DEA Lecce senza ossigeno, la vergogna di Emiliano

di Marilù Mastrogiovanni

INCHIESTA – Coronavirus, era tutto pronto per aprire il polo delle emergenze a Lecce. Emiliano ha smantellato un pezzo del polo d’eccellenza destinato alla gestione delle emergenze. Reso inaccessibile. 40 posti per i malati di covid-19, pronti dal 21 dicembre, operativi dal 28 febbraio. Eppure siamo in tempo ad arginare il disastro. Presidente, blocchi lo smantellamento dell’infrastruttura che rifornisce di ossigeno il DEA.

 

Che cosa pensereste se ad un intero ospedale nuovo di zecca, fosse tolta l’aria? Già collaudato, dunque in regola e pronto per fronteggiare la pandemia da corona virus, gli hanno tolto l’ossigeno.  Letteralmente. Non sto scherzando. Hanno tagliato l’ossigeno al DEA, il Dipartimento per l’Emergenza e Accettazione dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce. E l’hanno reso inutilizzabile proprio ora, che ne abbiamo un bisogno vitale.

Un’opera imponente e visionaria, costata 75 milioni e 400 mila euro, collaudata il 18 dicembre 2019 e presa in carico dalla Asl di Lecce tre giorni dopo, il 21 dicembre. Collaudata e presa incarico significa che tutte le opere erano concluse e funzionanti: gli enti preposti, in primis i Vigili del Fuoco, avevano dato il nulla osta. E anche i politici avevano tagliato il nastro e fatto le foto di rito per prendersi il giusto carico di consenso presso il loro elettorato.

Accadeva due mesi e mezzo fa: il Corona virus non era ancora una notizia neanche sulle pagine degli esteri; non c’era alcuna emergenza in Europa, tantomeno in Italia. Ma Lecce aveva un ospedale già pronto.

Un ospedale bellissimo e all’avanguardia, interamente dedicato all’emergenza-urgenza e in piena efficienza. Al Sud.

Detto così, ora, sembra un miracolo.

Eppure lo avevamo.  Avremmo potuto fare la Storia della perfetta gestione della crisi da corona virus davanti agli occhi del mondo intero. Un sogno. Un fiore all’occhiello della sanità pubblica.

Fino al 27 febbraio scorso.

IL DEA E’ PRONTO? SMANTELLIAMOLO!

Il 27 febbraio scorso,  è successo l’inspiegabile. Eravamo già in piena emergenza da covid-19.

Il primo italiano positivo al virus è del 21 febbraio scorso.

Il primo pugliese positivo è stato riscontrato il 25 febbraio.

Lo stesso giorno, il 25 febbraio, la Rivoira Srl di Milano, la ditta che ha realizzato gli impianti per la fornitura di ossigeno al DEA e ha fornito anche il serbatoio di stoccaggio per l’ossigeno, scrive a Michele Emiliano, al direttore generale della Asl Lecce Rodolfo Rollo, alla direttrice amministrativa Anna Rita Dell’Anna, mettendosi a disposizione per rifornire il DEA di ossigeno e aprire immediatamente i reparti di terapia intensiva e sub intensiva. La Rivoira trovandosi a Milano, in pieno epicentro dell’emergenza, ha compreso da subito la necessità di mettersi a disposizione per garantire l’efficienza del DEA. E responsabilmente lo fa.

Il DEA ha 40 posti che servono come l’aria. Appunto.

L’ospedale Vito Fazzi ne ha circa 15.

E’ tutto pronto per affrontare al meglio la pandemia. Diremmo “siamo sul pezzo”. Invece no.

 

Qualche giorno prima del 25 febbraio (apprendiamo dalla corrispondenza tra la Asl e la Rivoira), la direttrice amministrativa della Asl Lecce, Anna Rita Dell’Anna, chiede alla Air Liquid, che già rifornisce di ossigeno il Fazzi e l’oncologico, di attrezzarsi per la “messa in servizio del DEA”.

