Operazione “Labirinto” e “Cerchio”: così si toglie ossigeno alla scu

Un colpo al “cerchio”, l’altro al “labirinto” economico della scu. I dettagli delle ultime indagini e dei sequestri alle leve emergenti della sacra corona unita nel Salento

Di Fabiana Pacella

 

Se vuoi colpire dritto al cuore la criminalità organizzata e sfiancarla, prima ancora che arrestarne gli esponenti – che pur in molti casi impartiscono ordini diretti all’esterno anche dal carcere -, devi toglierle ossigeno.

E l’ossigeno della mala è il denaro, la proprietà, il mare magnum di patrimoni che non risultano nelle dichiarazioni dei redditi, attraverso cui però si movimentano flussi di ricchezza illecita e si sugge “pensiero”, in gergo il sostentamento per i familiari dei detenuti.

Per questo l’operazione coordinata dalla direzione distrettuale antimafia, che a Lecce e provincia ha portato al sequestro di beni immobili, conti e società per 6 milioni di euro riferibili in maniera diretta e indiretta e tre personaggi di spicco della Sacra Corona Unita federata al clan del boss Mario Tornese di Monteroni, ha un valore difficile da quantificare.

 

// UN FILO DI ARIANNA NEL LABIRINTO DEL SALENTO 

13 società/imprese individuali con relativo compendio aziendale, 3 immobili, 14 veicoli e 8 rapporti finanziari e bancari attivi, riconducibili a Saulle Politi da Monteroni, Fabio Rizzo da Lecce e Davide Quintana da Gallipoli, tre dei 33 arrestati nell’operazione Labirinto con cui i carabinieri del Ros di Lecce a inizio luglio hanno disarticolato la consorteria criminale che attraverso atti intimidatori, estorsioni, spaccio nell’universo della movida e del turismo e ramificazioni nel commercio di prodotti ittici, aveva blindato una grossa porzione di territorio, dall’entroterra al mare e ritorno.

Saulle Politi

Nel dettaglio, giusto per avere contezza della disponibilità economica della Scu 3.0, a Politi sono stati sequestrati diverse società tra le quali la “Funny Slot s.r.l.” gestita dal fratello Checco, con unità locali a Trepuzzi (LE), Carmiano (LE) e Monteroni (LE) operante nel settore delle scommesse on line, giochi e sale slot, con il relativo complesso aziendale, comprensivo di immobili, autovetture e rapporti bancari (conti correnti, polizze assicurative, conti deposito), il bar “Caffè alla Romana” e l’impresa di commercio all’ingrosso di caffè “Politi Caffè”, fresca di apertura e già avviata nel piccolo universo locale della torrefazione, tanto da servire tre bar a Carmiano e altri nella zona.

Fabio Rizzo

A Rizzo, referente di Vincenzo Rizzo, capo bastone per il territorio tra Lecce e San Cesario, è stato notificato il sequestro di diverse società a lui riconducibili operanti nel settore della distribuzione di carni e alimentari in genere, con il relativo complesso aziendale, comprensivo di autovetture e rapporti bancari (conti correnti, polizze assicurative), tra cui un punto vendita presso un supermercato a San Pietro Vernotico (BR).

Davide Quintana

A Quintana, ritenuto uomo di fiducia del clan Padovano fino a quando non è stato decapitato, sempre dal Ros, con l’operazione Baia Verde del 2014, e confluito nella famiglia criminale di Vincenzo Rizzo, sono state sequestrate la “Ittica Gallipoli” le cui dinamiche commerciali si erano caratterizzate per l’inserimento della società in un piano di spartizione del territorio realizzato dai clan indagati, nonché di altre società a lui intestate e riconducibili, operanti nel settore immobiliare e della ristorazione tra le quali la “Mr. Poldo” con sede a Gallipoli, con il relativo complesso aziendale, comprensivo di immobili, autovetture e rapporti bancari (conti correnti, conti deposito, polizze assicurative).

