Giudice arrestato a Bari: “era noto prendesse mazzette”

di Stefania De Cristofaro

DOSSIER/2 – Domenico Milella, esponente di vertice dei Palermiti arrestato nel blitz della Dda di Bari, nel corso dell’interrogatorio del 12 febbraio 2020 ha rilasciato dichiarazioni sul gip Giuseppe De Benedictis, poi arrestato per corruzione in atti giudiziari, a fine aprile 2021: “Se sta quello stiamo a cavallo. Si diceva già 8-9 anni fa, quando io non ero niente, solo un ragazzino”. E ha fatto i nomi di 4 avvocati amici del giudice. La difesa dell’ex magistrato ha presentato ricorso al Riesame per i domiciliari: “Condizioni di salute gravi”

BARI – “Sapevo che quel giudice prendeva mazzette”. Il collaboratore di giustizia Domenico Milella, ritenuto esponente di vertice del clan mafioso Palermiti di Bari, ha riferito ai pm della Direzione distrettuale antimafia, il suo patrimonio di conoscenze sul giudice per le indagini preliminari del tribunale di Bari, Giuseppe De Benedictis, arrestato per corruzione in atti giudiziari e condotto nel carcere di Lecce il 24 aprile scorso. E ha parlato di “soldi per le scarcerazioni”, come si legge nei verbali a sua firma.

LE DICHIARAZIONI DEL COLLABORATORE DOMENICO MILELLA

Provvedimenti di attenuazione della misura cautelare in carcere, con il riconoscimento dei domiciliari a indagati coinvolti in inchieste su mafia. Provvedimenti dietro pagamento, secondo l’accusa mossa in concorso con l’avvocato Giancarlo Chiarello, finito in carcere lo stesso giorno.

“L’indagine ha consentito di accertare in maniera univoca gravissime accuse nei confronti del giudice De Benedicits, in embrione già dall’anno 2012 sulla scorta delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Matteo Tulimiero che tuttavia rimasero prive di riscontri”, ha scritto la gip del Tribunale di Lecce Giulia Proto nell’ordinanza di custodia cautelare.

Le dichiarazioni rese da altro collaboratore, Domenico Milella nel 2020, unitamente a una serie di provvedimenti anomali emessi dal gip De Benedictis e segnalati dai pubblici ministeri di Bari hanno consentito l’avvio dell’indagine, trasmessa a Lecce per competenza funzionale, essendo coinvolto un magistrato.

E’ De Benedictis, stando agli atti, a riconoscere i domiciliari in favore di indagati “eccellenti”, in quanto accusati di reati dal metodo mafioso o collegati ad associazioni di stampo mafioso, attivi a Bari. “In particolare del gruppo Palermiti/Parisi”, si legge nell’ordinanza. Il gip De Benedictis, “aveva accolto le richieste difensive attenuando la misura, nonostante l’estrema gravità dei fatti, nonostante l’assenza di elementi di novità rispetto al momento dell’applicazione della misura e la mancanza di qualsivoglia effetto deterrente di precedenti misure adottate, ma soprattutto nonostante l’assoluta inconciliabilità tra tutela delle esigenze di cautela e collocazione degli stessi presso il luogo di residenza e dunque nel territorio di operatività dell’associazione mafiosa”.

NEL VERBALE I NOMI DEI CAPO E DEGLI AFFILIATI

Il collaboratore Milella, coinvolto nel blitz del 2 dicembre 2019 assieme a 24 persone, quindi a conoscenza – scrive il gip – delle dinamiche delinquenziali delle cosche mafiose del Barese e del Foggiano “rende dichiarazioni accusatorie nei confronti di De Benedictis” nel verbale del 12 febbraio dello scorso anno.

In questa sede  ammette innanzitutto la sua affiliazione alla consorteria Palermiti di Bari-Japigia, per il tramite di Eugenio Palermiti con il grado di settima tre quartino e riferisce dei suoi pari grado: “Giovanni Palermiti, figlio di Eugenio, Cosimo Fortunato, Emanele Rafaschiri e Michele Costantino” hanno la sue stessa “dote mafiosa”.

IL RAPPORTO TRA IL GIUDICE E QUATTRO AVVOCATI

L’aspirante pentito rivela “l’esistenza di un rapporto corruttivo che andava avanti da svariati anni, tra un giudice in servizio presso il tribunale di Bari, Giuseppe De Benedictis, con alcuni avvocati”. I nomi riferiti sono quelli di 4 i penalisti, tra i quali Giancarlo Chiarello. Uno è deceduto. Sono descritti come coloro che venivano nominati difensori in procedimenti di criminalità organizzata. Le nomine erano giustificate dalla circostanza che gli stessi fossero conosciuti dai sodali come “amici del giudice”. Milella – scrive la gip – chiariva che la nomina di alcuni era in co-difesa oppure previa revoca di precedenti nomine e si spiegava proprio in ragione della “notoria vicinanza al giudice De Benedicits”.

