Spese con i soldi dell'Università: 3 anni e 9 mesi per Limone

Lecce. La sentenza dopo sette ore di Camera di Consiglio. L'ex rettore è ritenuto responsabile di peculato

LECCE – Avrebbe coperto con fondi dell’Ateneo leccese le spese personali sostenute per cene, viaggi, acquisto di tv e telefonino per la badante della madre. I giudici della seconda sezione penale (presidente Roberto Tanisi), dopo oltre sette ore di camera di consiglio, hanno condannato a tre anni e nove mesi di reclusione l’ex rettore dell’Università del Salento Oronzo Limone, ritenuto responsabile di peculato. In tutto, le pene inflitte a tutti gli imputati ammontano ad oltre dieci anni. Quattro anni dio reclusione per Gianfranco Madonna, ex capo di gabinetto dell’ex rettore; due anni e tre mesi per Andrea Pasquino, funzionario dell'Università; due anni per Massimo Leone; quattro mesi per l'ex dirigente del settore urbanistica del Comune di Lecce Raffaele Attisani. Limone è stato assolto per altri sei episodi contestati, Madonna e Pasquino per cinque. Sono stati assolti perché il fatto non sussiste, Gaetano Carrozzo, per cui era stato inizialmente ipotizzato il reato di truffa in concorso con Madonna; Pierpaolo Limone, figlio dell'ex rettore; e l'architetto Luca Pasquino (fratello di Andrea). Assolto perché il fatto non costituisce reato Luigi Carità. 17 novembre 2011 Ex rettore, inchiesta archiviata LECCE – I viaggi sarebbero stati compiuti realmente per partecipare a convegni e riunioni di lavoro. Il gip del Tribunale di Lecce, Giovanni Gallo, ha disposto l'archiviazione dell'inchiesta sulle spese sostenute dall'ex rettore dell'Università del Salento, Oronzo Limone, con i soldi dell'Ateneo salentino. La richiesta era stata avanzata dal sostituto procuratore Alessio Coccioli ma in un primo momento non era stata accolta. Le memorie presentate dai legali di Limone e degli altri indagati hanno invece permesso di dimostrare l’effettiva partecipazione dell’ex rettore agli appuntamenti di lavoro. 26 luglio 2011 Ex rettore. Archiviazione respinta di Andrea Morrone LECCE – Non ci sarà alcuna archiviazione, almeno per il momento, nell’inchiesta relativa alle spese sostenute dall'ex rettore dell'Università del Salento, Oronzo Limone, con i soldi dell'Ateneo salentino. La richiesta di archiviazione, infatti, avanzata dal sostituto procuratore Alessio Coccioli, non è stata accolta dal gip Giovanni Gallo, che ha fissato per il 30 settembre la discussione delle parti in Camera di consiglio. Un passo decisivo per il futuro del procedimento, che potrebbe essere archiviato o rinviato al magistrato competente. A dare avvio alle indagini fu una relazione redatta della Commissione d'inchiesta dall'Università, poi confluita nel fascicolo di indagini condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo e raccolti in un’informativa di reato di ben 36 pagine, che portò all'iscrizione nel registro degli indagati di Limone ed altri cinque funzionari dell'Università del Salento con l'accusa di truffa continuata e aggravata ai danni dello Stato. Una sessantina i viaggi “sospetti” effettuati dall'ex rettore e contestati dalla Procura in Italia e all'estero, dal 2004 al 2007, per una cifra vicina ai 66mila euro. Secondo la Procura, però, quei viaggi sarebbero stati realmente compiuti per partecipare a convegni e riunioni di lavoro. Le memorie depositate dalle difese di Limone e degli altri indagati avrebbero permesso, infatti, di ricostruire attraverso la presentazione di documentazione cartacea l’effettiva partecipazione alle missioni. 16 giugno 2011 Viaggi a spese dell’Ateneo. Chiesta l’archiviazione di Limone LECCE – Il sostituto procuratore della Repubblica, Alessio Coccioli, ha chiesto l’archiviazione del procedimento aperto in merito alle spese sostenute dall'ex rettore dell'Università del Salento, Oronzo Limone, con i soldi dell'Ateneo salentino. A dare avvio alle indagini fu una relazione redatta della Commissione d'inchiesta dall'Università, poi confluita nel fascicolo di indagini condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo e raccolti in un’informativa di reato di ben 36 pagine, che portò all'iscrizione nel registro degli indagati di Limone ed altri cinque funzionari dell'Università del Salento con l'accusa di truffa continuata e aggravata ai danni dello Stato. Una sessantina i viaggi “sospetti” effettuati dall'ex rettore e contestati dalla Procura in Italia e all'estero, dal 2004 