Caso Di Matteo: no al DAP per ben due volte, perché?

Di Matteo afferma per ben due volte (lo ribadisce anche nella controreplica al ministro) che la scelta della direzione del DAP a Basentini è stata presa dopo che molti detenuti di spessore avevano chiaramente detto di temere la sua nomina. Un punto da chiarire presto

Di Vincenzo Musacchio*

Non m’interessa sapere se ha fatto bene o male Antonino Di Matteo a intervenire nella trasmissione di Giletti. Non m’interessa perché l’ha fatto ora e non prima. In questo momento m’interessa sapere perché un ministro della Repubblica Italiana prima chiama a dirigere il DAP un magistrato che lotta in prima linea la mafia e poi fa improvvisamente dietrofront. Per Di Matteo parla la sua lotta alla mafia senza alcun equivoco.

Per Bonafede, capo del dicastero della Giustizia, parlano gli ultimi avvenimenti:

  1. Sono stati scarcerati importanti boss mafiosi al 41 bis, è un fatto e non un’opinione.
  2. Pasquale Zagaria boss dei Casalesi (come molti altri) è stato liberato dalle restrizioni del 41 bis, a quanto è dato sapere, per errore del DAP, è un fatto e non un’opinione.
  3. Le dimissioni di Basentini, scelto da Bonafede al posto di Antonino Di Matteo, dimostrano che il ministro ha sbagliato e anche questo è un fatto e non un’opinione.

Di Matteo afferma per ben due volte (lo ribadisce anche nella controreplica al ministro) che la scelta della direzione del DAP a Basentini sarebbe stata presa dopo che molti detenuti di spessore avevano chiaramente detto di temere la sua nomina. Ecco, questo è il punto gravissimo su cui far luce e presto, anzi prestissimo.

C’è bisogno di spiegazioni serie, di illustrare con chiarezza e senza zone d’ombra le scelte fatte e, nel caso, di assumersi la responsabilità di eventuali errori. Perché il ministro avrebbe preferito non prendere una decisione che avrebbe evidentemente infastidito molti mafiosi e cambiare rotta sul nome di Basentini? Perché a Di Matteo è stato proposto un ruolo, anzi una duplice scelta, (che lui ha accettato ufficialmente) e poi gli è stato negato? Perché dopo le dimissioni di Basentini non si è pensato più a Di Matteo tanto stimato dal ministro?

Noi cittadini pretendiamo una risposta onesta, trasparente e diretta.

Il fatto è terribilmente grave e Bonafede lo sa molto bene. La politica è assunzione di responsabilità e dovere di chiarezza e se nel M5S lo slogan “onestà” ha ancora valore è questo il momento di dimostrarlo. Se il Movimento vuole rimanere ancora credibile nella lotta alla mafia non può non dare risposte chiare, immediate e plausibili ai cittadini italiani e a tutti coloro che combattono le mafie ogni giorno a rischio della propria vita.

 

*Giurista e docente di diritto penale, associato della School of Public Affairs and Administration (SPAA) presso la Rutgers University di Newark (USA). Presidente dell’Osservatorio Antimafia del Molise e Direttore scientifico della Scuola di Legalità “don Peppe Diana” di Roma e del Molise.

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