Brindisi, terremoto in Tribunale: giudice arrestato per corruzione ed estorsione

DOSSIER/1 Gianmarco Galiano, 48 anni, in servizio a Brindisi, ristretto nel carcere di Melfi: nelle chat era chiamato il mito, per l’accusa era a capo di una cricca composta da commercialisti e avvocati ai quali affidava incarichi nelle procedure fallimentari. Tutti i retroscena dell’inchiesta coordinata dalla procura di Potenza, dopo il passaggio di testimone dal pm di Brindisi

 

Di Stefania De Cristofaro

 

BRINDISI – In chat era il “mito”. Nickname tra gli amici dei gruppi WhatsApp, quelli di “Pasquetta con noi”, “Estate” da trascorrere in barca a vela navigando in direzione della Grecia e di “Chi va con lo zoppo”. Una vita fa. Una vita spazzata in un colpo dall’inchiesta coordinata dalla procura di Potenza, secondo cui il giudice Gianmarco Galiano, in servizio nella sezione Contenzioso del Tribunale di Brindisi, non pronunciava le sentenze in nome del popolo italiano, ma per il suo tornaconto personale e per quello degli amici delle chat, professionisti del Brindisino, tra avvocati, commercialisti e imprenditori, fedeli al giudice e per questo meritevoli di incarichi nelle procedure fallimentari e civili incardinate davanti a Galiano. Affidamenti per 400mila euro in tre anni. “Una cricca”, sostiene la procura di Potenza che ha ereditato per competenza funzionale il fascicolo inizialmente aperto dal pm di Brindisi, Raffaele Casto.

 

IL GIUDICE ARRESTATO CON L’ACCUSA DI ESSERE STATO A CAPO DI UN’ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE

Il giudice Galiano, 48 anni, originario di Taranto è finito in carcere, a Melfi, il 28 gennaio scorso con l’accusa di essere stato a capo di un’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari e all’estorsione. Di denaro ne ha ricevuto e preteso tanto, stando ai tracciamenti bancari eseguiti dai finanzieri anche sui conti correnti aperti da alcuni familiari.

L’indagine racconta di come il giudice abbia ottenuto parte dei risarcimenti riconosciuti a due coppie di genitori costrette a convivere con un dolore straziante: una per aver perso una figlia a 23 anni, morta in un incidente stradale nel 2007, l’altra perché, per colpa medica, ha un figlio disabile. Nel primo caso, ai genitori, all’esito del contenzioso civile era stato riconosciuto un risarcimento di 1,1 milione di euro:

“Trecentomila euro sono arrivati al giudice, attraverso il conto della suocera, indagata per riciclaggio”,

ha spiegato il procuratore capo di Potenza, Francesco Curcio, nel corso della conferenza stampa che si è svolta da remoto. Per l’accusa c’è stato dell’altro. “Il giudice è riuscito a far nominare la moglie erede testamentaria, episodio unico nel panorama delle corruzioni giudiziarie, forse non solo italiano”, ha detto Curcio. “Si tratta di una corruzione morti causa”.

Nell’altro caso, l’assicurazione aveva riconosciuto ai genitori di un bimbo nato con traumi permanenti la somma di due milioni di euro, di cui 150mila euro estorti dal giudice e transitati dai conti correnti della suocera”, ha detto Curcio. “La giustizia non fa sconti a nessuno”, ha tenuto a sottolineare parlando con i giornalisti.

LE TESTIMONIANZE: GENITORI IN LACRIME TEMEVANO IL GIUDICE

Agli atti dell’inchiesta, anche le testimonianze drammatiche, consegnate in lacrime ai finanzieri, dai genitori del piccolo: avevano il timore di perdere il figlio, perché il giudice dopo essersi presentato nell’abitazione della famiglia, aveva minacciato di togliere la potestà genitoriale, sostenendo che quella casa era angusta e non adatta a un bambino affetto da disabilità. Aveva, anche vantato conoscenze importanti al comune, dal sindaco agli assistenti sociali, e persino di gente “cattiva”.

Ai genitori, inoltre, aveva chiesto di investire il denaro ottenuto a titolo di risarcimento da colpa medica nell’acquisto di una casa in Grecia, in modo tale da poterla usare durante le vacanze estive.

“E’ stato il giorno più brutto della nostra vita”,

hanno detto i genitori del bambino. Un incubo.