La richiesta è singolare: il DEA infatti è già in efficienza e può aprire, immediatamente.

E’ collaudato ed è a norma e la Rivoira è disponibile a fornire ossigeno senza lucrarci su, alla metà del prezzo di Air Liquid: € 0,60 al metro cubo costa l’ossigeno della Rivoira contro € 1,05 al metro cubo della Air liquid.

Inoltre la Air liquid non ha alcun appalto sulla fornitura di ossigeno per il Dipartimento di emergenza e assistenza, che è un vero e proprio ospedale ex novo e certo non può essere considerato un semplice padiglione del Fazzi a cui “estendere” la fornitura.

Non solo: il contratto quinquennale della Air liquid, che ha vinto l’appalto per la fornitura di ossigeno del Fazzi e del polo oncologico, è scaduto il 31 dicembre 2019.

Continua a garantire la fornitura di ossigeno al Fazzi e al polo oncologico perché, se non lo facesse, potrebbe essere accusata di interruzione di pubblico servizio. Ma non ha il contratto e non ha neanche una proroga.

Continua però responsabilmente a lavorare per non commettere reati.

 

 

IL CANE DELL’INEFFICIENZA CHE SI MORDE LA CODA

E’ un cane che si morde la coda dell’inefficienza con cui la Asl di Lecce gestisce la cosa pubblica.

Dopo il 25 febbraio la Rivoira scrive diverse volte alla Asl e ad Emiliano, cercando di ricondurli alla ragione. La Rivoia ha realizzato gli impianti. Per poter mettere a punto e collaudare l’impianto di rifornimento di ossigeno, ha dovuto montare il serbatoio del gas medicale. Quando poi si dovrà fare il bando per la fornitura di ossigeno, il serbatoio, di proprietà di Rivoira, dovrà essere rimosso.

Ma nel frattempo arriva l’emergenza da corona virus. E il DEA deve partire. Così, Rivoira spiega che togliere il serbatoio di ossigeno significherebbe provocare a valle tutta una serie di problemi che renderebbero impossibile aprire il DEA per far fronte all’emergenza: nuovo piano dei lavori, nuovo bando per la fornitura, nuovi collaudi. L’impianto collaudato invece è già telecomandato e controllato a distanza 24 ore al giorno. Insomma, sono garantiti tutta una serie di servizi già pagati dalla Asl e in regola, servizi che, se se si togliesse il serbatoio di ossigeno, si dovrebbero poi ritarare, ricollaudare. Troppo tempo, che nessuno ha: in Puglia ad oggi (15 marzo, mentre scriviamo) si registrano 200 casi positivi al covid-19 e oltre 100 ricoveri. I posti in terapia intensiva sono tutti esauriti.

 

 

LA ASL NON RISPONDE

Rivoira in tutta risposta riceve il 27 febbraio una lettera a firma dei vertici del servizio dell’Area tecnica della Asl, che intimano la rimozione del serbatoio di ossigeno.

Rivoira continua a scrivere, non si rassegna, spiegando che il DEA può partire subito, il 28 febbraio. L’ossigeno viene prodotto in zona, a 30 km da Lecce, dove Rivoira ha uno stabilimento di produzione grazie al quale può rifornire alcuni presidi ospedalieri, come quello di Casarano. E’ infatti vincitrice di altri bandi di gara per lo stesso servizio.

Non riceve risposte. Il tempo scorre inesorabile: i morti in Italia aumentano e anche in Puglia.

Il DEA potrebbe aprire, è tutto pronto, sono a disposizione 40 posti predisposti proprio per le terapie intensive, e tutte le più aggiornate tecnologie per salvare vite umane. Un Centro d’eccellenza per la terapia intensiva e il covid 19 che tutta Italia ci invidierebbe.

