Xylella. M5S: ‘Si accerti la patogenicità’

L’interrogazione dei pentastellati denuncia il rischio speculazioni e la superficialità dei provvedimenti

//L’INTERROGAZIONE// I parlamentari pugliesi del M5S chiedono che Centri di ricerca nazionali e internazionali indaghino sulla reale patogenicità del batterio

Il rischio di speculazioni edilizie a danno dell’intero paesaggio pugliese è reale. Due giorni fa (il 30) l’approvazione all’unanimità, da parte del consiglio regionale, di un ordine del giorno (firma: Congedo; Negro; Mazzei; Aloisi; Pellegrino; Barba; Caroppo A.; Maniglio), che impegni il presidente e la Giunta a “decretare il vincolo urbanistico-ambientale per le aree colpite dal disseccamento rapido degli ulivi e interessate da espianto di alberi monumentali; al fine di evitare prospettive speculative sul territorio agricolo; condizionare gli aiuti della nuova PAC per l’olivicoltura al non uso di diserbo chimico e alle adeguate pratiche colturali, a partire dalle potature; ad istituire il fondo sociale di solidarietà in favore degli agricoltori ed i vivaisti colpiti dalla sindrome di disseccamento rapido dell’ulivo riconducibile al patogeno identificabile come xylella fastidiosa”. Prima ancora il governo incassa l’ok dalla conferenza Stato-Regioni per un decreto che attua misure drastiche per bloccare la xylella: basta un ‘esame visivo’ per dire un albero è o no da abbattere. In tutto questo darsi da fare al capezzale degli ulivi, che sono malati ma non si sa bene di cosa, dal momento che la ‘patogenicità’ della xylella non è mai stata accertata e forse col disseccamento rapido non c’entra niente, come afferma al Tacco il CNR, arriva un’interrogazione del M5S a fare chiarezza su ciò che è accaduto finora e a ricostruire, anche storicamente, i fatti. I pentastellati (Lezzi, Bertorotta, Moronese, Puglia, Mangili Santangelo, Fucksia, Catalfo) chiedono che la patogenicità della xylella sull’ulivo sia appurata da Istituti scientifici di caratura internazionale e che, qualora dovessero provare l’estraneità del batterio al disseccamento rapido dell’ulivo, si cancelli il binomio xylella-ulivo dalla direttiva europea che impone la quarantena e l’abbattimento immediato degli alberi. Chiedono anche che, contrariamente a quanto prospettato dal decreto del Governo in fase di approvazione, non si creino nuovo ‘cordoni’ per bloccare l’espansione del batterio, ma si usi la strada Brindisi – Taranto come ‘cordone’ di blocco. Ricordano anche che tutto questo gra polverone altro non farebbe che agevolare gli interventi di multinazionali che introdurrebbero sui terreni dove si eradicheranno gli alberi, colture espansive di piante per la produzione di bio-disel. Oppure i campi, sgombri da piante, sarebbero ottimi siti per la realizzazione di campi da golf. In conclusione, il M5S chiede al Governo di attivarsi perché intraprenda, con la Regione Puglia, un confronto con la Commissione europea per rivedere tutte le decisioni assunte sulla xylella in regime d’urgenza. //ECCO L’INTERROGAZIONE COMPLETA Atto n. 4-02736 Pubblicato il 30 settembre 2014, nella seduta n. 320 LEZZI , BERTOROTTA , MORONESE , PUGLIA , MANGILI , SANTANGELO , FUCKSIA , CATALFO – Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, della salute e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. – Premesso che: dal 2013 l’Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia, nell’ambito delle proprie attività di controllo, ha riscontrato su piante di ulivo la presenza del batterio “Xylella fastidiosa”, patogeno da quarantena; tale batterio impedisce l’idratazione della pianta, provocando dapprima il disseccamento della chioma, poi l’imbrunimento del legno fino a causarne la morte; con delibera della Giunta regionale n. 2023 del 29 ottobre 2013 la Regione Puglia, in raccordo con la Commissione europea e con il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, ha previsto specifiche misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione del batterio, prevedendo il monitoraggio del territorio, il prelievo di materiale vegetale da sottoporre alle analisi di laboratorio e l’abbattimento delle piante risultate infette. Le ispezioni effettuate non hanno mostrato alcuna presenza dell’organismo nelle province di Brindisi e Taranto; nel novembre 2013, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, al fine di scongiurare il diffondersi del batterio “Xylella” ha imposto il divieto di circolazione