Una donna può tutto: volano le streghe della notte

Ritanna Armeni col fiuto della cronista di razza nel suo ultimo libro ha scovato una storia vera, che sembra leggenda

di Flavia Musciacco

Non so quante scrittrici si siano avventurate a maneggiare argomenti con epicentro una guerra, tema maschio per antonomasia. Ritanna Armeni l’ha fatto.

E l’ha fatto con lo strumento dell’inchiesta giornalistica, propria di chi ha esercitato questa professione molto a lungo. Cioè andando a scovare la “notizia” là dove è nata, approfondirla e raccontarla con il linguaggio essenziale (ma non arido) di chi sa puntare al cuore. Quando poi questa notizia vira verso la leggenda – come altro classificare le “streghe della notte”? – la materia disvela la potenzialità del romanzo, promette ben altro che non una buona inchiesta giornalistica.

Nasce così, a mio parere, “Una donna può tutto – 1941: volano le streghe della notte” (Ponte alle Grazie, 16 euro), con protagoniste alcune donne pilota sullo scenario della seconda guerra mondiale in Russia. Ritanna è stata bravissima a scovare, superando non poche difficoltà burocratiche e pregiudizi antifemminili, la storia praticamente sconosciuta anche in Russia delle giovani patriote sovietiche, che diedero vita ad una formazione femminile che si battè contro i tedeschi durante l’invasione. Partendo dalla testimonianza dell’ultima superstite, Armeni ricostruisce le imprese militari e la voglia di riscatto civile di queste eroine troppo presto dimenticate: e l’autentico scoop è stato ascoltare i fatti dalla viva voce dell’ultima “strega” ancora vivente, Irina Rakobolskaj, 96 anni, vicecomandante del leggendario Reggimento 588 formato da piccoli e maneggevoli cacciabombardieri pilotati da un pugno di donne sovietiche le quali, rigorosamente nottetempo, sganciavano bombe devastanti sul nemico, non solo infliggendo seri danni ma anche, forse soprattutto, indebolendo l’aura di invincibilità dell’esercito nazista occupante.

Furono migliaia i raid notturni, in 1100 notti, nel corso dei quali queste pilote dimostrarono destrezza e coraggio straordinari, e molte di loro non tornarono a casa ma bruciarono cadendo insieme ai loro velivoli abbattuti dalla contraerea tedesca.

Ritanna Armeni racconta con passione e anche a volte con emozione, come lei stessa confessa alla fine del libro, le vicende delle sue “Nachthexen”, le streghe appunto, e illustra passo passo la passione che Irina riversava nei suoi ricordi di quella guerra. Così che il lettore (meglio se lettrice…) riesce a immaginarsi nel pieno della pianificazione di un attacco aereo, ma anche a domandarsi come tutto questa abbia potuto avere protagoniste un pugno di donne.

E, a questo proposito, non manca uno spunto amaro quando l’autrice denuncia la delusione incontrata al Museo della Grande guerra patriottica a Mosca, dove lo spazio dedicato a queste eroine si è rivelato minimo, quasi trascurabile. Quando, al contrario, si è trattato di un’autentica epopea cui la “cronista” Armeni restituisce conoscenza approfondita e dovuta dignità.

Il libro si conclude con i funerali di Irina che non è riuscita a leggere il libro, essendo l’edizione in lingua russa arrivata dopo la sua morte.

E qui mi piace riportare l’ultimo capoverso del lavoro di Ritanna, a pag.230:

“Ora Irina non c’è più, per rimuovere la delusione e l’inquietudine non posso fare molto. Posso solo sperare che questo libro contrasti, almeno in parte, la forza omologante della Storia scritta dagli uomini e portarlo sulla sua tomba a Novodevicij. E’ una strega, sono sicura che riuscirà a leggerlo”.

Chi ha letto questa recensione avrà capito che il libro mi è piaciuto parecchio; non sono stata influenzata per nulla, quindi, dal fatto che Ritanna ed io si stava nella stessa “comitiva” di ragazze e ragazzi, nella nostra piccola città del sud. Molti anni fa.

 

 

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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