Covid, ex compagni di scuola brevettano kit per ventilazione non invasiva: “Ecco C-Pap Marconi dedicato al nostro istituto”

La storia di Francesco Squillace, Giovanni Guaragno e Domenico Bove, di Bari: 30 anni fa hanno sostenuto la maturità, nel periodo di lockdown hanno ideato e progettato un “corredo” di pezzi che consente di collegare tutte le maschere salvavita e di usarle anche in ambienti ostili e in situazioni di biocontenimento. “Per la produzione, vogliamo coinvolgere il nostro vecchio istituto come capofila, con cessione prioritaria alle autorità sanitarie e di Protezione Civile.”

Di Stefania De Cristofaro

 

BARITrent’anni fa il batticuore per l’esame di maturità, lo studio matto (e disperatissimo) per superare gli scritti e gli orali all’istituto tecnico tecnologico Guglielmo Marconi di Bari. Oggi tre studenti vintage, ex compagni di classe e avventure, hanno progettato e proposto per la brevettazione il kit chiamato “C-PAP Marconi” dedicato all’istituto che non hanno mai dimenticato: il raccordo consente di collegare tutte le maschere professionali salvavita e di usarle e riutilizzarle non solo in ospedale in situazioni di emergenza epidemiologica, ma in ambienti ostili, quando gli interventi avvengono in condizioni extraospedaliere proibitive, così come nei casi in cui ci siano pazienti in biocontenimento.

LA STORIA DEI TRE EX COMPAGNI DI CLASSE DEL MARCONI DI BARI

Francesco Squillace

Francesco Squillace, Giovanni Guaragno e Domenico Bove, di Bari, sono gli ex compagni di classe dei tempi delle superiori e sono rimasti amici per la vita, nonostante abbiano intrapreso strade professionali diverse. Tutte vincenti. Durante le lunghe settimane di lockdown per l’emergenza sanitaria conseguente alla diffusione del Covid 19, sono riusciti a ideare, progettare e realizzare un “corredo” innovativo di raccordi in grado di essere usati più volte e vogliono coinvolgere la “loro” scuola nell’attivazione della filiera produttiva, perché è tra quei banchi e in quei laboratori che sono diventati “maturi”, uomini in grado di affrontare le mareggiate che si possono incontrare durante la navigazione nella vita e nel lavoro, e sono pronti a donare i kit alle autorità sanitarie e di protezione civile per fornire un aiuto concreto in termini di scorte strategiche, nel caso in cui dovesse esserci una ripresa dei contagi da Covid 19 o qualora ci siano emergenze analoghe in Italia o all’estero. Cuore d’oro e mente vulcanica, i tre ex studenti. Squillace, Guaragno e Bove si sono messi all’opera:

“Volevamo fare qualcosa per dare il nostro contributo”, dicono i tre.

 

ESPERIENZE PROFESSIONALI DIVERSE DOPO LA MATURITA’

Squillace, originario di Napoli, è dottore di ricerca in “Uomo e Ambiente”, esperto di tecniche di biocontenimento nella sanità, uso di dispositivi di protezione di III categoria (salvavita) per il rischio biologico e tecniche di prevenzione e protezione dei lavoratori. E’ il principal investigator del progetto, compagno di scuola di Domenico Bove sin dai tempi delle medie. Bove è perito industriale, capotecnico per le industrie metalmeccaniche a indirizzo “Programmazione CNC”, ed è titolare di “Puglia Meccanica srl”, un’azienda che opera nel comparto metalmeccanico da quasi 20 anni: effettua lavorazioni di costruzioni di precisione su torni tradizionali di piccole e grandi dimensioni, progetta e realizza prodotti con lavorazioni di serie su torni a controllo numerico.

Bove al Marconi di Bari occupava il banco che si trovava alle spalle di Giovanni Guaragno, ingegnere dello studio Bacco-Guaragno: si occupa di progettazione, impiantistica elettrica industriale, building automation e domotica. Cad e Cam sono il suo pane quotidiano, al pari della modellazione solida diretta e parametrica e della progettazione, sviluppo e stampa 3D.

Se pensano al loro personalissimo “c’era una volta la classe V MTA del Marconi”, sorridono. A guardare le foto dell’anno scolastico 1989-1990 non sono poi cambiati molto.

Stessa allegria e identica voglia di fare (quella che qualche volta non era proprio gradita ai prof), ma i risultati sono arrivati, dalla carriera personale al progetto comune, il kit C-PAP Marconi.

 

LA PROGETTAZIONE DEL KIT C-PAP MARCONI DURANTE L’EMERGENZA COVID 19

“Ho avuto modo di confrontarmi ogni giorno con situazioni di estrema gravità nei reparti Covid 19, sia per i pazienti che per il personale sanitario”, racconta Squillace. E’ stato istruttore delle tecniche di biocontenimento di III categoria all’AOUC Policlinico e all’ospedale pediatrico regionale Giovanni XXIII di Bari. Cinquecento persone formate e addestrate e un record importante: nessun infetto.

