WasteGate, camorra e ndrangheta in Bulgaria

Alcune aziende, indagate per legami con Camorra e Ndrangheta, hanno liberato 9.000 tonnellate di rifiuti sul territorio

 

Nell’estate del 2018, il governo italiano ha annullato la notifica di un invio di 9.000 tonnellate metriche di rifiuti imballati e diretti a Costanza, in Romania. A causa dell’annullamento, il carico è stato deviato nella città bulgara di Svishtov e da lì verso la città nord – occidentale di Pleven. Gli italiani hanno emesso una nuova notifica e una nave ha trasportato gli stessi rifiuti nella città bulgara del Mar Nero e nel porto di Varna, a fine 2018. Nei primi giorni del 2020, le autorità bulgare hanno “ritrovato” questi rifiuti a Pleven.

I rifiuti arrivavano da Napoli e due compagnie collegate a indagini su Camorra e Ndrangheta avevano partecipato alla consegna. La società bulgara che ha ricevuto i rifiuti, ha presentato una tecnologia che trasforma i rifiuti in prodotti da costruzione. Tuttavia, i pubblici ministeri sospettano che il riciclo non stia avvenendo e accusano l’azienda di stoccaggio illegale di rifiuti.

Il 1° gennaio 2020, il Ministero degli Interni, la Procura e la National Security Agency (Dans) hanno parlato di un’operazione a Pleven, durante la quale sono state scoperte violazioni nello stoccaggio di 9.000 tonnellate di rifiuti in un sito della società Phoenix Pleven. Il procuratore distrettuale di Pleven, Vanya Savova, ha dichiarato che il sito “apparentemente vìola i requisiti di stoccaggio dei rifiuti” perché gli stessi erano stati dispersi e, nel sito, non erano presenti elettricità, acqua e impianti di trattamento.

I pubblici ministeri hanno anche annunciato che avrebbero formalmente chiesto alle autorità italiane se i rifiuti fossero collegati a un’indagine sulla Ndrangheta. A quel tempo, in Italia fu sequestrato un treno con 800 tonnellate di rifiuti destinati alla Bulgaria. Le dichiarazioni del Ministero degli Interni e della Procura non hanno chiarito se alle autorità italiane sia stato chiesto qualcosa sull’identità del destinatario della spedizione.

Gli investigatori hanno attualmente tutte le informazioni per stabilire il collegamento tra i rifiuti di Pleven e i gruppi criminali italiani. I nomi delle società italiane coinvolte nel processo di trasporto dei rifiuti sono contenuti nelle notifiche inviate dall’Italia al Ministero bulgaro dell’ambiente e delle acque (MoEW). Due di queste società sono state menzionate in indagini collegate a Camorra e Ndrangheta e queste informazioni sono disponibili online e possono essere trovate mediante semplici ricerche di parole chiave.

I rifiuti mummificati di Napoli

Gli imballaggi di Pleven erano arrivati da Napoli, secondo i documenti in possesso di Bivol e Rise Romania, partner del progetto Organized Crime and Corruption Reporting Project (Occrp). In particolare, avevano viaggiato verso la Bulgaria partendo dal sito vicino a Villa Literno, in Campania.

Si tratta di rifiuti indifferenziati, le cosiddette eco-balle, immagazzinate dopo l’inizio della crisi dei rifiuti di Napoli, nel lontano 1994. Quindi è stato dichiarato uno stato di emergenza, proseguito fino al 2009. Il disastro si verifica perché la Camorra controlla il settore dei rifiuti. I rifiuti raccolti dalle aziende legate alla mafia napoletana non erano stati riciclati, ma smaltiti e inceneriti in discariche non regolamentate nel cosiddetto “Triangolo della morte”, una zona compresa tra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano, dove sono stati registrati tassi molto elevati di malattie da inquinamento.

In risposta alla crisi, le autorità italiane avevano iniziato a depositare i rifiuti in “balle ecologiche”. La quantità maggiore – 2,4 milioni di tonnellate – era stata ammucchiata in un’enorme discarica di quattro chilometri quadrati vicino al villaggio di Villa Literno che gli eco-attivisti locali definiscono come l'”Ottava meraviglia del mondo”.

