Una partita ad ArcelorMittal

Ustionato mentre svolgeva operazioni ordinarie: l’incidente che il 6 febbraio scorso ha coinvolto un operaio dell’ex Ilva di Taranto è l’ennesimo infortunio sul lavoro all’interno dello stabilimento, il primo della gestione ArcelorMittal. L’uomo, 43 anni, lavorava nei pressi dell’Altoforno 1 quando, nello staccare dei tubi di raffreddamento dall’apposita valvola, è stato colpito da un getto di acqua bollente: 30 giorni di prognosi, per ustioni di primo e secondo grado su gambe e genitali.
“Non c’è una tonnellata d’acciaio da produrre che vale se non possiamo tornare a casa in piena salute. Sicurezza, salute e ambiente per noi sono dei pilastri che vanno di pari passo con le performance della produzione”, aveva dichiarato Matthieu Jehl, amministratore delegato di ArcelorMittal Italia, il 7 novembre 2018, presentando ai giornalisti la nuova gestione dello stabilimento siderurgico tarantino. La beffa del destino: ad esattamente tre mesi da quella dichiarazione, la prima vittima del “nuovo corso” dell’ex Ilva.

di Thomas Pistoia

Sono in quattro, seduti intorno a un tavolo ovale. Due vengono da un Paese lontano, uno è italiano, anzi, tarantino.

Poi c’è quello panzuto, basso, spettinato, con gli occhiali e tanti brufoli: quello, insomma, che non ha mai fatto l’amore con una donna, ma l’ha fatto molte volte con se stesso, cagionandosi una forte miopia e grossi calli alle mani. Qui lui è il Master, per questo ha avuto l’onore e l’onere di aprire la confezione del gioco e disporre sul tavolo le schede dei personaggi e i pupazzetti che li raffigurano, insieme alla piantina topografica, ai dadi, ai fogli e alle matite. È molto eccitato. Il game è nuovo, la casa produttrice gli ha chiesto di testarlo. Lo ha chiesto a lui, perché è considerato uno dei maggiori esperti di gioco di ruolo italiani. Il suo canale YouTube è seguito da migliaia di appassionati che attendono frementi le sue recensioni. Un suo giudizio negativo può costare molto caro, è un influencer, se un gioco non gli piace, nessuno poi lo compra. Insomma, lui sposta pubblico, decide i gusti, ha conseguito un potere.

Qui, in questo mondo fittizio.

 

Nella vita, invece, è un fallito. Disoccupato, dilapida ciò che guadagna e la pensione dei suoi genitori (che ancora gli danno vitto e alloggio) acquistando giochi, gadgets e fumetti. Non esce mai di casa, quella di oggi è un’eccezione, e, quando non gioca, passa la vita tra pc e cellulare, sui social, a disquisire di porno.

Si è passato il dorso dell’indice sotto le narici, come chi si fa di coca o come chi non ha un fazzoletto; ha tirato su col naso e ha cominciato a elencare le basi dell’avventura alla quale i tre giocatori dovranno dar vita.

ArcelorMittal 1 è, come sapete, l’evoluzione di Ex-Ilva 3.2, che, a sua volta, deriva da Ilva 4.3. Come nelle versioni precedenti, ci troviamo in una fabbrica, al cui interno scorre l’acciaio. I personaggi sono gli stessi: vi dividerete in padroni e operai. Compito dei primi sarà gestire la fabbrica e vendere il metallo. I padroni dovranno fare ciò utilizzando gli operai e facendo in modo che questi ultimi richiedano meno risorse possibile. Ecco, gli operai… Qui ce n’è uno. Lui, in questa storia, ha un solo obiettivo: mantenersi in vita. Allora, presentatevi.

 

Prende la parola uno dei due stranieri, quello calvo. L’altro è biondo.

– Io sono Giehl, sono uno dei capi. Il mio abbigliamento è quello classico del top manager, ma in ufficio non disdegno di allentare la cravatta e tirarmi su le maniche della camicia. Voglio che i dipendenti mi vedano come uno di loro. La mia forza sta nella scaltrezza.

– Io sono Obron – dice il secondo straniero, quello coi capelli color dell’oro – Sono il vice di Giehl. Anch’io vesto in doppiopetto, ma amo portare cravatte sgargianti. Mi piacciono le segretarie. Tutte. E io piaccio a loro. Quelle che assumo, per salire sulla mia fuoriserie e mangiare in un ristorante di lusso, darebbero qualsiasi cosa. Qualsiasi – e ride –. La mia forza sta nella capacità di comunicare come fossero verità anche le menzogne.

 

– Bene. Ora tocca a te – dice il Master, rivolgendosi all’operaio.

