A furia di ma e di se (non cambieremo nulla)

Il problema è proprio questo: che ogni volta che parlo di differenza di genere, che io sia al bar o a casa con amici, purtroppo devo sempre sentirmi dire che “sono troppo fissata con i diritti delle donne”, che “penso solo ai miei interessi e non riesco ad essere obiettiva”, che “non tengo conto del fatto che ci sono anche tante donne bugiarde che accusano i mariti ingiustamente” e che “c’è anche tanta violenza domestica da parte delle donne sugli uomini, ma nessuno ne parla”, ecco, è questo il problema.

 

Che anche le persone per me più insospettabili e intime siano così inconsapevoli di ciò che dicono. Che anche dagli amici devo sentirmi dire: “Si, tu hai ragione, e anch’io sono dalla parte delle donne e difendo i loro diritti, figurati, ho una figlia femmina! Ma…

 

MA cong. [lat. magis «più»; v. mai] – Congiunzione coordinativa avversativa, esprimente spesso esplicita contrapposizione al termine che precede, il quale è per lo più espresso negativamente.

 

Il ma che cancella e rende inutile qualsiasi premessa.

Il ma che ci sta affossando.

 

Io adoro le donne e sono per la parità di genere, ma…

 

Sì certo, questo governo sbaglia, ma…

 

Io non sono razzista, ma…

 

Basta! Non ne posso più.

Non ci sono più scuse. Non c’è più tempo.

Senza se e senza ma: così voglio vivere io

 

Nel lontano 2001 la gente era convinta che io fossi stata vittima di stupro. Portavo in scena la mia prima vera produzione: KRUDA, un assolo in cui, come già fa intuire il titolo, affrontavo in modo abbastanza cruento il tema della violenza sulle donne.

Dopo lo spettacolo ricevevo abbracci, incontravo sguardi pieni di compassione, intuivo disagio, ricevevo lodi per il mio coraggio… Il pubblico era convinto che lo spettacolo parlasse di una mia vicenda personale!

Come se non fosse plausibile trattare alcuni argomenti se non si è direttamente interessati.

 

Allo stesso modo ultimamente, vedendo crescere a dismisura la mia intolleranza e la mia indignazione verso la cultura maschilista e la violenza che la nostra società perpetua in modo esponenziale nei confronti delle donne, sol perché sono una mamma single, gli amici e conoscenti tendono a sminuire la cosa etichettandomi come una “fissata perché ha dei problemi personali”.

 

Aspetto ancora li giorno in cui tutti si sveglieranno da questa interminabile narcosi e capiranno che non è una mia rogna, ma una rogna di tutti.

E vale per tutti gli argomenti.

Tutto ci riguarda: gli esseri umani, gli animali, la terra, la natura, l’universo.

Tutto ci riguarda, perché noi siamo parte di quel tutto.

 

Le donne sono affare di tutti.

Tutti abbiamo delle figlie, delle amiche, una mamma, una zia, una sorella, una moglie.

 

Siamo il Paese con le tasse più alte per gli assorbenti (22% rispetto al 5% della maggior parte dei Paesi Europei, in alcune nazioni sono addirittura gratuiti!)

Le donne per fare figli sono costrette a perdere il posto di lavoro e a rinunciare alla loro carriera.

Una donna, pur svolgendo le stesse mansioni, guadagna molto meno di un uomo.

Per fare carriera devi lavorare il doppio e imitare gli uomini.

Le donne vengono continuamente insultate e trattate come merce, nei media e perfino da chi dovrebbe rappresentarci e tutelarci.

 

Vengono messi in dubbio diritti che dovrebbero essere indiscutibili, come l’aborto.

L’idea di padre-padrone viene portata avanti in disegni legge come il DDL Pillon, una riforma anticostituzionale e devastante anche a detta degli esperti di diritto di famiglia.

Si cerca di far passare come un’idea progressista e democratica la riapertura delle case chiuse.

E, nonostante l’aumento drammatico di femminicidi, ancora oggi le donne vittime di violenza, per tutelare se stesse e i figli, sono spesso costrette a prendere decisioni assurde, come abbandonare l’idea di farsi giustizia e tutelarsi tramite la legge (purtroppo manca ancora una formazione adeguata per riconoscere, combattere e prevenire la violenza domestica e, nei fatti, anche nei tribunali siamo spesso ancora vittime di una cultura patriarcale fortissima).

 

Assistiamo inermi ad una regressione culturale incredibile e pericolosa.

Siamo governati da fomentatori di odio, ignoranti e maschilisti che cercano di far passare leggi retrograde e pericolose come “il cambiamento che tutti aspettavamo.

 

La donna viene vista, rappresentata e trattata sempre più come un oggetto.

La giornalista che osa scrivere articoli che mettono in dubbio l’operato di questo governo, la nota cantante pop che, sul palco, si permette di esprimere un’opinione urlando “aprite i porti”, la rappresentante d’istituto di liceo rea di difendere con forza le sue idee, il gruppo di donne che protesta civilmente contro il DDL Pillon, la dj sexy, la politica… tutte punite allo stesso modo.

Tutte messe alla gogna mediatica, sommerse da messaggi pieni di astio, minacce, insulti volgari e sessisti.

TUTTE PUTTANE.

 

Mentre la bella mogliettina di un famoso calciatore, che si mostra alle telecamere totalmente sottomessa al marito, risulta essere brava e simpatica e, con la scusa dello scherzo tv, in prima serata va in onda un servizio ignobile in cui, accompagnata da risatine e battute, la violenza di suo marito viene fatta passare per normale gelosia.

 

E nessuno sembra accorgersene. E ancora mi parlate di altre priorità? Ancora mi accusate di “femminismo esagerato”?

 

Io stessa non sono mai stata in grado di scoprire cosa è esattamente il femminismo; so solo che la gente mi chiama femminista ogni volta che esprimo sentimenti che mi differenziano da uno zerbino”.

Rebecca West

 

Credono che la libertà sia loro proprietà

e io glielo lascio credere

e avvengo”.

Joumana Haddad

 

Io il giorno 8 Marzo non lavorerò, perché aderirò allo sciopero globale delle donne.

 

Lo dico a voce alta e con fierezza:

 

SONO UNA PUTTANA! E sono pure femminista.

 

 

 

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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