al 2007, per una cifra vicina ai 66mila euro. In circa venti riunioni plenarie e innumerevoli non plenarie svolte tra il giugno e il dicembre del 2008, la Commissione, presieduta dal professor Paolo Cavaliere, ripercorse un giro vorticoso di missioni e viaggi sostenute dall'ex rettore. Secondo la Procura, però, quei viaggi sarebbero stati realmente compiuti per partecipare a convegni e riunioni di lavoro. Le memorie depositate dalle difese di Limone e degli altri indagati hanno permesso, infatti, di ricostruire attraverso la presentazione di documentazione cartacea l’effettiva partecipazione alle missioni (molte delle quali a Roma). In un solo caso si sarebbe riscontrata un’irregolarità, da parte dell’ex rettore, nella compilazione della cosiddetta spesa giustificativa, ma si tratta di un episodio comunque già prescritto. La richiesta di archiviazione sarà ora esaminata dal gip Giovanni Gallo, che dovrà decidere se accoglierla, disporre ulteriori indagini o fissare un’udienza. Quello delle trasferte è solo uno dei filoni dell'inchiesta che coinvolgono l'ex rettore Limone. Gli altri due riguardano il presunto acquisto di doni con i soldi dell'Amministrazione e l'assegnazione di incarichi di lavoro temporanei a soggetti privi dei requisiti necessari. 02/02/2011 Ex rettore. La Corte dei Conti indaga su un danno erariale di 270mila euro di Andrea Morrone LECCE – Nuovi guai giudiziari sembrano profilarsi all’orizzonte per l’ex rettore dell'Università del Salento Oronzo Limone. Dopo le due inchieste condotte dalla Procura di Lecce (la prima, coordinata dal pubblico ministero Marco d’Agostino, oggi in servizio a Trani, è già arrivata a dibattimento; mentre per la seconda, di cui è titolare il sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Alessio Coccioli, sono state concluse le indagini preliminari), l’operato dell’ex Magnifico è ora finito al vaglio della Corte dei Conti. Era stata proprio la segnalazione della Procura del capoluogo salentino, nel 2008, a dare avvio alla cosiddetta azione di responsabilità amministrativa da parte del procuratore regionale della Corte dei conti. Secondo quanto previsto dall’articolo 129 delle norme di attuazione del codice di procedura penale, infatti, “quando esercita l’azione penale per un reato che ha cagionato un danno per l’erario, il pubblico ministero informa il procuratore generale presso la Corte dei Conti, dando notizia della imputazione”. Il pubblico ministero contabile aveva dunque aperto un procedimento in base a una notizia di danno erariale, delegando la Guardia di finanza all’attività di raccolta delle prove. In particolare, alle fiamme gialle salentine era stato chiesto di verificare, attraverso l’esibizione di documenti, ispezioni, accertamenti e sequestro di documentazione, se vi fossero episodi di danno erariale. La prolungata e attenta attività di indagine dei finanzieri del Comando provinciale di Lecce, è poi confluita in una corposa informativa di circa 150 pagine, in cui ad essere contestato sarebbe un danno erariale, commesso da Limone a da altri 17 funzionari dell’Università del Salento, pari a circa 270mila euro. Gli episodi contestati farebbero riferimento al periodo che va dal 2002 al 2007 (nel luglio dello stesso anno erano arrivate le dimissioni dell’ex rettore). Tre, in particolare, i filoni d’inchiesta su cui si sarebbe concentrata l’attività d’indagine dei finanzieri. Il primo riguarderebbe l’acquisto, sostenuto con i soldi dell’Ateneo salentino, di beni e doni. Il secondo, forse più corposo, viaggi, cene, colazioni di lavoro e buffet. L’ultimo, invece, interesserebbe l’assegnazione di incarichi di lavoro temporanei, all’interno dell’Università, a soggetti sprovvisti dei titoli necessari a ricoprire quelle mansioni. L’informativa è ora al vaglio del procuratore regionale, che dovrà decidere se vi siano elementi di prova sufficienti per emettere una citazione in giudizio, e quindi notificare ai presunti responsabili il cosiddetto “invito a dedurre”. Si tratta di un atto con cui il pubblico ministero contabile deve esporre gli elementi sulla cui base fonda la contestazione di responsabilità e l’ammontare del danno e invitare il presunto responsabile a far pervenire proprie deduzioni e osservazioni difensive, e prove a proprio discarico, entro un termine perentorio (l’invitato ha anche la possibilità di chiedere di essere ascoltato). Nell’invito, qualora il piemme ritenga che sussista un fondato pericolo di perdita dei beni del responsabile, può essere chiesto il sequestro conservativo. 