C’è targhetta e targhetta

Riceviamo e pubblichiamo la lettera dell’Ente Santa Cecilia di Casarano (Le) che ha in gestione un bene di proprietà del Comune di Casarano, confiscato alla sacra corona unita

 

In merito all’articolo, Spazio Aperto – Ente Santa Cecilia ed Ente Santa Cecilia Onlus – Formazione hanno necessità di puntualizzare alcuni passaggi. L’articolo de “Il Tacco d’Italia” del 03/11/2016 dal titolo “Augustino Potenza, l’Italiano che inventò il marketing della mafia” che interviene sui gravissimi episodi di criminalità organizzata che hanno portato Casarano alla ribalta dalla cronaca nazionale, ci obbliga a intervenire per chiarire in modo assoluto e trasparente la citazione di Santa Cecilia in un contesto che parla di illegalità e mafia.
Spazio Aperto è un luogo sottratto alla criminalità per cui l’Ente Santa Cecilia – facendo rete con diversi partners – ha concorso con una propria idea progettuale in risposta all’Avviso Pubblico “Libera il Bene” approvato con D.D. n. 48 del 20/10/2009 – BURP n. 175/2009, aperto alle associazioni del terzo settore, risultandone vincitrice. Si è, dunque, fatta carico di organizzare le attività ed essere capofila di una rete di soggetti di cui fa parte anche il presidio locale di Libera. Detto questo, è facile confutare quanto detto nell’articolo della Mastrogiovanni rispetto alla “omertà” di nascondere il fatto che Spazio Aperto sia un luogo confiscato: basta leggere (cosa non scontata, ci viene da pensare) le targhette esterne e ben in vista! Nulla di tanto complicato!
In secondo luogo, ci teniamo a chiarire che l’Ente di formazione professionale Santa Cecilia, prende le mosse dodici anni fa con un primo corso di formazione per Strumentista di Banda e qualificandosi come presidio culturale e sociale per i problemi delle periferie di Casarano, in seno alle attività della parrocchia “Ss. Giuseppe e Pio”. Dopo quel primo progetto, la Scuola, solo ed esclusivamente col proprio lavoro e col proprio impegno, è cresciuta molto, diventando un ente maturo, autonomo e del tutto svincolato da quella prima esperienza tranne che nell’attenzione verso il sociale e verso le fasce deboli della società.
In tutta sincerità, non capiamo i motivi per cui siamo stati tirati in ballo nel citato articolo (cosa centra Spazio Aperto, l’Ente Santa Cecilia e l’esorcismo con un articolo di denuncia sulla mafia?), ma tant’è e siamo qui per mettere qualche tassello al proprio posto, forse artatamente spostato per aumentare il proprio audience?
Gradiremmo una precisazione da parte dell’autrice, dopo aver rivisto con attenzione l’operato vero, anche perché, dall’articolo, viene leso l’impegno non solo di Spazio Aperto, ma anche dei partners progettuali, fra cui, in particolare, il Presidio di Libera.
Abbiamo, a tal proposito, apprezzato molto l’intervento ufficiale del Presidio di Libera che ha sottolineato in un commento all’articolo citato l’impegno proprio di Santa Cecilia nella gestione di Spazio Aperto. Per noi è un riconoscimento che ci aggrada.
Tanto era dovuto per blindare il lavoro e la serietà di tante professioni locali.