Il virus non è riuscito a insinuarsi nella barriera di misure di protezione adottate, risultata capace di respingere gli attacchi.

Giovanni Guaragno

“La volontà di contribuire a gestire l’emergenza in atto e il pensiero di situazioni analoghe in futuro, è stata una motivazione forte per me, per l’Associazione S.E.Ri.S. che rappresento e per due miei ex compagni di classe”, spiega. In questo contesto nasce il kit di raccordo, il cui nome di battesimo non poteva che essere un omaggio all’istituto Marconi di Bari.

 

LE CARATTERISTICHE DEL KIT C-PAC MARCONI: VANTAGGI E IMPIEGI

“Il kit permette una ventilazione continua non invasiva ed è riutilizzabile”

Spiega Squillace. In gergo tecnico viene indicata con la sigla VNI. “Consente l’utilizzo in emergenza delle maschere di sicurezza, sia quelle pieno facciali che semi-facciali”. Il kit dei tre ex compagni di scuola permette, infatti, di collegare la generalità delle maschere professionali, autentici Dispositivi di Protezione Individuale di III categoria (salvavita), in dotazione alla protezione civile ma anche presenti sulle ambulanze del 118, e di usarle nei casi in cui si rende necessario effettuare la ventilazione non invasiva in contesti difficili e manchino appositi dispositivi medici. “Può essere impiegato in ambienti ostili e durante il trasporto in emergenza-urgenza”, sottolinea Squillace, “in tutte quelle situazioni cioè in cui è necessario improvvisare non potendo contare sulla struttura sanitaria”.

I raccordi sono stati progettati in modo da essere collegati a qualsiasi apparecchio C-PAP (Continuous positive airway pressure) in grado di portare, in maniera non invasiva, nelle vie aeree del paziente una colonna d’aria a pressione positiva. Anche nel caso di paziente biocontaminato. Il kit rende possibile il trasporto in emergenza e urgenza di casi sospetti, in ambulanze prive di respiratore polmonare, in condizioni di sicurezza per i soccorritori, a patto di utilizzare i filtri antivirali HEPA.

“E’ stato progettato per essere facilmente sottoposto a sterilizzazione, quindi, può essere riutilizzato e può essere realizzato in qualsiasi officina meccanica usando macchine utensili tradizionali, come i torni e le fresatrici”.

Il pensiero del trio Squillace-Guaragno-Bove va ai Paesi in via di sviluppo, dove sono scarse le risorse economiche e quindi le tecnologie disponibili: “In queste aree del mondo non è pensabile fare affidamento sulle stampanti 3D perché si tratta di macchinari poco diffusi e piuttosto lenti, del resto sono nate non già per la produzione, ma per la prototipazione”, spiega Squillace facendosi portavoce dei colleghi. “Il kit di raccordo invece è tale da consentire l’autoproduzione ovunque nel mondo e l’uso indifferente di maschere professionali, come sono i dispositivi di protezione individuale, dotate di raccordo a vite unificato per autorespiratore a pressione positiva, come quelli con la bombola capovolta in uso ai vigili del fuoco, sia di raccordo a vite unificato RD-40 per filtri antigas”.

Fra le caratteristiche del kit C-PAP Marconi c’è anche l’atossicità; è inoltre impermeabile ai gas medicinali, nonché compatibile con i cicli di disinfezione in autoclave a calore umido e vuoto frazionato e con le procedure di disinfezione chimica a freddo. Tali peculiarità, assieme alla resistenza, rendono il raccordo riutilizzabile, aspetto di fondamentale importanza perché può essere reimpiegato e quindi disponibile per assistere più pazienti, fermo restando il necessario rispetto delle procedure e delle norme igienico-sanitarie.

La versatilità, inoltre, è tale da permettere un’ampia modularità delle configurazioni di collegamento essendo possibile in ogni momento sostituire i raccordi unificati per essere adattati agli impianti respiratori disponibili in una determinata situazione. Nella scheda del kit raccordo C-PAP riutilizzabile Marconi si legge che è possibile “la chiusura ermetica di una delle sue due vie d’aria, cosa che rende possibile la somministrazione di ventilazione a pressione positiva non invasiva, anche in assenza di sistemi di ventilazione elettromeccanici esterni”. “In questo caso – spiega Squillace – è possibile connettere i dispositivi medici a una via basati sull’effetto Venturi, ad esempio il sistema ideato da Georges Boussignac”, che consentono l’effettuazione della ventilazione non invasiva anche con la sola bombola di ossigeno e il flussimetro.

Testi, immagini e filmati del kit sono disponibili sul sito internet dell’Associazione che si è fatta promotrice dell’iniziativa: www.e-seris.org.

