Ex-Ilva, i ministri europei ammoniscono l’Italia: il diritto alla salute dei tarantini va tutelato

Di Daniela Spera

Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, l’organo decisionale che vigila sullo stato di esecuzione delle sentenze emesse dalla Corte Europea dei Diritti Umani, ha giudicato insufficienti le misure adottate dall’Italia a tutela della salute dei cittadini di Taranto. Il parere è giunto nel corso del primo esame, atteso entro il mese di marzo, sullo stato di attuazione della sentenza della Corte Europea del 24 gennaio 2019 (Cordella e altri c. Italia) che ha riconosciuto la violazione degli artt. 8 e 13 della Convenzione dei Diritti Umani.

Il Comitato dei Ministri chiede a Roma di fornire le nuove informazioni entro il 30 giugno evidenziando “l’importanza di un impegno politico ai massimi livelli per garantire che le attività odierne e future dell’ex Ilva non mettano più a rischio la salute pubblica e l’ambiente”.

Strasburgo chiede in particolare di essere informata sui tempi previsti per l’attuazione delle misure da prendere, e di chiarire “se chi è responsabile per l’attuazione del piano ambientale goda ancora dell’immunità amministrativa e penale”.

Ricordiamo che il ricorso è stato promosso, per la prima volta, nel 2013 dal Comitato Legamjonici per conto di 52 cittadini residenti a Taranto e provincia. Nel 2015 analogo ricorso è stato presentato da altri cittadini. La Corte Europea ha dunque emesso il 24 gennaio 2019 un’unica sentenza diventata definitiva il 24 giugno dello stesso anno.

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