“Piccolino mio, avvisa il cellante tuo che deve darmi 500 euro sennò lo scanno”

In un pizzino la richiesta di denaro: sequestrato in una cella della casa circondariale di via Appia dopo la denuncia di un detenuto. Tre arresti: ruolo di mandante contestato a Roberto Petruzzelli di Massafra, fratello di Domenico e nipote di un bimbo di 3 anni, entrambi uccisi in agguati mafioso nel Tarantino, mandatari Giorgio Candita di San Pietro Vernotico ed Eligio De Felice di Grottaglie

Di Stefania De Cristofaro

 

 

BRINDISI – “Mio stimatissimo piccolino, avvisa il cellante tuo che mi deve mandare 500 euro al colloquio, altrimenti nasceranno sei problemi lì a Brindisi. Non far leggere questo scritto, anzi strappalo e butta tutto non si sa mai”.

Quel pizzino è stato trovato dagli agenti della Polizia penitenziaria di Brindisi dopo la denuncia del detenuto (chiamato cellante) al quale la richiesta di denaro era destinata ed è alla base di tre arresti per tentata estorsione.

 

GLI ARRESTI PER TENTATA ESTORSIONE NEL CARCERE DI BRINDISI

Ruolo di mandante è stato contestato a Roberto Petruzzelli, 33 anni, di Massafra. E’ il fratello di Domenico, ucciso in un agguato mafioso nel Tarantino, ed è lo zio del piccolo di tre anni ammazzato il 17 marzo 2014 mentre era in auto sulla statale ionica assieme alla mamma, uccisa pure lei, e al compagno, vero obiettivo del killer, che lo teneva in braccio. “Mandatari”, stando alle accuse mosse dalla gip del Tribunale di Brindisi, Giorgio Candita, 26 anni, di San Pietro Vernotico ed Eligio De Felice di Grottaglie, stessa età.

Il pm Pierpaolo Montinaro – Foto di Brindisi Report

Le ordinanze di custodia cautelare sono state chieste dal sostituto procuratore Pierpaolo Montinaro e sono state firmate dalla giudice per le indagini preliminari Stefania De Angelis, dopo aver condiviso pienamente la ricostruzione dei fatti e la “forza di intimidazione esercitata dagli autori, scaturente dalla loro notaria personalità criminale”. Forza “amplificata dall’ambiente nel quale le richieste di denaro sono state effettuate, attribuendole una capacità persuasiva più accentuata”.

I provvedimenti di arresto in carcere sono stati eseguiti dai carabinieri del Comando provinciale di Brindisi, agli ordini del capitano Rolando Giusti.

LA DENUNCIA DEL DETENUTO DESTINATARIO DELLA RICHIESTA DI DENARO

Petruzzelli “inviava una missiva dal carcere di Turi, dove era ristretto, alla casa circondariale di Brindisi dove era ristretto Candita, chiedendo a questi di farsi portavoce presso il detenuto suo compagno di cella, di una richiesta di denaro: 500 euro da consegnare entro il 20 febbraio 2020, più 200 euro al mese. Il denaro, stando all’accusa, doveva essere consegnato tramite un parente di Petruzzelli. La richiesta di versamento è stata ribadita, successivamente, a nome di Petruzzelli, da De Felice, un altro detenuto, con minacce. Anche di “sgozzare” il cellante, nel caso in cui non avesse pagato.

Il cellante si è opposto. Non ha aderito “per difficoltà economiche” e ha denunciato quanto stava accadendo al comandante della polizia penitenziaria della casa circondariale di Brindisi. Nella denuncia, prima arrivata per le vie brevi, poi messa per iscritto, il detenuto ha riferito che “Roberto Petruzzelli gli aveva chiesto la consegna di beni facenti parte sopravvitto, nel caso in cui avesse voluto restare al secondo piano senza avere problemi”. Una volta trasferito in altro penitenziario, “Petruzzelli chiedeva, quale ulteriore prezzo in cambio della vita carceraria, il versamento della somma di 200 euro al mese”. Il denaro doveva essere consegnato tramite suoi familiari all’esterno.