 

santa cecilia LA RISPOSTA

Grazie per la vostra precisazione che mi permette di chiarire il mio pensiero. Si, è vero, c’è una targhetta all’ingresso della casa che fu del boss Giuseppe Scarlino detto Pippi Calamita, all’ergastolo per diversi omicidi mafiosi e oggi assegnata alla sua associazione, a seguito di bando pubblico. Ma, vedete, un conto è ottemperare ad un obbligo burocratico (qual è la sua targhetta), un conto è gridare il proprio “no alla mafia” e comunicare in maniera chiara che quello è un immobile strappato alla mafia e diventato bene pubblico. Un conto è fare il proprio “compitino” in maniera ligia, un conto è prendere posizione. Quella è solo una targhetta che obbligatoriamente si deve apporre ogni qualvolta si beneficia di qualunque fondo europeo (in questo caso fondi europei assegnati a seguito del bando regionale “Libera il bene”), sia che si tratti di costruire una fabbrica, una biblioteca, una pizzeria, una fognatura. Il problema è che quello non è un locale come un altro: è un bene strappato alla mafia e restituito alla collettività, a tutti i cittadini. Non basta fare il proprio compitino in maniera ligia. Quel posto è denso di significati simbolici e chi si vede assegnato un bene confiscato, ha la responsabilità di caricarsi anche il peso scomodo della memoria. Non basta usare quello spazio a scopi sociali, è necessario che si dica e si ricordi ogni giorno il perché lo si sta usando e grazie a chi. Invece da quella targhetta perfettamente compilata, lo ribadisco, non solo non si evince che si tratta di un bene pubblico ma non c’è neanche la parola mafia. Trasformare un luogo ad uso sociale in un luogo denso di significato simbolico contro la mafia non è difficile: basta farlo uscire dall’oblio. Vi propongo qui sotto alcuni esempi virtuosi che spero prenderete in considerazione, paragonandoli alla vostra targhetta. Comprenderete la differenza tra utilizzare un bene pubblico senza neanche far capire che è pubblico, e fare di quelle tre stanze un monumento pubblico contro l’omertà e il sistema mafioso che vige, oggi, nel Salento e a Casarano. (MLM)

2 Commenti

  1. Avatar
    Matteo Tosi

    Ma non sarebbe il caso di smetterla con queste polemiche????
    In questo momento delicato state solamente facendo della retorica….

    L’articolo scritto sul marketing della mafia è veramente assurdo……

    Solo per citare alcune cose esilaranti che ho letto:

    1- sostenete che in questo momento di crisi economica una starup nel campo delle calzature ecc. con un fatturato di oltre 100 mila euro non sia di successo ma sia semplicemente una copertura……

    In effetti se ne vedono ogni giorno starup milionarie, Casarano ne è piena

    2- Parlate di una persona arrivando a conclusioni frutto di mere ipotesi basate sul nulla e non dite nulla sulla persona stessa…

    Tradotto come tutti i casaranesi o si chiudono gli occhi o sono complici

    3- Per onestà di cronaca ho solo letto “E’ morto un mafioso” ….. È morto ammazzato un padre di famiglia che lascia moglie e due figli non l’ho letto da nessuna parte…. Forse non fa audience immagino……

    4- Tirare in ballo Don Tommaso e l’ente Santa Cecilia che fa solo del bene vuol dire essere in malafede….. Forse siete intolleranti a chi non la pensa come voi ????

    5- Non andare a sbandierare la propria lotta alla mafia non vuol dire esserne complici…. C’è chi nel silenzio fa e ottiene 1000 volte di più di chi urla e sbraita con gli striscioni da stadio

    6-Non siete certo voi o chiunque altro a dover tirare conclusioni su persone sulle quali magistratura e inquirenti non indagano….
    Se non sono indagate non ci sarà motivo immagino…. Oppure siamo arrivati al punto che una persona è colpevole di qualcosa solo per il sospetto di altre persone???,?
    Cosa ne sapete voi dei reali motivi per cui una persona chiede o si informa di una faccenda????

    È facile puntare il dito su qualcuno…..

    Reply
    1. Avatar
      Antonella.

      E tu sei solo un venduto, uno quaquaraqua, uno che pur di mettere a tacere sa solo negare l’evidenza! Perche vi fa comodo cosi…perché immagino che tu abbia scritto perche qualcuno te lo ha chiesto oppure perche sei veramente una persona molto stupida ed ignorante…altro che buon padre di famiglia!

      Reply

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!