Il diritto d’informazione è “cosa nostra”

 

Il Tacco d’Italia è fermo dal novembre 2014 a seguito di un violento e mirato attacco hacker per il quale è stata sporta denuncia alla Polizia postale di Lecce.

Il 3 novembre scorso, dopo due anni, abbiamo rimesso online il sito, pubblicando l’inchiesta “Augustino Potenza, l’Italiano che inventò il marketing della mafia”. Si tratta di un lavoro giornalistico corredato da foto, documenti, riferimenti di atti amministrativi e atti ufficiali a firma della direttora Marilù Mastrogiovanni, attraverso i quali si illustrano le modalità, anche creative e di marketing, attraverso cui Augustino Potenza, boss della sacra corona unita, teneva sotto scacco la Città di Casarano e il basso Salento.

Il lavoro d’inchiesta giornalistica è durato due anni e doveva rappresentare l’inchiesta di “lancio” del giornale, fermo a causa dei danni al sistema informatico inferti dall’attacco hacker. Abbiamo ritenuto doveroso accelerare la pubblicazione de Il Tacco d’Italia on line, all’indirizzo www.iltaccoditalia.info, a seguito del cruento assassinio del boss, recentemente ucciso con 18 colpi di kalashikov nel parcheggio del più grande centro commerciale della città, all’ora della spesa, alle 18.

Le notizie contenute nell’inchiesta del Tacco dimostrano e denunciano il fortissimo radicamento della rete di fiancheggiatori e complici del boss nella città di Casarano e nel basso Salento: per questo dovevano essere portate a conoscenza dell’opinione pubblica, nell’interesse del diritto dei cittadini ad essere informati su fatti, finora inediti, relativi al loro vivere quotidiano. L’inchiesta giornalistica documentata in modo meticoloso fino a pubblicare i dati di bilancio, il fatturato e le visure camerali di alcune azione riconducibili al boss, denuncia, tra le tante cose, il clima omertoso e il totale abbandono in cui versano i beni confiscati al boss, che addirittura, attraverso prestanome, occupava le stanze superiori ad un bene confiscato, condividendone l’ingresso e apponendo il suo “marchio” di mafioso sulla comune porta di accesso al bene pubblico. Questo nella totale indifferenza dell’amministrazione comunale. Inoltre, gli altri beni, parimenti in stato di abbandono, non erano stati oggetto di affidamento tramite bando pubblico, nella massima trasparenza e nello spirito dei principi ispiratori della legge Rognoni-Latorre e della legge 109/96 sul riutilizzo dei beni confiscati, ma affidati attraverso affidamenti diretti con delibere di Giunta. Perpetuando così il meccanismo di favori e omertà anche sulla gestione dei beni confiscati. 

Il 9 novembre l’amministrazione comunale di Casarano (Le) ha affisso su tutte le plance della città dei manifesti che, nel vano tentativo di rettificare, non smentiscono (come potrebbero?) quanto scritto, relativamente all’abbandono dei beni confiscati, ma ne confermano la gestione opaca da parte del Comune. Attraverso i manifesti, “ufficialmente” si vuole rettificare quanto scritto dal Tacco d’Italia, in realtà si mette in atto una grave intimidazione nei confronti del giornale.

Non ha infatti, il sindaco, invocato il diritto di replica/rettifica, cui avrebbe diritto ai sensi della legge sulla Stampa 47/48, ma ha platealmente messo all’indice la giornalista con un gesto che vale come un “mandato a procedere” verso il giornale, in una realtà dove i fiancheggiatori e i complici del boss Potenza sono a piede libero e dove il consenso sociale verso il boss è altissimo. I manifesti invitano la cittadinanza a reagire contro chi non esista a “gettare ombre sinistre sull’amministrazione”. Cioè la giornalista. Non a caso, il sindaco Gianni Stefano ha pubblicato sul suo profilo Facebook di sindaco di Casarano il testo del manifesto, dando il là al linciaggio sui social, dove il boss è santificato (definito “leone”) e la giornalista offesa e denigrata, (definita “cane”, “infame”, “parassita”, “carogna”).

Il fatto assume una valenza fortemente “simbolica” in quanto si tratta del primo atto ufficiale dopo l’assassinio del mafioso Potenza. Il sindaco Stefano non ha ritenuto di affiggere alcun manifesto, successivamente all’assassinio, per infondere nei cittadini onesti fiducia nello Stato, ma ha scelto, come suo primo e finora unico gesto pubblico, di attaccare la giornalista che denuncia il sistema di “mafia sociale” che a Casarano fa da collante. 

Inoltre, la pubblicazione dei manifesti assume un tono ancor più intimidatorio, non solo nei confronti del Tacco ma anche nei confronti della cittadinanza onesta e incline a rompere il muro di omertà, perché avviene alla vigilia della trasmissione “Cose nostre” di Rai1 che, sabato 12 novembre alle ore 23:00, dedicherà la puntata di “lancio” proprio alla storia del Tacco d’Italia, notizia questa ampiamente divulgata dalla Rai e nota alla cittadinanza. La reazione è da manuale: il negazionismo sulla mafia, la levata di scudi sull’onorabilità della città, il linciaggio mediatico del giornalista che ha osato squarciare il velo dell’omertà.

E’ la seconda volta che il sindaco si scaglia così platealmente contro il Tacco. La prima volta due anni fa, quando con un dettagliato articolo, il Tacco a firma di Mastrogiovanni riportava l’analisi della relazione della Corte dei conti sul disastrato bilancio del Comune. Dopo due giorni il Tacco subì un attacco hacker che l’ha messo fuori uso. Dopo due anni il rituale si ripete.

Oggi, l’annuncio tramite comunicato stampa della querela affermando: Naturalmente, anche per tutelare l’integrità e l’immagine dell’Istituzione locale si procederà per le vie legali”. Nonostante tutto, con grande difficoltà e non poca preoccupazione, continueremo, naturalmente, a fare il nostro dovere come abbiamo sempre fatto, nella tutela del diritto delle cittadine e dei cittadini ad essere informati”.  

LA REDAZIONE

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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