Dai nativi americani un piccolo seme contro il razzismo

Quando alla fine del 1620 i Padri Pellegrini (Pilgrim Fathers), i primi coloni europei del continente americano, sbarcarono nel nuovo mondo, l’inverno era alle porte. Avevano portato dei semi per poter iniziare una prima attività agricola. Il terreno a loro nuovo e il clima distrussero ogni speranza di raccolto. Molti morirono.

L’anno successivo la storia stava per ripetersi, ma intervennero i nativi americani, popoli spesso pacifici e grandi conoscitori delle leggi della Natura. Aiutarono i nuovi venuti e l’autunno del 1621 portò un grande raccolto. Il governatore della piccola comunità di origine europea decretò alcuni giorni di festa per celebrare l’evento e invitò il capo Massasoit e la sua tribù dei Wampanoag ai festeggiamenti. Nacque la festa del Ringraziamento (Thanksgiving) che rappresenta la più importante ricorrenza per gli statunitensi ancora oggi.

(La storia ci racconta come, purtroppo, questi ottimi rapporti tra colonizzatori e nativi americani si deteriorarono arrivando fino al genocidio nei secoli successivi).

A casa mia facciamo la vendemmia come si è sempre fatta, senza alcuna pretesa industriale e di profitto. Ogni volta che portiamo l’uva in cantina chiunque ci incontri per strada grida: “Santu Martinu!” e mio nonno mi ha insegnato che si risponde: “Cu vegna!” che venga. Così a San Martino si apre il nuovo vino, si ringrazia per l’annata di lavoro e per il raccolto e si festeggia.

Ogni volta che una stagione di mietitura, di raccolta delle olive, di raccolta del tabacco terminava, fino a pochi anni fa era usanza che il “padrone” invitasse tutti gli operai per il “capicanale”. Si celebrava la fine dei lavori e si ringraziava per quanto si era ottenuto.

Mio papà mi ha insegnato ad amare la terra e mi consiglia come lavorarla. Con Daven viviamo in una casa in affitto in North Carolina (Usa). Il proprietario di casa ci concede di coltivare solo una piccola striscia di terreno lunga 4 metri e larga uno. Lo scorso anno ho provato a piantare qualche ortaggio: un fallimento. Non conoscevo il clima, non conoscevo la terra. Quest’anno ci abbiamo riprovato forti dell’esperienza passata: zucchine, peperoni e cetrioli belli e saporiti il risultato. Senza contare i peperoncini piccanti: nel North Carolina cresce il Carolina Reaper, da tutti riconosciuto come uno dei peperoncini più piccanti al mondo, roba che i diaulicchi di mio nonno sembrano cioccolatini al confronto.

Per celebrare questo primo raccolto abbiamo fatto una piccola donazione ad una tribù di nativi americani originaria di questa zona che sta lottando per non far morire le loro tradizioni. Occaneechi Band of Saponi Nation il loro nome completo. Un piccolo ringraziamento per chi ha amato e conservato questa terra per millenni prima che altri se ne appropriassero con la forza.

Non so quanto questo centri con tutto il casino sulle politiche migratorie che sta vivendo l’Italia e l’Europa (e anche gli States con mister Trump). Mi piace pensare che se tutti coltivassero un poco di terra e condividessero i frutti del loro lavoro con i vicini, di sicuro si festeggerebbe di più e ci si scasserebbe la minchia a vicenda di meno.

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Info sull'autore

Francesco Ria

Ricercatore in una prestigiosa Università americana. Come il sottomarino sovietico di "Caccia a Ottobre rosso" usa cambiare improvvisamente e senza motivo direzione

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