in uscita da zone che potrebbero comprendere piante infette; la Regione Puglia ha monitorato ed effettuato controlli sulle piante ospitanti la “Xylella fastidiosa” e nel mese di aprile 2014, per far fronte all’emergenza, sono state avviate le attività di eradicazione degli ulivi, d’intesa con il comitato istituito dall’Unione europea; nel mese di luglio 2014 la Commissione europea ha adottato una nuova decisione relativa alle misure per impedire l’introduzione e la diffusione del batterio e la Regione Puglia ha pubblicato le linee guida per il contenimento della diffusione del batterio e per la prevenzione e il contenimento del complesso del “disseccamento rapido dell’ulivo”; considerato che: tutto il comparto olivicolo salentino sta subendo ingenti danni non tanto a causa del fenomeno del “disseccamento rapido dell’ulivo” quanto per il deterioramento d’immagine provocato, a parere degli interroganti, da una discutibile gestione fitosanitaria della naturale sintomatologia che ha compromesso, non soltanto in quello che è considerato il motore dell’olivicoltura nazionale che ha nel Salento il suo fulcro e baricentro principale, anche l’intero settore turistico salentino che in questi ultimi anni ha visto un’importante espansione. Ciò è avvenuto nonostante le autorità responsabili abbiano dichiarato l’assoluta non compromissione della qualità alimentare dell’olio nonostante l’eventuale presenza del naturale microorganismo sulle piante d’ulivo; attualmente nel salentino la produzione d’olio non ha mostrato significativi cali di produzione, anche nelle zone definite più colpite e tale circostanza a parere degli interroganti dovrebbe essere considerata nella valutazione della presenza del batterio “Xylella”; risulta agli interroganti che una significativa mobilitazione popolare nel territorio si sia sollevata nei confronti dell’amministrazione regionale a seguito delle scelte e delle modalità con le quali è stata gestita la presenza del suddetto batterio. In particolare sarebbe mancato il coinvolgimento degli istituti di ricerca nazionali e locali, scegliendo di coinvolgere esclusivamente alcuni istituti baresi nella gestione fitosanitaria e ciò nonostante la dichiarata “novità” della patologia che avrebbe colpito gli ulivi che avrebbe dovuto suggerire, al fine di trovare una cura a fronte della sintomatologia, il massimo coinvolgimento della comunità scientifica; le ricerche avviate dai suddetti enti avrebbero evidenziato la necessità di eradicare le piante colpite, ignorando la ripresa della vegetazione in numerose piante e il risanamento di interi uliveti, semi-abbandonati e per anni sottoposti a intensi interventi chimici che hanno indebolito le difese immunitarie degli alberi e dell’intero ecosistema e che dopo semplici interventi di buone prassi agronomiche e biologiche, approntate privatamente da diversi cittadini nei territori definiti più colpiti, si sono rapidamente ripresi; alcuni comitati civici locali hanno presentato esposti presso la Procura di Lecce che hanno portato alla requisizione di atti presso gli enti coinvolti e all’apertura di indagini tuttora in corso; i cittadini temono possa manifestarsi la volontà di enfatizzare il coinvolgimento del batterio “Xylella” nella sintomatologia indagata anche perché, trattandosi di un batterio incluso nell’elenco dei patogeni, l’Europa prevede la necessità di far scattare la quarantena con conseguente possibilità di deroghe, poteri speciali, cospicui finanziamenti nonché possibili imposizioni di eradicazione coatta delle colture; considerato inoltre che, risulta agli interroganti: nell’autunno del 2013, le diagnosi sugli ulivi salentini colpiti, ufficialmente divulgate nei convegni dal personale responsabile e su importanti siti agronomici quale quello dei Georgofili, hanno evidenziato la presenza di diversi microorganismi, insetti (Rodilegno Giallo – Zeuzera Pyrina) e funghi che intasano i vasi linfatici degli ulivi. Il batterio “Xylella” risultava presente soltanto su alcuni degli ulivi colpiti; ad oggi a prova la piena patogenicità del batterio “Xylella” per la sintomatologia del “disseccamento rapido dell’ulivo” considerando che non sarebbero ancora stati dimostrati in tal senso neppure i Postulati di Koch, ovvero i criteri destinati a stabilire la relazione di causa-effetto che lega un microrganismo ad una malattia; alcune ricerche fanno ritenere che la “Xylella” sia un batterio endemico, diffuso da