Ucciderò Stewart Copeland

di Thomas Pistoia

Lo sto aspettando. Sto qui, seduto sulla porta di casa, con il fucile accanto, attendo. Sì, come il suocero di Aldo, Giovanni e Giacomo in “Tre uomini e una gamba”. Ma io non farò il suo stesso errore, quando vedrò il mio bersaglio avvicinarsi, non resterò seduto, non gli darò il tempo per fuggire. Andrò verso di lui e, quando scenderà dall’auto, lo fulminerò con un colpo solo, qui, in piena fronte.

Sì, io ucciderò Stewart Armstrong Copeland, il batterista dei Police.
A qualcuno la colpa bisogna pur darla. Io la do a lui.

Perché, se oggi il Salento va tanto di moda, non può essere merito della classe politica o imprenditoriale. Ma li avete visti? Secondo voi questi possono davvero aver deciso un giorno di dare una svolta, di valorizzare finalmente la storia, il folclore e le straordinarie bellezze di questo territorio? Suvvia! Hanno avuto solo culo e ancora oggi non hanno capito come funziona. Molti mirano a spennare il turista, senza pensare che un giorno, se trattato bene, quello potrebbe tornare e generare altro indotto. Sono gretti.

No, no, non è stata un’improvvisa presa di coscienza culturale delle istituzioni o dell’imprenditoria, entrambe peraltro spesso invischiate in affari dubbi con la criminalità organizzata, non scherziamo. E francamente è difficile capire da dove sia nato tutto questo casino. Io so solo che la percezione che stava succedendo qualcosa, l’abbiamo avuta poco meno di vent’anni fa, quando è arrivato lui: Copeland. Rimase folgorato sulla via di Melpignano dalla pizzica e si esibì durante una memorabile Notte della Taranta. E’ quello il momento in cui lui, come un novello Gesù Cristo, ha diviso in due la storia del Salento: Avanti Copeland e Dopo Copeland.
Voglio ucciderlo per egoismo? Perché penso che, senza di lui, il Salento sarebbe rimasto sconosciuto e incontaminato e quindi soltanto nostro? No. A parte che di incontaminato, in questa terra, da Burgesi in poi, è rimasto ben poco, il motivo della mia vendetta è esattamente opposto. Voglio ucciderlo perché poteva decidersi prima.

Oggi il Salento va in tv, decantato da Alberto Angela e Licia Colò, che mostrano al mondo il barocco leccese, i borghi, gli eventi culturali. E i cosiddetti “Vips” lo popolano soprattutto d’estate, comprano casa qui. Trovi i cantanti nei ristoranti, i calciatori nelle masserie, i politici e i personaggi televisivi sul lungomare. E fioriscono notti bianche, festival, sagre, orge di paese per tutti i gusti (ok, quest’anno un po’ meno per i motivi che sappiamo). Ma quando io e i miei coetanei eravamo ragazzi, dove stava tutta questa gente? Dove si era nascosta? Dove cazzo stava Stewart Copeland?

Lo sapete com’erano le serate nei nostri paesi? Volete saperlo? Mo’ ve lo spiego, mo’ vi spiego com’era il Salento a.C., Avanti Copeland.

Nelle tre stagioni che non erano estate, nei giorni feriali, intorno alle diciannove, le strade diventavano deserte. Le fimmine chiuse in casa, i masculi in auto, a girare a vuoto, finché c’era benzina, con lo stereo che passava canzoni di vite spericolate, diabli e sogni di rock’n’roll, nulla che avesse a che fare con il nostro quotidiano. Chilometri e chilometri buttati alla ricerca di qualcosa che neanche noi sapevamo, in un mare di lampioni e linee di mezzeria, a volte cambiando paese, per vedere se oltre confine c’erano ancora segni della presenza di forme di vita fondate sul carbonio.
Se, tra le 22 e 24, compariva qualcuno su un marciapiede (rigorosamente maschio, una donna a quell’ora mica poteva uscire), mettevamo le dita a pistola e fingevamo di sparargli dal finestrino. Perché non poteva essere umano, era di certo un mostro, uno zombie, un alieno . Walking Dead.
Le serate finivano in un bar, oppure sulle panchine di una villetta, a bere, a fumare, a chiacchierare, a cercare un cazzo di modo per passare il tempo.

Il sabato e la domenica, poi… Oh, il passeggio sul corso! Ragazze e ragazzi in transito alterno sul corso principale, in cerca di una parola, di uno sguardo, di un segnale, con un destino già scritto nel Salento della provincia: conoscere un coetaneo che sembrasse diverso da quella calca, qualcuno che si distinguesse in qualche modo, come un’illusione, un miraggio, un fantasma destinato a scomparire dopo le 21. Già. Nel week-end la vita reggeva addirittura fino a quell’ora, a volte addirittura fino alle 21 e 30!

D’estate c’era il mare. I paesi si svuotavano. Il passeggio si faceva sul lungomare o sul corso dei lidi. Ma, per la gioventù in loco, tutto restava pressoché uguale. La sera che arrivava, come diceva una canzone, non era mai diversa dalla sera prima. E non c’era neanche una discoteca in cui poter affogare. Ed è inutile nasconderlo, qualche volta si beveva un po’ di più, c’era anche chi fumava per svegliarsi di nuovo al mattino “con quel gusto in bocca”. Nonostante tutto quei giovani sono rimasti sani, puliti, integri. Oggi sono padri di famiglia, rispettati professionisti, onesti artigiani e commercianti. Ma non è stato facile. E non fate i moralisti! L’alternativa sarebbe stata l’Azione Cattolica, dalla quale, come è noto, ci si preserva solo adottando una sana e consapevole libidine.

Copeland. Se Copeland fosse arrivato prima, tipo nel 1985, la nostra vita di ragazzi e ragazze sarebbe cambiata. Ma in quell’anno lui stava realizzando il suo primo album da solista dopo l’uscita dai Police: “The Rhythmatist”. Ci vorrebbe una Delorean per andarlo a prendere in quel periodo, dentro una notte di fulmini, appesi a un campanile, in un bislacco rapimento con base operativa a Melpignano. Per portarlo qui, nel 1985, facendogli vedere com’era questa zona del crepuscolo alla Dylan Dog, quasi 20 anni prima del suo arrivo. Allora forse farebbe un’edizione della Notte della Taranta che non c’è mai stata e salverebbe a tutti noi la post-adolescenza. Ma non abbiamo macchine del tempo, al massimo possiamo ascoltare un disco da solista che nessuno ha mai sentito nominare.
Nessuno ci ridarà indietro la nostra giovinezza, per questo, mentre il Salento si trasforma in una Las Vegas della pizzica, quelli che sono stati ragazzi nel secolo scorso schiumano di rabbia.

Ma un giorno Copeland tornerà. Un giorno passerà di qui. Il Salento non è poi così grande, prima poi ci si incontra tutti.
E quel giorno… Oh, Stewart! Quel giorno…
Quel giorno sì, che entrerai nella leggenda!

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

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