Brindisi, corruzione giudice tribunale civile: inchiesta chiusa, in 20 rischiano il processo

Il magistrato francavillese Gianmarco Galiano il 29 marzo ha reso interrogatorio davanti al gip del Tribunale di Potenza che lo ha ritenuto a capo di un’associazione composta da 13 persone. E ha ottenuto i domiciliari dopo tre mesi e mezzo in carcere: è ristretto a casa di un amico in Abruzzo, lontano dai contesti ambientali che lo hanno portato a delinquere. Avviso di conclusione a un altro giudice brindisino, Francesco Giliberti. Stralciata la posizione di un magistrato di Bari per prescrizione: era indagato per abuso d’ufficio

Di Stefania De Cristofaro

BRINDISI – Non più in carcere, a Melfi, ma ai domiciliari non nella sua abitazione di residenza a Latiano, ma lontano dalla provincia di Brindisi, in cui vantava “conoscenze buone e cattive”. Il giudice del tribunale civile di Brindisi, Gianmarco Galiano, 49 anni, originario di Manduria (Taranto) da due giorni è ristretto a casa di un amico in Abruzzo, a Civitella del Tronto (Teramo).

GLI ARRESTI DOMICILIARI, L’INTERROGATORIO E L’AVVISO DI CONCLUSIONE INDAGINE

Misura cautelare attenuata dal gip di Potenza, Lucio Setola, lo stesso che lo ha ritenuto a capo di un’associazione per delinquere composta da 13 persone, per lo più professionisti brindisini, finalizzata alla commissione di atti corruttivi, nell’ambito di un mercimonio della funzione giudiziaria, e ne ha ordinato l’arresto eseguito il 28 gennaio scorso dai finanzieri. E che lo ha interrogato il 29 marzo.

Domiciliari che il difensore, Raul Pellegrini del foro di foggia, ha ottenuto nonostante il parere negativo del procuratore capo di Potenza, Francesco Curcio, e della sostituta procuratrice Sarah Masecchia, che nelle ultime ore hanno firmato e fatto notificare a Galiano l‘avviso di conclusione indagine, passaggio che conduce alla richiesta di processo. Avviso analogo è stato notificato a 19 persone, tra cui un altro magistrato attualmente in servizio presso la sezione civile del Tribunale di Brindisi, Francesco Giliberti, difeso dall’avvocato Carlo Carrieri del foro di Brindisi. Giliberti resta indagato con riferimento a un episodio qualificato come corruttivo assieme a Galiano e al commercialista di Francavilla Fontana Oreste Pepe Milizia, ai domiciliari, ritenuto braccio destro di Galiano, difeso dagli avvocati Fabio De Maria e Massimiliano Cuosta del foro di Napoli.

Stralciata, invece, la posizione di un terzo giudice inizialmente coinvolto indagini, Giuseppe Marseglia, del Tribunale di Bari: l’ipotesi di abuso d’ufficio è stata estinta per prescrizione.

I 20 INDAGATI CHE SONO A RISCHIO DI PROCESSO AVENDO RICEVUTO L’AVVISO DI CONCLUSIONE INDAGINE

A rischio di processo ora che sono stati notificati gli avvisi di conclusione indagine sono: Federica Spina, ex moglie di Galiano; Annalisa Formosi, ex moglie di Pepe Milizia e già presidente dell’ordine degli Ingegneri di Brindisi; Massimo Bianco, imprenditore, titolare della società Soavegel di Francavilla Fontana, attiva nel settore dei prodotti surgelati; Francesco Bianco, avvocato francavillese, cugino di Massimo Bianco; Ada Argentieri di Latiano; Maria della Croce Brunetti, ex suocera di Galiano; Annamaria Di Coste di Francavilla Fontana, moglie di Massimo Bianco; Mauro Calò di Porto Cesareo; Antonio De Giorgi di Latiano; Olga Desiato di Maruggio, moglie di Francesco Bianco; Piero Di Coste di Francavilla Fontana,imprenditore e cognato di Massimo Bianco; Vincenzo Francioso di Latiano, socio di Galiano nella società agricola Masseria Quercia; Concetta Alessandra Lapadula di Latiano; Alessia Modeo di Latiano; Rocco Palmisano; Marina Peluso di Porto Cesareo e Massimo Ribezzo di Oria, sottufficiale dei carabinieri.

CONCUSSIONE AI DANNI DEI GENITORI DI UN BIMBO DISABILE PER OTTENERE 150MILA EURO DEL RISARCIMENTO PER COLPA MEDICA

La Procura di Potenza contesta innanzitutto a Galiano e alla ex moglie la concussione ai danni dei genitori di un bambino con gravissimi danni psicofisici dalla nascita per ottenere 150mila euro dal risarcimento danni riconosciuto alla coppia per colpa medica. La somma è stata “effettivamente ricevuta a ottobre 2014” in 4 assegni circolari intestati all’ex suocera del giudice. Galiano ha minacciato di far sottrarre la potestà o l’affidamento del bambino perché a suo avviso – come si legge nell’avviso di conclusione indagine – erano inadeguate le condizioni in cui lo assistevano e in particolare era umile l’abitazione della famiglia. Il giudice, inoltre, vantava “influenti conoscenze” sui cui poteva contare “negli ambienti istituzionali a ciò preposti (sindaco, servizi sociali, giudici, politici locali e forze di polizia) e amicizie anche in ambienti criminali” e prospettava “mali notevoli e ingiusti” nel caso in cui i genitori non avessero versato 150mila euro,oltre all’onorario per la moglie.

