Giudice arrestato, minacce ai genitori di un bimbo disabile per avere 150mila euro

DOSSIER/2 A Brindisi, negli uffici della Finanza, il racconto in lacrime della coppia: “Il giorno più brutto della nostra vita, disse che ci avrebbe tolto nostro figlio perché conosceva tutti, sindaco, assessori e gente della criminalità. Abbiamo pagato, dopo aver ottenuto il risarcimento danni dalla Asl. Che avreste fatto al posto nostro? Voleva che comprassimo una piccola casa in Grecia, in modo che venendo lui con la sua barca a vela, poteva attraccare e fare una sosta ”

Di Stefania De Cristofaro

BRINDISI – “Crudeltà gratuita” e “compiacimento” nel caso dei genitori di un bimbo disabile, minacciati e costretti a pagare al giudice 150mila euro, per non perdere il figlio. Per la procura di Potenza non è possibile tracciare una descrizione diversa della personalità del giudice della sezione contenzioso del Tribunale di Brindisi Gianmarco Galiano, ristretto nel carcere di Melfi dal 28 gennaio scorso con l’accusa di essere stato a capo di un sistema di corruzione consolidato. Non davanti al racconto, consegnato in lacrime ai finanzieri di Brindisi, dalla mamma e dal papà di un bimbo che dalla nascita è in stato vegetativo per colpa medica.

L’INCONTRO DEL GIUDICE CON I GENITORI DEL PICCOLO

Un racconto agghiacciante riportato, a stralci, nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Potenza, Lucio Setola, su richiesta del procuratore capo Francesco Curcio.

Stando a quanto emerso dalle indagini, il giudice Galiano si reca a casa della famiglia che vive nel Brindisino, a ottobre 2014, dopo aver avuto conferma che la compagnia di assicurazione aveva liquidato due milioni di euro a titolo di risarcimento dei danni conseguenti all’affermazione della colpa medica. Ed è qui che viene consumata, secondo l’accusa, la pagina più crudele dell’inchiesta: il giudice pretende 150mila euro e minaccia i coniugi di far perdere, in caso di rifiuto, l’affidamento del piccolo.

“Il magistrato stigmatizza le condizioni dimesse in cui versava l’abitazione della famiglia, umida e priva di un adeguato impianto di riscaldamento”,

scrivono i pm nella richiesta di arresto. “E afferma di poter contare, in virtù del suo autorevole ruolo istituzionale, su di un’estesa rete di conoscenti e di relazioni influenti che potevano privarli su sua richiesta della potestà sul figlio”. Non solo. Il giudice, stando a quanto hanno riportato i pm titolari dell’inchiesta, fa riferimento alla “conoscenza di esponenti della criminalità”. I coniugi, dopo qualche giorno, consegnano quattro assegni per 150mila euro. Di questa vicenda non parlano per cinque anni. Restano blindati nel silenzio per paura di ritorsioni. Solo a novembre 2019 i genitori vengono interrogati come persone informate sui fatti e trovano il coraggio di raccontare tutto.

IL RACCONTO DEL PADRE: “QUELL’INCONTRO FU UNA PUGNALATA”

Il racconto del papà del piccolo, parte dal dolore nel giorno che doveva essere il più felice, quello della nascita del bambino. Qualcosa non va come deve, il bimbo vive in stato vegetativo. Inizia il calvario. E i genitori decidono di avviare una causa civile per chiedere i danni alla Asl di Brindisi. La mediazione non va a buon fine ed è questo punto che subentra l’avvocatessa Federica Spina, ex moglie del giudice Galiano, finita ai domiciliari. La coppia non precisa come siano arrivati alla professionista, non lo ricorda. Riferisce di aver saputo dalla stessa avvocatessa che era moglie del giudice Galiano e che siccome il magistrato era stato trasferito da Francavilla Fontana a Brindisi, non poteva più patrocinare e quindi lascia.

LA RICHIESTA DI 150MILA EURO: “CONOSCO TUTTI, SINDACO E ASSISTENTI SOCIALI”

Quando i finanzieri chiedono ai coniugi di riferire se Galiano li avesse incontrati, il racconto diventa difficile, la voce si spezza in gola e gli occhi diventano lucidi.

“Si tratta di uno dei momenti più brutti della mia vita, in quanto fu una pugnalata del tutto inaspettata”,

racconta il padre del bimbo. “Iniziò a dire che dovevamo dare non ricordo quante migliaia di euro alla moglie e che a lui proprio dovevamo dare 150mila euro. Disse in modo arrogante e sprezzante che anche in considerazione del fatto che abitavamo in una piccola casa di campagna, non certamente arredata in modo lussuoso, e che lui conoscendo il sindaco, i servizi sociali, la polizia e chiunque contasse ci avrebbe fatto togliere il bambino perché non eravamo in grado di assisterlo adeguatamente. Disse che lui conosceva i buoni e i cattivi”.

