Stefàno: ‘Non c’era scelta, tutto secondo protocollo’

// INCHIESTA// 10// Il senatore ed ex assessore regionale alle Risorse agroalimentari appoggia l’operato della Regione.

Dario Stefàno, senatore, ex assessore regionale alle Risorse agroalimentari, difende a spada tratta le misure adottate dalla Regione Puglia, sostenendo come siano state approvate anche dalla Comunità europea. Quando nel Salento è scoppiata l’emergenza xylella, lei in una lettera alla Camera chiese “adeguate risorse da destinare alla ricerca scientifica e alla prima eradicazione del batterio, oltreché per gli interventi di sostegno economico ai territori già colpiti”. Quale risposta ha ottenuto? “Devo dire che le istituzioni, soprattutto quelle locali, hanno risposto prontamente nonostante il periodo in cui si è manifestata la Xylella (metà ottobre 2013) coincidesse con quello in cui solitamente i bilanci sono in chiusura e dunque ben poco si poteva fare per reperire tempestivamente risorse finanziarie. Nonostante ciò la Regione Puglia si è data molto da fare riuscendo a recuperare in totale 600.000 euro. Ha avviato un piano urgente di monitoraggio del territorio e di analisi di laboratorio in grado di verificare l’entità del fenomeno fitosanitario. Nello stesso periodo sono stati programmati gli stanziamenti per l’anno successivo inserendo nel bilancio regionale 2 milioni di euro per il 2014 e su quello nazionale 3,5 milioni di euro. La Regione si è inoltre attivata per predisporre insieme al Ministero, in verità un po’ distratto, un piano di azione per accedere ad un finanziamento comunitario di circa 15 milioni di euro”. Che ne sarà degli agricoltori che si sono visti estirpare gli alberi di ulivo e di quelli i cui terreni ricadono, comunque, nelle zone di “allerta”? Chi li risarcirà dei danni subiti? E potrà mai un risarcimento essere adeguato alla perdita? “Sono stati estirpati 104 alberi, appartenenti a 18 proprietari, alcuni dei quali interessati da un numero esiguo di piante. Mi sembra quindi che ci siano gli elementi perché gli agricoltori possano tenere testa alla situazione. In questo caso il risarcimento si configura come un aiuto di Stato, pertanto sottoposto a rigide procedure comunitarie da seguire per evitare sanzioni amministrative. La Regione si è già attivata e sta procedendo in questa direzione. Il risarcimento non va visto in relazione alla perdita, ma rispetto alle conseguenze che, nella gestione di un patogeno da quarantena, il mancato abbattimento di piante infette o eliminazione di un focolaio può comportare nella economia territoriale e sociale. Ciò è chiaro nelle Decisioni comunitarie che sono già in vigore e che, in casi come questo, obbligano il blocco della movimentazione di materiale vegetale proveniente dai vivaisti. Considerato l’elevato numero di vivaisti presenti nella provincia e l’indotto economico e lavorativo che essi rappresentano è necessario trovare una forma di compensazione in una situazione certamente non piacevole per nessuno”. Quanto crede lei all’emergenza xylella? La xylella potrebbe non essere la causa dei disseccamenti ma solo una concausa. E se così fosse, non si sarebbe creato allarmismo per niente? Non potrebbe esserci il rischio che i territori colpiti da xylella, perdendo di valore, possano essere esposti a speculazione? “Le istituzioni scientifiche presenti in Puglia e lo stesso Osservatorio fitosanitario regionale sono noti per il loro alto livello professionale e scientifico, per la presenza di autorevoli ricercatori e, anche in tale occasione, hanno ricevuto riconoscimenti internazionali. Le ricerche sui disseccamenti che hanno condotto e che continuano a portare avanti e le conclusioni a cui sono giunte devono dunque essere considerate assolutamente attendibili. Il problema non è se la Xylella sia la causa o la concausa del disseccamento, ma la sua posizione nella lista dei patogeni da quarantena: è ritenuta tra i