Un’occasione da prendere al volo, che invece Rollo ha ignorato, chiedendo a Emiliano di emanare con urgenza l’ordinanza per la rimozione del serbatoio di ossigeno.

Ed Emiliano, spinto da Rollo, sceglie un’altra strada.

Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia e assessore alla sanità, il 6 marzo scorso emana un’ordinanza (la n. 174) con cui, in nome dell’articolo 32 della Costituzione (che viene riportato) intima la rimozione del serbatoio per lo stoccaggio dei gas medicali (cioè l’ossigeno in forma liquida).

Articolo 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Questo viene riportato all’inizio dell’ordinanza con cui Emiliano intima la rimozione del serbatoio per lo stoccaggio dell’ossigeno.

Emiliano, leggiamo nell’ordinanza, su richiesta del direttore generale della Asl di Lecce Rodolfo Rollo (nota prot. n. 0033212 del 4 marzo 2020), intima la rimozione del serbatoio alla ditta Rivoira, che l’aveva istallato.

Lo fa, leggiamo, perché quel serbatoio, installato per constentire il collaudo degli impianti di fornitura di ossigeno per tutto il Dea, appartiene alla ditta che ha realizzato l’impianto e non a quella che fornisce l’ossigeno per l’intero ospedale Vito Fazzi e per l’ospedale oncologico all’interno dello stesso complesso.

La ditta che fornisce l’ossigeno è, come abbiamo detto, la Air liquid di MIlano.

E qual è il problema, direte voi.

Già qual è il problema? Perché quel serbatorio installato dalla Rivoira per consentire il collaudo non poteva rimanere  lì, visto che tutto l’impianto per l’ossigeno e l’interno DEA erano collaudati e pronti a rispondere alla pandemia?

 

La risposta è la seguente e la troviamo tra le pieghe della burocrazia italica:

immaginiamo che l’ossigeno, che è un gas medicale, si somministri in capsule, come tante medicine. La Asl mette a bando la fornitura di ossigeno. Chi vince il bando deve fornire l’ossigeno e anche le “capsule” che lo contengono e che consentono la sua somministrazione. In questo caso le “capsule” sono rappresentate dal “bombolone” che contiene l’ossigeno e che viene “ricaricato” quando l’ossigeno finisce.

 

La ditta che ha vinto l’appalto per la fornitura dell’ossigeno del Fazzi e dell’oncologico è la Air liquid. Il contratto per la fornitura di ossigeno, che durava cinque anni, è scaduto il 31 dicembre scorso. La Air liquid sta continuando a rifornire di ossigeno gli ospedali perché altrimenti si configurerebbe il reato di interruzione di pubblico esercizio. Tuttavia lo sta facendo senza alcuna proroga, senza alcun atto formale.

Eppure era ben nota la data di scadenza del contratto, cioè il 31 dicembre 2019, e si poteva predisporre il nuovo bando per tempo, senza ricorrere a proroghe, che comunque non sono ancora state perfezionate.

 

Dunque, tornando al ragionamento sulle “capsule” che contengono l’ossigeno.

Scrive Emiliano nell’ordinanza: “Dopo diverse comunicazioni e diffide alla suddetta ditta, il serbatoio in argomento non è stato rimosso, impedendo la fornitura del farmaco da parte della Società già fornitrice dei gas medicinali presso il Presidio Ospedaliero Vito Fazzi”.

 

Questo è falso: non c’è alcun contratto tra la Air liquid e la Asl per la fornitura di ossigeno al Dea. Sicuramente c’è la volontà a fare un contratto con la Air liquid e ne abbiamo prova proprio in quest’ordinanza, messo nero su bianco, perché Emiliano afferma che la Rivoira impedisce “la fornitura del farmaco da parte della Società già fornitrice dei gas medicinali presso il Presidio Ospedaliero Vito Fazzi”. Fornitura che, come detto, non è dovuta.