LA RICHIESTA DI ACQUISTARE UNA CASA IN GRECIA PER LE VACANZE

Il racconto va avanti. “Non portò mai scordare che, sempre con tono sprezzante, mi invitò a comprare, con i soldi del risarcimento, una piccola casa in Grecia, in modo che venendo lui con la sua barca a vela, poteva attraccare e fare una sosta da noi”. Il giudice, appassionato di barca a vela, faceva crociere con la sua imbarcazione, il Kemit, e raggiungeva le isole greche. Ma di quella barca i coniugi non sapevano e non potevano sapere, motivo per il quale le dichiarazioni sono state ritenute attendibili.

“Senza alcun indugio, mi disse che avrei dovuto fare degli assegni circolari per 150 mila euro che dovevo consegnarli direttamente a lui. Su un bigliettino mi scrisse il nominativo a cui dovevano essere intestati. Ovviamente io e mia moglie rimanemmo di sasso e terrorizzati e non potemmo fare altro che accettare le sue richieste”. Perché non hanno detto niente per tutto quel tempo?

“Vi dico la verità, ora che vi ho detto queste cose, ho ancora paura. Ho paura che questo Galiano posa farci qualcosa di brutto”.

LA MADRE DEL PICCOLO SCOPPIA IN LACRIME DAVANTI AI FINANZIERI

La madre del piccolo rende testimonianza in lacrime: lei voleva una causa penale, ma le dissero che spesso finiscono nel nulla. “Mio figlio non comunica con il mondo esterno e il sono il suo unico punto di riferimento”, racconta. “L’idea di dare incarico a una giovane donna a me piaceva in quanto pensavo che la sensibilità femminile le avrebbe consentito di comprendere a pieno il dramma che stavamo vivendo”. Per questo l’incarico viene affidato a Federica Spina.

Quanto, poi, al giorno dell’incontro con Galiano, la donna dice:

“Lo ricordo come uno dei momenti più brutti della mia vita. Rimanemmo interdetti per la richiesta dei soldi. Disse che conosceva tutti i giudici, avvocati, assistenti sociali e anche delinquenti e quindi ci disse di non discutere sulle cifre. Accettammo, del reso voi che avreste fatto al nostro posto?”.

LA PAURA DI RITORSIONI SULLA FIGLIA MINORENNE: IL GIUDICE FECE APPREZZAMENTI

La donna scoppia a piangere. “Ho molta paura per mia figlia che va in giro da sola e va a scuola, questo perché quando Galiano venne a casa, più volte con toni minatori non mancò di fare apprezzamenti”, racconta.

In lacrime aveva atteso l’inizio dell’interrogatorio, non sapendo di essere vista. “Dì tutto, devi dire la verità”, le aveva detto il marito prima di entrare. “Loro stanno con noi”. Loro erano e sono i finanzieri che hanno messo a verbale anche i momenti precedenti all’inizio dell’interrogatorio dei coniugi, avendo avuto modo di assistervi per caso.

LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE: I SOLDI RENDONO CIECHE LE PERSONE

Racconto vero, autentico e drammatico è emerso poi dalle intercettazioni telefoniche: “Adesso ha finito di fare il …Ho recuperato dieci anni di vita, persi in tre giorni. Ora l’unica paura è che questo, quando viene a sapere….ma …se ragiona neanche gli conviene avvicinarsi, perché altrimenti veramente lo distruggo”, dice il marito. E la moglie:

“Quando uno ha la coscienza sporca, purtroppo lo deve sapere che prima o poi doveva succedere, peggio per lui. I soldi, i soldi rendono cieche le persone”.

GLI ACCERTAMENTI BANCARI E IL VERSAMENTO IN FAVORE DELLA MASSERIA

Gli accertamenti bancari hanno confermato l’emissione di quattro assegni circolari  per 150mila euro, l’8 ottobre 2014, intestati alla suocera di Galiano, Maria della Croce Brunetti,  indagata a piede libero per riciclaggio. La somma, cinque mesi più tardi, viene versata su un conto a suo nome. E a ottobre 2016 parte della provvista finisce in un altro conto sempre intestato alla suocera. A maggio 2017, su questo conto viene tratto un assegno di 100mila euro intestato a Masseria Quercia, di cui Galiano era socio accomandante e possedeva il 50 per cento del capitale.

La vicenda, per la procura di Potenza, è emblematica dell’inclinazione del giudice Galiano ad agire in “assoluto spregio della funzione giurisdizionale, strumentalizzandola in modo criminale, a fare minacce che forse non sono di casa neppure nel peggiore dei mondi criminali, dove di norma i conti vengono regolati di persona dai contrapposti delinquenti”. “L’abiezione di minacciare due genitori di privarli del figlio malato, le supera tutte”.

Per la procura di Potenza c’erano e ci sono tutti gli elementi per contestare la concussione operata da Galiano e l’estorsione ai danni dei coniugi.

Per il gip del Tribunale di Potenza, fermo restando la gravità dei fatti, la qualificazione è estorsione aggravata e non concussione. Condotte che hanno dimostrato una “spiccata propensione al crimine, un’assoluta spavalderia nell’agire e una elevata pericolosità sociale”. E che “hanno leso anche  il sistema giudiziario salentino”.

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