Morti da malattie professionali, a Taranto il primato nazionale per le denunce

/ DOSSIER: Morire di lavoro a Taranto / Tumori maligni dei bronchi e mesotelioma pleurico le cause principali riconosciute da INAIL. Il Referto epidemiologico comunale: nei quartieri nord della città il più alto tasso di mortalità

Di Francesca Rizzo

Sono le malattie professionali ad assegnare alla provincia di Taranto l’ennesimo triste primato nazionale: con 548 decessi denunciati tra il 2013 e il 2017, il bacino della città ionica è infatti primo in Italia per morti correlate a patologie contratte sul posto di lavoro. Al secondo posto di questa macabra classifica c’è la provincia di Torino (505 morti), al terzo quella di Napoli (446). È quanto emerge dai dati descrittivo-statistici elaborati da Stefano Cervellera (cultore di Demografia presso il Dipartimento Ionico dell’Università di Bari), citati anche all’interno del convegno nazionale “Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita”, che si è svolto nei giorni scorsi a Taranto.

La mappa delle denunce presentate per malattie professionali nelle diverse regioni italiane (elaborazione di Stefano Cervellera su dati INAIL)

Incrociando gli open data forniti da INAIL, Cervellera ha elaborato una serie di informazioni utili a capire, ancora una volta, quanto l’attività industriale impatti sul territorio. In questo caso, infatti, si parla non di incidenti avvenuti sul luogo di lavoro, ma di patologie subdole direttamente collegate alle sostanze con cui vengono a contatto gli operai, e spesso anche i loro familiari, e inserite nella Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Correlati (ICD10) adottata dall’Associazione Mondiale della Sanità. Tumori maligni, malattie della pleura, dell’apparato respiratorio, del sistema nervoso: patologie come il mesotelioma pleurico, che si manifesta anche a decenni di distanza dalla prima esposizione alle polveri di amianto (asbesto).


La mappa delle denunce presentate per malattie professionali nelle diverse province pugliesi (elaborazione di Stefano Cervellera su dati INAIL)

548, si diceva, le morti lavoro-correlate denunciate nel tarantino tra il 2013 e il 2017: a far riflettere è sì il numero assoluto, ma la portata del fenomeno si comprende ancor più chiaramente facendo un confronto con altre realtà, ad iniziare dal bacino regionale. Nell’intera Puglia, infatti, nel periodo di riferimento si contano 725 denunce analoghe: 2 nella BAT, 19 nel foggiano, 29 nel leccese, 55 nel barese e 72 nel brindisino. Il resto, il 75,6% delle denunce di morte per malattie professionali in Puglia, è registrato nella provincia di Taranto.

Un numero che Cervellera definisce “insopportabile”, soprattutto se paragonato a quello di poli industriali ben più grandi: “Io mi fermo prettamente al dato descrittivo-statistico: nell’ambito delle malattie professionali denunciate, i decessi di Taranto superano persino quelli di Torino. La popolazione di Taranto e provincia è di meno di 500mila abitanti, mentre Torino ha, solamente come numero di occupati, circa 1 milione di persone”.

Dei 548 denunciati, 241 sono i decessi già riconosciuti ufficialmente da INAIL come morti dovute a malattie professionali; la maggior parte di queste, ben 121, è stata attribuita a tumori maligni dei bronchi e del polmone (codice C34 della classificazione ICD10); 39 decessi hanno invece come causa il mesotelioma pleurico (codice C45.0).

Soprattutto per quest’ultimo, il percorso per il riconoscimento ufficiale è lungo e accidentato, tanto che la morte dei lavoratori arriva prima della giustizia; per la morte di alcuni operai ex Italsider/Ilva, per cause legate all’amianto, sono imputati 5 ex dirigenti dell’acciaieria: il processo si trascina dal 2012.

Dal “Referto epidemiologico” una Taranto divisa in due

I dati elaborati da Stefano Cervellera si aggiungono alla mole già raccolta, sia negli anni scorsi che di recente, sulla correlazione tra siderurgico, inquinamento e salute nel Tarantino: solo nelle ultime settimane si è sottolineato l’aumento dei livelli di ozono e diossina, quest’ultima riscontrata persino nel latte materno delle donne tarantine, in percentuali elevate rispetto ai valori rilevati nelle mamme della provincia.

Valerio Gennaro, epidemiologo,  sottolinea la necessità di istituire una task force reale sull’aspetto salute: “L’inquinamento da acciaieria – sottolinea Gennaro – è cosa nota, come noti sono gli effetti dello stabilimento Ilva di Genova”. 

“I dati ci sono già”, afferma l’epidemiologo, che insieme a Stefano Cervellera, Emilio Gianicolo e Antonella Russo ha elaborato uno studio preliminare basato sulle informazioni anagrafiche fornite dal Comune di Taranto, relative al periodo 2010-2017, con un aggiornamento (ancora in fase di sistematizzazione) al 31 dicembre 2018: è il cosiddetto “referto epidemiologico comunale” (REC), una vera e propria mappatura della mortalità della popolazione tarantina, presentata già alcuni mesi fa al 42° convegno dell’Associazione Italiana di Epidemiologia.

La mappa di Taranto elaborata dal team guidato da Valerio Gennaro sulla base dei tassi di mortalità

Ad emergere è una Taranto divisa in due dal tasso di mortalità: i quartieri nord (Tamburi, Paolo VI e Città Vecchia – Borgo), i più vicini all’ex Ilva, hanno un tasso maggiore rispetto ai quartieri sud (Tre Carrare – Solito, Montegranaro – Salinella, Talsano – San Vito – Lama), tasso che si traduce in un eccesso complessivo di morti nelle zone più vicine all’acciaieria di circa 78 casi annui

“La semplice idea di mappare la città attraverso dati certificati dal Comune, più aggiornati delle statistiche ISTAT, crea una divisione chiara: qualcuno deve spiegare cosa c’è di diverso, che produce una diseguaglianza così marcata nella mortalità”, afferma Gennaro, che tra il 2014 e il 2015 ha condotto uno studio analogo su Genova.   

Il referto epidemiologico comunale, spiega Gennaro, è solo la prima fase: capire il perché di questa differenza nella mortalità, e quindi eliminare le cause scatenanti, sono gli step successivi.

Inoltre, mette in guardia l’epidemiologo, non bisogna soffermarsi solo sui tumori provocati dall’industrializzazione: “Quando c’è un cocktail di inquinanti nell’aria, è incompleto parlare solo di una patologia”.

4/CONTINUA

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1 Commento

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    Valerio

    Grazie a Francesca Rizzo e al “Tacco” per lo spazio dedicato al problema salute. Taranto se lo merita. Tuttavia io non ritengo di aver guidato il team di ricerca. Anzi, penso di essere stato io stesso guidato dai colleghi. Ad esempio dalle riflessioni ed analisi di Stefano Cervellera, Emilio Gianicolo ed Antonella Bruni. Così come dalle precise e tempestive elaborazioni statistiche di Antonello Russo (Lecce). Il lavoro è stato oggettivamente lungo e delicato. Speriamo di avere il sostegno per continuarlo.

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Info sull'autore

Francesca Rizzo

Una laurea in Comunicazione, una specializzazione in Giornalismo e cultura editoriale. Dalla "cucina" (web) del giornale a quella di casa il passo è breve.

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