 

La rimozione del serbatoio per lo stoccaggio dell’ossigeno di Rivoira ha comportato come conseguenza diretta l’annullamento del nulla osta da parte dei Vigili del fuoco e la impossibilità ad aprire il DEA, proprio ora che sta per arrivare il picco della pandemia.

Eppure, per garantire l’articolo 32 della Costituzione che Michele Emiliano invoca all’inizio della sua ordinanza, bastava fare la cosa più razionale: scegliere l’offerta meno costosa per le tasche dei cittadini e la soluzione più veloce.

La scelta più razionale ma evidentemente non quella giusta, per Emiliano e per Rollo.

Sicuramente quella più conveniente per Air liquid che ora, senza contratto, sarà “costretta” ad aggiungere alla sua fornitura di ossigeno, quella per il DEA.

E ad un prezzo quasi il doppio di quello proposto da Rivoira, che infatti il 12 marzo scorso, dopo aver rimosso il serbatoio, scrive a Emiliano, a Rollo e a tutti i vertici Asl: “La Vostra scelta di fare rimuovere un serbatoio già pronto per l’utilizzo, a quanto pare al solo scopo di farne installare un altro ad una altra Ditta, con i conseguenti costi e possibili disservizi, è inspiegabile e senza motivazione. Tanto più in considerazione del fatto che la nostra società è già fornitrice di altri presidi della Vostra ASL e del fatto che, a quanto consta, non parrebbe essere stata svolta alcuna procedura ad evidenza pubblica per l’individuazione della nuova Ditta, il che rende la Vostra scelta non soltanto inopportuna sotto il profilo del merito amministrativo, ma anche non corretta ed ingiusta sotto il profilo giuridico”.

E ancora:Il serbatoio ed il sistema di vaporizzazione ad esso collegato saranno trasportati presso il deposito di una società di trasporti in zona. Ove, re melius perpensa, decidiaTe che vadano reinstallati, siamo disponibili a farlo nel minor tempo possibile.
Qualora entro la giornata di domani non ci pervenisse da parte Vostra richiesta in tal senso, provvederemo a dare istruzioni perché il serbatoio sia trasportato presso un nostro sito”.

Ribadiamo l’assurdità del Vostro comportamento, tanto più illogico e contrario all’interesse pubblico in questo specifico momento di emergenza Coronavirus”.

 

Lascia una porta aperta, Rivoira.

I lavori per l’installazione del nuovo serbatoio non sono iniziati. La Air Liquid, ad oggi senza contratto, dovrebbe già da domani iniziare un lungo lavoro di scavo, il cui costo si aggira intorno ai 40mila euro, che porti un tubo lungo più di 150 metri per collegare i serbatoi di ossigeno che sono nei pressi del Fazzi, al DEA.

Giorni preziosi per salvare vite umane. Giorni che non abbiamo.

Presidente, è ancora in tempo per fare la scelta giusta e anche la più economica.

 

 

IL RUOLO DELL’INFORMAZIONE

Quello che avete letto fin qui, non lo troverete su nessun giornale. Il giornali locali finora hanno raccontato un’altra storia. La storia di un’azienda che con il suo serbatoio impedisce alla “povera” Asl di Lecce di aprire subito il DEA. Cioè la storiella, che racconta una mezza verità, raccontata nell’ordinanza di Emiliano. Oppure troverete la storiella trionfale, densa di quell’esaltazione collettiva che in questi giorni ha come allucinato tutti gli italiani, di un Dea che a breve sarà messo in efficienza. Senza verificare che invece dal 21 dicembre scorso il Dea poteva già aprire e che già dal 28 febbraio poteva mettere a disposizione 40 posti per i malati di covid-19.

Quello che leggerete sui giornali locali è una storia distorta su quanto sta accadendo al Dea.

Distorta dal potere che manipola l’informazione.

Qui invece trovate i fatti e i documenti che li provano.

Voi provate a farvi un’opinione.

E denunciate.

