Il triste epilogo

 

// INCHIESTA// 8// 104 ulivi abbattuti nei focolai del Nord Salento. Senza rispettare le misure di sicurezza. I rimborsi ai proprietari? “Se ci saranno fondi disponibili”

(ph: associazione Spazi popolari) Dalle analisi di laboratorio sui terreni salentini, è emersa la presenza, oltre al focolaio già identificato a sud di Gallipoli, di altri cinque focolai minori localizzati negli agri di Lecce, Trepuzzi, Galatina, Sternatia e Copertino. La Commissione europea ha dunque chiesto di procedere alla distruzione (abbattimento e incenerimento) delle piante infette riscontrate in questi territori entro il 15 aprile (nota REf. ARES (2014)874831del 25 marzo 2013). Così è stato: 104 alberi di ulivo sono stati abbattuti. I segni rossi di vernice sulle cortecce hanno decretato un destino ormai deciso. I proprietari hanno potuto fare poco per impedirlo. Tuttavia non si può fare ameno di notare che le fronde degli alberi abbattuti fossero verdi ed apparentemente in salute. In alcuni casi non si intravede neppure il minimo segnale di rinsecchimento. L’associazione “Spazi popolari“, che era presente alle procedure di estirpazione, ha parlato di “mattanza di ulivi“. Ha fotografato chiome rigogliose precipitate sul terreno, come giganti svenuti all’improvviso. Ed ha sollevato numerosi i interrogativi.

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Gli alberi abbattuti a Trepuzzi

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Il primo riguarda i metodi utilizzati per informare i proprietari e per imporre la decisione dell’abbattimento. “La Regione – scrive l’associazione in una nota – emana una direttiva il 10 aprile ed il 12 aprile, sabato, dei funzionari si presentano a casa degli interessati informandoli che, presenti o no, consenzienti o no, il giorno 14 aprile, dalle ore 8.00 saranno eradicati i lori alberi. Ognuno di loro ha impresso su quel foglio le coordinate delle piante interessate ed il numero di alberi coinvolti dalla misura. Vaghe e vane promesse di indennizzo, si fa leva sulla responsabilità verso i vicini e le altre regioni. Costernati vedono fare a pezzi un patrimonio. Tutti ci vengono incontro, vogliono sfogarsi, fare domande,capirne qualcosa. ‘Vedete, quest’albero mi avrebbe dato tanti frutti, guardate che impollinazione, mi sono sacrificato perché mi hanno detto che con questi esemplari si fermerà la malattia’, ci ha detto uno dei proprietari”.

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Le chiome degli alberi abbattuti non presentano segni di malattia

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Ma le domande sono tante: “Come mai si è proceduto ad abbattere alberi verdissimi e rigogliosi salvando invece quelli successivi leggermente malandati? È lecito che i diretti interessati non siano mai stati informati neanche del campionamento effettuato nel mese di ottobre e che lo apprendano solo ora? È corretta una procedura con soli due giorni di avviso formale? Sui giornali ne parlavano da tempo, non è stata una decisione presa frettolosamente,eppure, perché gli interessati sono stati lasciati all’oscuro di tutto fino a due giorni prima dello svolgersi della procedura? È normale che di sabato sera ti vengano a bussare alla porta e ti dicano che si esegue una quarantena (a cui tu non ti puoi imporre) perché i tuoi alberi sono affetti da xylella fastidiosa senza peraltro che ti vengano consegnate le analisi eseguite su di essi? Come hanno fatto ad individuare la malattia in quell’area se non mostrava segni? Hanno campionato tutto il Salento e non ce ne siamo accorti”? Le procedure utilizzate, inoltre, non hanno rispettato il protocollo. Gli alberi sono stati tagliati, fatti a pezzetti, caricati a bordo di camion e portati via. In barba ad ogni norma che vieta la movimentazione del legno infetto. Le fotografie di Spazi popolari lo dimostrano. Il rischio è dunque che le xylella si sia propagata ulteriormente.

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I tronchi degli alberi vengono trasportati fuori dall’uliveto a bordo di camion, ma non potrebbero essere spostati Invece, dall’Arif, l’Agenzia per le Attività Irrigue e Forestali, che si è occupata materialmente dei tagli, hanno riferito che tutto si è svolto secondo programmi: 20mila euro di risorse proprie dell’Arif e 35 operai a disposizione della causa; sono stati presi in affitto due escavatori cingolati, due macchine movimento terra gommate, una cippatrice (le altre due utilizzate erano già in dotazione all’Agenzia), un trattore con trincia. “Gli operatori in campo hanno lavorato in piena armonia con gli enti preposti e con i proprietari, tutti privati, dei terreni sui quali erano le piante malate – ha dichiarato un comunicato ufficiale dell’Agenzia -. Non vi è stato in alcun momento la necessità di fare ricorso alla forza pubblica. Le operazioni si sono svolte con la piena collaborazione degli agricoltori che hanno compreso la natura della scelta, e che per tanto si ringraziano sentitamente, e con il supporto del servizio fitosanitario regionale per il tramite dei suoi ispettori sempre presenti sui cantieri”. Intanto nella delibera della Regione dell’ottobre 2013 (2023) si legge che “le azioni previste nell’Allegato 1 (ovvero quelle da attuare nella zona focolaio: le potature, l’utilizzo di insetticidi, le attività di monitoraggio, ndr) sono a carico dei proprietari o dei gestori dei vegetali o delle superfici ricadenti nelle zone stabilite nel presente provvedimento e specificate nell’Allegato 1, salvo eventuali risarcimenti che saranno definiti con successivi atti sulla base delle risorse che si renderanno disponibili”. Ovvero: i proprietari degli uliveti potrebbero non essere rimborsati mai del danno subito né per l’abbattimento degli alberi, né per il mancato prodotto. Come dire: cornuti e mazziati.

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