DENARO, OROLOGI, REGALI, MASSERIA E BARCA A VELA

Denaro nell’ordine di centinaia di migliaia di euro investito anche nell’acquisto della masseria agricola Quercia. E poi regali, dagli orologi di valore comprati in contanti dagli amici commercialista e imprenditore, con “una cassa di sei bottiglie a testa”, ai viaggi con Kemit, la barca a vela ormeggiata a Brindisi, tra le partecipanti delle regata verso Corfù, i cui costi di gestione e manutenzione non sono stati sostenuti dal giudice, ma coperti da spese per sponsorizzazioni fittizie ad associazioni sportive, secondo schemi pensati dal commercialista Oreste Pepe Milizia. Al momento il giudice Galiano si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip del Tribunale di Potenza. “E’ una scelta obbligata dalla necessità di avere copia degli atti, in modo tale da esercitare il diritto di difesa”, spiega l’avvocato Raul Pellegrini del foro di Foggia che assiste Galiano. “E’ devastato”, aggiunge.

GLI ALTRI ARRESTI IN CARCERE: IL COMMERCIALISTA E L’IMPRENDITORE

Il commercialista Pepe Milizia, di Francavilla Fontana e l’imprenditore Massimo Bianco, amministratore  della società Soavegel sono stati arrestati nello stesso troncone di indagine. Pepe Milizia, ristretto nel carcere di Melfi, è ritenuto il braccio destro di Galiano, persona di estrema fiducia e competenza in materia fiscale.

Bianco è uno degli imprenditori più conosciuti della provincia di Brindisi e la società Soavegel, operante nel settore della produzione e della vendita all’ingrosso di prodotti surgelati, nel 2018 è stata inserita tra le prime 500 aziende italiane più virtuose nell’indagine sulle piccole e medie realtà del Paese, condotta da il Corriere della Sera, prendendo in esame il fatturato, il numero degli addetti e la crescita aggregata. Oggi ha ottenuto gli arresti domiciliari, dopo l’interrogatorio di garanzia di ieri, durate due ore e mezza. Il gip ha accolto l’istanza dell’avvocato Domenico Attanasi, riconoscendo così l’attenuazione della misura.

ARRESTI DOMICILIARI PER DUE AVVOCATI E UNA INGEGNERA. A PIEDE LIBERO 15 PERSONE

Ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per tre persone: Federica Spina, avvocato, ex moglie del giudice Galiano; Annalisa Formosi, presidente dell’Ordine degli ingegneri di Brindisi, moglie del commercialista Oreste Pepe Milizia; Francesco Bianco, avvocato, cugino dell’imprenditore Massimo Bianco. Sono tutti residenti a Francavilla Fontana.

A piede libero sono rimasti in 15, tra i quali figurano i magistrati Francesco Ciliberti, nato a Martina Franca, e Giuseppe Marseglia, originario di Bari, e il maresciallo dei carabinieri Massimo Ribezzo.

Gli altri rimasti a piede libero sono: Ada Argentieri, Maria Brunetti, Mauro Calò, Antonio De Giorgi, Olga Desiato, Annamaria Di Coste, Pietro Di Coste, Francioso Vincenzo, Concetta Alessandra Lapadula, Alessia Modeo, Rocco Palmisano, e Marina  Peluso.

La Procura di Potenza aveva chiesto 12 arresti e per questo ha già presentato ricorso al Tribunale del Riesame per ottenere altre due custodie in carcere e quattro ai domiciliari.

L’ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE: PER LA PROCURA ESISTEVA UNA CRICCA

“Il quadro indiziario è solido”, ha detto il procuratore capo di Potenza. “Non ci sono intercettazioni che qualche volta possono prestare il fianco a interpretazioni, ma precisi riscontri documentali dai quali emerge l’esistenza di un’associazione per delinquere”. Un sodalizio radicato nel territorio brindisino, risultato del mercimonio della funzione giurisdizionale. “Il meccanismo – ha detto Curcio – ha influenzato la corretta e imparziale amministrazione della giustizia, strumentalizzata al fine di trarre per sé e per gli altri profitti, ottenendo in cambio ingenti somme di denaro e numerose altre utilità che gli hanno consentito di condurre, a spese altrui e in modo sfacciato, un tenore di vita elevato”.

Nella richiesta di arresti, il pm ha scritto dell’esistenza di una “cricca” che si era venuta a creare attorno al giudice che sfruttava le funzioni e i poteri inerenti la sua carica, abusandone e facendone moneta di scambio o strumento di pressione. Per il giudice del Tribunale di Potenza, Galiano ha dimostrato una spiccata propensione al crimine e “un’assoluta spavalderia nell’agire”, così come è evidente la capacità di inquinare le prove e il pericolo di fuga tenuto conto delle disponibilità economiche e dei collegamenti con l’estero.

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