Ripartire dalle parole

Di Barbara Toma

E’ successo di nuovo.

Ho fatto notare a una persona colta, intelligente e sensibile, che stava, inconsapevolmente, promuovendo un atteggiamento maschilista, e sono finita nel mirino.

E’ sempre la solita storia: chi cerca di cambiare le cose passa per pesante, finisce in un turbinio di accuse e viene bollat_ come esagerat_ e inutilmente estremista.

Non è certo una novità , da sempre le femministe vengono accusate di essere etremiste e fare di tutta l’erba un fascio, di

odiare tutti gli uomini.

Come se femminismo fosse il contrario maschilismo. Come se ad essere femminist_ fossero solo le donne.

Invece chi viene cortesemente invitato a notare come ogni nostro comportamento, ogni nostra ingenua battuta, contribuisca a mantener viva la cultura maschilista, è semplicemente una persona equilibrata, sensibile e magari anche attenta ai problemi della violenza sulle donne, ma non per questo incapace di ridere per una semplice e innocua battuta.

La cultura maschilista è imperante in quanto perpetuata nei secoli. Vive in ognuno di noi, è talmente ben radicata che, se davvero vogliamo cambiare le cose, l’unica cosa da fare è lavorare per correggere le nostre abitudini, i nostri atteggiamenti inconsapevoli, la nostra visione di ciò che è innocuo e ciò che è frutto e, al tempo stesso, nutrimento della cultura maschilista.

Il primo passo per risolvere un problema è riconoscerlo.

Una volta preso coscienza del nostro essere tutt_ profondamente maschilist_ per cultura, dovremmo lavorare per cambiare pratiche e usanze e abituarci a nuove visioni e nuovi modi di pensare e, quindi, di comunicare.

E questo è un lavoro enorme, complesso e molto difficile. Ma fondamentale perché cambi qualcosa.

Non è una cosa immediata, bisogna starci attenti, provare a resettare i propri atteggiamenti e fare uno sforzo personale e collettivo. Poi però, magari, magicamente, arriverà il giorno in cui, così come ci sembra assurdo accendere una sigaretta in un luogo chiuso, buttare una carta per strada o non trovare i bidoni della differenziata, troveremo assurdo sentire battute sessiste e ci ritroveremo ad avere nuove abitudini e, sopratutto, ad essere circondati da giovani persone e bambin_ pront_ a riprenderci quando sbagliamo.

E’ così che funziona quando si vogliono cambiare atteggiamenti radicati nelle abitudini e nella cultura di una intera popolazione.

Ed è questa l’unica strada da percorrere anche per quanto riguarda la lotta al maschilismo e la difesa della parità tra generi.

In Italia c’è un grande problema di consapevolezza del sessismo.

Solo nelle ultime due settimane:

la Ministra Azzolina sbattuta in prima pagina da alcune testate con foto che la ritraggono in spiaggia, in bikini, e tanto di titoli sulle sue ‘chiappone’.

Si chiama body shaming.

Un gruppo di ragazzi ha prenotato un tavolo in discoteca con il nome Centro Stupri e si è presentato con addosso magliette con la stessa orrenda dicitura. La stampa ha parlato di ‘goliardata’.

Invece è un comportamento inaccettabile, irrispettoso e gravissimo. Oltre ad essere istigazione allo stupro.

Un Professore (Raffaele Morelli) ha insultato e trattato senza rispetto, in diretta radiofonica, una nota scrittrice (Michela Murgia) rea di aver chiesto spiegazioni riguardo le imbarazzanti dichiarazioni del primo a proposito delle donne:

“La donna è la regina della forma, suscita il desiderio e guai se non fosse così’.

La Murgia gli dava del Lei, mentre lui si rivolgeva a lei dandole del tu, neanche fosse una bambina.

Si chiama sessismo.

Due ragazzine di 15 anni sono state stuprate da un loro coetaneo ad una festa in spiaggia. La stampa sminuisce e da quasi per scontato lo stupro, chiamando il ragazzo ‘amichetto’ e puntando il dito sullo stato di ebrezza delle ragazzine. Il popolo della rete scatena il suo odio e insulta le vittime perché:

‘Non avrebbero dovuto uscire la sera’ e ‘non avrebbero dovuto bere e farsi stuprare’.

Comunicazione fuorviante, sessismo e normalizzazione dello stupro.

Due gemelli di 12 anni vengono strangolati nel sonno dal padre (che aveva premeditato il delitto, annunciato in un sms alla moglie). La notizia viene riportata con i soliti toni: l’assassino descritto come un bravo ragazzo, per alcune testate addirittura una vittima, uno dei tanti padri che soffrono a causa di una separazione difficile.

Del resto, se uno ammazza la moglie per troppo amore, stupra una ragazzina perché era ubriaca, tocca il culo a una ragazza per corteggiamento, vuoi che non ammazzi i figli per colpa di una separazione difficile?

E’ sempre colpa delle donne.

Ed è sempre una questione di linguaggio.

La violenza parte dalle parole.

Bisogna superare l’idea che chi fa notare a una persona di aver  fatto una battuta sessista sia quell_ fastidios_ e stia disturbando.  E’ CHI FA LA BATTUTA CHE DISTURBA. Ed è chi fa la battuta che dovrebbe sentirsi a disagio. Uomo o donna che sia.

Ogni tre giorni un italiano ammazza una donna. E ancora tutti a parlare di quanto sia inutile battersi per la parità di genere. Nessuno si lamenta della dilagante comunicazione sessista nei media, non si offendono di fronte ad atteggiamenti o battute maschiliste ed offensive, non alzano la voce contro l’orrore che si consuma davanti ai nostri occhi ogni giorno, eppure sono sempre pronti a denigrare chi cerca di cambiare le cose.

Chiediamoci quali sono i nostri comportamenti quotidiani frutto di una cultura maschilista che va contro le nostre stesse convinzioni.

Dobbiamo ripartire delle parole.

Le nostre figlie e i nostri figli seguiranno il nostro esempio, non i nostri consigli.

 

La libertà si impara esercitandola

Clara Campoamor.

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1 Commento

  1. Avatar
    Penelope

    Credo sarebbe interessante promuovere qualche iniziativa sulla violenza psicologia, cercando di rendere ben chiaro che non si parla di relazioni un po’ sbilanciate tra persone che non hanno gli stessi obiettivi ma di vera e propria sopraffazione attuata scientemente con comportamenti davvero manipolatori a volte sapientemente celati sotto un falso o temporaneo atteggiamento amorevole. Il bastone e la carota, dr Jeckyll e mr Hide, la menzogna, a volte il pericolo imminente.
    A me sarebbe piaciuto organizzare una iniziativa del genere, poi una volta chiesi ad una signora molto impegnata di una associazione altisonante se si potesse realizzare con il loro sostegno e la deprimente risposta fu che loro “organizzano iniziative di beneficenza” e che quello della violenza psicologica è “un fenomeno di nicchia”. Accidenti, ho pensato, che nicchia profonda, un pozzo direi piuttosto, nel quale si rischia di cadere e non riuscire più a salire, se non hai la fortuna di trovare l’aiuto giusto.
    Un saluto

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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