Brindisi, droni per consegnare telefonini e droga in carcere durante lockdown: 29 arresti

Nell’inchiesta Grid dei carabinieri gli indagati sono 34. Ruolo di primo piano contestato ai fratelli Angelo Sinisi e Antonio Borromeo, fra i protagonisti dell’evasione dal penitenziario di Foggia il 9 marzo 2020: in cella con micro cellulari riuscivano a parlavano con la madre, Antonella Di Lauro, per organizzare furti d’auto e spostare armi anche da guerra come Kalashnikov, e con amici fidati ai quali in video chiamata facevano vedere le celle. La donna è stata condotta nel carcere di Lecce. Sequestrata la ditta Recuperi Sud srl, specializzata nella rottamazione dei veicoli e nel soccorso stradale.Ricostruiti, inoltre, legami con il clan di stampo mafioso Di Cosola di Bari per approvvigionamenti di droga

BRINDISI – Non solo le sfoglie, evoluzione pugliese dei pizzini, ma telefonini di piccole dimensioni lanciati nel cortile del carcere con droni, durante il lockdown. Due fratelli di Brindisi sono riusciti ad avere almeno un paio di telefonini cellulari di piccole dimensioni, sia nel carcere di Foggia che in quello di Brindisi, per mantenere i contatti con la madre e con gli amici fidati: dalle celle riuscivano a organizzare una serie di furti d’auto a scopo di estorsione e per raccogliere pezzi di ricambio da destinare al mercato nero. E a definire gli spostamenti di arma, anche da guerra, tra cui 3 Kalashnikov. Allo stesso modo si occupavano dello spaccio di droga.

L’INCHIESTA GRID DEI CARABINIERI: 34 INDAGATI, 29 ARRESTI DI CUI 19 IN CARCERE

Ventinove gli arresti, di cui 19 in carcere. Ai fratelli Angelo Sinisi, 34 anni, Antonio Borromeo, 28 anni, l’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla gip del tribunale di Brindisi Tea Verderosa è stata notificata in carcere, mentre la madre Antonella Di Laura, 53 anni, è stata rintracciata nella sua abitazione, nel rione Sant’Elia di Brindisi, e condotta nel penitenziario di Lecce in attesa dell’interrogatorio di garanzia.

In carcere anche Marco Sirena, di Brindisi, 31 anni; Davide Pepe, di Brindisi, 32 anni; Marco Ostuni, di Brindisi, 30 anni; Giovanni Cannone, di Brindisi, 47 anni; Francesco Raia, di Brindisi, 39 anni; Francesco Stelluccio, di Brindisi, 41 anni; Emilio Moretti, di Bari, 33 anni; Aldo Caputi, nato a Torre Santa Susanna, ma residente a Oria, 62 anni; Gianluca Colucci, di Brindisi, 45 anni; Antonio Rillo, di Brindisi, 29 anni; Paolo Rillo, di Brindisi, 30 anni; Vainer Pinto, di Brindisi, 46 anni; Alessandro Carrisi, di Brindisi, 47 anni; Cosimo Carrisi, di Brindisi, 44 anni; Massimiliano Cavalera, di Brindisi, 40 anni; Alessandro Stabile, di Brindisi, 52 anni. 

Ai domiciliari: Maria Chiara Borromeo, di Brindisi, 25 anni, figlia di Antonella Di Lauro e sorella di Antonio Borromeo; Marika Di Lena, di Brindisi, 30 anni, moglie di Marco Sirena; Claudio Chiricò, di Brindisi, 32 anni; Vincenzo Curto, nato a Triggiano, residente a Brindisi, 44 anni; Andrea Quarta, di San Pietro Vernotico, 49 anni; Vincenzo Corsano, di Brindisi, 50 anni; Andrea Stabile, di Brindisi, 31 anni; Alessandro Coppola, di Brindisi, 28 anni; Riccardo Chiarello, di Brindisi, 44 anni; Salvatore Manca, di Brindisi, 38 anni. 

L’indagine è stata chiama convenzionalmente  Grid per la fitta rete di intrecci delle persone coinvolti nelle attività illecite, dal furto di auto, alle estorsioni alla detenzione e allo spaccio di droga. Le ordinanze sono state chieste dal sostituto procuratore di Brindisi, Luca Miceli, il 12 ottobre 2020, sulla base dei risultati degli accertamenti condotti dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile, diretto dal capitano Marco Colì, Sezione operativa della compagnia di Brindisi, diretta dal maggiore Stefano Giovino.

L’INIZIO DELLE INDAGINI E IL RUOLO DEI FRATELLI ANGELO SINISI E ANTONIO BORROMEO

Il periodo preso in considerazione va da dicembre 2019 sino a luglio 2020. Tutto parte dall’arresto i flagranza di reato di un 51enne di Brindisi, che il 25 settembre 2019 viene trovato con sei grammi di cocaina. A fornire la droga, secondo l’accusa, Marco Sirena, elemento di contatto con la rete di brindisini impegnata, in quello stesso periodo, nel furto di auto da cannibalizzare, soprattutto Fiat e Alfa Romeo. Rete diretta – sostiene la gip – dai detenuti Angelo Sinisi e Antonio Borromeo, volti già noti alle forze dell’ordine.

Borromeo, infatti, è stato coinvolto nel blitz Alto impatto dei carabinieri, con fermi eseguiti il 7 novembre 2017 e arresti bis il 15 marzo 2018, su una guerra tra due fazioni: da un lato quella ritenuta guidata dallo stesso Borromeo e dall’altra quella al cui capo, nella ricostruzione della procura, si poneva Antonio Lagatta, 23 anni. Si sono affrontati anche a colpi di Kalashnikov oltre che incendiando auto, per dimostrare la supremazia sul territorio.