“La Campania ha dai 6 ai 6,5 ​​milioni di tonnellate di immondizia e questo è il sito più grande” afferma l’attivista Pina Elmo, intervistata da Rise Romania. A suo dire, i rifiuti non sono organizzati nelle eco-balle, anzi, queste ultime sono vuote. “Non vogliamo che i rifiuti vengano bruciati da qualche parte in Portogallo, Romania o altre parti del mondo” sottolinea Elmo.

Tuttavia, l’incenerimento è una delle soluzioni e si procede con un enorme inceneritore costruito nella città di Acerra della capacità di oltre 600.000 tonnellate di rifiuti all’anno. Silvio Berlusconi l’ha inaugurato nel 2009, ma si occupa principalmente di nuovi rifiuti. Le vecchie “balle ecologiche” continuano a crescere nei siti.


Spostare le balle ecologiche

Al fine di sbarazzarsi di questo patrimonio velenoso, le autorità locali hanno organizzato lo smaltimento dei rifiuti. Un consorzio, composto dalle società Vibeco, Bm Service e Sirio Ambiente, ha vinto nel 2016 la gara per due lotti per un totale di 200.000 tonnellate, immagazzinati nei pressi di Villa Literno. Per far fronte ai rifiuti indesiderati, avrebbero dovuto ricevere 30 milioni di euro. 
Alcuni di questi rifiuti sono stati spediti in Portogallo, secondo un’indagine di un comitato creato ad hoc presso il Parlamento italiano. La Bulgaria è anche menzionata come destinazione per i rifiuti provenienti dalla Campania, ma in relazione a un periodo precedente. Secondo il rapporto, la Bulgaria ha ricevuto 7.000 tonnellate di ” rifiuti meccanici urbani” (codice 191212), un importo modesto rispetto alle 66.000 tonnellate esportate in Austria. Nonostante tutti questi sforzi, oltre 15 milioni di tonnellate di rifiuti sono rimasti nell’”Ottava meraviglia del mondo” al 15 febbraio 2018, secondo un’indagine della commissione parlamentare italiana.

Ma ciò che più conta è capire dove siano finiti i rifiuti della gara vinta dal consorzio nel 2016 e se siano stati adeguatamente trattati. Come mostra un’indagine di Fanpage solo l’1% delle eco-balle è stato trasportato nel corso di un anno e mezzo in Portogallo e nel Nord Italia. Sono stati avviati negoziati con la Romania per accettarne un’altra parte, ma la Romania ha respinto la proposta.

 

 

 

 

 

Camorra e Ndrangheta nel business dei rifiuti?

Come è apparso chiaro, i rifiuti non sono stati accettati perché non riciclati, ma le autorità locali a Napoli volevano approfittare della situazione e ricevere commesse da gare d’appalto partecipando ai piani delle organizzazioni mafiose. I giornalisti italiani di Fanpage lo hanno rivelato conducendo un’indagine sotto copertura su larga scala, pubblicata nel febbraio 2018. Fanpage ha infiltrato Nunzio Perrella, ex boss della mafia inserito nel programma di protezione dei testimoni che fingeva di essere tornato “attivo” nel settore. Con telecamera nascosta, Perella ha registrato numerose conversazioni con imprenditori e funzionari governativi della Campania.

Il filmato ha rivelato che il sistema coinvolgeva trafficanti di rifiuti che negoziavano con politici e burocrati corrotti. Questi si erano persino detti pronti a ritardare l’offerta e a sottoporsi a procedura di emergenza per giustificare prezzi fino a 230 euro a tonnellata, per generare una commissione più elevata. Le conversazioni rivelano che il denaro era necessario per le campagne elettorali. Si è inoltre mostrato che i rifiuti non erano stati adeguatamente trattati prima di essere esportati all’estero. In particolare, “la rimozione di tutti i materiali pericolosi o riciclabili dalle balle ecologiche” è mancata. Viene citata anche la società Vibeco.

