Il danno e la beffa: PET TC prima senza collaudo per anni, ora rotta

Milioni di soldi pubblici spesi senza che il diritto alla salute venga garantito fino fino in fondo. Chi pagherà? Il responsabile unico del procedimento Antonio Leo è “uccel di bosco” in altro nosocomio

Di Marilù Mastrogiovanni

 

La pet tc dell’ospedale Vito Fazzi continua a rompersi.

Chi è causa del suo mal, pianga se stesso: saggezza popolare, di derivazione dantesca.

Nel XXIX canto dell’Inferno troviamo il verso “credo ch’un spirto del mio sangue pianga la colpa che là giù cotanto costa”, che poi nella sua versione idiomatica darà origine a questo detto popolare.

Che la cultura pop italiana si riconosca in geni assoluti come Dante o Michelangelo o Leonardo Da Vinci per me è sempre fonte di grande sorpresa rigenerante. Me ne compiaccio e ne traggo speranza.

Ma non in questo caso.

 

La PET-TC del Fazzi di Lecce continua a rompersi e chi ne paga le conseguenze sono i malati.

In una lunga inchiesta a puntate dal 2013 ad oggi ho disvelato ogni passaggio di un bando, nella migliore delle ipotesi, poco chiaro.

 

Recentemente ho denunciato che quella PET-TC che si rompe in continuazione, a marca Philips, ha funzionato per quattro anni senza collaudo.

 

 

Ho spiegato anche quali sono le conseguenze di questo mancato collaudo e di chi sono le responsabilità. Il collaudo è stato perfezionato circa sei mesi fa.

 

Su come è stata acquistata la PET-TC e su tutte le anomalie del bando da quattro milioni ho pubblicato una complessa inchiesta a puntate, per cui ho ricevuto una querela da Angelo Mita, direttore di Medicina nucleare all’ospedale Vito Fazzi e assessore al Comune di Gallipoli in quota UDC.

 

 

Stessa storia per le risonanze magnetiche: funzionano da oltre anni senza collaudo.

 

 

Non solo manca il collaudo: non si vede all’orizzonte neanche il bando per nominare il collaudatore.

Tutto fermo, tutto tace. Ma le risonanze, nonostante non siano collaudate, sono aperte al pubblico.

 

Milioni di soldi pubblici spesi senza che il diritto alla salute sia garantito fino in fondo.

 

La Guardia di Finanza di Lecce sta indagando: giorni fa si è recata in un’azienda del barese per acquisire documenti e informazioni. L’azienda, molto collaborativa, di cui non farò il nome perché gli inquirenti e l’azienda possano continuare con serenità il loro lavoro, ha fornito ogni dettaglio tecnico anche su alcuni escamotage utilizzati dai dirigenti della Asl per aggirare i bandi della Consip, acquistando alcuni macchinari direttamente da chi vogliono loro, senza passare dai bandi pubblici.

 

Anche su questo ho pubblicato una dettagliata inchiesta investigativa che ha dato il là ad altrettante indagini della GdF.

 

Come dire: il Tacco ha scoperchiato davvero tanti altarini. Ha sbriciolato tutte le pastette che avevano impastato. Li ha presi con le mani nella marmellata: ha spiegato che cosa volevano fare, come e con chi

 

Di tutti questi disastri, pardon, bandi, per acquistare grandi macchinari diagnostici, è responsabile unico del procedimento Antonio Leo, che ha beneficiato dell’istituto del “comando”, per essere trasferito all’istituto De Bellis di Castellana, che è un centro di ricerca pubblico. L’ente di Castellana ha fatto sapere di aver bisogno di un professionista di comprovata esperienza. Come Antonio Leo, appunto. Un trasferimento che suona come una promozione sul campo.

 

 

Così, tutto tace: niente collaudo, niente collaudatore (per le risonanze).

S’ode solo un trictrac di macchinari rotti. Ma tranquilli: adesso arriva la manutenzione.

 

Per saperne di più:

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Info sull'autore

Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

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