IL VERSAMENTO DELLA SOMMA DI DENARO SUL CONTO INTESTATO ALL’AZIENDA AGRICOLA DEL GIUDICE

La Procura ha contestato le aggravanti di aver “approfittato delle condizioni di inferiorità delle persone offese, in gravi condizioni economiche e prostrati a causa delle gravi e irreversibili patologie di cui tuttora risulta affetto il bambino”. Per Galiano c’è l’ulteriore aggravante di aver agito abusando dei suoi poteri di pubblico ufficiale e contrariamente ai doversi inerenti la sua funzione.

Con riferimento ai 150mila euro, Galiano, Spina e Brunetti sono accusati di riciclaggio.

L’importo di 101.934,25 euro, stando a quanto è emerso dagli accertamenti bancari, è stato versato sul conto intestato all’azienda Masseria Quercia, società agricola di cui Galiano era socio accomandante e proprietario della quota di maggioranza. Centomila euro, poi, sono stati versati per prestare garanzia fidejussoria per la concessione di un mutuo fondiario di 400mila euro contratta dalla società agricola con una banca il 10 maggio 2017.

CORRUZIONE PER IL VERSAMENTO DI PARTE DEL RISARCIMENTO DANNI AI GENITORI DI UNA RAGAZZA MORTA IN INCIDENTE STRADALE

Galiano in concorso con l’ex moglie Federica Spina e con il sottufficiale dei carabinieri Massimo Ribezzo è accusato di corruzione nella vicenda che si riferisce al risarcimento danni ottenuto dai genitori di una ragazza morta in un incidente stradale il 28 ottobre 2007. La contestazione è stata mossa anche nei confronti della mamma della giovane e si riferisce al versamento della somma di 289mila euro liquidato a Galiano a titolo di “transazione” dai genitori della ragazza (il padre del frattempo è deceduto). Anche in questo, con riferimento all’importo, c’è l’accusa di riciclaggio.

Corruzione anche relativamente alla vicenda che si riferisce a un procedimento di espropriazione immobiliare in concorso con Vincenzo Francioso assieme al quale il 20 febbraio 2017 aveva costituito la Masseria Quercia, e con Concetta Alessandra Lapadula, moglie di Francioso, alla quale aveva conferito incarico professionale.

LA SOCIETA’ AGRICOLA E I FINANZIAMENTI DELLA REGIONE PUGLIA PER L’IMPRENDITORIA GIOVANILE

Guardando alla società agricola, inoltre, la procura ha ritenuto sussistenti gli estremi per contestare la truffa per il conseguimento di pubbliche erogazioni. Lo zoom è sulle risorse della Regione Puglia, riservate alla Imprenditoria giovanile: nella ricostruzione, la condizione di impresa giovanile era riferita a un 18enne “privo di qualsiasi potere gestorio nel contesto aziendale” e inconsapevole di tutto.

L’ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE CONTESTATA A 13 PERSONE E LE SPONSORIZZAZIONI GONFIATE PER LA BARCA KEMIT DI GALIANO

Del sodalizio con a capo Galiano, per la procura hanno fatto parte 13 persone: Oreste Pepe Milizia, Federica Spina, Annalisa Formosi, Massimo Biaco, Mauro Calò, Marina Peluso, Francesco Bianco, Olga Desiato, Concetta Lapadula, Vincenzo Francioso, Pietro Di Coste, Alessia Modeo e Antonio De Giorgi.

Gli indagati si associavano per commettere una serie indeterminata di delitti di corruzione in atti giudiziari, falsi in atto pubblico, concussioni, abusi in atto d’ufficio, riciclaggio e auto riciclaggio ed emissione e uso di fatture false. In particolare, gli indagati si “spartivano gli incarichi giudiziari che di volta in volta veniva decisi o autorizzati da Galiano”, “davano la loro disponibilità a influire sulle decisioni che dovevano prendere i giudici del Tribunale di Brindisi a loro vicini, in relazione agli interessi patrimoniali o professionali di ciascuno dei partecipi, tra i quali quelli dell’imprenditore Massimo Bianco che assicurava stabilmente la compiacenza giudiziaria degli altri componenti del sodalizio e dei pubblici ufficiali che ne facevano parte, attraverso l’erogazione di sponsorizzazioni”. Per l’accusa gli sponsor sono stati gonfiati per la barca Kemit di Galiano, usata anche dagli altri. Il contributo in denaro di Bianco veniva schermato attraverso contratti di comodato in favore di associazioni sportive controllate dallo stesso giudice con l’aiuto di Pepe Milizia.

Il giudice “vendeva stabilmente le sue funzioni giudiziarie a Massimo Bianco e ai suoi congiunti”, sostengono i pm, “facendosi garante in sede processuale degli interessi economici e professionali dell’imprenditore, sia nelle cause da lui trattate che in quelle trattate da giudici a lui vicini”.Il giudice Francesco Giliberti è ritenuto vicino a Galiano e su di lui questi “manifestava capacità di influenza”.

Tutti gli indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare memorie, documenti e per chiedere al pm atti di indagine o di essere interrogato.

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