sempre nel bacino mediterraneo, innocuo e presente in maniera asintomatica sull’ulivo; a parere degli interroganti si attribuiscono alla “Xylella” gravi responsabilità non considerando le ben note capacità di resistenza, quasi di immortalità, della pianta mediterranea dell’ulivo (Olea europaea), non a caso simbolo della Puglia, della dea Atena, della pace, dell’unione tra i popoli, forte simbolo nella religione cristiana nonché della dieta mediterranea, definita dall’Unesco patrimonio dell’umanità, che ha nell’olio d’oliva proprio il suo alimento principe; considerato altresì che: a giudizio degli interroganti sono state enfatizzate numerose patologie, in questi mesi oggetto di inchieste della magistratura e della cronaca, quali l’aviaria e la lingua blu, che hanno portato all’inutile abbattimento di innumerevoli esemplari di pollame e di uccelli selvatici anche protetti quali i cigni; la “Xylella”, in Brasile, ha consentito l’ingresso nel mercato locale delle grandi multinazionali dei pesticidi e degli OGM (organismi geneticamente modificati) e ciò impone la necessaria cautela nella valutazione della situazione venutasi a creare nel Salento dove, in più d’un recente convegno, agli agricoltori sarebbe stato suggerito di sostituire la coltura orientandosi verso varietà e prodotti agricoli resistenti alla “Xylella”; nel Salento il caso “Xylella” potrebbe celare interessi speculatori tra i quali proporre la coltivazione di alcune varietà già brevettate da multinazionali del settore o invogliare strategicamente al passaggio dall’agroalimentare alla produzione di bio-carburanti; la Regione Puglia, a seguito di numerose sollecitazioni, si sta impegnando al fine di vincolare per un periodo di 15 anni i terreni olivetati, ove si dovesse procedere ad eradicazioni motivate da presenza di “Xylella”, contro eventuali mutazioni di destinazione urbanistica mantenendo come condizione la destinazione agricola; risulta agli interroganti che nei piani di risoluzione ad oggi improntati da parte degli organi responsabili e dagli enti coinvolti, emerge la volontà di procedere, oltre all’ipotesi di eradicazione, ad interventi a base di diversi pesticidi ed erbicidi chimici non soltanto sugli alberi di ulivo, ma anche su numerose specie domestiche e selvatiche. Tali trattamenti potrebbero determinare una desertificazione artificiale delle aree cosi trattate, con inevitabile inquinamento dei suoli, dell’aria e delle acque potabili in falda (risorsa idrica prioritaria per il Salento, territorio notoriamente carsico), violando le norme europee e nazionali volte alla tutela della salute, della biodiversità e del paesaggio; appare grave il quadro epidemiologico del territorio salentino, che evidenzia un aumento considerevole anche delle malattie tumorali registrate in questi ultimi anni, come reso noto dai Ministeri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute. Tali malattie, prima quasi sconosciute in loco, paiono legate all’inquinamento, non ultimo quello derivante da un’agricoltura, a giudizio degli interroganti, degenerata negli ultimissimi decenni nell’ambito speculativo dell’agro-chimica, anche e soprattutto nello stesso settore olivicolo. La preoccupazione inerente la volontà di alcuni soggetti di usare pesticidi ed erbicidi chimici nel caso “Xylella” è stata sollevata anche dal famoso oncologo Giuseppe Serravezza, presidente della locale LILT (Lega italiana per la lotta ai tumori), associazione medico-sanitaria mobilitata a fianco dei movimenti creatisi nel territorio salentino; le suddette associazioni locali paventano la possibile realizzazione di un cordone sanitario a nord della città di Lecce, consistente nella realizzazione di un’ampia fascia in cui eradicare ogni tipo di pianta, al fine di fermare l’avanzata di insetti definiti “vettori” della Xylella, ed oppongono la tesi che un cordone sanitario non impedirebbe il naturale spostamento di insetti trasportati in aria dal vento anche per ampie distanze; la “Xylella” è il batterio considerato nocivo, in un quadro scientifico a parere degli interroganti lacunoso, nei confronti degli ulivi, piante iper-resistenti che invece stanno dimostrando ampie capacità di naturale e/o assistita guarigione. A tal proposito scarseggiano studi definitivi anche relativamente al coinvolgimento degli insetti “vettori”; considerato infine che, a parere degli interroganti: è necessario promuovere azioni e norme di buon senso al fine di