:

La mafia italiana? Un cancro che l’Europa sottostima

 

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