Milella dichiara che “già da diversi anni è a conoscenza delle amicizie del gip, circostanza che offre un riscontro alle dichiarazioni del collaboratore Matteo Tulimiero del 2012”. Milella e Tulimiero non si conoscono e i verbali di quest’ultimo non sono mai stati resi pubblici, con riferimento al gip.

A interrogare Milella è il pm D’Agostino. Domande e risposte sono state fonoregistrate per essere trascritte. Il pm chiede se è in grado di riferire qualcosa su eventuali avvocati o magistrati. La risposta del collaboratore: “Dottore, questa è una domanda da un milione di dollari. E’ molto difficile nell’ambito degli avvocati, però noi riusciamo a capire l’avvocato che sta bene con quel giudice,l’avocato così e così,però questo vuol dire tutto e niente. Però c’è un dato di fatto sul giudice De Benedictis”.

Milella prosegue: “Già negli anni, sto parlando di 8-9 anni fa, forse anche di più, si diceva…io ero nei primi blitz, non ero ancora niente, ero un ragazzino, e già sapevo che il giudice De Benedictis prendeva mazzette da.. non so come gli arrivavano, questo non lo potrò dire, però tramite Cosimo Fortuato per i Palermiti”.

Le prendeva -si legge – tramite quell’avvocato che ora è morto”. Nel verbale sono riportati nome, cognome e città in cui viveva il legale. “Comunque, dottore, parecchi avvocati arrivavano a questo giudice De Benedictis, è una voce che c’era”. E ancora: “Già dall’epoca certi avvocati che stavano già da prima ora c’è questa generazione, ma già da prima era un …un giudice che si diceva che prendeva le mazzette, dai diciamola tutta. Però io non posso dire ho visto con gli occhi miei”.

QUANDO STA QUELLO STIAMO A CAVALLO

Il pm Perrone Capano chiede: “Né tanto meno tu hai dato soli per l scarcerazioni?”.Milella risponde: “No, però so che Palermiti …so che a un processo…un Palermiti ha dato soldi tramite Mino Fortunato ha fatto scrivere a questo dottore”. Il periodo al quale il collaboratore dice di riferirsi è quello di un blitz. Soldi per l’assoluzione o la scarcerazione, chiede il pm.”Scarcerazione, cioè per avere i domiciliari. Non mi ricordo se era la scarcerazione di Eugenio Palermiti o Giovanni Palermiti, però questa cosa mi risulta al cento per cento”.

Milella spiega in questi termini le ragioni della sua conoscenza: “Lo so, perché sono nato in quella famiglia. In quella famiglia è uscito. Ora mo’ non mi ricordo, Eugenio non me l’ha detto, però se mi ricordo me lo disse proprio Gianni. Quando sta quello era un detto…stiamo proprio a cavallo”.

Risulta che Giovanni Palermiti, dopo essere stato arrestato il 3 ottobre 2007,e sottoposto ai domiciliari il successivo 2 luglio 2008.

Milella ha anche raccontato che un detenuto con il quale condivideva la cella, “Filippo Mineccia, indagato per estorsione pluriaggravata con metodo mafioso, aveva ricevuto a Rebibbia la visita del cognato Giovanni Palermiti che in sua presenza – durante il colloquio nell’area verde – gli aveva preannunciato la scarcerazione”. “Tutto a posto, sta fatto”. “Dopo 2 giorni a Mineccia lo chiama la matricola: hai avuto il braccialetto”. Il braccialetto per i domiciliari. “Palermiti nell’occasione aveva riferito, relativamente alla sua posizione che il giudice De Benedicits, non essendo gup, non avrebbe potuto aiutarlo”. “A te è diverso, perché è gip, ha firmato la custodia, se era il contrario, stavamo a cavallo. Cioè o eri stato e non eri stato tenevi l’assoluzione..all’omicidio non è che puoi avere la scarcerazione”.

IL DIFENSORE DEL GIP AL RIESAME PER I DOMICILIARI

De Benedictis si è dimesso il 9 aprile, lo stesso giorno in cui è avvenuta la perquisizione dei carabinieri che ha portato a scoprire mazzette di denaro nascoste nelle prese elettriche dell’abitazione.

“Il gip del tribunale di Lecce ha respinto l’istanza con cui chiedevamo i domiciliari”, dice l’avvocato difensore del giudice, Giancarlo Schirone del foro di Bari. “Per il gip – spiega – sono ancora attuali le esigenze cautelari. A questo punto presenteremo ricorso al Riesame”.

“Purtroppo le condizioni di salute sono allarmanti: ha subito un crollo psicofisico e non riesce neppure ad alimentarsi”, sottolinea il penalista. “Ha perso diversi chili, è evidente che non sta bene”.

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