Il nome di Sinisi, invece, è legato alla rapina nella gioielleria Follie d’Oro del centro commerciale Le Colonne di Brindisi il 3 dicembre 2014, quando entrò in azione un gruppo armato di fucile e mazze da baseball.

Entrambi sono stati fra i protagonisti dell’evasione dal penitenziario di Foggia il 9 marzo 2020. Si sono costituiti ai carabinieri di Brindisi 48 ore dopo.

Sinisi e Borromeo sono accusati di aver organizzato l’associazione finalizzata alla commissione di una serie di furti d’auto potendo contare su Marco Sirena e Davide Pepe alle loro dirette dipendenze, mentre Marco Ostuni era elemento di riferimento del solo Borromeo. Nel sodalizio, per l’accusa, anche Giovanni Cannone, socio e titolare di fatto dell’autodemolizione Sud Recuperi, e due dipendenti della ditta, Vincenzo Curto e Gianluca Palma, i quali fornivano appoggio logistico mettendo a disposizione i luoghi in cui le auto venivano smontate. Nel gruppo anche Francesco Raia, deputato alla consegna dei pezzi, e Francesco Stelluccio, impegnato nel furto. Decisivo il ruolo di Antonella Di Lauro” che per la gip è stata elemento di “raccordo informativo tra i figli detenuti e gli altri in libertà, tra i quali Sirena e Ostuni, poiché ha certamente avuto un ruolo operativo anche nell’occultamento delle armi, pure da guerra”.

IL SEQUESTRO A SCOPO PREVENTIVO DELLA SUD RECUPERI SRL DI BRINDISI

Quanto a Cannone, il ruolo è stato definito “inquietante” perché “ a lui si rivolgono su prenotazione gran parte dei ladri di auto di Brindisi per commissionargli la cannibalizzazione a fronte del pagamento di una somma di denaro e della consegna di alcuni pezzi di ricambio.

La ditta che si trova a Brindisi, in contrada Pilella, sulla strada statale 379 è stata posta sotto sequestri preventivo assieme a tutti i macchinari. Sotto sequestro, inoltre, i conti correnti.

IL PACCO LANCIATO NEL CORTILE DEL CARCERE DI BRINDISI CON UN DRONE

Alla coppia Sinisi-Borromeo era diretto il pacco contenente un micro telefono e 16,69 grammi di marijuana lanciato all’interno del cortile del carcere di via Appia, a Brindisi, con un drone, scoperto dagli agenti della penitenziaria. Episodio avvenuto il 29 marzo 2020, periodo del lockdown conseguenza della pandemia da Covid 19. I due fratelli dovevano ricevere la consegna da Mirko Scatigna, nei cui confronti si procede in maniera separata (non è indagato in questo troncone).

A lanciare quel pacco, Marco Ostuni, per sua stessa ammissione durante una conversazione intercettata con Marco Sirena.

Quella sera l’addetto alla sala regia della penitenziaria di Brindisi nota movimenti sospetti all’esterno del muro di cinta della struttura, dal lato in cui si trova l’infermeria. Nel bagno della camera 1, da cui stava uscendo Scatigna, viene trovata una corda rudimentale con 2 involucri alle estremità: telefonini da un lato e droga dall’altro. Nell’infermeria, quella sera, c’erano sia Angelo Sinisi che Antonio Borromeo.

Altro aspetto evidenziato nel provvedimento di arresto è che le telecamere puntate su via Giulio Cesare, alle 21,53 riprendono un uomo che dopo si allontana su una Ford Focus di colore bianco, la stessa che nell’inchiesta compare per il “trasferimento di un’arma il 25 aprile 20202 e che viene notata sotto l’abitazione di Antonella Di Lauro e Mariachiara Borromeo, madre e sorella dei due. Quanto alla droga, tenuto conto del quantitativo, non è possibile sostenere che fosse destinata ad altri detenuti.

LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE E AMBIENTALI E LE VIDEOCHIAMATE DAL CARCERE

Dalle intercettazioni, inoltre, è emerso che Sirena il 3 gennaio 2020, quando i due fratelli erano ristretti a Foggia procura alcune sim card da consegnare tramite i familiari di un altro detenuto, ristretto nello stesso penitenziario. Della consegna Sirena parla con Di Lauro e la donna si riferisce a al “phon”.

Ulteriore conferma dell’uso di telefonini, arriva l’11 gennaio 2020 quando nell’auto in uso a uno degli indagati viene installato un Gps per la registrazione della conversazioni e viene trovato un Nokia dualsim con un solo numero registrato sotto la voce ‘Amore’ e alcuni messaggi riferiti a ‘cioccol’ e a tel. Nella lettura dell’accusa il primo termine è relativo all’hashish.

In un’altra occasione viene ascoltata la videochiamata tra Angelo Sinisi e Marco Sirena: “Stiamo facendo schifo con questi telefoni, l’Iphone gli ho dato”, dice Sirena con il quale è presente un altro ragazzo (che non è indagato) al quale poi dice: “Che celle che sono, hai visto? Zitto sa, non dire niente a nessuno”.

IL FILONE DROGA: LEGAMI CON FRATELLO ESPONENTE CLAN DI COSOLA DI BARI

Le indagini sul della droga hanno documentato contatti tra Marco Sirena ed Emilio Moretti per la fornitura di cocaina, in una occasione 500 grammi. Il fratello di Moretti, Antonio, è detenuto, ed è ritenuto elemento di spicco del clan di Cosola di Bari – scrive la gip – condannato per l’omicidio di Orazio Pozzo, e per quelli di Cesare Diomede, Claudio Fanelli, Vitantonio Fiore e Antonio Romito.

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