L’indagine di Fanpage è stata ampiamente riportata dai media italiani e ha avuto come conseguenza l’avvio di un’indagine formale sulle pratiche di corruzione. La regione Campania si è impegnata a condurre nuove procedure di gara che richiedano il pretrattamento dei rifiuti.

Anche un’altra società del consorzio di cui sopra è indagata per collegamenti con la mafia. Nel 2017, gli agenti della Direzione Regionale Antimafia della Procura di Reggio Calabria e dell’Unità Operazioni Ambientali di Reggio Calabria dell’Arma dei Carabinieri hanno incriminato sette soggetti per collegamenti con il clan Piromalli della Ndrangheta, infiltrato nel settore dei rifiuti. Tra le società con beni congelati, citate dall’inchiesta, vi è Bm Service.

 

Il percorso dei rifiuti verso la Bulgaria

Vibeco ha consegnato le ormai famigerate 9.000 tonnellate di rifiuti italiani trovati a Pleven alla società Phoenix Pleven Ltd. Questi sono certamente i rifiuti della gara del 2016, poiché da allora non ne sono state indette altre. La spedizione ha viaggiato via mare dal porto di Napoli a quello di Varna. Il trasporto, da Napoli, è stato eseguito da Bm Service (i documenti che lo accertano sono in possesso di Bivol).

Il piano iniziale per la consegna prevedeva il percorso da Napoli fino al porto rumeno di Costanza, e quindi lungo il Danubio fino al porto di Svishtov. Ciò è registrato nella notifica IT 010846 del Ministero dell’Ambiente agli omologhi rumeni e bulgari.

Questa notifica, che è disponibile per il MoEW bulgaro, per gli investigatori del per il Ministero degli Interni e della Procura, indica il nome della società di consegna dei rifiuti – Vibeco. Tuttavia, il set di documenti ha anche un elenco di tutte le aziende che trasportano rifiuti lungo questo percorso. Tra questi c’è il nome della società Bm Service, associata alla Ndrangheta.

Le autorità rumene hanno brutte esperienze con l’importazione di rifiuti italiani e sono state preparate a ispezionare il contenuto delle balle. Questo è il motivo più probabile per cui questa notifica verrà annullata, dalla parte italiana, il 1° agosto 2018. A seguire, l’Agenzia nazionale rumena per la protezione ambientale ha inviato un messaggio al MoEW bulgaro con lettera 14.072 / NEPA /, datata 6 novembre 2018 e firmato dal direttore del Dipartimento dei rifiuti e dei prodotti chimici pericolosi, Brindusa Petroaica.

Il governo italiano ha emesso una nuova notifica con lo stesso numero e per la stessa spedizione, ma con una rotta diversa – dal porto di Napoli al porto di Varna, dove la prima spedizione di rifiuti è arrivata con successo alla fine del 2018. Non è dato sapere se le eco-balle siano state controllate dalle autorità bulgare al loro arrivo.
La Romania ha buoni motivi per sospettare dei rifiuti italiani. Nel 2013, una nave che trasportava 2.700 tonnellate di combustibile derivato dai rifiuti (Rdf) dell’impianto Deco in Abruzzo, è stata attraccata per mesi nel porto di Costanza, in Romania. L’esportatore del carico è Sergio Gozza, attraverso la società bresciana Ecovalsabbia.

Un’inchiesta di Bivol, pubblicata nell’agosto 2019, ha scoperto che dopo i tentativi fatti in Romania, Gozza si è diretto in Bulgaria, dove le istituzioni non causano problemi. L’indagine ha rivelato che nel 2015, Ecovalsabbia aveva consegnato rifiuti da incenerimento alla cementeria di Holcim, nel villaggio bulgaro di Beli Izvor.

 

 

 

Rifiuti per l’incenerimento

Tuttavia, le spedizioni di Cdr e di rifiuti domestici da parte di Ecoexport Srl di Gozza sono più rilevanti e destinati all’incenerimento nelle centrali termoelettriche (TPP) legate all’uomo d’affari bulgaro, Hristo Kovachki. Ecoexport e Gozza hanno confermato queste consegne – per iscritto – a seguito di una richiesta di Bivol.

