Ma l’amore non muore mai

di Barbara Toma

Dunque, continuo con il disperato tentativo di focalizzarmi solo sulle piccole cose del mio quotidiano per distrarmi dall’inarrestabile mantra che mi possiede e che risuona in tutto il mio corpo e il mio spirito forte e chiaro e recita: “Voglio scappare da questo Paese, voglio scappare da questo Paese, voglio scappare da questo Paese…”.

Per cui eccomi qui, a scansare tutte le news come pallottole vaganti e mettere a fuoco solo il mio micro mondo. Questa settimana è stato più facile del solito, perché è stata una settimana piena di emozioni forti: ho riabbracciato mia cugina dopo due anni, sono andata in scena nella mia città, ho rotto la macchina, la mia secondogenita ha iniziato a parlare tantissimo e dice 100 parole nuove al secondo ma, sopratutto, è sparito Lollo, il nostro gatto.

Per fortuna è successo mentre la primogenita, sua legittima proprietaria, era dal papà… Perché sarebbe stato davvero difficile spiegarle il mio disperato e continuo flusso di lacrime dopo tutta la fatica fatta per insegnarle che è normale che gli animali muoiano prima di noi e che è una cosa del tutto naturale! Quando è morta l’altra ho usato tutta la mia esperienza teatrale per organizzare una cerimonia poetica, rispettosa e anche allegra e l’abbiamo sotterrata in un giardino dove giacciono un sacco di animali, cercando di far passare l’idea che la morte sia una cosa normale.

Ma nel mio caso la realtà è un’altra: ho avuto tanti lutti, tutti affrontati in modo più che dignitoso, giuro. Ma quando si tratta del mio gatto impazzisco, non riseco a contenermi e piango tutte le lacrime che non ho versato in altre occasioni. Ogni volta che perdo un gatto soffro in modo totale e incontrollato. Divento un’inconsolabile vedova senza ritegno. Uno spettacolo patetico (mia figlia in teoria già lo sa che sono fatta così, infatti mi deride e dice sempre che quando perdo un animale piango come una neonata, ma meglio risparmiarle lo spettacolo).

Che ci vuoi fare, sono fatta così!

Lollo è sparito giovedì sera e domenica sera sarebbe tornata mia figlia. L’ho cercato senza sosta, sotto il sole cocente, in mezzo alle campagne, citofonando a tutti gli abitanti della zona, ho appeso ovunque annunci con la sua foto. Più passava il tempo più si avvicinava il momento in cui avrei dovuto dire a mia figlia la verità e, in barba a tutte le mie teorie sul parlare della morte alle bimbe e trattare l’argomento con naturalezza, proprio non volevo affrontare la cosa e il solo pensiero mi inorridiva.

Poi domenica sera, poco prima che tornasse Frida, ecco Lollo! Steso davanti alla porta di casa, stanco, magrissimo, sporco, davvero malconcio.Un miracolo!

Era in fin di vita. Ma lo abbiamo salvato in tempo.

Giusto in tempo per potermi concentrare sul mio lavoro e andare in scena serena martedì sera.

Tutto bene quel che finisce bene, insomma.

E’ incredibile quanto un animale possa entrare a far parte della famiglia e dei tuoi affetti. Ogni bambino dovrebbe crescere sperimentando la speciale amicizia che si crea con loro. I gatti poi hanno anche qualcosa di mistico, un’energia particolare, magica…

Amare un gatto comporta accettare il rischio di perderlo per non limitarlo nella sua libertà.

E questo già basterebbe come importante insegnamento.

Ma c’è tanto di più: gli animali hanno una dignità, una coerenza e una lealtà invidiabili e sempre più rare nell’uomo.

E poi ogni bambino dovrebbe crescere abituandosi all’idea della morte e imparando che la nostra presenza è solo provvisoria.

Io cerco di parlare molto di morte alle mie piccole, con naturalezza, perché fa parte della vita. Hanno entrambe un secondo nome, quello di mia madre, e spesso racconto loro aneddoti della nostra famiglia. Ché è solo la memoria che tiene in vita i morti.

Le mie figlie non vivono certo col terrore di perdermi, ma la grande già sa che la morte arriva inaspettata, pian piano ha scoperto il mistero della vita. Prima le ho le ho parlato del ciclo della vita, lasciandole credere che morissero solo gli anziani, poi ha man mano scoperto che tutto ciò che vive può morire.

Aveva tenuto solo una convinzione per proteggersi dal pensiero di perdere chi ama: aveva deciso che chi ha figli ancora piccoli non può morire! Una bellissima immagine, forse nata dal fatto che io ho spesso detto che fare figli rende giovani? Chissà.

Ora ha sette anni e ha capito che una madre che perde un figlio è la cosa più orrenda che possa esistere, che tutti possono morire e che tanti nostri amici arrivati qui da paesi lontani, sono fuggiti da guerre e hanno visto morire tante persone…

La morte è parte di noi. Dovremmo abituare noi stessi e i nostri bambini a viverla con naturalezza.

Io cerco di far passare l’idea che la morte è solo un passaggio e che l’amore non finisce mai, che qualunque cosa accada noi saremo sempre insieme e io non smetterò mai di amarle e di esserci. Se loro non smetteranno di pensarmi e amarmi.

Eppure è così difficile accettare l’idea della morte… E’ così forte la voglia di proteggere le mie cucciole dal dolore, è un istinto naturale. Ma non devo dimenticare che è proprio tenendo loro la mano e attraversando le burrasche insieme, è proprio non nascondendo loro nulla, e facendogli vivere la vita in tutte le sue sfaccettature, anche quelle terribili, che le aiuterò ad essere forti un giorno.

 

 

 

 

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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