arginare la non scientifica ondata eradicativa e piro-chimica da taluni perseguita e propagandata anche avviando indagini parallele a quelle svolte della magistratura; non è utile prevedere un cordone ex-novo considerata l’esistenza di un cordone artificiale che, insieme ai mari Adriatico e Ionio, isola gli uliveti salentini da quelli pugliesi ed italiani, consistente nella strada statale Brindisi-Taranto, che corre in maniera istmica da una sponda all’altra del territorio salentino, proprio a nord di Lecce; è opportuno valutare come cordone adeguato tale ampia fascia asfaltata, già biologicamente morta, unitamente alle altre strade presenti nella rete infrastrutturale salentina, ai centri urbani e alle aree iper-cementificate che appaiono delle vere e proprie barriere-cordone e ciò al fine di evitare l’abbattimento di alberi e cespugli e azzerare l’irrorazione di nocivi pesticidi. Irrorare veleni in un territorio densamente abitato e delicato come il Salento provocherebbe danni e dispendio di risorse pubbliche che devono invece essere veicolate nei settori dell’agricoltura ecologica, biologica e priva di OGM e della ricerca scientifica; andrebbe coinvolta l’intera comunità scientifica nazionale al fine di realizzare azioni di cura degli ulivi con modalità biologiche, evitando di procedere alla distruzione degli stessi per la gran parte sani ed in piena produzione, anche in considerazione del fatto che se verrà appurata scientificamente l’estraneità del batterio “Xylella” relativamente ai disseccamenti osservati sarà opportuno rimuovere dall’elenco comunitario dei patogeni da quarantena la “Xylella” della tipologia scoperta nel Salento, tipologia che a livello mondiale non avrebbe mai colpito la coltura dell’ulivo. La “Xylella” individuata nel Salento, come ben è stato sottolineato da parte dei tecnici responsabili, non attacca la vite, pur ampiamente coltivata nella zona, risultando dal punto di vista genomico ben diversa dalla più nota “Xylella fastidiosa” patogena per la vite (e non per l’ulivo), e inclusa nei protocolli di quarantena europei; è basilare tener conto che il complesso degli oliveti salentini costituisce una vera e propria millenaria “agro-foresta” dalla ricca biodiversità domestica e selvatica, animale e vegetale, la cui massima tutela nazionale ha un valore storico, culturale, paesaggistico ed economico silvo-agro-pastorale nonché di prevenzione e presidio contro il dissesto idro-geologico; ragionevoli paiono le preoccupazioni denunciate nel territorio circa gli evidenti interessi manifestati da parte di soggetti privati a realizzare speculazioni edilizie, nelle zone e rischio eradicazione, legate alle infrastrutture turistiche, stradali, industriali o sportivo-ricreative tra le quali quella della realizzazione di campi da golf, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, alla luce di quanto esposto, non ritengano di dover intraprendere iniziative di competenza per avviare un percorso di ricerca scientifica approfondito e condiviso da più enti di ricerca al fine di verificare la correlazione della malattia da “essiccamento degli ulivi” all’utilizzo di pesticidi ed accertare la patogenicità della “Xylella fastidiosa” prima di dare seguito ad ulteriori interventi radicali, anche in considerazione del fatto che la Xylella, a differenza di altri Paesi, in Italia ha colpito gli ulivi non attaccando viti ed agrumi; se non ritengano che, oltre all’ipotesi di eradicazione, l’attuazione di interventi a base di diversi pesticidi ed erbicidi chimici non soltanto sugli alberi di ulivo, ma anche su numerose specie domestiche e selvatiche, possa prefigurare una desertificazione artificiale delle aree trattate, con inevitabile inquinamento dei suoli, dell’aria e delle acque potabili in falda nonché minare la salute umana in un territorio che già evidenzia un’incidenza elevatissima di patologie gravi contravvenendo alle norme europee e nazionali volte alla tutela della salute, della biodiversità e del paesaggio; se non considerino, nei limiti delle proprie attribuzioni e d’intesa con la Regione Puglia, di dover avviare urgentemente un confronto con la Commissione europea al fine di rivedere le decisioni assunte in relazione alla presenza del batterio Xylella nel nostro Paese a salvaguardia delle coltivazioni e del rilevante valore economico e anche culturale della produzione olivicola salentina.

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