 

 

Leggi le altre puntate dell’inchiesta:

15 Marzo 2020 – DEA di Lecce, un iter travagliato

16 Marzo 2020 – Ossigeno DEA: lavori in corso senza contratto (guarda le foto)

16 Marzo 2020 – Rollo scrive a Emiliano e conferma: lavori senza contratto

16 Marzo 2020 – M5S: il DG dell’Asl di Lecce Rodolfo Rollo faccia chiarezza

16 Marzo 2020 – Fratelli d’Italia: Emiliano faccia chiarezza sul DEA di Lecce

16 Marzo 2020 – TDM di Casarano: sul DEA di Lecce, carenze e fatti gravissimi

16 Marzo 2020 – Affaire DEA: anche Donato De Giorgi si appella a Emiliano

17 Marzo 2020 – DEA ossigeno, due serbatoi, lavori abusivi e nessun contratto

18 Marzo 2020 – FOTO, DEA ossigeno: proseguono i lavori senza autorizzazione

18 Marzo 2020 – Affaire DEA Lecce: la replica di Air Liquid

18 Marzo 2020 – Codacons Lecce: sulla vicenda del DEA, esposto in Procura

19 Marzo 2020 – DEA Lecce: l’impianto dell’ossigeno appena collaudato

19 Marzo 2020 – DEA ossigeno: agevolare Air Liquide, il piano in una lettera

20 Marzo 2020 – DEA ossigeno: dubbi sulla certificazione antisismica

26 Marzo 2020 – DEA, anche l’aria “sintetica” non è autorizzata

 

CLICCA E LEGGI LE ALTRE INCHIESTE DEL TACCO D’ITALIA SULL’ASL DI LECCE

8 Commenti

  1. Avatar
    Sergio

    Fatelo sapere al nuovo commissario responsabile degli acquisti di materiale sanitario per l’emergenza nazionale covid-19 !!!

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    1. Avatar
      Toto

      Secondo me questi “responsabili” dovrebbero stare altrove e non nel posto in cui operano. Aggiungo che non hanno nessun diritto di acquistare prodotti, come l’ossigeno, al prezzo più alto. Se lo fanno commettono un’azione contro il Paese e dovrebbero pagare di tasca propria. Proprio come i cittadini pugliesi pagano la differenza quando scelgono il farmaco più costoso.

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  2. Avatar
    luigi

    Intanto grazie a Mastrogiovanni per aver scoperchiato questo schifo. Poi mi auguro che la magistratura vista la gravità del fatto e gli elementi a disposizione se ne occupi urgentmente

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  3. Avatar
    Masssimo

    La ringrazio per questa sua inchiesta e per la sua evidente capacità di studiare approfonditamente ogni elemento utile alla redazione di un articolo degno di essere chiamato tale, consapevole dell’opposta modalità di lavoro di mera rielaborazione- se non di pedissequa trasposizione – di dati da fonti ufficiali che invece molti suoi colleghi giornalisti oggigiorno svolgono.
    Grazie.

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  4. Avatar
    Roberta Grima

    Brava collega qualche giornale locale che racconta la verità come il tuo ancora c’è. Questa brutta sotria é stata scritta anche su SanitàSalento l’11 e il 12 marzo scorso. Uniamo le forze in nome della VERITA’ sapere che ci sono malati ee anche medici ho un marito e un fratello infettivologo che potrebbero affrontare meglio questa emergenza e chi deve provvedere rallenta invece di accelerare, fa solo tanta rabbia.

    Ho cercato rispsote in Asl ma c’é un silenzo assordante

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    Barbara

    Complimenti a Mastrogiovanni per l’interessante inchiesta. Spero che la Procura intervenga immediatamente a far chiarezza. Intanto sarebbe interessante sapere chi c’è dietro AirLiquid!

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    Stefano Chimienti

    Nelle more di dirimere la controversia potrebbero installare un altro serbatoio in maniera da essere comunque pronti all’emergenza

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Info sull'autore

Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

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