Il Salento d’amare nuova Terra dei fuochi

discarica rifiuti

In provincia di Lecce si muore di tumore come in Campania, ma nessuno ne parla. Da meta turistica ambita dai turisti di tutto il mondo a terra di morte per i suoi abitanti. Il nuovo business di una mafia moderna e ancora sconosciuta. E intanto i salentini continuano ad ammalarsi

di Marco Nucita

 

 

Lu sule, lu mare e lu ientu.

Una volta il Salento era questo. Meta per i turisti italiani e stranieri, vanto per i suoi abitanti. E lo è ancora.

Ma come non accorgersi dell’eccessiva incidenza tumorale presente nella provincia di Lecce? E’ pari a quella della Terra dei Fuochi, eppure non fa notizia.

 

 

OGNI FAMIGLIA HA UN PARENTE CHE SI AMMALA DI TUMORE  

Le cause sono molteplici. Un efferato business dei rifiuti, che da anni vede bruciare illegalmente rifiuti provenienti da tutta Italia, proprio in alcuni dei principali impianti di smaltimento della Provincia.

La presenza di numerosissime discariche abusive a cielo aperto e di rifiuti interrati nel sottosuolo delle campagne salentine. Diversi i comuni immersi nei veleni tossici provocati da combustioni industriali o dall’attività illegale di contadini a cui vengono affidati rifiuti da smaltire nelle campagne. Numerosi i siti industriali mai bonificati per decenni.

Solo alcuni esempi.

Si pensi alle emissioni dell’Ilva di Taranto e della centrale Federico II di Cerano, spinte dai venti settentrionali verso il Salento.

Si pensi alla vicenda della Copersalento a Maglie, centrale termoelettrica che per 20 anni ha bruciato i rifiuti provenienti da tutta Italia, trasportati di notte da continui flussi di camion. Oggi, quei terreni, contaminati da una diossina 420 volte superiore al limite consentito, non sono stati ancora bonificati.

Si pensi al Consorzio Consal nei pressi di Muro Leccese, che nel 2012 emetteva un livello di diossina 3 volte superiore al consentito.

Si pensi alla discarica di Burgesi – la più grande del Salento –, in cui per anni si sono interrati fusti di PCB e scarti di ogni genere. Come non far riferimento al consigliere provinciale di Ugento Peppino Basile e alla sua lotta (tra le tante) all’ecomafia? Si ritiene che il 15 giugno 2008 sia stato barbaramente ucciso con 24 coltellate per motivi legati proprio alla discarica sopra citata. Probabilmente sapeva troppo.

Un vero e proprio agglomerato industriale inquinante nel cuore del Salento.

Ma quello dell’ecomafia è solo uno (tra i più redditizi) degli ambiti in cui si fa strada l’illegalità in Salento.

Vi è un enorme business, che va dagli inceneritori alle discariche abusive, dai favori politici alle estorsioni, dalle slot machine alle piccole banche, dalle speculazioni edilizie allo spaccio di cocaina sulle spiagge e nelle discoteche.

Un intreccio di potere e di denaro. Un sistema corrotto non facile da denunciare… Pena ritorsioni e minacce in stile tipicamente mafioso.

 

 

UNA “MAFIA MODERNA” E IL “SISTEMA”

Qui funziona così. Chi sa troppo deve tacere. E se non lo fa, viene minacciato e infangato pubblicamente fino a quando non decide di farlo. C’è chi viene ucciso a colpi di pistola o di coltello, e chi viene “fatto fuori” con le armi della diffamazione, delle querele e dei processi.

E i cittadini salentini? Come reagiscono all’inquinamento?

Fanno finta di non vedere i fumi, di non sentire il puzzo eccessivo e a tratti soffocante delle campagne che bruciano di continuo. Eppure, una costante presenza di aria insana e inquinata è avvertita da tutti. Tanto da obbligare a chiudere le finestre di notte per evitare l’odore della plastica bruciata, ad esempio.

E chi sa e vede, non può far nulla. Non trova risposte da parte delle istituzioni.

Spesso, però, non ci si chiede nemmeno perché tutto questo sia permesso e accada ormai alla luce del sole. Si assiste alla morte di parenti, figli e amici… ma non si alza un dito per chiedere spiegazioni e verità.

E i politici, la sanità, la magistratura?

C’è stato un passaggio fondamentale negli ultimi decenni, in Salento come in altre regioni d’Italia. Non si può parlare più di una dinamica mafia vs Stato, così come avveniva tradizionalmente fino agli anni ’90.

ecomafia discarica rifiuti

Ora, i figli dei vecchi boss della Sacra Corona Unita e i nuovi allievi della mafia pugliese – iniziando a studiare, laurearsi e formarsi – hanno appreso il mestiere degli affari, e non solo quello delle armi.

In questa fase, la mafia ha iniziato ad unirsi alla parte deviata dello Stato, creando un “sistema – così lo definiva Peppino Basile – in cui il confine tra l’una e l’altro appare invisibile.

Ma si tratta di un livello a parte. Di una zona grigia che non si vede, ma che iniziava a svilupparsi già ai tempi di Renata Fonte.

Anche una parte del mondo politico si trova ad obbedire a quei poteri forti che fanno capo all’imprenditoria, alla massoneria, alla finanza, alle piccole banche.

E, per poter operare senza rogne, si infiltrano nelle stanze del potere, da quello politico a quello della magistratura, passando per le forze dell’ordine e la sanità.

Gli amici degli amici, quelli che contano e coprono le spalle.

E di tutto ciò, spesso e volentieri, i cittadini – ad un livello più basso – non sanno nulla. E se sanno, si attiva la solita giostra dell’infamia e della paura.

Ma quali sono le armi utilizzate da questi poteri contro la collettività?

L’ignoranza, certamente. Intesa come mancanza di senso critico nei confronti della realtà. L’ignavia e la rassegnazione che portano gli abitanti a non parlare. La corruzione che porta i politici a firmare carte false, i medici a chiudere gli occhi dinanzi alle morti ingiustificate dei loro pazienti, i magistrati a manipolare e veicolare una parte dei processi. E così via…

Il tutto mentre sui social e sulla rete è diffusa una cultura del vuoto: si condividono i “Buongiorno” e gli aforismi su Facebook, i selfie e le foto su Instagram, in nome di una cultura del progresso tecnologico che si scontra con l’arretratezza della realtà.

Un mondo virtuale che sostituisca quello reale, insieme ad una omertà diffusa da anni: è il vero pane per i denti di questa mafia moderna.

E, senza saperlo, tutti noi questo pane glielo forniamo quotidianamente.

Quando si preferisce seguire la logica del “teniamoci buono il potente del paese”, spesso a causa di problemi economici diffusi.

Quando si ha paura di ritorsioni persino in ambito lavorativo.

Quando si preferisce votare quel politico che garantisce aiuti in cambio di voti. Quando il solo timore per i potenti del luogo frena dal parlare e denunciare i soprusi.

Il Salento d’amare è divenuto terra d’ogni affare.

I poteri forti hanno deciso di imporre questo sistema. Ma arriverà un tempo in cui i cittadini decideranno di non sottostare più ad esso. E troveranno le giuste armi per contrastarlo.

 

Marco Nucita

 

2 Commenti

  1. Casciaro Luigi

    Credo che sia arrivata veramente l’ora che tutti i cittadini debbano prendere coscienza della gravità del problema e che per amore dei figli è necessario ribellarsi e chiedere che si faccia piena luce su quanto denunciato!.

    Reply

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