30 ottobre 2010 Ex Rettore: contestati viaggi e spese di rappresentanza E’ un quadro davvero inquietante quello che emerge dai lavori della Commissione d’inchiesta dall'Università del Salento in merito alle spese sostenute dall'ex rettore Oronzo Limone con i soldi dell’Ateneo salentino. E’ stata proprio la relazione redatta al termine dei lavori a dare avvio all’inchiesta della magistratura e a portare all’iscrizione nel registro degli indagati di Limone ed altri cinque funzionari dell’Università del Salento con l’accusa di truffa continuata e aggravata ai danni dello Stato. Sarebbero almeno 47 i viaggi “sospetti” effettuati dall’ex rettore e finiti nelle carte dell’inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo e raccolti in una informativa di reato di ben 36 pagine. Il costo di quei 47 soggiorni contestati dalla Procura in Italia e all’estero, dal 2004 al 2007, sarebbe di circa 66mila 200 euro. Ma se si considerano anche i viaggi effettuati nei due anni precedenti, quella cifra potrebbe aumentare considerevolmente. In circa venti riunioni plenarie e innumerevoli non plenarie svolte tra il giugno e il dicembre del 2008, la Commissione, presieduta dal professor Paolo Cavaliere, hanno ripercorso un giro vorticoso di missioni e viaggi sostenute dall’ex rettore. “Non si può non sottolineare in questa sede – si legge nella relazione – la pignoleria con la quale i liquidanti non rimborsavano, giudicandole non legittime, le spese di 2 euro di acqua minerale, consumata di notte, ma glissavano sul fatto che il pernottamento avvenisse in hotel di lusso, il cui uso era espressamente vietato dal regolamento. Stupisce e addolora il fatto che nessuno, almeno a nostra riscontrabile conoscenza, abbia mai eccepito rispetto a quanto avveniva. Sottolineiamo cosi la mancanza di controllo a tutti i livelli, e di vigilanza soprattutto, su quanto visibilissimo e invitiamo a riflettere su quanto un tempestivo intervento avrebbe evitato danni non solo economici ma anche di immagine”. “Il capitolo spese di rappresentanza – si legge ancora – è, ove fosse possibile, ancora più inquietante e sorprendente. Intanto sotto il profilo etico: 280 colazioni di lavoro e 152 rinfreschi e buffet appaiono spropositati e non consoni alla dignità di una istituzione pubblica ed alla sua esterna considerazione. Per non parlare delle date festive in cui venivano, talvolta, effettuati: sabato, domenica, 1 maggio, 25 aprile. Preoccupa la carenza di specifica motivazione della maggior parte delle colazioni di lavoro, ovvero la mancanza di specifica indicazione dei partecipanti. Inquieta in particolare l'indicazione, spesso utilizzata: “colazione di lavoro con autorità varie”e quella, ancora più preoccupante: “colazione di lavoro con parlamentari salentini”, in molti e molti casi”. A dir poco impressionante anche il costo delle inaugurazioni dell'anno accademico, circa 56mila euro solo per quello del 2001-02, compresi 11.940,00 euro per uno spettacolo di cabaret. Tutto ciò mentre, in alcuni periodi, il riscaldamento in inverno e l'aria condizionata in estate, venivano sospesi alle ore 14 nelle aule, negli studi, nei laboratori, per problemi finanziari. Viene dunque da chiedersi come sia stato possibile non vedere, né in sede di liquidazione del rimborso, né in sede di controllo del mandato, né in sede di vigilanza, queste macroscopiche e ripetute violazioni dei regolamenti. “In ultimo – conclude la Commissione –, ma non per ordine di importanza, ci ha sorpreso l'uso disinvolto ed, a nostro parere, improprio ed illegittimo del capitolo “doni”. A parte il fatto che, filosoficamente, non si riesce ad immaginare perché il Rettore di una Università debba elargire dei doni, ed in tal caso, perché non di tasca propria ma a spese della Amministrazione, se non in casi rarissimi ed in forma puramente simbolica, ci ha meravigliato la quantità, l'esborso, ben 67.152 euro, e l'assenza, nella gran parte dei casi dell'indicazione dei destinatari dei doni”. Interrogativi a cui sarà ora la magistratura, nel procedimento di cui è titolare il sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Alessio Coccioli, a dare risposte. Nei giorni scorsi, infatti, a Limone e agli altri cinque indagati è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

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