parassiti più pericolosi al mondo. Da questo deriva l’altissima attenzione della Commissione europea e di tutti gli addetti del settore agricolo internazionale e deve essere trattata secondo regole internazionali della quarantena alle quali non ci si può sottrarre, pena conseguenze fortemente pesanti sulle restrizioni commerciali. Il valore di un territorio non si perde se questo riesce a disfarsi del problema, al contrario l’inerzia e il rifiuto a mettere in atto misure adeguate alla eradicazione, contribuiscono a svilire il valore territoriale. E’ necessario che gli agricoltori riprendano in mano l’agricoltura dedicando maggiore attenzione a specifiche pratiche agronomiche come la potatura e la lavorazione del terreno e alla cura di parassiti controllabili con mezzi tecnici adeguati. Il Salento ha tutte le potenzialità per riportare il territorio ad un livello di garanzia per gli altri territori esterni assicurando la non diffusione del patogeno. Le istituzioni sono intensamente impegnate e non trascurano alcun dettaglio per evitare conseguenze peggiori. Dai riscontri ricevuti, sembra che a Bruxelles sia piaciuto il lavoro che si sta portando avanti e questo non è poco. Infine, si sa che la speculazione in casi come questi è sempre in agguato, non solo per ottenere vantaggi da parte di altri Paesi comunitari ma specialmente a danno degli agricoltori che, come è successo in alcuni casi, possono essere orientati verso metodi di guarigione assolutamente non validi, poiché il batterio vive all’interno del legno e non è raggiungibile da antiparassitari”. Molti comitati criticano la strategia dell’estirpazione come misura contro il contagio e invece suggeriscono di adottare pratiche agricole più rispettose dei territori. Che cosa ne pensa? “Tutti, compresi i funzionari regionali impegnati nell’emergenza, sono convinti della bontà dell’adozione di pratiche agricole rispettose dell’ambiente, ma è un approccio cui far ricorso in una fase successiva di ripristino e risanamento. La misura drastica dell’estirpazione dunque, imposta dalla Commissione europea, costituisce l’eliminazione di uno status fitosanitario e la premessa per procedere alla adozione di misure meno restrittive e più adeguate al territorio”. Qual è il suo punto di vista sul modo adottato dalla Regione per fronteggiare l’emergenza? Ci sono stati errori di valutazioni su gravità, tempistica, metodi? “Il risconto positivo registrato da numerose istituzioni internazionali e dalla stessa Commissione europea hanno confermato che le modalità di intervento attuate e messe in campo in così poco tempo non potevano essere diverse. Gli stessi ispettori europei hanno constatato ed evidenziato il buon livello di collaborazione tra le diverse istituzioni locali coinvolte che ha sicuramente agevolato anche dal punto di vista della tempestività gli interventi per fronteggiare l’emergenza”. Ha senso estirpare e bruciare prima di conoscere i risultati delle indagini di laboratorio? “Non mi risulta assolutamente che la Regione abbia effettuato gli abbattimenti senza svolgere le necessarie ed opportune analisi sulle singole piante da abbattere. Analisi che sono state confermate anche da istituzioni superiori come il CNR. Esistono precisi protocolli che regolano tali procedimenti amministrativi e, come tali, vanno rispettati. Così ha fatto la Regione”. A quanto ammontano, ad oggi, i danni causati in Puglia e nel Salento dalla questione Xylella in tutti i suoi risvolti? “Tale domanda non può trovare oggi una risposta esaustiva in quanto è ancora in corso la quantificazione del problema e della sua dimensione territoriale. Va comunque sottolineato che l’immediata eliminazione o il contenimento di un focolaio impedisce al fenomeno di crescere, per cui è necessario, per quanto possibile, che ognuno si adoperi per contenere o eliminare la presenza del patogeno”.

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