– Io mi chiamo P. Ho quarantatré anni. Sono un operaio specializzato e lavoro all’Ilv… Ehm… lavoro qui, insomma, da più di un decennio, agli impianti di colata continua 2 sulla linea 1. La mia forza è la resistenza fino all’eroismo, come quella canzone di Caparezza, avete presente? “Sono un eroe perché lotto tutte le ore, sono un eroe perché combatto per la pensione“. Ecco, io… L’eroismo sta nel fatto che non vivo, piuttosto sopravvivo… Sopravvivo a una città avvelenata, ricoperta di fumi e polveri mortali. Ciò significa che, anche fuori dalla fabbrica, non sono nient’altro che un morto che cammina. E morti che camminano sono quelli che mi circondano, i miei familiari, ma anche i vicini di casa, la gente per la strada, tutti, tutti quelli che abitano qui. Uomini, donne, bambini.

Il Master lo interrompe.

– La grande genialità di Ilva 1.0, la prima versione di questo gioco, è stata proprio l’introduzione del “Fattore Cancro“, la difficoltà più difficile da superare, molti giocatori hanno perso partite importanti a causa sua. La quantità di punti da ottenere col lancio dei dadi, in certi momenti della storia, è veramente impressionante.

– Sì… Dicevo, non è solo un problema della città, i venti trasportano i veleni anche nel resto del territorio…

– I venti, che sappiamo furono introdotti in Ilva 2.5

– Sì… L’eroismo sta poi nel lavoro stesso che facciamo noi operai in fabbrica, per uno stipendio inadeguato…

– Lo stipendio inadeguato fu introdotto già in Ilva 1, con il Rivaupgrade.

– …con una zona preposta al mobbing per chi protesta

– Il LAFupdate di Ilva 2.9

– …e nessuna garanzia per la salute e la nostra sicurezza. Ci muoviamo in strutture che cadono a pezzi, utilizziamo impianti obsoleti in ambienti in cui la temperatura di fusione dell’acciaio raggiunge i 2000 gradi. Nella totale assenza di ogni sindacato.

– Bene, come presentazione mi sembra sufficiente. Cominciamo quindi a giocare. La parola ai padroni.

L’operaio termina comunque il suo discorso.

– In pratica, ogni giorno entriamo in fabbrica e non sappiamo se usciremo vivi. Non sappiamo se rivedremo le nostre famiglie.

 

Ma quest’ultima frase si perde nella concitazione di inizio partita. E i padroni fanno la loro prima mossa.

Parla Giehl.

– Noi giochiamo la carta “acquisizione” e la carta “annuncio investimenti”.

Obron lancia i dadi.

– Ventisette – dice il Master – Punteggio buono, potete procedere.

– Allora noi acquisiamo Ilva, la facciamo diventare ex-Ilva, poi le diamo nome ArcelorMittal e annunciamo investimenti per eliminare l’inquinamento e mettere in sicurezza gli impianti – dice Obron con aria soddisfatta.

– Ottima mossa – commenta il Master.

 

Tocca all’operaio, che lancia i dadi e fa diciotto. Ora deve parlare e far proseguire la storia. Abbassa lo sguardo sulla piantina topografica, come a voler cercare il senso di quell’intreccio di linee perpendicolari. Chiude gli occhi.

Gli investimenti annunciati dai padroni non sono mai arrivati… Uno degli impianti stamattina si è guastato e sono stato raggiunto da un getto di acqua bollente, che mi ha ustionato dalla cintola in giù… Mi hanno portato in ospedale.

I due padroni tacciono.

 

Il Master prova a cercare una soluzione nel libretto delle istruzioni.

– Forse per l’eroismo è previsto un lancio di dadi supplementare…

L’operaio si alza in piedi e gli strappa dalle mani il regolamento.

– Ma che cazzo stai dicendo? – urla – Non lo vedi? Non lo vedete? Questo gioco è identico ai precedenti! Ilva 2, Ilva 3, Ex-Ilva 4… Ma chi volete prendere per il culo? Anche in questa versione i padroni guadagnano e vincono! Gli operai fanno la fame e perdono! Perdono, sì, la salute! Oppure la vita!

Poi il giocatore strappa la cartina topografica, lancia via dadi, schede, pupazzetti…

 

Il Master cerca invano di fermarlo.

– Ma cosa… Cosa fai? No, fermo! Questa è una confezione variant!

L’operaio manda tutti a fare in culo e se ne va sbattendo la porta.

I tre giocatori superstiti restano un po’ lì, a contemplare lo sfacelo dei resti del gioco sparsi sul tavolo e sul pavimento.

Il Master sta pensando sconsolato che, per rifarsi di questa partita non terminata, stasera dovrà guardare più porno del solito, aumentando miopia e calli alle mani.

 

Ma Giehl e Obron ammiccano, sorridono, poi aprono una borsa e… Tirano fuori una grande scatola.

Sul coperchio campeggia una scritta cubitale: ARCELORMITTAL II.

Sotto, una frase più piccola recita: “Contiene l’upgrade –Giustificazioni per l’assenza di investimenti 2.3!–”

– Presto, troviamo altri operai! – dice il Master, entusiasta.

E il gioco, di nuovo, uguale, identico…

Riprende.

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor

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