Ex Ilva: per il Governo le bonifiche di Taranto non sono una priorità

Di Daniela Spera

Non si placa la protesta delle associazioni tarantine dopo la pubblicazione del decreto Milleproroghe 2021 che in materia ambientale rinvia le bonifiche dei siti contaminati dall’ex Ilva ‘dirottando’ i fondi previsti per il territorio. Annunciati già due sit in di protesta a Taranto: il 5 gennaio, sotto un grande manifesto, da parte delle associazioni ambientaliste e il 7 gennaio da parte del sindacato Usb.

L’articolo 21 del Decreto-Legge 30 dicembre 2021, n. 228 modifica quanto stabilito all’articolo 3, comma 1, del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20. In sostanza, l’importo derivante da sequestro penale, pari in origine a 1.157 milioni di euro, e destinato a ‘l’attuazione , interventi di bonifica, -si legge nel decreto n.1 del 2015- nonche’ di riqualificazione e rilancio della citta’ e dell’area di Taranto, anche mediante la realizzazione di progetti infrastrutturali e di valorizzazione culturale e turistica’, è stato ‘dirottato’ verso la realizzazione di interventi sugli impianti del siderurgico e di bonifica entro il perimetro del sito dell’azienda. 

Secondo accordi in essere tra Ilva in amministrazione straordinaria e l’aggiudicatario dei complessi aziendali, cioè ArcelorMittal, le somme del patrimonio in questione devono essere destinate per un ammontare pari a euro 352 milioni agli interventi previsti dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017 in capo al gestore dello stabilimento siderurgico di Taranto e per un ammontare pari a circa 190 milioni ad ulteriori interventi di bonifica del suolo e delle acque di falda del sito di Taranto, sempre a cura del gestore dello stabilimento.

Il Dl Milleproroghe specifica inoltre: ‘All’articolo 1, comma 6-undecies, primo periodo, del decreto-legge 4 dicembre 2015, n. 191, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° febbraio 2016, n. 13, le parole «per essere destinate al finanziamento di interventi per il risanamento e la bonifica ambientale dei siti facenti capo ad Ilva S.p.A. in amministrazione straordinaria e, in via subordinata, alla riqualificazione e riconversione produttiva dei siti contaminati, nei comuni di Taranto e di Statte» sono sostituite dalle seguenti: «per essere destinate al finanziamento degli interventi e progetti di cui all’articolo 3, comma 1, del suddetto decreto-legge n. 1 del 2015». Sfumati quindi i soldi per la bonifica delle aree adiacenti allo stabilimento.

Ma quali sono i progetti previsti e gli interventi sugli impianti? Oltre all’attuazione delle prescrizioni A.I.A. in cantiere ci sarebbe anche la ‘decarbonizzazione del ciclo produttivo dell’acciaio’. Il tutto è subordinato all’autorizzazione della Commissione europea ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Il decreto, pubblicato a fine anno sulla “Gazzetta Ufficiale” è adesso in procinto di avviare l’iter parlamentare di conversione in legge.

Nella relazione illustrativa che spiega le motivazioni delle modifiche si legge: ‘Alla luce dell’ultima relazione trimestrale disponibile di Ilva in AS, aggiornata al 31 marzo 2021, il patrimonio destinato – originariamente pari a euro 1.157 milioni – ammontava ancora a euro 878 milioni, al netto dei rimborsi corrisposti a tale data al gestore dello stabilimento a fronte dei suddetti interventi ambientali. Per converso in base alla predetta relazione non risultavano esborsi per quanto attiene agli interventi che il medesimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017 pone in capo ad Ilva in A.S., né ulteriori progetti da parte della struttura commissariale di Ilva in A.S.’.

E ancora: ‘Tenendo conto delle somme già allocate ai suddetti interventi ambientali ad opera del gestore (e stimando per gli interventi previsti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017 direttamente in capo ad Ilva in A.S. un fabbisogno di circa Euro 100 milioni), residua quindi un’ingente disponibilità di risorse inutilizzate quantificabile in Euro 575 milioni, che possono essere utilmente impiegate per interventi di decarbonizzazione ed elettrificazione del ciclo produttivo dello stabilimento siderurgico di Taranto, nel quadro degli obiettivi nazionali ed eurounitari di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra ed in coerenza con i più generali obiettivi di risanamento e ammodernamento del sito di Taranto. 

In realtà, non stupisce questa scelta che ricalca quanto riportato nel PNRR. Nessun paragrafo del documento è stato infatti dedicato all’argomento ‘bonifiche’ dei territori, mentre il tema ‘decarbonizzazione’ è molto ricorrente. 

Del resto è la stessa relazione che accompagna il DL Milleproroghe a concludere che le modifiche di legge ‘mantengono quindi inalterata la prioritaria finalità dei fondi del patrimonio in questione, che restano destinati agli interventi previsti dal piano ambientale di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017 nonché alle finalità di bonifica e ripristino già previste ed in corso di completamento ad opera del gestore dello stabilimento, proponendo di destinare tali fondi, per la parte tuttora non impegnata, alla riduzione dell’impatto ambientale del sito siderurgico di Taranto tramite il finanziamento di progetti di decarbonizzazione ed elettrificazione del ciclo produttivo dell’acciaio, in coerenza con gli obiettivi del PNRR e del programma Next Generation EU.

LE PROTESTE

Contro il decreto Milleproroghe, nei prossimi giorni si svolgeranno due sit in di protesta a Taranto: il 5 gennaio alle 10.30 in viale Magna, angolo corso Italia, sotto un grande manifesto, da parte delle associazioni ambientaliste e il 7 gennaio alle 9.30 sotto la Prefettura da parte del sindacato Usb.

Per Nicola Oddati, della direzione nazionale Pd e commissario del partito a Taranto, è “inaccettabile tradire ancora una volta le aspettative del territorio, dirottando 575 milioni di euro dalle bonifiche ad interventi nello stabilimento”. Oddati rileva che “gli interventi mirati a liberare la fabbrica dalle fonti fossili sono uno dei punti fermi per il nostro partito e, a più livelli, lo abbiamo dimostrato. Ma questo non significa – sottolinea Oddati, come riportato da Agi- far scivolare in secondo piano un tema essenziale e indispensabile per la rinascita della città, come appunto le bonifiche”

Contro il trasferimento dei 575 milioni, si sono già espressi i deputati Ubaldo Pagano del Pd, Giampaolo Cassese dell’M5S e Giovanni Vianello del Gruppo Misto per i quali quei soldi fanno parte del sequestro di 1.171 milioni agli industriali siderurgici Riva, ex proprietari Ilva, e sono in un ‘patrimonio destinato’ di Ilva in amministrazione straordinaria per le bonifiche a Taranto. E dunque non dovrebbero essere toccati. Per Mino Borraccino, consigliere delegato per Taranto del governatore regionale pugliese Michele Emiliano, che “questa ingente mole di denaro venga messa a disposizione per la decarbonizzazione non attenua la gravità dell’atto”. “La decarbonizzazione – sostiene – deve essere avviata con i fondi statali e comunitari e invece quelle risorse servivano per le bonifiche ambientali”.

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