I rifiuti vengono inceneriti a Pernik al TPP – Repubblica, al TPP – Bobov Dol, al TPP – Brikel a Galabovo e al TPP – Sliven, secondo le indagini di Bivol. Tutti questi impianti, in una forma o nell’altra, hanno permessi MoEW per l’incenerimento sperimentale.

A seguito della pubblicazione delle nostre indagini di agosto, la redazione ha ricevuto lettere da TPP – Brikel, TPP – Sliven e TPP – Pernik. Nelle missive si riconosceva l’incenerimento dei rifiuti, ma si affermava fosse ecologico e non dannoso per la salute delle persone. L’entità delle consegne di rifiuti da incenerimento presso TPP inadatti, è enorme. La sola società Trash Universe, associata a Kovachki, ha un permesso dell’Ispettorato regionale dell’ambiente e delle acque (Riew), nella città meridionale di Stara Zagora, per immagazzinare 1,6 milioni di tonnellate di rifiuti in un sito di 52 acri vicino al villaggio di Obruchishte, un sito 76 volte più piccolo dell’italiano “Ottava meraviglia del mondo”, che raccoglie fino a 2 milioni di tonnellate di rifiuti. Oltre a questo sito, enormi quantità di rifiuti sono immagazzinate negli stessi TPP, come dimostrano le immagini riprese da un drone di un giornalista di Bivol.

Trash Universe ha negato la ricezione di rifiuti da Ecoexport ed Ecovalsabbia. Tuttavia, la sua lettera conferma indirettamente il rapporto dell’azienda con Kovachki. I metadati del file, che è stato creato in Microsoft Word, includono il nome di Nadezhda Arsova, la segretaria di Hristo Kovachki, secondo un ex membro del leader del partito politico, associato a Kovachki, citato da 24 Chassa.

MoEW e l’Agenzia delle Dogane hanno rifiutato la nostra richiesta – ai sensi della legge sull’accesso alle informazioni pubbliche (Apia) – di fornire l’elenco di società che importano rifiuti in Bulgaria.

 

La “miracolosa” tecnologia bulgara

Un giornalista di Bivol ha filmato le balle nel sito di Pleven e ha parlato con un rappresentante di Phoenix Pleven già alla fine del 2018. Quest’ultimo ha spiegato che i rifiuti “mummificati” erano particolarmente adatti per il riciclo perché il contenuto di plastica era molto elevato: l’80%. Secondo lui, la società ha una tecnologia che consente di utilizzare i rifiuti per “fabbricare tessere di parcheggio, cordoli, tegole, sifoni, sbarre e pali”.

“Il processo di riciclo consiste in smistamento, lavaggio, granulazione e produzione di articoli. La tecnologia è nostra e al momento stiamo provando a brevettarla. Fondamentalmente, le materie plastiche vengono mescolate con sabbia, modellate e pressate. Vendiamo i materiali rimanenti come carta, legno e metallo sul mercato. Le operazioni con cui ricicliamo i materiali sono R12 e R3″ ha specificato l’azienda, fornendo foto e video dal processo di test della tecnologia.

Phoenix Pleven ha anche affermato di aver ricevuto tutti i permessi necessari per questa attività dai Riew e dai Ministeri, cosa che è stata confermata dai Riew per effetto di Apia. Il MoEW ha emesso una notifica per l’importazione di rifiuti di plastica imballati con codice EWC 191212 cioè le 9.000 tonnellate dall’Italia.

Questo processo di riciclaggio può funzionare su scala industriale ed è un’alternativa all’incenerimento e allo stoccaggio dei rifiuti? Secondo Phoenix Pleven, la tecnologia esiste da molti anni ed è utilizzata in India e Africa. Tuttavia, le autorità investigative bulgare dubitano che esista una soluzione così miracolosa per il riciclo dei rifiuti e sottolineano che il sito è sprovvisto di elettricità e acqua e che i macchinari sono obsoleti.

