Le mani dei clan sulle politiche 2018 e il ruolo del Giornalismo

giornalismo informazione media

Su sollecitazione di tanti lettori e dopo aver ricevuto due richieste di rimozione dell’articolo entro 5 ore, e la diffida a non menzionare mai più Perrone e Congedo in articoli relativi alla mafia, ritengo doverose alcune riflessioni

di Marilù Mastrogiovanni

 

È difficilissimo fare la giornalista (anzi, essere giornalista) in tempi in cui questa professione rischia di estinguersi, un po’ come è accaduto agli accenditori di lampioni o ai conducenti di calesse. Eppure sono ancora qui e voglio spiegarvi ancora una volta la mia idea di Giornalismo.

L’occasione mi è offerta dalle reazioni scomposte alla pubblicazione dell’articolo “Campagna elettorale in mano alla Scu: tutti i nomi dei politici” a firma di Stefania De Cristofaro.

Alle richieste di rimozione da parte di Congedo e Perrone ho già risposto (clicca sui nomi e leggi!).

Agli insulti e le minacce, non rispondo mai (se non tramite gli avvocati)

A chi mi attribuisce appartenenze politiche faccio notare che abbiamo menzionato tutti i nomi dell’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione “Final blow”: i nomi vanno da Fratelli d’Italia a Liberi e Uguali; ma anche su questo, francamente sono stufa di dare conto: in oltre vent’anni di professione sono stata attaccata da politici di tutti gli schieramenti: destra, sinistra, centro e pure i cinque stelle. Se ne facciano una ragione! Non rispondo a logiche di spartizione partitica e la mia coscienza non è in vendita.

Voglio invece dare una spiegazione ai lettori che mi chiedono (sintetizzo):

  1. “Ma se i politici non sono indagati, perché li hai citati?”
  2. “Perché le foto dei manifesti?”
  3. “Perché quel titolo?”

Per rispondere occorre in primo luogo analizzare la profonda differenza di ruolo tra Informazione e Magistratura. Quando le testate giornalistiche si limitano a riportare la cronaca giudiziaria, evidenziando i reati quando li rilevano i magistrati (inquirenti o giudicanti), stanno di fatto rinunciando al loro ruolo di vaglio della Democrazia. Giornalismo (non solo d’inchiesta), significa offrire alla pubblica opinione una chiave interpretativa dei fatti, vuol dire unire i puntini e mettere in collegamento circostanze. Purtroppo l’informazione italiana, per svariate ragioni, ha abdicato alla sua funzione sociale e al principio di responsabilità assunto nei confronti dei cittadini. Il suo ruolo non si esaurisce solo con il rendere noti avvenimenti e informazioni, pubblicando il comunicato stampa o la velina dei Palazzi. Suo dovere ineludibile è l’interpretazione dei fatti. Non vuol dire che il cronista è un aruspice che legge le interiora degli animali, ma nemmeno che deve diventare una cane da riporto. Ci piace di più l’immagine (mutuata dalla tradizione anglosassone) di cane da guardia.

Nel merito dell’articolo:

  1. la notizia c’è e andrebbe data (da tutti, non solo dal Tacco d’Italia). Non conta se i politici sono o no indagati. I loro comportamenti DEVONO essere trasparenti e al di sopra di ogni sospetto. Se in campagna elettorale (che è il momento più delicato della vita democratica di un Paese) affidano il servizio di affissione a dei mafiosi, devono darne conto all’opinione pubblica;
  2. Perché sono proprio i manifesti citati nelle intercettazioni dagli affiliati ai clan: si mettevano d’accordo sull’affissione dei manifesti di Perrone e Congedo, candidati alle politiche 2018;
  3. Il titolo è didascalico: non capisco perché abbia fatto tanto rumore: lo spiegano le magistrate che la Scu ha gestito il servizio di affissione dei manifesti elettorali e abbiamo indicato nel titolo, che deve essere necessariamente sintetico, che all’interno dell’articolo i lettori avrebbero trovato i nomi dei politici intercettati o citati da chi è stato intercettato.

 

Pertanto mi rivolgo direttamente ai politici in questione.

Avete una grande occasione: fare chiarezza sulla vicenda. Perché al di là del profilo penale, che finora non è stato rilevato, in quanto non siete indagati, c’è, come ho spiegato, il “profilo di Cesare”, che non deve soltanto essere onesto, ma anche apparire come tale.

Dunque: chi ha scelto quei fornitori e perché proprio quelli? A quale iban avete fatto i versamenti e quanto avete versato? In alcune intercettazioni gli affiliati ai clan ostentano grande confidenza con alcuni  politici citati: addirittura uno viene definito “amico”. Per concludere: quanto era profonda questa confidenza-amicizia?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Info sull'autore

Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

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