Il detenuto ha raccontato di essere riuscito a versare a Petruzzelli cento euro: le banconote sono state consegnate in una macelleria di  Oria. Poi più niente. E Petruzzelli, a questo punto, “inviava una lettera a Giorgio Candita, compagno di cella”, per rinnovare la richiesta di denaro.

IL PIZZINO SEQUESTRATO IN UNA CELLA DEL SECONDO PIANO DEL CARCERE DI BRINDISI

La missiva è stata trovata dagli agenti della polizia penitenziaria di Brindisi il 18 febbraio 2020, nel corso della perquisizione della camera detentiva occupata da Candita e dal “cellante” autore della denuncia. Doveva essere distrutta, fatta a pezzi e buttata.

“Ciao Giorgio, mio stimatissimo piccolino!”. Inizia così il testo della lettera, allegato al provvedimento di arresto perché considerato “grave indizio di colpevolezza”. “Eccoti qui in attesa di ricevere il tuo scritto che ancora non ho ricevuto mi dedico nel giungerti in fretta perché voglio che ti arrivi velocemente e soprattutto desidero che venga a trovarsi in splendida forma come ti posso assicurare di me!”, si legge.

“Amicone mio, come vedi ti sto scrivendo questo scritto con una rabbia nel mio cuore che non puoi nemmeno immaginare, sto nero e come una bestia perché come sempre qualcuno se ne approfitta del mio buon cuore e come uno scemo ci casco sempre mi strappo il cuore per gli amici, ma adesso basta, te lo giuro sulla buonanima di mio fratello Domenico e sai bene che io queste parole non le spendo mai, specie giurare su mio fratello”.

FRATELLO E NIPOTINO UCCISI NELLE LOGICHE MAFIOSE A DISTANZA DI TRE ANNI

Il riferimento è a Domenico Petruzzelli assassinato il 9 maggio 2011, assieme a Domenico Attorre. Due omicidi di stampo mafioso, stando agli atti processuali, da inquadrare in un capitolo della guerra tra clan che ha lasciato una lunga scia di sangue in provincia di Taranto. Il nipote di Roberto Petruzzelli, figlio di Domenico, chiamato come il papà, è stato ucciso la sera del 17 marzo 2014: aveva trenta mesi, appena. Era in auto, una Matiz di colore rosso, assieme alla mamma, Carla Maria Fornari, e al suo compagno, Cosimo Orlando: lei era alla guida, il piccolo era in braccio a Orlando, condannato per duplice omicidio e considerato vero obiettivo del killer. Furono uccisi tutti e tre sulla strada statale ionica, mentre la donna accompagnava Orlando in carcere, dove doveva rientrare la sera essendo in semilibertà. Sul sedile posteriore, gli altri due bambini, figli di Domenico Petruzzelli, sette e sei anni, miracolosamente illesi.

Vendetta secondo logiche mafiose, anche questa. La donna si era costituita parte civile nel processo per l’omicidio del marito, nel quale risultano imputati Pietro Cisternino, Francesco Mancini e Pasquale Fronza, incastrati dalle intercettazioni ambientali.