 

L’invisibile Kovachki

Le 9.000 tonnellate di rifiuti italiani, consegnate a Phoenix Pleven per il riciclo, sono solo lo 0,5% degli 1,6 milioni di tonnellate previsti per l’incenerimento presso i TPP. Per il momento, tuttavia, le autorità bulgare non stanno agendo contro Kovachki, descritto da WikiLeaks come un attore chiave nella cosiddetta “mafia energetica” della Bulgaria:

21. (C) Hristo Kovachki è un nuovo attore del settore (…). Le sue radici sono più direttamente associate al crimine organizzato. Era uno stretto collaboratore di Konstantin Dimitrov (aka Samokovetsa), che, prima di essere assassinato ad Amsterdam nel 2003, era uno dei maggiori trafficanti di Bulgaria. Alcuni, come Dyulgerov, ritengono che le attività illecite di Dimitrov siano state la fonte del capitale iniziale di Kovachki, che poi ha usato per acquistare nel settore energetico. Altri che conoscono meglio Dimitrov e i canali di contrabbando della Bulgaria vedono la Russia e il crimine organizzato russo dietro la ricchezza di Kovachki. Indipendentemente dalla fonte della sua ricchezza iniziale, l’attuale impero di Kovacki è vasto. Oltre ad essere il proprietario dell’unica fabbrica di mattoni nei Balcani (Brikel), Kovachki e la sua società principale, Atomenergoremont, possiedono almeno 4 miniere, 5 impianti di teleriscaldamento (a Burgas, Pleven, Veliko Turnovo, Gabrovo e Vratsa), diversi centrali termoelettriche (TPP) compresa una quota del 51% nella Martisa East 3 di Dimitrovgrad, oltre a controllare cinque compagnie carbonifere ed essere azionista di minoranza nella banca municipale di Sofia. Più recentemente, è stato l’unico offerente per l’utility di riscaldamento Sliven a fine novembre.

Il principale finanziatore delle imprese associate a Hristo Kovachki è la First Investment Bank bulgara (Fib o Fibank). Uno dei proprietari della banca, Ivaylo Mutafchiev, è l’uomo più vicino a Kovachki. Secondo una ricerca di Bivol del 2014, le passività del suo gruppo di società verso Fibank superano i 300 milioni di euro. A seguito di queste scoperte, Greenpeace ha pubblicato un rapporto sull’attività di Kovachki, intitolato Miniere finanziarie, suggerendo che l’uomo d’affari non è un giocatore autonomo, ma è molto probabilmente un frontman per i gruppi imprenditoriali e politici intorno alla Fib.

La combustione dei rifiuti italiani è una nuova tappa nei progetti relativi all’energia di Kovachki ed è logica dal punto di vista finanziario. Varie aziende in Italia vendono diversi tipi di rifiuti urbani, domestici e industriali e per Cdr, per un valore compreso tra 80 e 140 euro per tonnellata metrica.

Secondo un’indagine del settimanale Capital, l’attività di smaltimento dei rifiuti è redditizia in tre modi: dalla raccolta dei rifiuti, alla cogenerazione dell’elettricità, al risparmio di milioni dalle quote di carbonio perché, secondo le normative dell’Unione Europea, i rifiuti non hanno emissioni di CO2. Di recente, i giornalisti hanno vinto, ai sensi dell’Apia, un procedimento legale contro il rifiuto di MoEW di fornire i dati delle notifiche di importazione di rifiuti.

La debole supervisione da parte delle istituzioni e la loro persistenza nel rifiutare di dare informazioni sull’importazione di rifiuti, suggerisce un altro pericolo: invece di essere inceneriti o riciclati, i rifiuti provenienti dall’Italia e da altri paesi saranno semplicemente smaltiti e dimenticati per decenni in Bulgaria.

 

Fonte https://bivol.bg/en/wastegate-companies-investigated-for-ties-with-camorra-and-ndrangheta-deliver-9000-metric-tons-of-waste-to-bulgaria.html

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