Fin qui la morsa ai patrimoni. La scu del resto ha abbassato il tiro, niente morti ammazzati.

Si spara solo quando c’è troppa confusione e bisogna ricordare chi comanda, quando qualcuno non vuole abbassare la cresta e si sgomita senza trovare un accordo. Per il resto silenzio.

 

Il che non significa che il territorio sia tranquillo, Tutt’altro.

La sacra corona unita lavora di fino, s’insinua nelle pubbliche amministrazioni e s’appoggia a colletti bianchi che popolano il misterioso, pericolosissimo mondo di mezzo, abbraccia la politica – tre scioglimenti per infiltrazione mafiosa in pochi mesi collocano il Salento alle vette di una classifica decisamente poco lusinghiera  –, apre conti in banche compiacenti, depone le pistole e maneggia gli assegni, mettendo radici in affari a più zeri apparentemente puliti e sporcandoli in poche velocissime mosse.

Sporco, come l’operazione Labirinto racconta, è il mondo delle forniture di prodotti ittici da Gallipoli al resto della provincia: se il gruppo Rizzo si è appoggiato a Quintana per entrarvi dalla porta principale, Saulle Politi ha invece lavorato per garantire il pane a un altro gruppo di distribuzione e Gabriele de Paolis, genero di Luigi Otello Coluccia, compare in qualità di terzo contendente, come raccontano le carte.

 

// TURISMO “FAI DA TE”

Sporco e particolarmente remunerativo è il mare magnum del turismo: dall’operazione Baia Verde del 2014, che accendeva un faro sugli affari illeciti della movida della Città Bella sono infatti nate due indagini parallele altrettanto pesanti. Si tratta della Labirinto, che ha squarciato il velo sul traffico internazionale e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi, estorsione e danneggiamento con l’aggravante del metodo mafioso e controllo dei servizi di security privata in particolare sulla costa e dell’operazione Cerchio che ha portato, nei mesi scorsi, alla notifica di 8 avvisi di conclusione delle indagini per estorsione aggravata da metodo mafioso,  concussione, violenza privata per la vicenda d’intreccio tra mafia, economia, politica e imprenditoria attorno alle lezioni 2014 del cda della Bcc di Terra d’Otranto. Tra quegli otto nomi, tutti eccellenti, compare quello di Saulle Politi.

Tre figli della stessa attività investigativa, in cui i nomi di arrestati e indagati girano passando da un faldone all’altro, e raccontando di una tanto silente quanto pericolosa ramificazione sul territorio che resiste nonostante la disarticolazione delle forze dell’ordine.

La sacra corona unita ha referenti e prestanome ovunque, spesso attinti al bacino di quel mondo di mezzo di cui si diceva. E le località di mare sono le più golose e le più pericolose. Troppe presenze, troppi soldi, tanti affari.

Accade anche a Porto Cesareo, dove alcuni stabilimenti balneari – raccontano le carte dell’operazione “Cerchio” –,  sono gestiti da referenti dei diversi clan, che dopo la spartizione condivisa del territorio “lavorano” senza pestarsi i piedi.

 

 

// PER SAPERNE DI PIU’

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1 Commento

  1. Luisa

    Occhio a giudicare prima ancora che ci sia una sentenza definitiva. Funziona così solo in Italia, dove tante bocche parlano per il gusto di fare notizia, e probabilmente anche carriera.

    Reply

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Info sull'autore

Fabiana Pacella

Giornalista professionista, 40 anni, si definisce battitrice libera e senza padroni se non i lettori. Ha lavorato in redazioni giornalistiche televisive e di carta stampata, occupandosi prevalentemente di cronaca nera e giudiziaria, ricordando però di raccontare anche le bellezze e le potenzialità della sua terra d'origine, il Salento. Tra le inchieste seguite, quella su Antiracket Salento e Bcc di Terra d'Otranto, costatele minacce e ritorsioni

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