LA RICHIESTA ESTORSIVA E LE MINACCE: 500 EURO, SENNO’ SONO PROBLEMI E LO SCANNO

“Avvisa il cellante tuo che per il …a me non deve prendermi, forse fare il buono non serve a niente e sta pensando solo ai suoi interessi per star bene in carcere, ma ha capito molto ma molto male, fratellino mio ti ho sempre detto di farli capire che a me non deve abbandonarmi, ma adesso siamo arrivati al capolinea, fratellino mio mi hai promesso che lo tenevi sempre bene in guardia e invece lo stai coccolando troppo al punto che sto facendo figure con ….”. Nella lettera Petruzzelli indica un suo stretto familiare, estraneo alle accuse, con il quale sostiene di aver litigato “perché a 70 anni non ha mai chiesto l’elemosina a nessuno e nello scritto precedente ti avevo avvisato che giorno 25 dovevo fare colloquio e lo facevo passare dalla macelleria, bè vuoi sapere cosa succede? Non solo non ha dato nemmeno 1 euro, ma ho anche pagato 20 euro della carne per me a colloquio, piccolino mio ti voglio bene assai e lo sai bene ma non lo stai tenendo bene in ansia come ti avevo spiegato io e sinceramente sono rimasto un po’ male, sai bene che per tenere lui in sezione mi sono messo contro altra gente. Per cosa? Per i suoi sporchi giochi! No ha capito molto male, ti sto dicendo solo a te sta cosa perché mi fido ciecamente e non voglio scrivere Giorgio per dirgli prendilo a schiaffi, per favore cerca di sistemarmi sta cosa in modo riservato tu in cella mettilo un po’ alle strette, se poi non vuoi farlo basta che me lo dici che me la vedo io ok!”.

Il messaggio doveva essere il seguente: “Avvisalo che per il mese di febbraio mi deve mandare 500 euro al colloquio, altrimenti nasceranno seri problemi lì a Brindisi, mo’ sto facendo fare l’istanza di avvicinamento colloquio a un mio parente così verrà 2-3 mesi lì a Brindisi e sa lui cosa fare ok!”.

“Fratello mio – si legge sempre nella lettera – poi avvisalo che da lì… non ci passa più perché lui non vuole avere a che fare con le cose mie, quindi fallo avvisare fuori che chiamasse e gli dici di passare che deve farmi un regalo a me e li desse 500 euro subito e veloce e avvisalo che non deve raccontargli niente, perché se fa storie e mi fa litigare lo scanno io ok”.

Carissimo fratellino credimi ho il veleno in corpo perché non credo di meritarmi questa cosa, mi conosci molto bene e ti ho preso a cuore come un vero fratello però ci sto rimanendo male perché te l’ho sempre detto non farli credere che stai tu e niente succede perché sai bene che non è così, mo’ cerca di farlo ragionare e per febbraio ti ho detto cosa voglia altrimenti dilli che ci saranno conseguenze, vedi tu come studiare tutto ciò e come ricevi questo scritto, scrivimi presto per favore oppure se non puoi farmi niente tu dimmelo subito che so io come fare ok”.

LA LETTERA DOVEVA ESSERE STRAPPA: “BUTTALA VIA NON SI SA MAI”

“Amore mio, scusami che concluso qui questo scritto ma sto avvelenato, credimi spero davvero di ricevere presto tua risposta in merito e non farli leggere questo tuo scritto anzi dopo che lo leggi tu 100 volte strappalo e butta tutto non si sa mai ok. Bè salutami caramente ….con infinita stima ok!”.

Poi di nuovo il riferimento al pagamento: “Giorgio mio avvisalo entro il 22 febbraio che mi risolvesse il problema senza scuse e senza chiacchiere, vedi tu come fare inventati qualcosa che so’ che sono arrivati scritti e l’hai saputo in cucina e bisogna scrivere subito a Roberto senza dire niente a nessun’altro specie a Fogna, fratello mio te lo ripeto, se non vuoi fare niente tu scrivimelo subito che so io cosa fare ok! Ma per caso ti dice che mi sta aiutando? Falli sapere, a Natale 100 euro mi ha mandato pensa tu, meno male che i buoni amici nemmeno la spesa della socialità mi hanno fatto fare altrimenti rimanevo senza un euro, invece a gennaio manco nu centesimo hai capito? Mo’ dilli ca mi manda 500 euro tutti in un colpo e subito pure non voglio nemmeno 1 centesimo in meno , sennò c… amari 500 precisi ok! Amore mio chiudo qui in attesa di tuo onorato scritto. Ti abbraccio forte forte con bene e stima ovunque e sempre, tuo compare fraterno, Roberto TVB”.

Poi un NB (nota bene, ndr): “Se ti chiede e a me non mi ha scritto? Dilli che sto incazzato nero e i tradimenti a me non piacciano e falli capire che lui sta lì con te solo per rispetto mio, ma se mi mancano di rispetto le cose non vanno bene però ok!”.