 

IL PROGETTO ALL’UFFICIO ITALIANO BREVETTI: “NESSUN LUCRO, DONAZIONE A PROTEZIONE CIVILE”

Il 22 giugno scorso i tre inventori hanno sottoposto il kit raccordo C-PAP Marconi all’Ufficio italiano brevetti e marchi e hanno depositato tutta la documentazione tecnica e il progetto, allo scopo di assicurare la giusta protezione intellettuale al modello di utilità ed evitare possibili scopi di lucro da parte di altri. Rischio concreto e attuale, considerando il fatto che sostituendo i manicotti, sono possibili diverse configurazioni di uso.

“Il progetto non ha alcun fine di lucro”, precisano i tre. “E’ intenzione dei progettisti mettere le prime produzioni a disposizione gratuita delle autorità sanitarie e della protezione civile”, dicono.

“Vogliamo partire da una prima donazione in favore dei nostri territori e non per campanilismo, ma per una considerazione quanto mai necessaria sull’evoluzione del contagio e sulla sua diffusione territoriale: sebbene nei mesi scorsi nelle regioni del Nord Italia ci sia stata una significativa circolazione del virus, che ha probabilmente favorito una maggiore immunità di comunità rispetto alle regioni del Sud, è ragionevole sostenere che nessun territorio nazionale possa dirsi oggi completamente al riparo nel caso di una seconda ondata”, spiega.

“Non dobbiamo farci trovare impreparati”.

 

Domenico Bove

IL COINVOLGIMENTO DELL’ISTITUTO MARCONI DI BARI NELLA PRODUZIONE DEL KIT

Per la messa a punto della produzione, i tre inventori hanno pensato alla loro cara vecchia scuola. Squillace infatti nei giorni scorsi è tornato nella sua scuola per incontrare la vice preside del Marconi (ora Marconi-Hack) di Bari, la prof.ssa Teresa Prencipe, e la direttrice amministrativa Palmina Loizzi: “Ci farebbe piacere coinvolgere gli studenti nella messa in produzione del kit e per questo abbiamo chiesto di inserirne lo studio nel percorso scolastico”. La richiesta è al vaglio della preside Anna Grazia De Marzo. “Sarebbe possibile anche attivare un accordo con l’Ufficio scolastico regionale per la Puglia o con lo stesso Ministero dell’Istruzione”.

La proposta attiene alla possibilità di produrre i pezzi del raccordo nelle officine degli istituiti tecnici, con il Marconi capofila, durante le ore di lezione in laboratorio per gli studenti del quarto e quinto anno oppure nelle aziende metalmeccaniche del territorio dove gli studenti effettuano i percorsi di alternanza scuola-lavoro. I tre ex compagni ci sperano. Chissà. Mai dire mai. “Sarebbe un risultato straordinario: ai normali programmi ministeriali previsti per gli istituti a vocazione meccanica, si andrebbe ad aggiungere la produzione di dispositivi utili in situazioni pandemiche”, sottolinea Squillace.

“I pezzi prodotti in questo modo, una volta superato il vaglio di qualità, potranno essere donati alle autorità sanitarie e di protezione civile e diventare una scorta precauzionale da usare al momento del bisogno, non solo in Italia”.

Lui e i suoi compagni di classe, amici e colleghi, sono pronti a darsi da fare anche in questa fase.

 

AUTOFINANZIAMENTO: LO SCRITTORE ALESSANDRO STRATO DEVOLERA’ GLI INCASSI DEL SUO ROMANZO

Ma non saranno un tantino idealisti i tre? Per qualsiasi progetto, occorrono fondi. Senza finanziamenti le idee, per quanto innovative, straordinarie e utili anche in campo sanitario, sono destinate a restare chiuse nei cassetti. Non possono camminare. “Al momento la strada percorribile è l’autofinanziamento”, dice Squillace. L’Associazione scientifico-culturale S.E.Ri.S. potrà contare su tutti i ricavi della vendita del romanzo dal titolo “Capovolto”, scritto da Alessandro Strato. L’autore ha già autorizzato la devoluzione delle royalties per sostenere il kit raccordo C-PAP Marconi.

“E’ un’opportunità che ci lusinga e che ci dà la possibilità di sostenere i costi necessari all’acquisto dei materiali”.

Servono barre di polimero tecnico per alimentare le macchine utensili degli istituti tecnici e delle aziende consorziate. Sarà possibile aggiungere l’ultima tessera al puzzle iniziato lì, nei laboratori del Marconi trent’anni fa. I vecchi studenti, quelli nel frattempo diventati vintage e progettisti, assieme ai nuovi, protagonisti anche loro del kit che porta il nome della scuola che nessuno ha dimenticato. Marconi nel cuore, sempre.

PER ULTERIORI APPROFONDIMENTI, LEGGI QUI: Kit per ventilazione non invasiva ideato da tre professionisti pugliesi

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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