Salentini, quei calorosi incivili che odio et amo

Di Barbara Toma

 

Da quando vivo qui, mio malgrado, non faccio che notare incredibili atti di inciviltà e provo disagio nel dover ammettere a me stessa che forse preferirei andare via…

Eppure ogni tanto succede qualcosa, qualcosa di semplicemente molto toccante e poetico, qualcosa che mi fa riflettere.

Questa settimana è iniziata con una giornata che non dimenticherò facilmente. Una giornata in cui ho pianto per il lutto di un’amica e gioito per il parto di un’altra amica nello stesso pomeriggio.

Passare da una chiesa e una strada gremita di gente in rispettoso silenzio davanti al dolore della perdita a un corridoio pieno di gente euforica per l’arrivo di una neonata è stato… bellissimo.

Immersa nel dramma di un funerale straziante, profondamente toccata dal dolore improvviso capitato ai miei amici e commossa dal silenzio che caratterizzava la folla venuta a dare un ultimo saluto.

 Mi guardavo intorno e vedevo bellezza.

 La forza che sappiamo avere nel darci sostegno a vicenda, nell’esserci, tutti, nonostante tutto, nel momento del bisogno.

Quanta bellezza in quella folla commossa, quanto calore in quel silenzio.

Camminavo verso la macchina con le lacrime agli occhi quando un messaggio mi ha fatto riemergere dalla mia bolla di tristezza, solo due parole: “È nata”.

E un attimo dopo correvo verso la macchina per raggiungere i miei amici in ospedale e immergermi in un’altra dimensione.

 La magia della nascita, la felicità.

 Tenevo in braccio una bimba nata da poco più di due ore, che delicata e leggera mi rubava il cuore con il suo sguardo intenso. Talmente rapita da cotanta misteriosa bellezza avvolta in una copertina che per un attimo non avevo notato ciò che mi circondava, poi ho alzato gli occhi.

 Davanti a me, oltre alla raggiante facciona sorridente della mia amica neo mamma, una trentina di adulti aveva letteralmente occupato ogni centimetro quadro della stanza togliendo aria, spazio e intimità a 3 neo mamme.

 La stanza era piena, le luci dei neon fortissime, le voci alte, i rumori troppi e nella mia mente scorrevano tutte le cose lette sui neonati e su quanto sia importante accoglierli nel modo giusto al loro arrivo nel mondo: l’importanza del contatto con la mamma, le luci soffuse, i toni dolci e delicati… dio che orrore! Come è possibile consentire che neonati e mamme vengano maltrattati in questo modo?

 Ma l’ospedale poco accogliente e la maleducazione di parenti accorsi a festeggiare una nascita stavolta non sono riusciti a mettermi di cattivo umore.

 Ciò che mi ha colpito stavolta è il calore. Quello della rispettosa folla accorsa a un funerale, quello della felicità che può dare una nuova vita, quello che mi procura poter condividere i momenti importanti con le persone a cui voglio bene, quello che mi ha accolto qui a Bari, dove mi trovo per lavoro per il resto della settimana, ospite super coccolata a casa di amici.

 Questa settimana è iniziata con lo stupore e il fascino per le contraddizioni che rendono la vita così poetica e degna d’essere vissuta.

E continua in trasferta, tra la rinnovata consapevolezza che amo profondamente il mio lavoro e la felice constatazione di avere una famiglia di amici pronta ad aiutarmi, proteggermi e coccolarmi.

 Ed è questo che mi ha portato qui, in questo posto pieno di contraddizioni, in questo posto di calorosi incivili che amo e odio.

 

1 Commento

  1. Paola

    Anche questa settimana ho aspettato il momento giusto per leggere questo stralcio di realtà che ci circonda, perché è di questo che si tratta nn di un semplice articolo.. come ogni volta i temi, mai banali, mi aiutano a riflettere su qualcosa che altrimenti passerebbe inosservato e dato per scontato…
    ahhhh i salentini come farne a meno.. sei lontana e vorresti averli vicini sei lontana e ti mancano

    Reply

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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