Lidi, coca e rock’n’roll: a Gallipoli nel “Labirinto” della sacra corona unita

Operazione “Labirinto” contro la scu: 33 arresti. Sull’asse sacra corona-‘ndrangheta viaggiava la droga. Soldi riciclati in imprese insospettabili, security e lidi

 

Erano sulle loro tracce dal 2015. Da quando una serie di sequestri di eroina e armi, per tutto lo Stivale, da Milano a Frigole (Lecce), avevano condotto i Carabinieri del Ros sui lidi di Gallipoli, poi verso alcune imprese apparentemente pulite, poi ancora verso l’Albania.

Oltre 200 militari e 80 mezzi impiegati nella maxi operazione di oggi, in cui sono scattati gli arresti per 33 persone: tra questi  alcuni pregiudicati della sacra corona unita, come Vincenzo Rizzo e Saulle Politi, che capeggiano i gruppi criminali che prendono il loro nome e che sono federati al clan Tornese di Monteroni.

Questi i reati contestati a vario titolo: associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico internazionale e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi, estorsione e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita dai Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Lecce, con il supporto del 6° Elinucleo di Bari e del Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno (Ba), emessa dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

 

//I DUE GRUPPI CRIMINALI

Le indagini hanno evidenziato la collaborazione tra due gruppi criminali federati al clan Tornese di Monteroni, uno dei clan storici della sacra corona unita e dal notevole spessore criminale: il gruppo al cui vertice c’era Vincenzo Rizzo (attivo su San Cesario, Lequile, San Donato, con notevole peso anche a Gallipoli), e il gruppo con a capo Saulle Politi (che concentrava la sua attività a Monteroni, Carmiano, Arnesano, Porto Cesareo, San Pietro in Lama, Leverano).

 

Saulle Politi e il suo gruppo criminale erano legati al clan ndanghetista “Mammoliti” di San Luca (Reggio Calabria), che aveva “benedetto” anche il matrimonio di Politi, presenziando al rito nel 2016.

 

// LA DROGA DALL’ALBANIA

Dall’Albania arrivava la droga che poi veniva spacciata nel Salento e sui lidi della movida gallipolina.

I proventi venivano “lavati” in attività commerciali apparentemente pulite e servivano anche per finanziare le famiglie degli affiliati in carcere.

Le indagini dei Ros sono partite da alcuni sequestri ingenti, come quello del 5 dicembre 2015, a Cerro al Lambro (MI), lungo il tratto autostradale A1 “Milano-Roma”, quando fu rinvenuto oltre un kilo (kg 1,070) di eroina occultata all’interno del vano di una autovettura; o come quello del 22 dicembre 2015, presso un’abitazione di Frigole, dove fu scoperto più di un kilo e mezzo di eroina (kg 1,595).

 

//L’IMPRENDITORIA INQUINATA

La parte più interessante dell’inchiesta dei Ros denominata “Labirinto”, riguarda le modalità attraverso le quali venivano re-immessi nell’economia legale i guadagni del traffico di droga. Il gruppo Politi aveva come suo referente su Gallipoli, Davide Quintana, referente anche del clan Padovano, storico sodalizio mafioso della città bella.

Gli inquirenti hanno potuto provare come il boss Politi sia stato coinvolto personalmente per dirimere una controversia di natura commerciale sorta tra due società operanti nel settore ittico. Grazie all’intervento del boss alla “Ittica Gallipoli” di Davide Quintana è stato consentito di riprendere ad intrattenere rapporti commerciali con alcuni dei propri fornitori.

 

 

Attraverso la rete mafiosa dei Padovano la droga veniva spacciata sui lidi e il clan con attività di estorsione, minacce, intimidazione, costringeva la cittadinanza e soprattutto le attività commerciali a soggiacere al gioco mafioso.

I locali di intrattenimento e le attività commerciali da San Cesario a Lequile a San Donato erano vittime di estorsioni anche attraverso l’imposizione di servizi di security gestiti dai clan mafiosi.

 

 

Rientra in quest’ottica -scrivono gli inquirenti- l’attentato del  16 marzo 2016 ai danni di una macelleria e di un negozio di ottica di Lequile.

Autori dei due episodi sono  Alessandro Scalinci e Francesco Ingrosso, su mandato diretto del capoclan Vincenzo Rizzo e degli affiliati Rodolfo Franco e Tommaso Danese.

 

//LA GEOGRAFIA DEL CLAN RIZZO E POLITI, TRA COLLABORAZIONE E CONTRASTI

Affiliati al gruppo “Rizzo” sono risultati, tra gli altri, Rodolfo Franco, già condannato per associazione mafiosa e considerato vero e proprio luogotenente del boss Vincenzo Rizzo, Tommaso Danese e Fabio Rizzo. A questi faceva capo una fitta rete di spacciatori costituita da Massimo Cosi, Vito Bollardi, Antonio Totaro ed altri.

Tra gli affiliati al gruppo “Politi”, figura di rilievo è quella di Gabriele Tarantino, luogotenente di Saulle Politi, che aveva il compito di tenere i contatti tra il capo clan e gli altri affiliati e, nello stesso tempo, sovrintendere alla gestione delle attività illecite, prima fra tutte quella inerente il traffico di droga. A questi si affiancava Antonio De Carlo, elemento di raccordo con il gruppo “Rizzo”.

I due gruppi criminali operavano in stretta sinergia tra loro, attraverso la presenza stabile sui rispettivi territori di competenza, fino a quando non sono subentrate delle frizioni per l’approvvigionamento della droga.

Frizioni poi risolte con un attentato dinamitardo nell’ottobre del 2015 ai danni del bar di proprietà di Alessandro Quarta e nell’incendio dell’autovettura di Rodolfo Franco nel giugno 2016.

 

//TUTTI GLI ARRESTATI

Custodia cautelare in carcere per:

Vincenzo Rizzo, 54 anni di San Cesario; Saulle Politi, 46 anni di Monteroni; Massimo Cosi, 46 anni di San Cesario; Vincenzo Costa, 53 anni di Matino; Tommaso Danese, 42 anni di Lecce; Antonio De Carlo, 43 anni di Lequile; Rodolfo Franco, di San Cesario; Ervin Gerbaj, 37 anni albanese; Marenglen Halka, 37enne, di Fier; Marjus Halka, 32 anni albanese; Giuseppino Mero, 54enne di Cavallino; Davide Quintana, 37 anni di Gallipoli; Alessandro Scalinci, 34 anni di Campi Salentina; Fabio Rizzo, 48 anni leccese; Michele Sterlicchio, 53 anni leccese; Gabriele Tarantino, 38 anni di Monteroni; Dhori Tole, 27enne, di Korce; Antonio Totaro, 40 anni di Lequile.

Ai domiciliari:

Anselmo Briganti, 40 anni di Alezio; Vito Bollardi, 37enne di San Cesario; Francesco Ingrosso, 38 anni di Guagnano; Gianluca Lorè, 35 anni di Brindisi; Antonio Malazzini, 40 anni di Frigole; Alessandro Quarta, 35 anni di Lecce; Matteo Rossetto, 26 anni di Matino; Gabriella Scigliuzzo, 45 anni di Gallipoli.

 

 

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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