I RAPPORTI TRA I DUE DETENUTI: SIGARETTE MARLBORO REGALATE

Il detenuto che ha denunciato è stato sentito il 12 marzo scorso: ha ammesso di conoscere Roberto Petruzzelli, essendo un suo compaesano. “I miei rapporti erano strettamente commerciali in quanto acquistava nel mio negozio e preciso che quando acquistava io, di mia volontà, gli applicavo uno sconto sul prezzo ma lui non mi ha mai chiesto niente”. Nella stessa occasione, il detenuto ammetteva di aver fatto “volontariamente regalie del tipo tabacco e sigarette Marlboro a Petruzzelli nel periodo di detenzione comune a Brindisi”. Regali cessati con il trasferimento di Petruzzelli nel carcere di Turi, in provincia di Bari. Dal verbale delle dichiarazioni allegate all’ordinanza, risulta che il detenuto ha anche riferito che “dopo circa un mese e mezzo” dal suo ingresso nel penitenziario di Brindisi, “Roberto Petruzzelli essendo anche lui recluso nella stessa sezione, ossia quella del secondo piano”, gli fece “vedere un pezzo di carta in cui erano state riportate delle frasi”. Facevano riferimento al fatto che “ero una persona poco di buono in quanto stavo con la moglie di un ergastolano e mi dovevano menare di brutto”.

“Nella circostanza, Petruzzelli mi disse di aver ricevuto quel foglietto, con quelle frasi a me indirizzate, dalle ex sezione femminile senza precisare il nome del detenuto che glielo aveva consegnato”, si legge nelle dichiarazioni. E ancora: “Petruzzelli diceva di aver preso le mie difese che nessuno doveva toccarmi in quanto non ero una persona di strada e che dovevo scontare solo la mia pena e poi tornare dalla mia famiglia. Dato il sentimento di vicinanza, mi sentivo di fargli delle regalie, perciò in 4-5 occasioni ho preso a mio carico del tabacco e gli l’ho fatto recapitare”.

Lo stesso detenuto ha dichiarato che “nel mese di febbraio 2020, Petruzzelli in un processo a Lecce, aveva incontrato un uomo recluso a Brindisi e gli aveva dato l’incarico di riferirgli, tramite Giorgio Candita che era arrabbiato con lui in quanto, dopo che gli aveva dato 100 euro a dicembre 2019 non aveva ricevuto più nulla e si sentiva offeso”.

LE MINACCE DURANTE L’ORA D’ARIA NEL CARCERE DI BRINDISI

La richiesta di denaro è stata reiterata, stando alle dichiarazioni del detenuto: “Dopo la prima lettera del 30 gennaio 2020 di Petruzzelli indirizzata a Giorgio Candita, sono stato avvicinato durante l’ora d’aria da un altro detenuto, Eligio De Felice, il quale mi ha intimato di adempiere a quanto indicato nella missiva”.

A conclusione delle dichiarazioni, il detenuto ha consegnato “un manoscritto e una busta a lui indirizzata con mittente Roberto Petruzzelli”. Nello scritto – spiega la gip – “Petruzzelli con tono ostentatamente affettuoso diceva di essere venuto a conoscenza del sequestro della missiva a carico di Giorgio Candita e di essere lui stesso oggetto di abuso di potere da parte del comandante della polizia penitenziaria di Brindisi che, a suo dire, non nutrirebbe simpatia nei suoi confronti”.

Le dichiarazioni di Carone sono state ritenute “credibili” dal pm e dalla gip, anche se sono state “ridimensionate in un secondo momento rispetto all’originaria versione, probabilmente anche a seguito della seconda lettera con toni fintamente amichevoli”. E sono state “riscontrate dal rinvenimento della missiva nella cella di Candita, della cui autenticità non pare si possa dubitare”. Misura proporzionale alla gravità dei fatti e alla personalità degli indagati, è stata considerata la custodia in carcere, “dal momento che altra misura è inidonea ad arginare la loro elevata pericolosità, tenuto conto che la condotta criminosa è stata posta in essere dagli indagati allorché erano detenuti”.

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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